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	<title>Movielicious &#187; Via dalla pazza folla</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Via dalla pazza folla</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2015 09:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Via dalla pazza folla]]></category>

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		<description><![CDATA[Carey Mulligan deliziosa eroina letteraria contesa, nell'adattamento del romanzo di Thomas Hardy diretto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Far From the Madding Crowd, USA/UK 2015)<br />
Uscita: 17 settembre 2015<br />
Regia: Thomas Vinterberg<br />
Con: Carey Mulligan, Matthias Schoenaerts, Michael Sheen, Tom Sturridge<br />
Durata: 1 ora e 59 minuti<br />
Distribuzione: 20th Century Fox</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/farfrom_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44522" title="farfrom_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/farfrom_1.jpg" alt="" width="500" height="343" /></a></p>
<p>Terzo adattamento cinematografico (l&#8217;ultimo dei quali datato 1967 diretto da John Schlesinger e interpretato da Julie Christie e Terence Stamp) dell&#8217;omonimo romanzo di<strong> Thomas Hardy </strong>pubblicato a puntate e in forma anonima sulla rivista Cornhill Magazine nel 1874, questo <strong><em>Via dalla pazza folla</em></strong>, che sulla carta aveva i numeri per diventare l&#8217;ennesimo polpettone vittorian-romantico, si è rivelato invece una gradevole sorpresa per l&#8217;asciuttezza della trasposizione e per la bravura degli interpreti. La storia raccontata è quella di Bathsheba Everdene (<strong>Carey Mulligan</strong>), ragazza passionale e indipendente che eredita la fattoria di suo zio. Acquisita l’autonomia economica &#8211; una rarità per una donna in epoca Vittoriana &#8211; Bathsheba attira le attenzioni di tre corteggiatori, molto diversi tra loro: Gabriel Oak (<strong>Matthias Schoenaerts</strong>), un allevatore affascinato dalla sua caparbietà; William Boldwood (<strong>Michael Sheen</strong>), un impacciato e facoltoso scapolo e Frank Troy (<strong>Tom Sturridge</strong>), sfrontato e intrepido soldato.</p>
<p>Considerato come l&#8217;autore la cui opera ha sancito l&#8217;inizio della transizione tra l&#8217;epoca vittoriana e quella moderna, Thomas Hardy con i suoi romanzi, poesie e racconti ha raccontato il declino della religione, la crisi del perbenismo e della morale dominante e soprattutto il mancato legame tra il progresso scientifico e quello etico. Per farlo, si è servito di una tecnica narrativa vivida e minuziosa, ricca e tutt&#8217;altro che semplice che spesso si erge sui dialoghi, per dare forma alle impressioni, più che alle azioni. E il personaggio di Bathsheba racchiude in sé tutta la poetica di Hardy, con il suo essere un&#8217;anticonformista tout court in un periodo in cui erano ancora in pochi ad aver abbracciato la causa.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/viadallapazzafolla_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44523" title="viadallapazzafolla_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/viadallapazzafolla_2.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>La mano di Thomas Vinterberg (<em>Festen</em>, <a href="http://www.movielicious.it/2012/11/23/il-sospetto/" target="_blank"><em>Il sospetto</em></a>) procede con una consapevolezza tangibile, guidando lo spettatore nel turbinio di passioni, tra le fragili psicologie dei personaggi interpretati da un cast perfettamente in parte, guidato da una splendida Carey Mulligan, ferma e adorabile Bathsheba, e dai suoi corteggiatori, gli intensi Matthias Schoenaerts e Michael Sheen e il funzionale Tom Sturridge.<br />
Ben calibrata anche la sceneggiatura di <strong>David Nicholls </strong>(e perfettamente amalgamata con la delicata fotografia di Charlotte Bruus Christensen), che riesce a concentrare le 450 pagine del romanzo nelle due ore di durata del film senza snaturarne lo spirito, pur apportando qualche modifica: tra queste, la scelta di concentrarsi su un personaggio piuttosto che seguirli tutti, come invece fa Hardy. Unico difetto, il liquidare un po&#8217; troppo in fretta alcuni passaggi funzionali all&#8217;equilibrio del racconto, indugiando eccessivamente su altri (il rapporto tra Everdene e Gabriel), ma a conti fatti questo <em>Via dalla pazza folla</em> si distingue in modo piuttosto nitido in quel sottobosco di pellicole in costume mediocri e parruccone che arrivano nelle nostre sale con risoluta costanza.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>37° Festival di Mosca &#8211; Giorno 1</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/06/19/37-festival-di-mosca-giorno-1/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 20:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[37° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Enklava]]></category>
