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	<title>Movielicious &#187; Fabrizio Gifuni</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Fai bei sogni</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/11/09/fai-bei-sogni-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2016 08:38:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Gifuni]]></category>
		<category><![CDATA[Fai bei sogni]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bellocchio]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Gramellini]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Herlitzka]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Mastrandrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco Bellocchio dirige Valerio Mastandrea nell'adattamento del romanzo di Massimo Gramellini.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2016)<br />
Uscita: 10 novembre 2016<br />
Regia: Marco Bellocchio<br />
Con: Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Guido Caprino, Miriam Leone<br />
Durata: 2 ore e 14 minuti<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/fai-bei-sogni-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54515" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/fai-bei-sogni-2.jpg" alt="fai-bei-sogni-2" width="650" height="370" /></a></p>
<p><em><strong>Fai bei sogni</strong> </em>è il singolare punto d’incontro tra due poetiche apparentemente in antitesi come quelle di <strong>Marco</strong> <strong>Bellocchio</strong> e <strong>Massimo Gramellini</strong>.<br />
Da un lato abbiamo un cinema tutto costruito sull’astrazione, fatto di ellissi concettuali e, più in generale, di un processo di costante raffreddamento di qualsivoglia materiale emotivo. Dall’altro c’è invece una prosa che tende  ad amplificare l’elemento emotivo, fino a farlo spesso deflagrare in retorica.<br />
In pratica un brano dei Queen rifatto da Lou Reed.<br />
E, sebbene questo connubio forzato si risolva comunque in un film imperfetto, è comunque interessante notare come gli eccessi di entrambe le parti ne risultino stemperati.Succede infatti che, dopo aver raggiunto il proprio zenit sperimentale con <em>Sangue del mio sangue</em>, Bellocchio  rientri nei ranghi del cinema narrativo e, di rimando, che il romanzo autobiografico di Gramellini ne esca epurato dei picchi più fastidiosi di quella lacrimevole verve che lo ha comunque aiutato a diventare un best seller. La storia è, come è noto, quella di Massimo (<strong>Valerio Mastrandrea</strong>) che, dopo un’infanzia solitaria e un’adolescenza difficile, diventa un giornalista affermato pur continuando a convivere con il ricordo lacerante della madre scomparsa, nonché con il senso di mistero che aleggia intorno alla sua morte. Fino al giorno in cui una scoperta improvvisa cambia radicalmente il senso di quel lutto.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/FaiBeiSogni_1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54516" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/FaiBeiSogni_1-1024x683.jpg" alt="FaiBeiSogni_1" width="1024" height="683" /></a></p>
<p>Opera basata interamente sui vuoti, <em><strong>Fai bei sogni </strong></em> parte dal rumore assordante di un’assenza quasi impossibile da metabolizzare perché mai compresa del tutto. Il vuoto per certi versi si fa anche stilistico e, in ottemperanza con la sua natura di lavoro su commissione, vengono a mancare proprio i segni più connotanti della cifra di Bellocchio. Certo, rimane la fotografia livida di <strong>Daniele Ciprì</strong> e l’utilizzo borroughsiano di un montaggio che utilizza scampoli di audiovisivo d’epoca in maniera fortemente diegetica, come del resto già fatto con i cinegiornali del periodo fascista nello straordinario <em>Vincere</em>. Le immagini televisive di Belfagor e Nosferatu sono in tal senso la proiezione delle peggiori paure del Massimo bambino che, di fronte alla più atroce delle perdite, si trasformano gradualmente da mostri cattivi in compagni di gioco, così come i tuffi di Giorgio Cagnotto alle Olimpiadi del ’70 suggeriscono in maniera incontrovertibile il senso della caduta verticale, centrale nel dramma del protagonista e nella sua epifania tardiva.<br />
