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	<title>Movielicious &#187; Discorso</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Valeria Bruni Tedeschi e il suo folle, meraviglioso discorso ai David 2017</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Mar 2017 08:18:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[David 2017]]></category>
		<category><![CDATA[David di Donatello]]></category>
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		<category><![CDATA[La pazza gioia]]></category>
		<category><![CDATA[Valeria Bruni Tedeschi]]></category>

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		<description><![CDATA[I ringraziamenti dell'attrice tra le lacrime: dalla Magnani a De Andrè, dall'amica dell'asilo agli uomini]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/david-di-donatello-valeria-bruni-tedeschi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55753" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/david-di-donatello-valeria-bruni-tedeschi.jpg" alt="david-di-donatello-valeria-bruni-tedeschi" width="980" height="571" /></a></p>
<p>Ne ha avuto davvero per tutti, <strong>Valeria Bruni Tedeschi</strong>, che ieri sera è salita sul palco dei <strong><a href="http://www.movielicious.it/2017/03/27/david-di-donatello-2017-i-vincitori/" target="_blank">David di Donatello</a></strong> visibilmente commossa per ritirare il premio come Migliore attrice per <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/05/18/la-pazza-gioia-recensione/" target="_blank">La pazza gioia</a></strong></em>. Nonostante sia alla quarta statuetta l&#8217;attrice torinese ha emozionato tutti con il suo mix di lacrime e risate e quei tanti fogli tenuti in mano per essere certa di non dimenticarsi di nessuno, a dispetto di quei ridicoli 45 secondi di tempo a disposizione di ogni vincitore per i ringraziamenti.</p>
<p>Si scusa con i presenti e chiede aiuto alla sua compagna di set <strong>Micaela Ramazzotti</strong>, anche lei candidata, che sale sul palco per spalleggiarla.</p>
<p><iframe class="rep-video-embed" src="http://video.repubblica.it/embed/spettacoli-e-cultura/david-il-discorso-di-valeria-grazie-alla-psicanalista-e-all-amica-della-focaccia/271625/272125&amp;width=570&amp;height=321" width="570" height="321" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>«<em>Ringrazio <strong>Franco Basaglia</strong>, che cambiò radicalmente l&#8217;approccio della malattia mentale in Italia. <strong>Paolo Virzì</strong>, che mi guarda da anni con tenerezza, allegria e senza paura. Ringrazio la mia amica Barbara, che mi propose ufficialmente la sua amicizia il primo giorno di asilo e mi dette un po&#8217; della sua focaccia facendomi sentire magicamente non più sola. Ringrazio poi i miei amici, le mie amiche senza i quali non potrei vivere. Il mio povero psicoanalista. Ringrazio Leopardi, Ungaretti, Pavese ma soprattutto <span class="st"><strong>Natalia Ginzburg</strong>, </span>i cui libri mi illuminano e mi consolano</em>». E poi ancora: <strong>Anna Magnani</strong> e <strong>De Andrè</strong>, la madre, la sorella, la zia e quel suo personaggio del film «<em>meraviglioso triste buffo, e tutti i registi che mi hanno accolto nei paesi della loro fantasia, e in anticipo quelli che forse mi accoglieranno ancora permettendomi di vivere questa vita parallela che è il cinema</em>. <em>Ringrazio gli uomini che mi hanno amata, che ho amato e anche quelli che mi hanno abbandonata</em>,<em> perché mi sento fatta di tutti loro, ed è a loro che mi racconto. Ringrazio gli sconosciuti che mi fecero un sorriso, un gesto, ma nei giorni più bui. Ringrazio i miei due meravigliosi bambini. Ecco. E grazie a voi. Scusate</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sorrentino goes to Hollywood</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2014 13:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Acceptance speech]]></category>
		<category><![CDATA[Discorso]]></category>
		<category><![CDATA[Jep Gambardella]]></category>
		<category><![CDATA[La grande bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[MIglior Film Straniero]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar 2014]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[Toni Servillo]]></category>

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		<description><![CDATA[E sul palco degli Oscar pronuncia il discorso che non avremmo mai voluto ascoltare.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/paolo-sorrentino.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-35471" title="paolo-sorrentino" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/paolo-sorrentino.jpeg" alt="" width="460" height="276" /></a></p>