		<category><![CDATA[L'ultimo lupo]]></category>
		<category><![CDATA[Rosita]]></category>
		<category><![CDATA[Via dalla pazza folla]]></category>

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		<description><![CDATA[Occhi puntati su Via dalla pazza folla di Thomas Vinterberg con Carey Mulligan, Tom Sturridge e Matthias]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/moscowff_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-43242" title="moscowff_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/moscowff_2.jpg" alt="" width="500" height="352" /></a></p>
<p>È una partenza minata da incertezze, esitazioni, ripensamenti e scelte insondabili, quella del<strong> 37° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca</strong>, in un clima di precarietà e di indeterminatezza che ha visto un programma annunciato con tangibile ritardo, fortemente ridimensionato in quanto a partecipazioni e rimaneggiato fino all&#8217;ultimo momento: rispetto alle 250 pellicole spalmate su dieci giorni di manifestazione, quest&#8217;anno ci si dovrà accontentare di appena 150 ospiti competitivi e non concentrati in una settimana esatta di proiezioni, venendo a fronte di un pugno di assenze davvero pesanti.</p>
<p>Quella più clamorosa è certamente quella della vetrina sulla Croisette, da sempre componente irrinunciabile della rassegna (a figurare in calendario del 2014 erano i Dardenne, Ceylan, Wenders, Sissako, Loach e persino Godard) e per questa volta esclusa (o esclusasi) in blocco, fatta eccezione per il gradito contentino di <span><strong><em>An </em></strong>della giapponese <strong>Naomi Kawase</strong> (film d&#8217;apertura dell&#8217;ultimo <em>Un certain regard</em>)</span> per l&#8217;annuncio dato stamani a sorpresa dell&#8217;arrivo di <em><strong>Love </strong></em>di <strong>Gaspar Noé</strong>, forse il titolo più spernacchiato di Cannes2015; delusi dai &#8220;non, merci&#8221;, ci si potrà comunque rifare con i numerosi &#8220;jawohl&#8221; ricevuti dal Filmpalast, se si considera che dall&#8217;ultima Berlinale accorreranno in massa tanto l&#8217;Orso d&#8217;Oro (<em><strong>Taxi </strong></em>di <strong>Jafar Panahi</strong>), l&#8217;Orso d&#8217;Argento (<em><strong>El club</strong> </em><span style="bold;">di <strong>Pablo Larra</strong></span><strong>ín</strong>) e il Premio alla Sceneggiatura (<strong><em>El botón de nácar </em></strong>di <strong>Patricio Guzmán</strong>), accompagnati da altri titoli di peso rimasti fuori dal palmares, dal vietnamita <strong><em>Cha và con và</em> </strong>a <strong><em>Diario di una cameriera </em>di </strong><strong>Benoît Jacquot</strong>, da <em><strong>Eisenstein in Messico</strong> </em>di <strong>Peter Greenaway</strong> a <em><strong>Knight of Cups</strong></em> di <strong>Terrence Malick</strong>.</p>
<p>Pochi innesti, invece, dall&#8217;ultima Mostra di Venezia, presente con lo straordinario <em><strong>The Look of Silence</strong> </em>di <strong>Joshua Oppenheimer</strong>, con il mediocre Premio Speciale <em><strong>Sivas</strong></em>, inserito nella vasta retrospettiva dedicata alla cinematografia turca di ieri e di oggi, l&#8217;agghiacciante <em><strong>Pasolini</strong> </em>di <strong>Abel Ferrara</strong> e la presa in giro di <strong><em>Realité</em> </strong>di <strong>Quentin Dupieux</strong><strong>.</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/via_dalla_pazza_folla1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-43243" title="via_dalla_pazza_folla1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/via_dalla_pazza_folla1.jpg" alt="" width="499" height="282" /></a></p>
