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	<title>Movielicious &#187; Andrea Bosco</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>I migliori film del 2018 secondo Andrea Bosco</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2019 08:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[A Quiet Place]]></category>
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		<category><![CDATA[I migliori film del 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Il filo nascosto]]></category>
		<category><![CDATA[In guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Vincent Lindon]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ultima top ten della redazione di Movielicious è la più estrema, come il suo autore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>10.</strong> <em><strong>Untitled: Viaggio senza fine </strong></em><strong>&#8211; Michael Glawogger e Monika Willi</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Untlited-viaggio-senza-fine.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57926" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Untlited-viaggio-senza-fine.jpg" alt="Untlited-viaggio-senza-fine" width="867" height="578" /></a></p>
<p>&#8220;Il più bel film che potevo immaginare era un film che non si fermasse mai&#8221;: l&#8217;ultima, definitiva, irreversibile avventura del grande cosmopolita del documentarismo moderno, caduto sul campo nel pieno delle riprese, è uno sconclusionato e fantasmagorico compendio di volti, gesti e civiltà in libera successione, un&#8217;odissea sul Nulla e una sfrenata elegia del movimento che la devota supervisione della montatrice Monika Willi plasma in una dirompente enciclopedia transmediterranea.</p>
<p><strong>9. <em>Corpo e anima </em>&#8211; <span class="st">Ildikó Enyedi</span></strong></p>
<p>Indagando quell&#8217;interferenza e quella convergenza tra la finitezza della carne e la sublimazione dello spirito che costituisce poi la cifra di ciò che ci rende umani, il ritorno al lungometraggio, dopo quasi vent&#8217;anni, della più clamorosa promessa della cinematografia ungherese emersa a cavallo tra i due secoli riassume nelle sue atmosfere diafane, neile sue vite spezzate e nel suo intimo disagio una visione del sentimento che trascende i limiti del reale e del tangibile per gettarsi con cieca fiducia nel sogno e nell&#8217;imperscrutabile.</p>
<p><strong>8.</strong><strong> <em>In guerra</em> &#8211; Stéphane Brizé</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/en-guerre.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57927" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/en-guerre.jpg" alt="en-guerre" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Un nuovo capitolo, complementare al mirabile excursus ottocentesco di <em>Una vita</em>, dello studio esistenziale di <strong>Stéphane Brizé</strong>, un&#8217;immersione nella confusione del contemporaneo che avanza e fagocita, nella stessa Francia in via di deindustrializzazione de <em>La legge del mercato</em>, nelle disperate barricate e negli scontri intestini di un proletariato in via di estinzione, in un&#8217;inguaribile crisi di coscienza di classe, trasfigurata dalla propaganda e dal passaparola: cinema partecipativo, furibondo, irriducibile e lucidamente antagonista.</p>
<p><strong>7. <em>A Quiet Passion </em>&#8211; Terence Davies</strong></p>
<p>Riaffiora dalle tenebre della distribuzione la voce del massimo cineasta britannico in attività: il paradosso della cronaca minuziosa di un&#8217;intera vita all&#8217;insegna dell&#8217;isolamento e della monotonia si risolve nel totale sovvertimento delle regole del biopic e nella capacità di individuare l&#8217;intima straordinarietà nascosta sotto la stasi del quotidiano.<br />
L&#8217;illusione della permanenza, la poesia della routine, la consapevolezza dell&#8217;anima che fa i conti con l&#8217;assenza di Dio: il mondo di Terence Davies e quello di Emily Dickinson convergono fino a farsi l&#8217;uno lo specchio dell&#8217;altro.</p>
<p><strong>6.</strong> <em><strong>Poesia senza fine </strong></em><strong>&#8211; Alejandro Jodorowsky</strong></p>
<p>Il pluridecennale silenzio cinematografico dello sciamano cileno de <em>La montagna sacra</em> si interrompe con un personalissimo dittico, anzi, un &#8220;(auto)ritratto dell&#8217;artista da giovane&#8221; di sconcertante sincerità: limata la ruggine e, grazie a un generoso crowdfunding, colmate le carenze di budget di <em>La danza della realtà</em>, il padre della psicomagia stende l&#8217;immaginifico e torrenziale bilancio della sua preistoria creativa e della rivoluzione intellettuale di tutto un Paese, in una baraonda di ricordi, fantasie, sogni e confessioni che folgora, incanta e commuove.</p>
<p><strong>5. <em>Ex Libris: The New York Public Library </em>&#8211; Frederick Wiseman</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Ex_Libris.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57929" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Ex_Libris.jpg" alt="Ex_Libris" width="835" height="437" /></a><br />
</strong><br />
Il decano della non-fiction statunitense completa la sua trilogia dedicata ai più importanti patrimoni del sapere anglo-americano aperta dall&#8217;universo accademico di <em>At Berkeley</em> e proseguita con la tappa londinese di <em>National Gallery</em>: con il suo consueto occhio ravvicinatissimo ma distaccato, il suo resoconto partecipe ma fattuale e la sua impressionante vastità di azione, <strong>Wiseman</strong> celebra le aule, le sale di lettura, gli archivi, gli uffici e gli altri meandri dell&#8217;istituzione bibliotecaria come l&#8217;espressione più lampante dell&#8217;uguaglianza e il fondamento più necessario della democrazia.</p>
<p><strong>4.</strong><em><strong> La stanza delle meraviglie </strong></em><strong>&#8211; Todd Haynes<br />
</strong><br />
