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	<title>Movielicious &#187; Vincenzo Salemme</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Non si ruba a casa dei ladri</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 08:38:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Carlo Vanzina]]></category>
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		<category><![CDATA[Vincenzo Salemme]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcuno dica ai fratelli Vanzina che non siamo più negli anni Novanta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2016)<br />
Uscita: 3 novembre 2016<br />
Regia: Carlo Vanzina<br />
Con: Vincenzo Salemme, Massimo Ghini, Stefania Rocca, Manuela Arcuri<br />
Durata: 1 ora e 33 minuti<br />
Distribuzione: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/non-si-ruba-a-casa-dei-ladri.jpg"><img class="alignnone wp-image-54475" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/non-si-ruba-a-casa-dei-ladri-1024x683.jpg" alt="non-si-ruba-a-casa-dei-ladri" width="650" height="433" /></a></p>
<p>Non c’è un solo luogo comune che non venga cavalcato all’inverosimile nell’ultimo film dei <strong>fratelli Vanzina <em>Non si ruba a casa dei ladri</em></strong>. L’immaginario di riferimento è infatti quello tipico delle barzellette in cui il napoletano è sostanzialmente onesto ma, all’occorrenza, capace di industriarsi come può e il romano volgare e maneggione.<br />
Nello specifico il napoletano è Antonio (<strong>Vincenzo Salemme</strong>), titolare di un’azienda di pulizie che va in bancarotta quando un politico disonesto (<strong>Massimo Ghini</strong>) assegna, dietro lauta tangente, un grosso appalto a una ditta concorrente.<br />
Pur di sbarcare il lunario Antonio finisce quindi a fare le pulizie insieme alla moglie Daniela (<strong>Stefania Rocca</strong>) nella villa di tal Simone Santoro, ignaro che il responsabile della sua sventura sia proprio il suo nuovo datore di lavoro.<br />
Una volta scoperto il collegamento, i due decidono di vendicarsi andando a colpirlo proprio dove fa più male: in prossimità del portafogli.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/non-si-ruba-a-casa-dei-ladri-07.jpg"><img class="alignnone wp-image-54476" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/non-si-ruba-a-casa-dei-ladri-07-1024x668.jpg" alt="non-si-ruba-a-casa-dei-ladri-07" width="650" height="424" /></a></p>
<p>Come numerose altre volte in passato (ad esempio nel quasi omonimo <em>In questo mondo di ladri</em>) Enrico e Carlo Vanzina aspirano a una sorta di nuova commedia all’italiana che parta da un’osservazione disincantata di certe storture del quotidiano e, fin qui, non ci sarebbe neanche nulla di male. Accade però che, volendo ironizzare sui recenti fatti di Mafia Capitale, i due autori manchino del tutto il bersaglio e si limitino a giocare blandamente con gli <strong>stereotipi</strong> più ritriti della politica arraffona, andando così a confezionare un’operina insipida che proprio non punge.<br />
Sintomo evidente di una creatività che, ormai scollata dal reale, si rifugia nella sua versione cronologicamente più prossima, ovvero Tangentopoli. Di conseguenza il risultato è un film scritto, diretto e interpretato come se fossimo a metà degli anni &#8217;90, ma del tutto privo del giochino autoreferenziale del citare se stessi che forse l’avrebbe salvato dalla sua spaventosa inattualità.<br />
La verità è che i Vanzina semplicemente non si sono accorti – a parere di chi scrive più per incapacità manifesta che non per disinteresse – che, negli ultimi vent’anni, il malaffare ha cambiato sia le dinamiche che i soggetti interessati (oggi non è più il politico a dettare le regole del gioco ma personaggi ben più loschi e insospettabili) e continuano per la loro strada fatta.</p>
<p>A questo punto qualcuno potrebbe anche dissentire, sottolineando come il cinema dei fratelli Vanzina debba concentrarsi più nella costruzione di meccanismi comici che non in una corretta interpretazione del reale.<br />
Ecco,  per la verità <em><strong>Non si ruba a casa dei ladri</strong> </em>fallisce anche su questo versante.<br />
Perché non fa ridere, praticamente mai, se si prescinde dalle poche scene in cui recita <strong>Maurizio Mattioli</strong> che comunque una risata sarebbe capace di strapparla anche leggendo ad alta voce una cartella di Equitalia.<br />
