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	<title>Movielicious &#187; Video On Demand</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Netflix. Che cos&#8217;è, come funziona e soprattutto quando arriverà anche da noi</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Oct 2013 13:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La piattaforma che ha fatto chiudere Blockbuster e portato Hollywood sul web, sbarca in Italia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/10/netflix.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33347" title="netflix" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/10/netflix.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Avevamo già parlato di Netflix qualche mese fa, in un <a href="http://www.movielicious.it/2013/07/15/le-autorita-svedesi-contro-i-fansubber/">post sui sottotitolatori non professionisti.</a> Ma ora torniamo sul discorso per spiegare che cos&#8217;è e che cosa offre, dato che in Italia sono ancora in pochi a saperlo.<br />
Netflix, il colosso che ha fatto chiudere i battenti a Blockbuster, altro non è che una piattaforma che permette di vedere film e serie TV on demand. Negli States è una realtà più che collaudata che ha di fatto legalizzato lo streaming. Seguita da trenta milioni di utenti, (ma nel resto del mondo può contare su circa trentotto milioni di fruitori), Netflix offre un listino di cinquantamila titoli di prodotti audiovisivi ad un costo più che competitivo: otto dollari al mese.</p>
<div id="attachment_33348" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/10/reed-hastings.jpg"><img class="size-full wp-image-33348 " title="reed-hastings" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/10/reed-hastings.jpg" alt="" width="500" height="248" /></a><p class="wp-caption-text">Reed Hastings, Amministratore Delegato di Netflix</p></div>
<p>Inizialmente con Netflix, nata in California nel 1997 da un’idea di Reed Hastings e tramutatasi in breve da un&#8217;azienda specializzata nel noleggio di Dvd  a un colosso dello streaming digitale, si potevano rivedere solo produzioni già trasmesse in TV o al cinema.  Ma da quest’anno la piattaforma ha sfidato i network tradizionali, offrendo anche produzioni originali: è il caso della serie <em>House Of Cards</em>, diretta da David Fincher e interpretata da Kevin Spacey, prodotta interamente da Netflix con un budget di cento milioni di dollari, il maggiore investimento mai fatto per un prodotto pensato esclusivamente per internet.</p>
<p>La buona notizia è che Netflix potrebbe arrivare molto presto anche in Italia. Pochi giorni fa sul Corriere della Sera è uscito un articolo in cui si diceva che dopo Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia, Finlandia e Irlanda, dal 2014 la lista dei paesi che potranno accedere ai servizi proposti da Netflix avrebbe incluso anche l&#8217;Italia. &#8220;Non abbiamo ancora fatto annunci in termini di apertura a nuovi mercati&#8221;, ha dichiarato al Corriere un dirigente della tv via web californiana. &#8220;Ma non possiamo escluderne l’arrivo in Italia già dalla prima metà del prossimo anno&#8221;. Se la notizia dovesse trovare conferme, il 2014 potrebbe essere davvero l&#8217;anno della svolta per quanto riguarda la fruizione dei contenuti video online.</p>
<div id="attachment_33350" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/10/ted-sarandos.jpg"><img class="size-full wp-image-33350" title="ted-sarandos" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/10/ted-sarandos.jpg" alt="" width="500" height="354" /></a><p class="wp-caption-text">Ted Sarandos, Chief Content Officer di Netflix</p></div>
<p>Ma non è finita, perché l&#8217;ultima provocazione del numero uno di Netflix, Ted Sarandos,  punta ancora più in alto. E precisamente alla &#8220;contemporanea&#8221; tra cinema e Video On Demand. In sostanza secondo lui un film dovrebbe uscire in Day and Date (nello stesso momento) al cinema e sul divano di casa. Durante il Film Indipendent Forum che si è tenuto nei giorni scorsi a Los Angeles, Sarandos ha dichiarato: &#8220;Gli esercenti continuano a strozzare questa innovazione. Dobbiamo entrare in questo spazio e cominciare a distribuire anche noi grandi titoli, altrimenti temo che frenando questa evoluzione i cinema finiscano non solo per uccidere la sala stessa, ma anche i film. I consumatori vogliono poter vedere i film quando desiderano e nel modo a loro più gradito. Perché non dargli questa possibilità?&#8221;. E naturalmente la replica della controparte, in questo caso giunta per bocca di John Fithian, presidente della NATO (National Association of Theatre Owners), non si è fatta attendere. &#8220;I servizi che offrono film sotto abbonamento sul web e il noleggio ultra economico di DVD e Blu-ray, sono  quelli che hanno ucciso il mercato dell’Home Video, e ora Sarandos vuole uccidere anche il cinema. L’unico business che trarrebbe vantaggio dalle uscite day and date su Netflix, è la stessa Netflix. Se Hollywood seguisse il suggerimento, non rimarrebbero molti titoli da vedere su Netflix, così come da nessun’altra parte. Dal punto di vista commerciale non ha nessun senso accelerare il passaggio verso l’anello della filiera che produce il minor valore di tutti&#8221;.</p>