Una nuova dimostrazione, forse la più vertiginosa e arrischiata, dello smisurato talento trasformistico di Todd Haynes, un racconto a doppia elica, sospeso fra le atmosfere trasognate dell&#8217;era del muto e la grana grezza dei seventies, che assume i connotati della grande sinfonia urbana e che ristabilisce il primato dell&#8217;immagine nel linguaggio cinematico: tra un contributo musicale di Carter Burwell che assomiglia a una co-regia e il montaggio parallelo di Affonso Gonçalves, un viaggio denso e trascinante ad altezza di bambino dentro un intricatissimo labirinto audiovisivo che conduce dritti al più puro stato di stupefazione.</p>
<p><strong>3. <em>Still Recording </em>&#8211; <span class="st">Said Al Batal e Ghiath Ayoub</span></strong></p>
<p>&#8220;L&#8217;immagine filmica è l&#8217;ultima linea di difesa contro il tempo&#8221;: la più frastornante, eclatante e necessaria testimonianza di cinema diretto degli ultimi anni è un&#8217;autentica passeggiata all&#8217;inferno, tra le azioni di guerriglia, gli scontri a fuoco, la quotidiana resilienza e gli sprazzi di tregua del conflitto siriano, affrontato da un&#8217;équipe di giovani cineasti dilettanti &#8220;armati&#8221; di videocamera e impegnati in una missione che, prima di essere bellica, è soprattutto etica. Un reportage crudo, sporco e demistificante in cui la costruzione della memoria e il bisogno di &#8220;continuare a riprendere&#8221; travalicano la percezione dell&#8217;orrore e l&#8217;incombenza della morte.</p>
<p><strong>2. <em>Il filo nascosto </em>&#8211; Paul Thomas Anderson</strong></p>
<p>Fra compulsione e devozione, sopraffazione e simbiosi, senso del possesso e dolore dell&#8217;assenza, <strong>Paul Thomas Anderson</strong> definisce, perfeziona ed estremizza quel dialogo fra Amore e Potere che è alla base della sua poetica e firma un esempio irripetibile di opera postmoderna in grado di acquisire immediatamente il rango di classico: un oggetto sontuoso e respingente, gelido e incandescente, monolitico e pulsante, un complesso di contrasti e di contraddizioni a metà fra il melodramma hitchcockiano e il gigantismo wellesiano che appaga equamente gli occhi, la mente e il cuore.</p>
<p><strong>1. <em>Mektoub, My Love: Canto uno </em>&#8211; Abdellatif Kechiche</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/mektoub.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57930" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/mektoub-1024x611.jpg" alt="mektoub" width="1024" height="611" /></a></p>
<p>Esuberante, eccessivo, euforico e palesemente fuori controllo: il nuovo romanzo di formazione del cineasta franco-tunisino è un&#8217;esperienza sensuale che sospende la narrazione per cogliere, con una libertà espressiva travolgente e un&#8217;empatia contagiosa, la duplicità dell&#8217;apollineo e del dionisiaco, una celebrazione della giovinezza, delle sue scoperte, dei suoi palpiti e dei suoi errori, immortalata in un assolato profluvio di corpi, danze, sguardi e baldorie che si vorrebbe non finisse mai.</p>
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		<title>I migliori film del 2017 secondo Andrea Bosco</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jan 2018 12:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bosco]]></category>
		<category><![CDATA[Movielicious]]></category>
		<category><![CDATA[Top Ten 2017]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ultima top ten del 2017 della redazione di Movielicious è la più estrema. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>10. <em><strong>Frozen Time: Il tempo tra i ghiacci</strong></em> – Bill Morrison</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Frozen_Time.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-57027" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Frozen_Time.jpeg" alt="Frozen_Time" width="770" height="416" /></a></p>
<p>Incantevole, ipnotica operazione di archeologia della celluloide, il lavoro di assemblaggio del documentarista <strong>Bill Morrison</strong> sugli oltre 500 rimasugli di pellicola fortuitamente rinvenuti nel gelo dello Yukon è un fantasmagorico viaggio nella (prei)storia della Settima Arte attraverso le sue macerie e i suoi scarti, una struggente elegia della decomposizione che funge da inestimabile “verifica incerta” dei riti di passaggio dell’America del Novecento.</p>
<p>&nbsp;<br />
9. <em><strong>Detroit</strong> </em>– Kathryn Bigelow</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Detroit-1-e1501869563334.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57023" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Detroit-1-e1501869563334.jpg" alt="Detroit-1-e1501869563334" width="650" height="366" /></a></p>
<p>Precisa sineddoche di mezzo secolo di Incubo Americano, i disordini e le tensioni che travolsero il Michigan diventano nelle mani della più agguerrita combattente della Hollywood del terzo millennio una fornace ribollente di rabbia e di militanza, lo spaccato di un passato attualissimo – e di un presente retrivo – che, specie nella minuziosa mostra delle atrocità e negli occhi impotenti che popolano il secondo, insostenibile atto, si traduce nel più stentoreo dei richiami di coscienza.</p>
<p>8. <em><strong>A Ciambra</strong></em> – Jonas Carpignano</p>
<p>Dietro le convenzioni del romanzo di formazione, un cristallino e autentico saggio di prospettiva che ricalibra i presupposti del nostro Cinema del Reale, restituendogli l’urgenza e la naturalezza della lezione rosselliniana e ponendole in piena sintonia con le coordinate dell’oggi: un’opera pulsante e vivissima, coraggiosa e responsabile, capace di porre sullo stesso piano i suoi personaggi e i suoi spettatori in un mirabile equilibrio di etica e di empatia.</p>
<p>7. <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2017/01/29/asghar-farhadi-non-potra-partecipare-agli-oscar/" target="_blank">Il cliente</a></strong></em> – Asghar Farhadi</p>