Per il resto si tratta però di uno dei film meno personali dell’autore pur ponendosi – ma in maniera del tutto casuale – come ideale appendice del suo ormai lontano esordio I pugni in tasca. Ci si sposta infatti da un figlio matricida a uno orfano che, liberandosi finalmente del ricordo di una madre adorata oltre ogni misura, in qualche modo ne uccide lo spettro e si concede così la possibilità di rinascere. O almeno di provarci.</p>
<p>Non c’è dubbio che una matrice letteraria così forte lavori quasi in direzione contraria all’usuale iconoclastia di Bellocchio che, nell’impossibilità di deragliare dalla traccia narrativa, sembra affidarsi in modo particolare a due personaggi secondari per imprimere la propria firma sull’opera.<br />
Il primo è un magnate dell’industria corrotto – ispirato a Raul Gardini e magnificamente interpretato da <strong>Fabrizio Gifuni</strong> – che togliendosi la vita dinanzi al protagonista incredulo, di fatto apre una prima crepa nello spesso muro di anaffettività innalzato da quest’ultimo negli anni.<br />
L’altro è invece un fumoso sacerdote (<strong>Roberto Herlitzka</strong>) attraverso il quale il regista ribadisce, a quindici anni da <em>L’ora di religione</em>, la sua idea di Chiesa come fondamentalmente incapace di rispondere alle domande esistenziali più gravose. Nel complesso resta l’impressione di un’opera profondamente irrisolta, indecisa tra il limitarsi a raccontare un dolore o invece perdersi tra tutto quello che gli gira intorno impedendogli di sfociare in pianto.<br />
E la certezza che una durata minore (due ore e un quarto sono oggettivamente troppe) avrebbe senz’altro aiutato la fruizione, soprattutto in virtù dell’ampio bacino di lettori del libro al quale il film, presumibilmente, è indirizzato.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Noi 4</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/03/19/noi-4/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2014 18:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[David Di Benedetti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Gifuni]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Bracci Testasecca]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Bruni]]></category>
		<category><![CDATA[Ksenija Rappoport]]></category>
		<category><![CDATA[Lucrezia Guidone]]></category>
		<category><![CDATA[Noi 4]]></category>

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		<description><![CDATA[Il regista di Scialla!, al suo secondo film, si concentra sui legami familiari. Ma centra l'obiettivo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2014)<br />
Uscita: 20 marzo 2014<br />
Regia: Francesco Bruni<br />
Con: Ksenija Rappoport, Fabrizio Gifuni, Lucrezia Guidone<br />
Durata: 1 ora e 30 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/noi-4.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-35812" title="noi-4" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/noi-4.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>È una calda e assolata giornata di giugno a Roma, e il piccolo Giacomo (<strong>Francesco Bracci Testasecca</strong>) deve affrontare una delle prove più importanti della sua vita, almeno fino ad ora: gli esami di terza media. Intorno a questo importante appuntamento si muovono freneticamente anche gli altri membri della sua scombinata famiglia, divisasi in seguito alla separazione dei genitori: la sorella Emma (<strong>Lucrezia Guidone</strong>), aspirante attrice al Teatro Valle Occupato, la madre Lara (<strong>Ksenija Rappoport</strong>), ingegnere impiegata negli scavi per la nuova linea della metropolitana e ormai dedita anima e corpo solo ai suoi figli e alla sua professione, e il padre Ettore (<strong>Fabrizio Gifuni</strong>), artista senza aspirazioni né un soldo in tasca. Saranno proprio gli esami del piccolo Giacomo l’evento che permetterà ai quattro di ritrovare quell’unità perduta che, in fondo, nessuno di loro ha mai dimenticato.</p>