<p>La querelle che si è scatenata sembra lontana anni luce dal trovare un compromesso che riesca a soddisfare entrambe le parti. Resta il fatto che il servizio on demand offerto da Netflix, che per pochi dollari mette a disposizione una library praticamente infinita di titoli, segna davvero un cambiamento epocale, una svolta che ha già costretto le televisioni via cavo a rivedere le loro strategie che fino a pochi anni fa non temevano rivali.</p>
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		<title>Le autorità svedesi contro i fansubber</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2013 18:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Industry]]></category>
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		<description><![CDATA[Sequestrati i server di un noto sito che consentiva di scaricare sottotitoli gratuiti in svedese.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/07/pirata.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32628" title="pirata" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/07/pirata.jpg" alt="" width="500" height="442" /></a></p>
<p>Dopo il sequestro di server e la chiusura o il blocco all&#8217;accesso di numerosi siti di &#8220;file-sharing&#8221; di contenuti audio-visivi (i casi più eclatanti sono stati quelli di <strong>Megavideo</strong>, chiuso ad aprile dello scorso anno, e di <strong>The Pirate Bay</strong>, i cui fondatori nel 2009 furono condannati a un anno di carcere per complicità nella violazione di diritti d&#8217;autore), l&#8217;industria cinematografica ora punta il mirio verso la distribuzione online gratuita dei sottotitoli.</p>
<p>Nella fredda e civile Svezia, nei giorni scorsi, le autorità hanno sequestrato i server di un sito che consentiva di <strong>scaricare gratuitamente</strong> i sottotitoli, in svedese, di molti film e serie TV internazionali, tradotti gratuitamente da appassionati e messi a disposizione degli utenti. Il tutto è avvenuto su segnalazione di alcune major che hanno sottolineato come la pratica rappresenti &#8220;una minaccia alle tattiche di mercato scelte dalla distribuzione e un incoraggiamento alla pirateria su scala globale&#8221;. E&#8217; così che ha avuto inizio la retata nei confronti del più noto sito di sottotitoli scandinavo, undertexter.se. Al sequestro, hanno fatto sapere le autorità, seguiranno le indagini, con i proprietari del sito che rischiano molto: da una semplice multa fino a due anni di carcere. Ma il caso di undertexter.se non è stato il primo. Infatti già nelle scorse settimane un sito norvegese è stato condannato a pagare duemila euro di multa, e tre traduttori israeliani a un risarcimento di oltre centottantamila euro.</p>
<p>Ad alzare questo polverone sono stati, indirettamente, i cosiddetti fansubber, sottotitolatori non professionisti, spesso giovanissimi, che investono il loro tempo (perché per fare sottotitoli di tempo ne serve un bel po&#8217;, ne so qualcosa) solo per far sì che film e serie tv fluiscano liberamente in rete e siano alla portata di tutti, andando spesso a colmare i vuoti lasciati da scelte o obblighi distributivi. Ok, non è giusto, lo so. Però non lo è nemmeno che una semplice passione diventi una minaccia per chi, da cinema e TV, trae profitto, anche perché spesso i sottotitoli che si trovano online gratuitamente non sono corretti, contengono errori di sintassi, di grammatica, ed è ben evidente che ci si trovi davanti al lavoro di non professionisti. E qui si riapre il discorso sulla rivoluzione a cui l&#8217;avvento e, ancor più la diffusione del web hanno dato vita in ogni settore. Ma siamo proprio sicuri che sia questa la strada giusta per combattere la pirateria? Oggi come oggi, da parte di un fruitore di serie Tv, ad esempio, è inaccettabile dover attendere che la seconda stagione del suo telefilm preferito passi sulle nostre reti a distanza di mesi, a volte anni, dalla messa in onda negli Stati Uniti, dopo che qualunque sito o blog ne abbia spoilerato i dettagli più succulenti. La questione è piuttosto complessa e non va presa alla leggera, ma chi scrive è del parere che continuare a imporre divieti e andare a modificare le minuzie di una legislatura evidentemente non al passo con i tempi non può far altro che aumentare la diffusione della pirateria. Non sarebbe meglio abbassare i prezzi e rendere disponibili i contenuti in modo legale, seguendo magari l&#8217;esempio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Netflix">Netflix</a>?</p>
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