<p>Mentre la produzione antagonista locale si estingue tra la scomparsa di Kiarostami e la fuga all’estero dei suoi epigoni, <strong>Asghar Farhadi</strong> fa ritorno nel suo Iran e descrive il frenetico, anarchico e irrazionale vento di cambiamento in atto in un contesto storico-sociale in bilico fra progresso e arretratezza, vergogna e vendetta, giudizio e ambiguità, riconfermando la straordinaria, insolubile problematicità del suo cinema e il suo ruolo indiscusso – che già fu di Bergman – di massimo regista del Dubbio.</p>
<p>6. <em><strong>Sieranevada</strong></em> – Cristi Puiu</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Sieranevada.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57024" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Sieranevada-1024x554.jpg" alt="Sieranevada" width="1024" height="554" /></a></p>
<p>Labirintica, vertiginosa e torrenziale veglia funebre di un Paese contaminato dalla paura, paralizzato dal sospetto e stroncato dalle proprie bugie: l’assurda, nevrastenica pochade della morte allestita da <strong>Cristi Puiu</strong> in un polveroso appartamento medio-borghese della periferia di Bucarest è un impressionante, travolgente studio di caratteri degno del miglior Cassavetes che consolida, se fosse ancora necessario ribadirlo, la cinematografia rumena come la più florida e interessante realtà audiovisiva d’Europa.</p>
<p>5. <em><strong>L’altro volto della speranza</strong></em> – Aki Kaurismaki</p>
<p>Ultimo antidoto rimasto a uno scenario continentale guidato da cinismo, individualismo e sfiducia, l’umanissima misantropia del più grande fiabista contemporaneo si concretizza in una nuova, preziosa oasi di profonda compassione e di salvifico umorismo, in quel connubio portentoso di cruda quotidianità e di dolce utopia che, prima di lui, era riuscito soltanto a Chaplin: summa estetica e filosofica di tutta una carriera passata dalla disperazione alla speranza del titolo, l’addio di Kaurismaki è la parabola universale di cui abbiamo tutti pienamente bisogno.</p>
<p>4. <em><strong>Una vita</strong></em> – Stephane Brizé</p>
<p>L&#8217;autore de <em>La legge del mercato</em> affronta &#8211; citiamo le parole di Tolstoj &#8211; &#8220;la massima testimonianza narrativa francese dopo <em>Les Misérables</em>&#8221; e ne esce trionfante: tradotto in immagini di marcata impronta impressionistica, narrato per silenzi crepitanti ed ellissi disorientanti, inscatolato da un opprimente 4:3 di magica architettura visiva, il capolavoro di Guy de Maupassant si trasfigura in uno stratificato, stupefacente tripudio di pura regia che ci pone di fronte, con infinita malinconia, all&#8217;inesorabile fine delle nostre illusioni.</p>
<p>3. <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2017/01/10/silence-recensione/" target="_blank">Silence</a></strong> </em>&#8211; Martin Scorsese</p>
<p>Smaniosamente inseguita per oltre vent&#8217;anni, la conclusione della trilogia teologica di <strong>Martin Scorsese</strong> è il monumentale coronamento di tutta una carriera e, stando alle sue stesse parole, di &#8220;un&#8217;intera vita fatta di film e di fede&#8221;, un percorso di tormento e di estasi attraverso le basi, le contraddizioni e le domande inesauste e inesaudite del confronto con l&#8217;infinità e l&#8217;ineffabilità divina: partendo dalle orme di Mizoguchi verso la cifra più personale di sempre, un&#8217;opera definitiva ma sfuggente all&#8217;insegna della follia, della brutalità e della magnificenza.</p>
<p>2. <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2017/08/31/dunkirk-recensione/" target="_blank">Dunkirk</a></strong></em> &#8211; Christopher Nolan</p>
<p>Astraendo e rarefacendo quel suo cinema-congegno che con le sue incarnazioni più recenti aveva fatto prevalere la struttura sull&#8217;identità, Nolan ritrova lo smalto, la profondità prospettica e la lucidità dei suoi esordi, trasformando la grande Storia nel palcoscenico multilivello di una tragedia concentrica e portando all&#8217;estremo il suo personale discorso sul Tempo, sulla sua misura e sulla sua concezione: una immersiva e sovrumana sinfonia dello sguardo filmico composta con la dovizia del navigato arrangiatore per immagini, un approccio alla narrazione che si manifesta in una clamorosa apoteosi dell&#8217;atto che condanna all&#8217;obsolescenza la tradizione del kolossal bellico degli ultimi 40 anni.</p>
<p>1. <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2017/03/03/jackie-recensione/" target="_blank">Jackie</a></strong></em> – Pablo Larraín</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Jackie.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57025" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Jackie.jpg" alt="Jackie" width="675" height="451" /></a></p>
<p>Lavoro di pura mitopoiesi, riflessione sulla natura stessa del racconto e delle sue implicazioni morali, meditazione dolente e rassegnata sulla fuggevolezza, sulla labilità e sulla crudeltà della Memoria che ineluttabilmente sfuma e di ciò che, insomma, ci resta: con <strong><em>Jackie</em></strong>, <strong>Pablo Larraín</strong> evade, spiazzando le premesse, destrutturando la fabula e riadattando per la prima volta una sceneggiatura non sua, dai limiti del progetto su commissione e, sorretto dalla gigantesca e mimetica performance di una strepitosa <strong>Natalie Portman</strong>, si impone come la voce e, soprattutto, l&#8217;occhio più peculiare e proteiforme di un&#8217;intera generazione di cineasti.</p>
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		<title>I peggiori film del 2016 secondo Movielicious</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2017 08:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[I peggiori del 2016]]></category>
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		<description><![CDATA[Il peggio del peggio visto al cinema durante l'anno appena trascorso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ANDREA BOSCO</strong></p>