<p><strong>Francesco Bruni</strong> torna per la seconda volta dietro la macchina da presa dopo il suo felice esordio da regista con<em><strong> Scialla! </strong></em>nel 2011 (il film che ha lanciato il giovanissimo Filippo Scicchitano nel panorama cinematografico italiano), e dopo aver realizzato nelle vesti di sceneggiatore <a href="http://www.movielicious.it/2014/01/07/il-capitale-umano/"><em>Il capitale umano</em></a>, sua ennesima (e come sempre riuscitissima) collaborazione con Paolo Virzì.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/noi-4_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-35813" title="noi-4_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/noi-4_2.jpg" alt="" width="499" height="282" /></a></p>
<p><strong><em>Noi 4</em></strong> appare sin da subito come un progetto ben più ambizioso di <em>Scialla!</em>, soprattutto da un punto di vista registico, visto che le vicende dei quattro personaggi (che si passano a giro le redini della narrazione), si svolgono tutte in un solo giorno. A differenza di<em> Scialla!</em>, però, in <em>Noi 4</em> sembra mancare il giusto connubio tra ironia e contenuto (narrativo, emozionale e culturale) che faceva del film precedente un’opera prima ben più memorabile, grazie anche all’apporto di un perfetto Fabrizio Bentivoglio.</p>
<p>Il film sembra soffra, inoltre, dell’incostanza nella performance degli attori protagonisti, resi goffi e a tratti macchiettistici da una sceneggiatura sottotono, che riduce <em>Noi 4</em> ad essere poco più di un quadretto familiare piuttosto banale e pieno di buoni sentimenti, la cui cornice è costruita luoghi più consueti di Roma (Trastevere, il Colosseo, Piazza Vittorio). Nonostante le ottime premesse da cui il film partiva per offrire al pubblico una trattazione più profonda e attenta di un argomento che, a detta dello stesso Bruni, non è rappresentata con equilibrio da parte dei cineasti italiani, il suo film rimane è un’opera che delude le aspettative, risolvendosi in una trattazione banale che lascia lo spettatore, più vuoto di quanto non lo fosse prima di entrare in sala.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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		<title>Il capitale umano</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/01/07/il-capitale-umano/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2014 14:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Il fascino (in)discreto della borghesia secondo Virzì, nel suo lavoro più cupo e completo. La nostra]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2013)<br />
Uscita: 09 gennaio 2014<br />
Regia: Paolo Virzì<br />
Con: Fabrizio Bentivoglio, Fabrizio Gifuni, Valeria Bruni Tedeschi<br />
Durata: 1 ora e 49 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/il-capitale-umano.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34026" title="il-capitale-umano" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/il-capitale-umano.jpg" alt="" width="500" height="337" /></a></p>
<p>Qual è il prezzo in denaro della la vita di un uomo?<br />
Il nuovo film di Paolo Virzì sembra ruotare tutto attorno a questa domanda e alle amarissime risposte che l&#8217;autore livornese trova, adattando per il grande schermo l&#8217;omonimo romanzo di Stephen Amidon.<br />
In uno qualsiasi di quei paesi della Brianza col suffisso in -ate e il mito del self-made man all&#8217;italiana, la collisione tra Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), titolare di un&#8217;agenzia immobiliare sull&#8217;orlo del fallimento e il magnate della finanza &#8220;creativa&#8221; Carlo Bernaschi (Fabrizio Gifuni) dà il la a una fiera delle mediocrità che descrive in maniera perfetta la miseria umana e le derive morali che affliggono i nostri tempi.<br />
A fare da (pessimo) corollario umano a questi due archetipici capifamiglia troviamo le loro rispettive mogli, Roberta (Valeria Golino) e Carla (Valeria Bruni Tedeschi) che, in modi del tutto antitetici, hanno trovato una personale via per la sopravvivenza nell&#8217;imporsi di vedere solo una parte di ciò che le circonda. E due figli adolescenti (reale trait d&#8217;union tra le famiglie) che, seppure all&#8217;apparenza innocenti, saranno condannati a portare il peso delle scelte paterne per il resto della vita.<br />
Il tutto si consuma nei giorni che precedono il Natale con, sullo sfondo, un&#8217;indagine investigativa tesa a identificare il pirata della strada colpevole dell&#8217;investimento di un ciclista.</p>