Spiace piuttosto per Salemme, svilito in un ruolo che non rende in alcun modo giustizia alla sua verve da capocomico e che, anzi, spinge a chiedersi davvero cosa lo porti ad accettare di mettere la faccia in un’operazione del genere.<br />
Aggiornare i codici del film di truffa – uno dei capisaldi del cinema italiano da Totò fino a <em>Smetto quando voglio</em> – è senz’altro cosa buona e giusta e gli stessi Vanzina lo hanno fatto in modo dignitoso, neanche troppo tempo fa, con La mandrakata. Ma, in questo caso, i capostipiti del cinepanettone sembrano molto più attenti a dove piazzare l’ennesimo <strong>product placement</strong> che non alle finalità squisitamente ludiche che sembravano muoverli in passato.</p>
<p><strong>Voto</strong> 2</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Se mi lasci non vale</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 10:18:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Buccirosso]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Calabresi]]></category>
		<category><![CDATA[Se mi lasci non vale]]></category>
		<category><![CDATA[Serena Autieri]]></category>
		<category><![CDATA[Tosca D'Aquino]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Salemme]]></category>

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		<description><![CDATA[La nuova commedia di Vincenzo Salemme tutta vendette e cuori infranti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2016)<br />
Uscita: 21 gennaio 2016<br />
Regia: Vincenzo Salemme<br />
Con: Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Paolo Calabresi Serena Autieri<br />
Durata: 1 ora e 36 minuti<br />
Distribuito da: Warner Bros Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Se_Mi_Lasci_Non_Vale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51697" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Se_Mi_Lasci_Non_Vale.jpg" alt="Se_Mi_Lasci_Non_Vale" width="700" height="475" /></a></p>
<p>Non è affatto facile riuscire a mascherare la propria solitudine mentre si è in un locale pieno di gente che si diverte. E&#8217; quindi naturale che, incrociandosi tra la folla,Vincenzo (<strong>Vincenzo Salemme</strong>) e Paolo (<strong>Paolo Calabresi</strong>) riconoscano l&#8217;uno nell&#8217;altro lo stesso tipo di disagio.<br />
Entrambi lasciati da poco dalle rispettive compagne, i due stringono subito un&#8217;amicizia fondata sul rancore per ferite che, ben lungi dal cicatrizzare, bruciano ancora.<br />
Una sera poi Vincenzo ha l&#8217;illuminazione: ognuno dovrà avvicinare la ex dell&#8217;altro, conquistarla e poi lasciarla senza pietà perché le due donne capiscano cosa si provi ad essere lasciate.<br />
Paolo dovrà quindi fingersi un coscienzioso vegano per irretire Sara (<strong>Serena Autieri</strong>) mentre Vincenzo dovrà invece calarsi nei panni di un magnate della finanza per riuscire a catturare l&#8217;attenzione di Federica (<strong>Tosca D&#8217;Aquino</strong>), ex di Paolo affascinata da potere e denaro.<br />
I guai iniziano quando i due amici ingaggiano il teatrante fallito Alberto Giorgiazzi (<strong>Carlo Buccirosso</strong>) per fingersi autista, con tanto di divisa, e rendere così più credibile l&#8217;interpretazione di Vincenzo.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Se_Mi_Lasci_Non_Vale_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51698" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Se_Mi_Lasci_Non_Vale_2.jpg" alt="Se_Mi_Lasci_Non_Vale_2" width="644" height="378" /></a></p>
<p>Dopo l&#8217;interlocutorio <em>&#8230;E fuori nevica</em>, con il quale Salemme sembrava provare a restituire freschezza a un presente cinematografico evidentemente in affanno attingendo al proprio passato teatrale, il suo nuovo e decimo film tenta una strada completamente diversa e, per alcuni versi, inedita.<br />
<em><strong>Se mi lasci non vale</strong></em> è infatti il primo film dell&#8217;autore napoletano ad essere nato da un&#8217;idea altrui (il soggetto è infatti di Paolo Genovese) con finalità dichiaratamente cinematografiche. Il risultato è la più basica delle commedie degli equivoci che &#8211; asciugata da certe derive farsesche tipiche di Salemme che, se a teatro ancora hanno un senso, spesso al cinema sfociano nella macchietta fine a se stessa &#8211; omaggia in maniera innocua anche se piuttosto dichiarata un modello alto come <em>Delitto per delitto</em> di Hitchcock.<br />