<p>5) <strong>Il cinema italiano della &#8220;Rinascita&#8221; </strong><em>(Perfetti sconosciuti, Lo chiamavano Jeeg Robot</em>, <em>Veloce come il vento</em>, <em>Mine</em>)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Mine.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54970" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Mine.jpg" alt="Mine" width="800" height="400" /></a></p>
<p>A parole, quattro casi di produzione alternativa virtuosa presa a modello dalle cassandre e dalle prefiche di casa nostra; nei fatti, quattro scimmiottamenti pedestri, derivativi e abbondantemente fuori tempo massimo dei canoni dell&#8217;intrattenimento industriale più rimasticato, innocui giocattoloni che guardano (dal basso) alla chimera statunitense e che rimarcano, invece, l&#8217;inguaribile provincialismo, la piccolezza e il disorientamento del cinema popolare del Belpaese.</p>
<p>4) <em><strong>The Danish Girl &#8211; </strong></em><strong>Tom Hooper</strong></p>
<p>Avrà pure rivelato al mondo il talento di <strong>Alicia Vikander</strong>, ma, per il resto, <em>The Danish Girl</em> è un film sbagliato sotto ogni punto di vista, un’operina calligrafica, superficiale e pesantemente leziosa incapace di comunicare quella confusione identitaria e gerarchica dei sessi che avrebbe reso il progetto qualcosa di più di un semplice, agiografico omaggio alla causa LGBT; non un accurato studio del femminino, quanto un rassicurante mèlo guidato da un intreccio sonnacchioso, pavido e inutilmente declamatorio.</p>
<p>3) <strong>Jennifer Lawrence </strong>(<em>Joy</em>, <em>X-Men: Apocalisse, Passengers)<br />
</em></p>
<p>Non sono passati dieci anni da <em>The Burning Plain</em>, ma tanto è bastato per trasformare Jennifer Lawrence nell&#8217;emblema del conformismo hollywoodiano più vieto: da folgorante promessa della scena indipendente ad allineata fatina del glamour, la <strong>divetta del Kentucky</strong> infila tre madornali errori di carriera consecutivi e appare oggi, incastrata a tutti i costi in ruoli che, per età e maturità, non le spettano, l&#8217;esempio di una generazione spremuta all&#8217;osso e prematuramente sfiorita.</p>
<p>2) <em><strong>Equals</strong></em> <strong>&#8211; Drake Doremus</strong></p>
<p>Nefando prodottino da multisala transitato inspiegabilmente per il Lido e concepito da (anzi, assai più probabilmente, per) un pubblico totalmente a digiuno di cinema e di letteratura distopica: nelle intenzioni, la declinazione prettamente allegorica dei connotati ultrasentimentali dell&#8217;universo giovanilistico-ipersensibile del suo autore, nei risultati il remake hipster-sfigato de <em>L’uomo che fuggì dal futuro, </em>un’antologia inarrestabile di ridicolo involontario spinto oltre il livello di guardia.</p>
<p>1) <strong>Il cinema italiano di fiction a Venezia73</strong> (<em>Piuma</em>, <em>L&#8217;estate addosso</em>, <em>Tommaso</em>, <em>Questi giorni, Indivisibili, La ragazza del mondo</em>)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/image_1.png"><img class="alignnone size-full wp-image-54969" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/image_1.png" alt="image_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>In una scala di valori che va progressivamente dall&#8217;impresentabile (la prima metà) all&#8217;insignificante (la seconda), una carrellata inconsapevolmente sintomatica sullo stato di salute del nostro cinema medio: ombelicale e ripiegato su se stesso, leggero e disinvolto in maniera forzosa e mai spontanea, sorretto da fondamenta fragilissime e mai all&#8217;altezza delle proprie ambizioni.<br />
Una pessima figura di portata internazionale da cui urge immediatamente risollevarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CAROLINA TOCCI</strong></p>
<p>5<strong> Joy &#8211; David O.Russell</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Joy.jpg"><img class="alignnone wp-image-54971" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Joy-1024x548.jpg" alt="Joy" width="650" height="348" /></a></p>
<p>Un <strong>David O.Russell</strong> ai minimi storici, dopo l&#8217;exploit de <em>Il lato positivo</em> e il godibile <em>American Hustle</em>. Già dal soggetto non c&#8217;era molto da sperare: la storia dell&#8217;imprenditrice americana Joy Mangano (quella che si è inventata il mocio), qui interpretata da <strong>Jennifer Lawrence</strong>, viene affrontata in modo grottesco ed eccessivamente colorito, tanto che il film sembra essere una gigantesca iperbole che si bea del suo essere tale. Punto.</p>
<p>4 <strong>Nonno scatenato &#8211; Dan Mazer</strong><br />
Da molti considerato il disastro ultimo di una carriera ormai al capolinea, il film diretto da <strong>Dan Mazer</strong> getta definitivamente <strong>Robert De Niro</strong> nell&#8217;abisso della volgarità triviale e del tutto fine a se stessa. Ci fosse stato chiunque altro al suo posto, Nonno scatenato sarebbe stata solo una brutta commedia demenziale on the road, così invece fa proprio male agli occhi. <strong>Zac Efron</strong> non pervenuto.</p>
<p>3 <strong>Una vita da gatto &#8211; Barry Sonnenfeld</strong></p>
<p>Per fortuna ha girato solo poche scene, ma sono comunque troppe. <strong>Kevin Spacey</strong> che fa il gatto (tra l&#8217;altro un gatto che emette un miagolio assillante e fastidioso) è davvero troppo. Come se non bastasse, nella sdolcinatissima commedia di <strong>Barry Sonnenfeld</strong> sono riusciti a infilare nel cast anche <strong>Christopher Walken</strong>, non si sa bene come. Un&#8217;ora e mezza straziante e priva di qualunque dettaglio possa essere definito vagamente interessante. Roba da far odiare i gatti persino al più incallito dei gattari.</p>
<p>2 <strong>Non c&#8217;è più religione &#8211; Luca Miniero</strong></p>