<p>Accantonati i toni intimisti di <a href="http://www.movielicious.it/2012/10/08/tutti-i-santi-giorni/"><em>Tutti i santi giorni</em></a> e messa in stand by qualsiasi forma di goliardia toscana, Virzì si scopre una vena più caustica e ci mostra come la linea di demarcazione tra mostri e normali sia spesso molto più sottile di quanto non si creda.<br />
Il risultato è una sorta di contraltare nordico della cialtroneria romana mostrata in <em>Tutta la vita davanti</em>, spogliata però dell&#8217;ironia che, in quel caso, contribuiva a smussarne gli spigoli.Qui infatti non c&#8217;è più spa zio per la risata. Al limite si può sorridere, ma a denti strettissimi.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/il-capitale-umano-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34027" title="il-capitale-umano-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/il-capitale-umano-2.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>C&#8217;è un inedito respiro internazionale che abita la plumbea cattiveria de <em>Il capitale umano</em>, eredità senz&#8217;altro della matrice letteraria, ma anche frutto della volontà di Virzì di smarcarsi in maniera decisa da tutti i modelli a cui è stato progressivamente accostato nel corso della sua carriera.<br />
Non c&#8217;è traccia infatti né dei <em>Parenti Serpenti </em>di monicelliana memoria né dei <em>Mostri </em>di Risi in questo nerissimo psicothriller sociale, mentre è più al <em>Fargo</em> dei fratelli Coen che il regista toscano sembra volgere lo sguardo o, per rendere meglio l&#8217;idea, a un&#8217;ideale versione brianzola di <em>Magnolia</em> di P.T. Anderson.<br />
Con l&#8217;aiuto alla scrittura dei suoi sodali Francesco Bruni e Francesco Piccolo, Paolo Virzì approccia la Brianza da straniero, come se fosse il Connecticut del libro di Amidon e così, privo delle usuali coordinate geografiche e umane, firma il suo film più bello e completo, anche grazie a un cast eccezionale che, al netto di una sceneggiatura serrata e davvero ben scritta, rende Il capitale umano un esempio di recitazione altissima.</p>
<p>Mentre Bentivoglio, lavorando sugli eccessi, costruisce un personaggio estremamente complesso, maschera grottesca e rappresentazione magistrale di ciò che oggi è da intendersi come &#8220;mostro&#8221;, Fabrizio Gifuni dà libero sfogo ai suoi istinti più bassi e, lasciandosi alle spalle un curriculum di ruoli ben più edificanti, incarna il lato oscuro della Milano dell&#8217;alta finanza. Non si salva nessuno in questo amaro apologo dell&#8217;Italia di oggi; né i giovani, viziati e resi insensibili dalla vacuità borghese dei modelli genitoriali, né le donne, complici in quanto cieche di fronte agli errori dei loro compagni.<br />
Non si salva nemmeno l&#8217;intellighenzia di sinistra (un sempre bravo Luigi Lo Cascio in un ruolo minore) pronta a svendersi, senza neanche pensarci troppo, per un posticino al sole accanto ai potenti.</p>
<p>Il quadro umano che ne esce è impietoso. E fa male perché è pericolosamente simile alla realtà.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
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		<title>Il capitale umano, incontro con Paolo Virzì e il cast</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Dec 2013 10:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Insuccessi umani e finanziari si intrecciano sapientemente in un thriller sul valore dell'individuo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/il-capitale-umano.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33943" title="il-capitale-umano" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/il-capitale-umano.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Il nuovo film di  Paolo Virzì, nelle sale dal 9 gennaio distribuito in 400 copie da 01 Distribution, rappresenta per l&#8217;autore livornese una svolta piuttosto radicale rispetto ai suoi lavori precedenti.<br />
Tratto dal romanzo omonimo dello scrittore americano ed ex critico cinematografico Stephen Amidon, anch&#8217;egli presente in conferenza stampa, <em>Il capitale umano</em> &#8211; per chi scrive, il più bel film mai realizzato da Virzì &#8211; è una sorta di strano thriller psico-sociale ambientato in Brianza (nel libro era il Connecticut) in cui le vite di due famiglie si intrecciano a doppio nodo attorno alle indagini della polizia sul responsabile di un incidente automobilistico.<br />