Altra novità rilevante è la presenza del romano (e romanesco) Paolo Calabresi a fungere da vero e proprio corpo alieno in un universo dialettale in genere fortemente connotato come quello di Salemme.<br />
E l&#8217;interazione tra i due  &#8211; con la scheggia impazzita rappresentata dal sempre piacevole Buccirosso &#8211; è inaspettatamente piacevole.</p>
<p>Curioso poi che un progetto non destinato al palcoscenico finisca per essere così pieno di riflessioni sul teatro e sul concetto stesso di messa in scena (la presa in giro del teatro sperimentale, in un paio di scene, è esilarante) con la ciliegina sulla torta di un ritrovato <strong>Carlo Giuffré</strong> nel ruolo del padre di Paolo.<br />
Poi, è chiaro, <em>Se mi lasci non vale</em> resta il tipico prodotto realizzato per piacere un po&#8217; a chiunque e quindi non esente da tutte le ingenuità del caso. Si evince però, tra le pieghe, una volontà da parte di Salemme &#8211; del tutto assente, ad esempio, nel cinema di Pieraccioni &#8211; di rinnovare un repertorio che iniziava a mostrare la corda, anche a costo di rinunciare al ruolo di capocomico assoluto a favore della coralità. E poi si ride.  E, per lo standard delle commedie italiane, non è affatto una cosa scontata.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5,5</p>
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		<title>Ma tu di che segno sei?</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 11:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Gigi Proietti]]></category>
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		<description><![CDATA[L'ossessione per gli oroscopi nella nuova commedia di Neri Parenti. Il cinepanettone che non si augura]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2014)<br />
Uscita: 11 dicembre 2014<br />
Regia: Neri Parenti<br />
Con: Massimo Boldi, Ricky Memphis, Gigi Proietti, Vincenzo Salemme<br />
Durata: 1 ora e 39 minuti<br />
Distribuito da: Key Films</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/ma_tu_di_che_segno_sei_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40086" title="ma_tu_di_che_segno_sei_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/ma_tu_di_che_segno_sei_1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>C&#8217;era una volta il cinepanettone.<br />
Era il 1983 e i fratelli Vanzina, sulla scorta del successo del loro Sapore di mare, radunavano un cast composto, in egual misura, da giovani comici mutuati da quel film (Jerry Calà, Christian De Sica) e navigati caratteristi (Riccardo Garrone, Mario Brega, Guido Nicheli) e andavano così a costruire &#8211; chissà poi in maniera quanto consapevole &#8211; il canovaccio su cui avrebbe poggiato le basi il brand più giustamente criticato e vilipeso del cinema italiano a venire.<br />
Nel 1990, il passaggio di consegne tra i Vanzina e Enrico Oldoini in cabina di regia attestava la trasformazione da puro sequel a vero e proprio franchising che reiterava se stesso, anno dopo anno, semplicemente cambiando la data accanto al titolo e aggiornando location e attori di turno (nel &#8217;91 ci finì dentro anche un confuso e non del tutto consapevole Alberto Sordi) dove le uniche costanti erano rappresentate dall&#8217;estrema esilità delle storie raccontate (per lo più roba di corna e grossolane gag fisiche) e della presenza fissa della coppia formata da De Sica Jr. e Massimo Boldi.<br />
E dell&#8217;enorme (e solo in parte spiegabile) successo di pubblico, ché a Natale si sa, la gente vuole ridere.<br />
La coppia Boldi-De Sica scoppiò nel 2006, ma il successo commerciale dei cinepanettoni parve non risentirne affatto.</p>
<p>Tutto ciò fino allo scorso anno e all&#8217;orrido <em>Colpi di fortuna</em>, che segnava una nuova scissione, stavolta tra il produttore Aurelio De Laurentiis e quello che, nel frattempo, era diventato il regista ufficiale della serie, <strong>Neri Parenti</strong>.<br />
Con il risultato che quest&#8217;anno, di cinepanettoni, ce ne ritroviamo addirittura due.<br />
Questo <strong><em>Ma tu di che segno 6?</em></strong> è il primo ad uscire in sala ed è brutto, di una bruttezza che non fa sconti.<br />