<p>Non c&#8217;è davvero più religione. <strong>Luca Miniero</strong> (<em>Benvenuti al Nord e al Sud</em>) confeziona un film noioso e sconnesso. Un&#8217;accozzaglia di elementi socio-culturali amalgamati male e affrontati peggio. Retorica a gogò per una storia che fatica a trovare una propria identità narrativa, non certo aiutata da una regia che definire televisiva è già un complimento. Bisio Finocchiaro e Gassmann? Nessuno di loro salva il film dal disastro.</p>
<p>1 <strong>Tommaso &#8211; Kim Rossi Stuart</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/tOMMASO.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54972" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/tOMMASO.jpg" alt="tOMMASO" width="644" height="360" /></a></p>
<p><strong>Kim Rossi Stuart</strong> scrive, dirige e interpreta se stesso, in un&#8217;opera compiaciutissima e presuntuosa. Il suo approccio psicanalitico al cinema è di quelli disturbati e disturbanti, soprattutto se accompagnato a uno script tanto sconclusionato e autoreferenziale che davvero lascia sbigottiti. <em>Tommaso</em> è uno di quei film in cui nulla si salva e tutto ne esce distrutto. Soprattutto il Cinema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FABIO GIUSTI</strong></p>
<p>5. <strong>Batman V Superman: Dawn of Justice &#8211; Zack Snyder</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Batma_v_superman.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54973" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Batma_v_superman.jpg" alt="Batma_v_superman" width="800" height="400" /></a><br />
Che il regista di <em>300</em> non fosse un campioncino di sfumature e raffinatezza estetica era cosa già nota ma qui, alla seriosità degli intenti, giustappone un’estetica tamarra che al confronto Paul Verhoeven sembra Fellini. E, soprattutto,  lavora male sia sul versante Gotham, impoverendo <strong>Batman</strong> dello spessore costruito da Nolan negli ultimi dieci anni, che su quello Metropolis, riuscendo a fare anche peggio del già a suo tempo criticatissimo <em>Man of Steel</em>.</p>
<p>4. <strong>La corrispondenza – Giuseppe Tornatore</strong></p>
<p>A metà strada tra un bigliettino dei Baci Perugina e un Harmony di quart’ordine.<br />
Prima o poi qualcuno dovrà pur rendersi conto che Tornatore è forse il più grande bluff del cinema italiano: autore di un unico vero capolavoro (<em>Una pura formalità</em>) all’epoca bollato frettolosamente come un errore di percorso un po’ da tutti.<br />
Forse anche dallo stesso Tornatore.</p>
<p>3. <strong>Fuga da Reuma Park – Aldo, Giovanni e Giacomo &amp; Morgan Bertacca</strong></p>
<p>Quello che lo stesso trio definisce come il loro film più surreale non è altro che una vetrina impolverata di articoli di terza mano. L’inconsapevole canto del cigno di tre attori/autori che quel poco che avevano da dire l’hanno ormai già detto in tutte le salse. Il concetto è quello del Greatest Hits, raccolte di successi di cantanti ormai bolliti che, in occasione delle feste natalizie, cercano di battere cassa sull’onda dei ricordi.<br />
Il rispetto per il pubblico, inutile a dirsi, è prossimo allo zero.</p>
<p>2. <strong>La verità sta in cielo – Roberto Faenza</strong></p>
<p>Faenza non solo non aggiunge nulla al triste caso di cronaca che non sia già stato ripetuto più e più volte negli ultimi trent’anni, ma si rivela carente anche nell’unica cosa che poteva (anzi doveva) fare  in assenza di risvolti inediti, ossia ricostruire in modo quanto più verosimile l’inquietante vaso di Pandora colmo di intrecci di potere che quello che inizialmente apparve un semplice rapimento andò poi a scoperchiare.</p>
<p>1. <strong>Ustica – Renzo Martinelli</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Ustica.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54974" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Ustica.jpg" alt="Ustica" width="670" height="302" /></a></p>
<p>“L’orrore…l’orrore.” (cit.)</p>
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		<title>I migliori film del 2016 secondo Andrea Bosco</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/01/02/i-migliori-film-del-2016-secondo-andrea-bosco/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 14:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[2016]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bosco]]></category>
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		<category><![CDATA[Nick Cave: One More Time with Feeling]]></category>
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		<category><![CDATA[Top Ten]]></category>

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		<description><![CDATA[La terza ed ultima top ten di Movielicious punta su titoli tutti da scoprire.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>10. <em><strong>Monte </strong></em>&#8211; <em>Amir Naderi</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Monte.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54942" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Monte.jpg" alt="Monte" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Cinema di impeto e di natura, di suono e di furia, di insostenibili crescendo e di orgasmi liberatori, primigenio ed elementale come l&#8217;<em>acqua</em>, il <em>vento</em> e la <em>sabbia</em> che furono e la pietra che è oggi: il massimo regista iraniano in attività si conferma, parafrasando le parole di Fitzcarraldo, un uomo &#8220;con sogni così grandi da muovere le montagne&#8221;.<br />
E questa volta, al termine della sua nuova impresa &#8211; che resta paradossalmente l&#8217;unico film italiano rilevante della stagione &#8211; c&#8217;è proprio da prenderlo in parola.</p>
<p>9. <em><strong>La canzone del mare</strong></em> &#8211; <em>Tomm Moore</em></p>