<p>A precedere l&#8217;inaugurazione ufficiale, affidata all&#8217;inconsistente <a href="http://www.movielicious.it/2015/03/26/lultimo-lupo/" target="_blank"><em><strong>L&#8217;ultimo lupo</strong> </em></a>di Jean-Jacques Annaud, scelta dettata esclusivamente dalla partecipazione del regista <strong>Jean-Jacques Annaud </strong>in veste di Presidente di Giuria, arriva a quasi mezzo secolo dalla storica, infuocata versione di John Schlesinger una nuova trasposizione di <em><strong>Via dalla pazza folla</strong></em> di Thomas Hardy: nelle mani del danese <strong>Thomas Vinterberg </strong>(<em>Festen, Il sospetto</em>), il baricentro si sposta dall&#8217;apologo proto-femminista di allora &#8211; in fin dei conti, mancavano solo pochi mesi al Sessantotto e le radici di Schlesinger affondavano nel Free Cinema &#8211; alla parabola fatalista di oggi, esasperando la fragilità e la mutevolezza dei suoi personaggi scossi imperscrutabilmente dal Caso, animati dalla costanza delle passioni e dalla volubilità della fortuna, dall&#8217;orgogliosa irrequietezza della proprietaria terriera Bathsheba (<strong>Carey Mulligan</strong>) agli antitetici rapporti con i tre uomini della sua vita, l&#8217;amore romantico per l&#8217;allevatore in disgrazia Gabriel (<span><strong>Matthias Schoenaerts</strong>), quello sensuale per il sergente Troy (<strong>Tom Sturridge</strong>) e quello di matrice prettamente sociale per il possidente Boldwood (<strong>Michael Sheen</strong>).</span></p>
<p>L&#8217;adattamento, fedele e ipertradizionalista, scongiura l&#8217;effetto &#8220;telenovela di lusso&#8221; evitando il sentimentalismo in favore di un più ponderato approccio da ballata pastorale, ottiene il meglio dall&#8217;alchimia fra i suoi interpreti, tutti azzeccatissimi (se <span>Schoenaerts è virilità allo stato puro e fisicamente perfetto per il ruolo, Sheen, amabile ibrido di insicurezza e di patetismo, è da applausi), e se è anche vero che condensare certi passaggi lasciati inviolati nell&#8217;assai più lunga edizione del 1967, in particolare la sottotrama incentrata sui tormenti della povera Fanny Robin (<strong><strong>Juno Temple</strong></strong>) e il <em><em>redde rationem</em></em> del pre-finale, anticlimaticamente smorzato e affrettato, </span>si è rivelato controproducente,  lo spirito del romanzo ne esce rafforzato e reso con notevole sensibilità, perfettamente calato nella natura ora benigna, ora matrigna delle colline del Dorset, idealmente equidistante dal raffinato accademismo della Campion di <em>Ritratto di signora</em> e dall&#8217;insistito, crudo realismo del <em>Cime tempestose </em>di Andrea Arnold.</p>
<div id="attachment_43244" style="width: 460px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/rosita.jpg"><img class="size-full wp-image-43244" title="rosita" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/rosita.jpg" alt="" width="450" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Rosita</p></div>
<p>Partenza mediamente positiva anche per il Concorso, avviato dal serbo <strong><em>Enklava</em> </strong>e dal danese<strong> <em>Rosita</em></strong>: il primo, faida etnica multigenerazionale scandita da un matrimonio islamico e da un funerale ortodosso sulle montagne del Kosovo, azzecca un&#8217;ambientazione da inospitale terra di nessuno ancora geopoliticamente ribollente e tarata, si poggia su un intreccio ben rodato e incalzante, sospinto di volta in volta dalla sua escalation di violenza, fotografa con equilibrio un microcosmo fratricida prigioniero della propria ritualità e della propria arretratezza, e anche se certe sbavature restano evidenti (la direzione degli attori, i molti bambini in primis) lo sguardo del documentarista <strong>Goran Radovanovic</strong> si segnala per onestà ed efficacia; il secondo imbastisce un curioso triangolo amoroso che vede la giovane domestica filippina del titolo (<strong>Mercedes Cabral</strong>, volto ricorrente dei film di Brillante Mendoza) contesa dal vedovo cinquantenne Ulrik e dal di lui figlio Johannes (il <strong>Mikkel </strong><span><strong>Følsgaard </strong>giustamente premiato a Berlino come miglior attore per il suo puerile re di Danimarca di <em>Royal Affair</em>), immettendosi sin dall&#8217;inizio su binari abbastanza prevedibili, dal confronto fra la desolazione del rapporto di convenienza e l&#8217;irresolutezza dell&#8217;innamoramento ai segreti a base di figli nascosti, ma potendo contare su un terzetto di attori molto affiatato e ben diretto dalla quarantenne </span><span><strong>Frederikke Aspöck</strong></span>, abile a rappresentare l&#8217;imbarazzo e l&#8217;incomunicabilità di una provincia ingrigita e condannata da nuove regole civili a una felicità di compromesso, con molta delicatezza, senza facili scappatoie da <em>feel good movie </em>e soprattutto con un occhio benevolo e indulgente quanto basta sui suoi protagonisti.</p>
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