In attesa di valutare anche <em>Un Natale stupefacente</em> (evidentemente, dopo la rottura, De Laurentiis ha ereditato l&#8217;originalità dei titoli) il film di Neri Parenti rappresenta per ora il punto di non ritorno della deriva paratelevisiva di certo cinema di intrattenimento.<br />
L&#8217;ipotesi più plausibile è che il soggetto in questione sia stato steso durante una colazione, nella pausa tecnica tra cappuccino e maritozzo.<br />
Non c&#8217;è nulla infatti in questo filmetto che possa strappare, non dico una risata, ma neanche un sorriso a denti stretti che sia uno.<br />
Non una singola battuta. Niente.<br />
Tutto poggia sul livello zero della comicità, dallo scambio di persona alla caduta rovinosa (anche in senso lato) di un <strong>Gigi Proietti </strong>evidentemente poco propenso a considerare la propria carriera come un valore da preservare.<br />
Addirittura qui torna l&#8217;umorismo scatologico che era stato messo da parte in seguito alle critiche di eccessiva volgarità piovute sulla serie verso la metà degli anni novanta e gli autori della sceneggiatura (i fratelli Vanzina devono aver pensato che tre film all&#8217;anno erano un po&#8217; pochini e così hanno scritto anche il copione di questo obbrobrio) cercano di convincerci che <strong>Massimo Boldi</strong> che va in ospedale per un taglietto e finisce per essere operato erroneamente di emorroidi sia una cosa suscettibile di farci ridere.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/ma_tu_di_che_segno_sei_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-40087" title="ma_tu_di_che_segno_sei_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/ma_tu_di_che_segno_sei_2.jpeg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>A questo si aggiunga poi tutto un armamentario di infelicissime battute da caserma su gay, trans, donne e minoranze etniche (che, a 2014 quasi finito, non sono neanche poi così tanto minoranze)<br />
e un&#8217;idea di cinema talmente scollata dal tempo e dai cambiamenti che la società ha subito negli ultimi 30 anni che, se non irritasse, potrebbe quasi fare tenerezza, con il suo product placement piazzato un po&#8217; ovunque e le parolacce utilizzate un tanto al chilo, quasi fossero motore di risate garantite.<br />
Sei lì che guardi Salemme riproporre stancamente i cliché del meridionale geloso e <strong>Ricky Memphis</strong> fare il troglodita (in una scena etichetta una ragazza poco avvenente come &#8220;sta scureggia&#8221;, per dire) e l&#8217;unica cosa che riesci a chiederti è se davvero, in sede di scrittura, gli autori possano aver pensato che queste cose divertano (ancora) qualcuno.<br />
Esci dal cinema intontito e sfiancato dopo una novantina di minuti che sembrano ore e un pensiero, all&#8217;inizio timido e poi sempre più insistente, si fa largo nel vuoto pneumatico lasciato dalla visione di <em>Ma tu di che segno 6?</em>.<br />
Il primo <em>Vacanze di Natale</em>, al confronto, era un mezzo capolavoro.</p>
<p><strong>Voto </strong>2</p>
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		<title>&#8230;E fuori nevica!</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2014 06:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Salemme torna alle origini e richiama la sua storica compagnia teatrale per un nuovo episodio del suo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2014)<br />
Uscita: 16 ottobre 2014<br />
Regia: Vincenzo Salemme<br />
Con: Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Nando Paone<br />
Durata: 1 ora e 34 minuti<br />
Distribuito da: Warner Bros Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/e-fuori-nevica_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39199" title="e-fuori-nevica_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/e-fuori-nevica_2.jpg" alt="" width="500" height="350" /></a></p>
<p>Enzo Righi (<strong>Vincenzo Salemme</strong>) è un cinquantenne spiantato che vivacchia cantando sulle navi da crociera, perennemente in fuga dai numerosi creditori che rivendicano il saldo dei suoi debiti di gioco.<br />
Alla morte della madre l&#8217;uomo torna a Napoli, per la prima volta dopo trent&#8217;anni, per la lettura del testamento, con la speranza di appianare le proprie difficoltà economiche attraverso un&#8217;eventuale eredità.<br />
La realtà che si trova ad affrontare però è ben diversa dalle aspettative.<br />