<p>Sensazionale caleidoscopio a colori tenui dall&#8217;enorme impatto visivo ed emotivo, immerso nei suoi tratti minimali, nelle sue simmetrie radiali e nel suo autentico folklore ancestrale: dopo il folgorante esordio di <em>The Secret of Kells</em>, con la sua nuova, struggente e malinconica fiaba senza tempo sospesa fra tradizione e modernità, fra dolore della perdita e gioia della vita, <strong>l&#8217;irlandese Tomm Moore</strong> si impone, insieme a Sylvain Chomet, come il più originale e pittoresco poeta dell&#8217;animazione europea contemporanea.</p>
<p>8. <em><strong>Il club</strong></em> &#8211; <em>Pablo Larraín</em></p>
<p>L&#8217;ennesima vetta del cinema profondamente politico e mai, più banalmente, ideologico di uno dei più lucidi sociologi del vivaio filmico d&#8217;Oltreoceano: rara sbirciata sull&#8217;oggi di un autore da sempre allo scandaglio delle voragini più profonde della Storia, <strong><em>Il club</em></strong> è un altro inesorabile, nerissimo incubo su quella cesura fra civiltà e barbarie che è l&#8217;assenza di coscienza, una terribile commedia, cupa e compassionevole, problematica e intransigente, sulla fallibilità di un Uomo destinato all&#8217;eterno Purgatorio.</p>
<p>7. <em><strong>Un padre, una figlia </strong></em>&#8211; <em>Cristian Mungiu</em></p>
<p>Aggirandosi nel limbo di una società ancora in bilico fra le macerie post-comuniste del passato e la burocrazia europeista del futuro, l&#8217;alfiere della cinematografia rumena del nuovo secolo raggiunge la piena maturazione e sigla l&#8217;apologo impietoso, asfissiante e di ineccepibile controllo formale di un Paese ammorbato da una corruzione, da un clientelismo e da una stagnazione che oltrepassa i confini transgenerazionali.<br />
Cinema etico al massimo del suo potenziale, dotato di eccezionale equilibrio e di chirurgica precisione.</p>
<p>6. <em><strong>The Assassin </strong></em>&#8211; <em>Hou Hsiao-Hsien</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/The_Assassin.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54943" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/The_Assassin.jpg" alt="The_Assassin" width="660" height="276" /></a></p>
<p>Il clamoroso ritorno del caposcuola della new wave taiwanese è un ipnotico e sfolgorante saggio di poesia dell&#8217;immagine, un&#8217;esperienza immersiva e meditativa che sfrutta l&#8217;identità e i codici del <em>wuxia</em> e del dramma <em>chuánqí </em>per trascinare lo spettatore in un seducente gioco di sintesi narrativa e visiva, fra ellissi vorticose, tableaux vivants e astrazione totale.<br />
Un racconto allo stesso tempo sofisticatissimo ed essenziale, arcano e lampante, linguaggio filmico di irraggiungibile eleganza nella sua forma più pura e incontaminata.</p>
<p>5. <em><strong>Nick Cave: </strong><strong>One More Time with Feeling </strong></em>&#8211; <em>Andrew Dominik</em></p>
<p>Il film-confessione del Principe delle Tenebre della canzone è uno straordinario scavo introspettivo negli abissi del lutto e della crisi personale che, con l&#8217;alibi del backstage e del videoclip, si traduce in un lancinante atto di dolore di incommensurabile generosità umana e creativa e, al tempo stesso, in una rielaborazione artistica<br />
che sfida i limiti tecnici ed espressivi della messinscena e che esplora con un pudore che sa di preghiera e con un utilizzo della terza dimensione che sfocia nel metafisico i meandri dello studio di registrazione e dell&#8217;anima.</p>
<p>4. <em><strong>Al di là delle montagne</strong></em> &#8211; <em>Jia Zhangke</em></p>
<p>Appropriandosi dei canoni dell&#8217;epopea storica e radicalizzandoli fino al corto circuito, <strong>Zhangke</strong>, con una libertà immaginativa totale che spazia dal melodramma alla fantascienza, dal pop al naif e dal realismo all&#8217;allegoria, si addentra magistralmente in un ambizioso ritratto della Cina moderna che è anche una riflessione universale sul tempo che passa e sull&#8217;eterno ritorno, descrivendo un mondo che ci sfugge in cui il passato, il presente e il futuro altro non sono che la sovrapposizione dello stesso momento, memoria o presagio che sia.</p>
<p>3. <em><strong>Paterson </strong></em>&#8211; <em>Jim Jarmusch</em></p>
<p>La meraviglia del quotidiano, l&#8217;inestimabilità delle piccole cose, la bellezza sorprendente che si nasconde nella routine: se c&#8217;è un compendio di tutti gli elementi del pensiero e della poetica del più grande cineasta della scena statunitense non allineata contemporanea, questo è sicuramente il quieto e subliminale miracolo di <strong><em>Paterson</em></strong>, fragile e sublime ode alla dolce, democratica consolazione dell&#8217;Arte, un sonetto a rime alterne per l&#8217;uomo comune che è quanto di più vicino alla grazia e alla leggiadria di Ozu.</p>
<p>2. <em><strong>Il figlio di Saul </strong></em>&#8211; <em>László Nemes<br />
</em><br />
Se il cinema in quanto arte figurativa ha bisogno di una soglia oltre cui lo sguardo non deve porsi, se c&#8217;è davvero una questione morale alla base di ciò che si intende raccontare e, soprattutto, su come si decide di farlo e se c&#8217;è un punto in cui l&#8217;immagine deve necessariamente farsi ineffabile e irrappresentabile, allora <em>Il figlio di</em> <em>Saul</em>, sconvolgente squarcio prospettico sull&#8217;Olocausto,<em> </em>non è soltanto un&#8217;opera capitale, imprescindibile e definitiva sul baratro del Novecento, ma un non plus ultra audiovisivo capace di mettere in crisi tutte le nostre certezze di spettatori.</p>
<p>1. <em><strong>Nostalgia della luce</strong></em> / <em><strong>La memoria dell&#8217;acqua </strong></em>&#8211; <em>Patricio Guzmán</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54945" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua.jpg" alt="Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua" width="800" height="450" /></a></p>
<p>Il Cile è un Paese che giace sotto il peso delle proprie ferite, segnato nel corpo e nello spirito, martoriato nella sua assurda, barcollante conformazione idrogeologica e nella concatenazione di violenza che ne compone la Storia, recente o remota che sia.<br />