Oltre al regista e allo scrittore erano presenti alla conferenza stampa romana di presentazione tutti i membri del formidabile cast: Fabrizio Gifuni, la bellissima Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Bentivoglio, Luigi Lo Cascio e Valeria Golino.</p>
<p><strong>Paolo Virzì, questo film rappresenta un cambiamento stilistico importante per te e, allo stesso modo,  partendo da un romanzo così tipicamente americano, ti ha permesso di descrivere la crisi del nostro Paese in maniera così impietosa.</strong></p>
<p><em>Quello che mi premeva principalmente era far emergere le questioni del Paese senza proclami o eccessiva enfasi, attraverso un romanzo appassionante che avesse al suo interno un forte elemento di thriller. In questo modo indaghiamo sulla natura dei personaggi raccontati, sulle loro miserie e sulle speranze di facili arricchimenti attraverso la finanza nello stesso modo in cui, nel film, la polizia indaga sul colpevole dell&#8217;incidente.</em></p>
<p><strong>Quanto è diverso questo film dagli esordi de La bella vita?</strong></p>
<p><em>Quello che citi in realtà era un altro film piuttosto cupo, in cui cercavo di descrivere la disperazione. Ciò che è cambiato negli anni è la tecnica, all&#8217;epoca piuttosto grezza. Ricordo che mi limitavo a dire al direttore della fotografia &#8220;questo personaggio lo voglio più piccolo, questo grande&#8221;, mentre adesso io e i miei collaboratori abbiamo raggiunto una conoscenza degli strumenti tecnici più completa e  raffinata, che spero di noti.<br />
Per Il capitale umano ricercavamo dei paesaggi &#8220;esotici&#8221; &#8211; per me che vengo da Livorno la Brianza non è dissimile dal Connecticut del romanzo &#8211; e lo humour nero tipico di certa narrativa ebraica americana, oltre che le suggestioni del cinema di Chabrol. Sentivo di voler esplorare qualcosa di nuovo che il puzzle descritto nel romanzo di Stephen (Amidon) mi permetteva di fare alla perfezione.</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/il-capitale-umano-cast.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33946" title="il-capitale-umano-cast" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/il-capitale-umano-cast.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><br />
<strong>Sei stato più volte descritto come l&#8217;erede di Dino Risi. Questo film rappresenta un po&#8217; la tua virata verso <em>I Mostri</em>?</strong></p>
<p><em>Innanzitutto I Mostri era un film sostanzialmente comico e questo no. Se da un lato apprezzo sempre il paragone con certi classici del cinema italiano, è anche vero che negli anni ho cercato di sporcare certi modelli guardando avanti, cercando la mia strada per un cinema che guardasse più al futuro che non al passato.<br />
</em><br />
<strong>Una domanda all&#8217;autore del libro, Stephen Amidon: Cosa ne pensa del film?<br />
</strong></p>
<p><em>Prima di tutto voglio sottolineare quanto io ami questo film. Sono rimasto stupito da quanto fosse ben fatto. Le mie influenze come scrittore sono principalmente cinematografiche, per cui è stato bello vedere come quelle suggestioni, una volta trasferite nel romanzo, venissero nuovamente trasformate in linguaggio per immagini.<br />
Quello che mi ha stupito di più è stato il lavoro degli sceneggiatori (oltre a Virzì hanno scritto il film Francesco Bruni e Francesco Piccolo) sulla complessità di un libro che, per la sua stesura, mi ha preso quattro anni di vita e a volte ho avuto quasi l&#8217;impressione potesse uccidermi e come siano riusciti a risolverla in maniera così brillante sullo schermo.</em><br />
<strong>E ora gli attori. Come vi siete approcciati a dei personaggi così complessi e, in parte, anche sgradevoli?<br />
</strong><br />
<strong>Bruni Tedeschi</strong>: <em>Io parto sempre ponendomi delle domande sulla realtà del personaggio e sui suoi dissidi interiori e poi lascio che questi dissidi esplodano, in maniera naturale, direttamente sul set.<br />
La mia ricerca si basa essenzialmente su questa guerra interiore del personaggio.<br />