L&#8217;unico lascito è infatti una casa in cui, su specifica volontà della madre, Enzo sarà costretto a coabitare con i suoi due fratelli, Stefano (<strong>Carlo Buccirosso</strong>) e Cico (<strong>Nando Paone</strong>), quest&#8217;ultimo affetto da una rara forma di schizofrenia che lo porta a impersonare decine di personaggi immaginari e, di fatto, ad avere bisogno di assistenza continua da parte dei fratelli.<br />
La forzata convivenza porterà, oltre ad una serie di situazioni comiche, anche l&#8217;ombra di una possibile responsabilità esterna sui reali motivi della morte della madre.</p>
<p>Doppio ritorno al passato per Vincenzo Salemme che, dopo le ultime scialbe regie (<em>SMS &#8211; Sotto mentite spoglie</em> e <em>No Problem</em> erano francamente inguardabili) e forse troppe partecipazioni a film di Vanzina, decide di portare al cinema uno dei suoi primi lavori per il teatro e, nel farlo, di riunire la compagnia di attori di un tempo, sciolta ormai da più di dieci anni.<br />
Ecco quindi tornare sullo schermo, insieme all&#8217;autore che li ha lanciati, Nando Paone, <strong>Maurizio Casagrande</strong> e quel Carlo Buccirosso che nel frattempo &#8211; complice Paolo Sorrentino &#8211; è diventato uno dei migliori caratteristi in circolazione.<br />
A questa sorta di rivendicazione delle proprie origini meno smaccatamente commerciali non corrisponde però un risultato all&#8217;altezza delle (in realtà già scarse) aspettative.<br />
Salemme infatti si limita qui a filmare il già visto, senza preoccuparsi di conferire al testo una cornice dotata di qualcosa che ricordi anche lontanamente un respiro cinematografico ma, anzi, spogliando la pièce teatrale di tutte le sue inflessioni più malinconiche per privilegiarne invece la vena più ridanciana e facilona.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/e-fuori-nevica-film.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39200" title="e-fuori-nevica-film" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/e-fuori-nevica-film.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Il risultato è una sequela piuttosto serrata di siparietti comici da avanspettacolo e calembour linguistici che i tre protagonisti sembrano reiterare pigramente nel tentativo di strappare sporadiche risate.<br />
Sono gli stessi attori a non sembrare particolarmente convinti o legati al progetto, in primis Buccirosso che in genere è esilarante anche quando costretto in ruoli di puro contorno (basti pensare ai dieci minuti iniziali di <em>Song &#8216;e Napule</em>) e che qui invece offre una delle performance più monocordi e stanche della sua carriera.<br />
C&#8217;è un solo momento poi in cui <em><strong>&#8230;E fuori nevica!</strong></em> corre il serio rischio di elevarsi in parte dalla medietà che lo contraddistingue fino a quel momento ed è il finale. Un possibile epilogo in cui il buonismo, distribuito a pioggia nell&#8217;arco di tutta la durata del film, potrebbe virare verso la commedia nera e che, con sadica puntualità, Salemme rovina giustapponendogliene un altro, molto &#8220;volemose bene&#8221;, che sembra preso da un qualsiasi film di Pieraccioni.<br />
Ed è proprio a quel punto che i conti tornano perfettamente e si realizza che Vincenzo Salemme, seppure depositario di un curriculum artistico a cui Pieraccioni non potrebbe ambire nemmeno in dieci vite, soffre della stessa stasi creativa del regista de <em>Il Ciclone</em>.<br />
Sostanzialmente l&#8217;incapacità &#8211; se non proprio la mancanza di volontà &#8211; di spostarsi anche solo di un millimetro da quanto di buono si sia stati capaci di fare, magari per provare a forzare un po&#8217; i limiti del proprio talento e, con questi, anche i gusti del proprio pubblico di riferimento.</p>
<p><strong>Voto </strong>4</p>
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		<title>Sapore di te</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jan 2014 12:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nancy Brilli]]></category>
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		<description><![CDATA[Operazione nostalgia per i Vanzina, che tornano sulla spiaggia di Forte dei Marmi trent'anni dopo con]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(Italia 2013)<br />
Uscita: 09 gennaio 2014<br />
Regia: Carlo Vanzina<br />