In un dittico elegiaco antitetico e speculare in cui si passa dall&#8217;aridità del deserto alla vitalità dell&#8217;oceano, dall&#8217;indagine cosmologica con gli occhi rivolti verso il cielo alle infinite memorie del sottosuolo, <strong>Guzmán</strong> realizza l&#8217;affresco lirico e totalizzante di una civiltà “da dispiegare e da riavvolgere”, un documento di sovrumana suggestione che coniuga alla perfezione la missione mnemopolitica del cinema con una fede incrollabile nel potere delle immagini.</p>
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		<title>Donne terribili al cinema: per loro niente mimose</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/03/08/donne-terribili-al-cinema-per-loro-niente-mimose/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 07:21:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bosco]]></category>
		<category><![CDATA[Carolina Tocci]]></category>
		<category><![CDATA[Che fine ha fatto Baby Jane?]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
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		<category><![CDATA[Giornata internazionale della donna]]></category>
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		<category><![CDATA[Qualcuno volò sul nido del cuculo]]></category>
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		<description><![CDATA[Una carrellata di personaggi femminili che vi faranno passare la voglia di festeggiare l'8 marzo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Donne_terribili.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52281" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Donne_terribili.jpg" alt="Donne_terribili" width="650" height="292" /></a></p>
<p>Oggi, 8 marzo, si festeggia la <strong>Giornata internazionale della donna</strong>. Di tutte le donne. Anche di quelle signore terribili viste in tanti film che ci hanno fatto domandare più di una volta: &#8220;E questo sarebbe il gentil sesso?&#8221;. Sicuramente non meritano la mimosa, ma entrano di diritto nel nostro approfondimento. Ora rimane da capire quale di queste nove f<span class="st"><em>emmes terribles</em></span> sia la peggiore. A voi il verdetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FABIO GIUSTI</strong></p>
<p><strong>Sole Finn (Zooey Deschanel), <em>(500) giorni insieme</em> di Mark Webb</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Zooey-Deschanel-500-Days-Of-Summer.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52288" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Zooey-Deschanel-500-Days-Of-Summer.jpg" alt="Zooey-Deschanel-500-Days-Of-Summer" width="600" height="301" /></a><br />
C&#8217;è una <a href="http://www.movielicious.it/2009/11/27/500-giorni-insieme/" target="_blank">Sole Finn</a> nella vita di ogni uomo. Purtroppo.<br />
La più pericolosa perché apparentemente innocua, bella di una bellezza che sopravvalutiamo, spesso obnubilati dal fatto che ascolti la nostra stessa musica o che ci piacciano gli stessi film.<br />
Quella che sposeresti due minuti dopo averla conosciuta ma che ti blocca per anni nelle sabbie mobili del &#8220;per me sei solo un amico&#8221; (la temutissima friendzone) in cui tutti vengono relegati almeno una volta nella vita.<br />
In genere è la stessa che sposa quello che arriva dopo di te esattamente due minuti dopo averlo conosciuto.</p>
<p><strong>Annie Wilkes (Kathy Bates), <em>Misery non deve morire</em> di Rob Reiner</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Misery.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52289" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Misery.jpg" alt="Misery" width="604" height="340" /></a><br />
Idealtipo estremo di stalker quando questo termine non richiamava alla mente null&#8217;altro che un film di Tarkovskij, Annie Wilkes è una tipologia di donna fortunatamente poco facile da incontrare ma, se mai dovesse succedervi di essere vittime di un incidente d&#8217;auto e venire soccorsi da un donnone che afferma di essere la vostra più grande fan e che con lei siete al sicuro, potete già avere un&#8217;idea di cosa sta per succedervi.</p>
<p><strong>Miss Ratched (Louise Fletcher), <em>Qualcuno volò sul nido del cuculo</em> di Milos Forman</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Qualcuno_volo.jpeg"><img class="alignnone wp-image-52290" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Qualcuno_volo.jpeg" alt="Qualcuno_volo" width="600" height="392" /></a><br />
L&#8217;austera infermiera del capolavoro di Forman è l&#8217;incarnazione cinematografica dell&#8217;ordine fine a se stesso che, dietro lo scudo &#8220;istituzionale&#8221; del proprio ruolo, nasconde in realtà la volontà di piegare i pazienti &#8211; considerati come esseri semplicemente inferiori &#8211; per un puro sfoggio di potere.<br />
Qualcuno per caso ha detto &#8220;cielo, è mia moglie&#8221;?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ANDREA BOSCO</strong></p>
<p><strong>Violet Venable (Katharine Hepburn), <em>Improvvisamente l&#8217;estate scorsa</em> di  Joseph L. Mankiewicz</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Improvvisamente_Estate_scorsa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52287" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Improvvisamente_Estate_scorsa.jpg" alt="Improvvisamente_Estate_scorsa" width="608" height="336" /></a><br />
Con la Violet Venable di Tennessee Williams, Mankiewicz ha finalmente l’occasione per elevare il suo cinema della crudeltà oltre i toni della commedia di costume (<em>Lettera a tre mogli</em>, <em>Eva contro Eva</em>) verso il piano nobile della tragedia, allontanandosi dall’ipocrisia delle buone maniere per buttarsi a capofitto nel vortice della psicosi e dell’alienazione.<br />
