Le autorità svedesi contro i fansubber

Di Carolina Tocci
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Dopo il sequestro di server e la chiusura o il blocco all’accesso di numerosi siti di “file-sharing” di contenuti audio-visivi (i casi più eclatanti sono stati quelli di Megavideo, chiuso ad aprile dello scorso anno, e di The Pirate Bay, i cui fondatori nel 2009 furono condannati a un anno di carcere per complicità nella violazione di diritti d’autore), l’industria cinematografica ora punta il mirio verso la distribuzione online gratuita dei sottotitoli.

Nella fredda e civile Svezia, nei giorni scorsi, le autorità hanno sequestrato i server di un sito che consentiva di scaricare gratuitamente i sottotitoli, in svedese, di molti film e serie TV internazionali, tradotti gratuitamente da appassionati e messi a disposizione degli utenti. Il tutto è avvenuto su segnalazione di alcune major che hanno sottolineato come la pratica rappresenti “una minaccia alle tattiche di mercato scelte dalla distribuzione e un incoraggiamento alla pirateria su scala globale”. E’ così che ha avuto inizio la retata nei confronti del più noto sito di sottotitoli scandinavo, undertexter.se. Al sequestro, hanno fatto sapere le autorità, seguiranno le indagini, con i proprietari del sito che rischiano molto: da una semplice multa fino a due anni di carcere. Ma il caso di undertexter.se non è stato il primo. Infatti già nelle scorse settimane un sito norvegese è stato condannato a pagare duemila euro di multa, e tre traduttori israeliani a un risarcimento di oltre centottantamila euro.



Ad alzare questo polverone sono stati, indirettamente, i cosiddetti fansubber, sottotitolatori non professionisti, spesso giovanissimi, che investono il loro tempo (perché per fare sottotitoli di tempo ne serve un bel po’, ne so qualcosa) solo per far sì che film e serie tv fluiscano liberamente in rete e siano alla portata di tutti, andando spesso a colmare i vuoti lasciati da scelte o obblighi distributivi. Ok, non è giusto, lo so. Però non lo è nemmeno che una semplice passione diventi una minaccia per chi, da cinema e TV, trae profitto, anche perché spesso i sottotitoli che si trovano online gratuitamente non sono corretti, contengono errori di sintassi, di grammatica, ed è ben evidente che ci si trovi davanti al lavoro di non professionisti. E qui si riapre il discorso sulla rivoluzione a cui l’avvento e, ancor più la diffusione del web hanno dato vita in ogni settore. Ma siamo proprio sicuri che sia questa la strada giusta per combattere la pirateria? Oggi come oggi, da parte di un fruitore di serie Tv, ad esempio, è inaccettabile dover attendere che la seconda stagione del suo telefilm preferito passi sulle nostre reti a distanza di mesi, a volte anni, dalla messa in onda negli Stati Uniti, dopo che qualunque sito o blog ne abbia spoilerato i dettagli più succulenti. La questione è piuttosto complessa e non va presa alla leggera, ma chi scrive è del parere che continuare a imporre divieti e andare a modificare le minuzie di una legislatura evidentemente non al passo con i tempi non può far altro che aumentare la diffusione della pirateria. Non sarebbe meglio abbassare i prezzi e rendere disponibili i contenuti in modo legale, seguendo magari l’esempio di Netflix?

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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