Con: Martina Stella, Giorgio Pasotti, Vincenzo Salemme<br />
Durata: 1 ora e 41 minuti<br />
Distribuito da: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/sapore-di-te.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34057" title="sapore-di-te" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/sapore-di-te.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>I Vanzina Bros., in evidente e prolungata crisi creativa, tornano sui luoghi che trent&#8217;anni fa ne decretarono il maggior successo commerciale in carriera e firmano una sorta di sequel (o forse è più un reboot?) di quel Sapore di mare di cui francamente nessuno sentiva né il bisogno né tanto meno la minima nostalgia.<br />
La formula è più o meno la medesima: uno stabilimento balneare a Forte dei Marmi dove viziati figli di papà dall&#8217;amorino facile e adulti alle prese con tardive quanto irrefrenabili pulsioni erotiche si trovano a passare le vacanze estive.<br />
Per garantire una continuità temporale al progetto, i Vanzina fanno cominciare il film esattamente in quegli anni ottanta in cui Sapore di mare si concludeva, anche se, alla luce del risultato, la scelta della decade di riferimento trova la sua unica ragion d&#8217;essere nell&#8217;ormai evidente incapacità dei due autori di staccarsi da quel periodo, più che in una questione di puntiglio filologico.<br />
Enrico e Carlo Vanzina infatti sono, almeno da un punto di vista artistico, assolutamente figli degli anni Ottanta e non hanno mai fatto nulla, o forse non ne sono stati capaci, per evolversi anche un minimo da quell&#8217;idea di cinema semplice semplice, fatto di facili conquiste, baci in spiaggia e guitti fedifraghi.</p>
<p>Tutto ciò senza capire che se questa era una formula che poteva (a voler essere buoni) strappare un sorriso in quegli anni &#8211; che, ci piace ricordarlo, non erano votati al disimpegno per puro caso, ma quel disimpegno lo ricercavano perché utile a superare il peso della decade precedente &#8211; adesso il giochino non riesce più. E non bastano le smorfie e i birignao di Vincenzo Salemme (qui sacrificato nel ruolo di un arrapatissimo onorevole socialista) né la bonaria cialtroneria romanesca di un Maurizio Mattioli che idealmente vorrebbe ricordare Aldo Fabrizi, ma finisce in realtà per assomigliare a un Bombolo dei giorni nostri.<br />
Non è sufficiente neanche il sarcasmo all&#8217;acqua di rose (il socialista con la mania del ballo riporta alla mente certe vecchie foto di De Michelis sul dancefloor) verso una classe politica per la quale, di fronte al vuoto pneumatico odierno, si prova più nostalgia che non reprimenda.<br />
Invece i Vanzina, con un&#8217;ingenuità a tratti quasi commovente, credono che basti un accenno di <em>True</em> degli Spandau Ballet o un riferimento a <em>Drive In</em> perché sia subito, come per magia, il 1984.</p>
<p>E dire che non è la prima volta che il duo si ritrova a naufragare nelle perigliose acque del sequel venuto male: basti citare <em>La mandrakata</em> (seguito di <em>Febbre da cavallo</em>), <em>Eccezzziunale veramente&#8230;capitolo secondo me</em> e <em>Sotto il vestito niente &#8211; l&#8217;ultima sfilata</em>, film arraffazzonati alla bell&#8217;e meglio, il più delle volte senza nemmeno operare una variazione significativa dei titoli.<br />
Certo, se il metro di paragone di <em>Sapore di te </em>è un qualsiasi cinepanettone, risulta evidente come il mestiere dei Vanzina dia al film una piccola marcia in più, in termini sia di scorrevolezza che di pura messa in scena.<br />
A differenza dell&#8217;orripilante e scorretto <a href="http://www.movielicious.it/2013/12/18/colpi-di-fortuna/"><em>Colpi di fortuna</em> </a>qui non c&#8217;è disprezzo per il pubblico, solo una sua pesante sottovalutazione.<br />
E poi, a quale pubblico è indirizzato <em>Sapore di te</em>?<br />
Chi gli anni Ottanta li ha vissuti, a occhio e croce, ha ben poca voglia di riviverli.<br />
Chi non li ha neanche sfiorati preferirà in ogni caso vedere <a href="http://www.movielicious.it/2013/11/27/hunger-games-la-ragazza-di-fuoco/"><em>Hunger Games</em></a>.<br />
E i cinefili di entrambe le generazioni non si porranno neanche il problema, ché tra un po&#8217; esce il nuovo Scorsese.</p>
<p><strong>Voto </strong>4</p>
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