Quella di <strong>Katharine Hepburn</strong>, mai così perfida, è una sfiorita matriarca confinata nell’Eden artificioso del proprio giardino primordiale, il relitto di una società disposta a tutto pur di mantenere l’apparenza e di fossilizzarsi in una menzogna di cui deve convincere soprattutto se stessa.<br />
E fra pruriti incestuosi, manipolazioni psichiche, internamenti in manicomio e ricatti emotivi, esce l’immagine di una femminilità succube e disturbata, repressiva e cannibale, vittima irrecuperabile del proprio tormento.</p>
<p><strong>Jane e Blanche Hudson (Bette Davis/Joan Crawford), <em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em> di Robert Aldrich</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Baby_Jane.png"><img class="alignnone size-full wp-image-52286" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Baby_Jane.png" alt="Baby_Jane" width="640" height="358" /></a><br />
<em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em> è la galleria degli orrori dello show business, un incubo grandguignolesco e putrescente su ciò che resta di Hollywood e sulla fine della giovinezza che Aldrich spinge alle estreme conseguenze schierando l’una contro l’altra, per la prima e unica volta, le due rivali per eccellenza della Golden Age, coinvolte nel pieno del loro decadimento fisico in un gioco al massacro di insostenibile efferatezza e di grottesca esasperazione.<br />
E andando anche oltre il chiaro sottotesto polemico e la velenosa riflessione sugli effetti del divismo, il film è anche un’angosciante, violentissima disamina della mostruosità femminile, della sua trasfigurazione caricaturale nella nemica di se stessa, di quella fragilità che diventa ferocia e di quell’ambizione che scade nella mania. Di certi aspetti dell’essere donna, insomma.</p>
<p><strong>Ellen Berent Harland (Gene Tierney),<em> Femmina folle</em> di John M. Stahl</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Femmina_folle.jpg"><img class="alignnone wp-image-52285" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Femmina_folle.jpg" alt="Femmina_folle" width="600" height="450" /></a><br />
Il volto più originale dell’ossessione e il lato più oscuro dell’identità del gentil sesso non appartengono però ai volti avvizziti e incorniciati dal bianco e nero delle grandi star che furono, ma allo sfolgorante profilo in Technicolor della venticinquenne <strong>Gene Tierney</strong>, che invece ne Il cielo può attendere e in <em>Vertigine</em> era stata l’emblema dell’innocenza e della purezza.<br />
A dispetto del titolo italiano, la protagonista del melodramma di John M. Stahl è una mente metodica al di là di qualsiasi patologia, pronta a ogni forma di sacrificio e di immolazione – compresa la propria – per conseguire la propria ossessione, una personalità lucida, fredda e irrefrenabile che rappresenta uno dei lati più autenticamente inquietanti e al tempo stesso disarmanti dell’eterno femminino, un dramma della gelosia capace di trascendere tanto l’amore, quanto la morte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CAROLINA TOCCI</strong></p>
<p><strong>Joan Crawford (Faye Dunaway) <em>Mammina Cara</em> di Frank Perry</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Mammina_cara.png"><img class="alignnone size-full wp-image-52282" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Mammina_cara.png" alt="Mammina_cara" width="512" height="288" /></a><br />
Un mostro di crudeltà e di sadismo. Così veniva ritratta l&#8217;attrice Joan Crawford dalla figlia adottiva Christine, autrice del libro da cui è tratto il film, che la dipinge in un modo talmente negativo da sfociare nel caricaturale in più di un&#8217;occasione. Che Christine abbia calcato un po&#8217; troppo la mano dopo essere stata diseredata dalla sua madre adottiva o no, la Crawford nevrotica, paranoica e alcolizzata interpretata da una superba <strong>Faye Dunaway</strong> entra di diritto a far parte del club delle donne più terrificanti del cinema.</p>
<p><strong>Amy (Rosamund Pike) <em>L&#8217;amore bugiardo &#8211; Gone Girl</em> di David Fincher</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Gone_Girl.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52283" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Gone_Girl.jpg" alt="Gone_Girl" width="612" height="380" /></a><br />
La parabola del deterioramento di un matrimonio raccontata da David Fincher passa attraverso l&#8217;analisi e la scomposizione di una delle femme fatale più inquietanti del cinema contemporaneo. L'&#8221;Amazing Amy&#8221; interpretata da <strong><a href="http://www.movielicious.it/2014/12/13/lamore-bugiardo-gone-girl/" target="_blank">Rosamund Pike</a></strong> è una spietata mantide, vittima e prigioniera dell&#8217;immagine falsa e mitica di sé, in un mondo in cui il consenso e l’approvazione contano più dei fatti.</p>
<p><strong>Laura (Scarlett Johansson) <em>Under the Skin</em> di Jonathan Glazer</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/under_the_skin_foto_03.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52284" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/under_the_skin_foto_03.jpg" alt="under_the_skin_foto_03" width="655" height="384" /></a><br />
Il bizzarro, estremo e controverso film di<strong> Jonathan Glazer</strong> che scandaglia temi quali incontro e alterità ha il suo fil rouge nell&#8217;esperienza terrestre della bellissima aliena interpretata da <strong><a href="http://www.movielicious.it/2013/09/04/venezia-70-day-7/" target="_blank">Scarlett Johansson</a></strong> che adesca maschi umani per permettere alla propria specie di cibarsene. Laura in realtà non è una &#8220;cattiva&#8221; a tutti gli effetti, uccide per necessità e al contempo incarna l&#8217;emblema del cinismo alla base di molti rapporti umani. Morale: se vedete la Johansson a fare l&#8217;autostop sul ciglio di una strada, tirate via dritti e non vi fermate!</p>
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