<p>Sapete tutti che ieri notte a Los Angeles, durante l&#8217;<a href="http://www.movielicious.it/2014/03/03/oscar-2014-tutti-i-vincitori/">86° Notte degli Oscar</a>, <em><strong>La grande bellezza </strong></em>di <strong>Paolo Sorrentino</strong> è stato premiato con il riconoscimento al <strong>Miglir Film Straniero</strong>. Lo sapete anche se non ve ne importava niente, perché quando un film italiano vince un Oscar è un po&#8217; come se vincesse i mondiali di calcio: tutti devono sapere, ad ogni costo. E forse è giusto che sia così. Già prima dell&#8217;assegnazione, giornali e telegiornali non parlavano d&#8217;altro. Non degli Oscar, ma del fatto che quest&#8217;anno, in corsa per la statuetta, ci fosse un cavallo italiano, trlasciando tutto il resto. E oggi, a cose fatte, la situazione non è cambiata: tutti i pezzi usciti su quotidiani nazionali, nel titolo, hanno un richiamo a La grande bellezza. Corriere della Sera: &#8220;<em>È Grande Bellezza a Hollywood Paolo Sorrentino vince l’Oscar</em>&#8220;; Repubblica: &#8220;<em>Oscar, trionfo Italia: vince La grande bellezza Sorrentino ringrazia Fellini e Maradona</em>&#8220;; La Stampa: &#8220;<em>La grande bellezza trionfa agli Oscar. Sorrentino ringrazia Fellini e Maradona</em>&#8220;; Il Fatto Quotidiano: &#8220;<em>Oscar 2014, La Grande Bellezza trionfa. Sorrentino come Fellini 50 anni dopo</em>&#8220;. E questi sono solo alcuni. Non che ci sia nulla di male nel salutare un trionfo italiano, soprattutto in un momento difficile come quello che attraversiamo, come paese e come popolo. Ma c&#8217;è un aspetto molto irritante in questa esplosione di gioia a tutto tondo che i media ci incitano a provare ineluttabilmente e che sta rimbalzando da un capo all&#8217;altro del mondo: il discorso che Paolo Sorrentino ha rivolto alla platea del Dolby Theatre, il cosiddetto &#8220;acceptance speech&#8221; che i vincitori sono invitati a pronunciare.</p>
<p>E al regista partenopeo è andata anche male, perché ieri sera di discorsi toccanti ce ne sono stati diversi, da quello singhiozzato da un&#8217;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=fluQ6iyy85g">emozionatissima Lupita Nyong&#8217;o</a> è a quello più consapevole ma non meno commovente di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0vBu-x8TOoA">Jared Leto</a>, per non parlare dei ringraziamenti pronuciati da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=s58IWv-pY2Q">Cate Blanchett</a> o da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=deNAilnDY4I">MatthewMcConaughey</a>. Insomma, non la solita pappa preparata sul genere: &#8220;ringrazio la mia famiglia, gli amici e tutti i colleghi&#8221;. C&#8217;era del contenuto in quello che hanno detto, c&#8217;era professionalità, cognizione della propria condizione di artisti che si trovano su quel palco per aver contribuito a dar vita a qualcosa di bello, che fosse un&#8217;interpretazione, una sceneggiatura,  dei costumi o degli effetti speciali.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/oBRIawLnF4o?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/oBRIawLnF4o?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Dopo un Golden Globe vinto più di un mese fa, i vari altri riconoscimenti internazionali recentemente ottenuti da <em>La grande bellezza</em> e un Oscar che per i media già troneggiava sul caminetto di casa Sorrentino da giorni, ci aspettavamo che due parole di inglese il regista riuscisse a pronunciarle. E invece il suo discorso, oltre a non essere stato particolarmente originale o significativo, sembrava quello di un bambino delle elementari, sia per contenuti che per conoscenza della lingua. Ma come, il tuo film è tra i cinque finalisti candidati all&#8217;Oscar e sai anche che probabilmente, quel premio, te lo porterai a casa, ma perché non dedicare un po&#8217; di tempo a buttar giù due righe un pizzico più sentite di quel &#8220;<strong>tenchiu tu mai sorses of ispiréscion Federico Fellini, Martin Scorsese, Talking Heads e Diego Armando Maradona</strong>&#8220;?</p>
<p>Non siamo più negli anni Sessanta e un italiano che va a ritirare un Oscar e che fa un simile discorso, non è più buffo, né tantomeno divertente. Solo ridicolo. E non venitemi a dire che è stata l&#8217;emozione, perché Sorrentino non era emozionato, anzi: per essere uno che andava a ritirare un Oscar era fin troppo sereno. Ma soprattutto, vi siete chiesti come mai tutti gli stranieri che ieri sera si sono avvicendati sul palco dell&#8217;Academy (messicani, kenyoti, francesi&#8230; ) parlavano un inglese nettamente migliore di quello sfoderato dal regista napoletano?</p>
<p>E poi c&#8217;è l&#8217;aspetto peggiore: il pubblico, sia quello italiano che quello internazionale, che continua a giustificare simili atteggiamenti. Un po&#8217; come dire che tanto, da un italiano, mica ti puoi aspettare un discorso in inglese complesso e articolato. Insomma spaghetti, pizza, mandolino, la new entry Maradona e ogni tanto un film che valica i confini nazionali, metre il suo autore, almeno in questo caso, pare abbia tutta l&#8217;intenzione di rimanere con i piedi ben incementati nel Belpaese. E forse a spiccare il volo, non ci pensa affatto. Così quel &#8220;tenchiu tu mai sorses of ispiréscion&#8221; e bla bla bla, non può che essere  l&#8217;emblema di una società raffazzonata e decadente, una società non poi così diversa dalla Roma appassita in cui Jep Gambardella è re.</p>
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