</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/golino.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33944" title="golino" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/golino.jpg" alt="" width="279" height="393" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/bruni-tedeschi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33945" title="bruni-tedeschi" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/bruni-tedeschi.jpg" alt="" width="261" height="393" /></a></p>
<p><em><strong>Golino</strong>: <em>Per me il </em>punto </em><em>centrale era capire il perché una donna così positiva potesse stare con uomo come Dino (lo squallido personaggio interpretato da Fabrizio Bentivoglio). Dovevo trovare in me delle motivazioni che le permettessero di non vedere il marcio che Dino tira fuori nella storia.<br />
Poi devo dire che è stato molto bello lavorare con amici come Fabrizio Gifuni e col mio ex fidanzato (ride, indicando Bentivoglio). Per certi versi è più difficile, ma molto più appagante.<br />
E con Paolo era da tanto tempo che desideravo lavorare. </em></p>
<p><strong>Bentivoglio</strong>: <em>Alla base del personaggio di Dino  c&#8217;è la consapevolezza che esiste un confine piuttosto sottile tra umano e disumano e che, a volte, questo si superi con estrema facilità e di come questo confine vada invece sorvegliato. Il mio personaggio fa paura perché non è lontano dalla realtà, anzi è &#8220;smisuratamente&#8221; normale.<br />
</em><br />
<strong> Gifuni</strong>: <em>Per la prima volta nell&#8217;arco della mia esperienza cinematografica mi sono divertito a tratteggiare un ruolo assolutamente negativo, cercando do aggiungere, rispetto al lavoro già perfetto degli sceneggiatori, un pizzico di violenza in più. E&#8217; qualcosa che se in teatro mi capita di fare spesso, al cinema non era ancora mai accaduto.<br />
</em></p>
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		<title>Romanzo di una strage</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 12:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Fabrizio Gifuni]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Chiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Tullio Giordana]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfrancesco Favino]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo di una strage]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Mastandrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle pagine più dolorose e trascurate della nostra storia raccontate con lucidità e rigore.
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, 2012)<br />
Uscita: 30 marzo 2012<br />
Regia: Marco Tullio Giordana<br />
Con: Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Fabrizio Gifuni<br />
Durata: 2 ore e 9 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/romanzo-di-una-strage-open.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-25946" title="romanzo-di-una-strage-open" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/romanzo-di-una-strage-open.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>A quattro anni da <em>Sanguepazzo</em>, Marco Tullio Giordana torna a raccontare una delle vicende più scomode della storia recente del nostro paese: l&#8217;attentato di piazza Fontana. Milano, 12 dicembre del &#8217;69: alle 16:37 la filiale della Banca Nazionale dell&#8217;Agricoltura con sede nella centralissima piazza Fontana è ancora piena di gente quando viene rasa al suolo in seguito all&#8217;esplosione di una valigetta contenente sette chili di tritolo. Muoiono diciassette persone e altre ottantotto rimangono gravemente ferite. Nello stesso momento, a Roma scoppiano altre tre bombe e un altro ordigno viene trovato inesploso a Milano. È evidente che si tratta di un piano eversivo. La Questura di Milano punta il dito verso gli anarchici, ma poi verranno additati come colpevoli anche nazisti, fascisti ed esponenti dei servizi segreti. Accomunati sul banco degli imputati, verranno assolti tutti. Secondo la giustizia italiana, dunque, non ci sono colpevoli. O comunque, anche se nell&#8217; ultima sentenza sono stati giudicati responsabili per aver commesso il fatto gli ordinovisti veneti Giovanni Ventura e Franco Freda, non hanno potuto condannarli perché assolti più di vent’anni prima per insufficienza di prove.</p>
<p>Era necessario che qualcuno traducesse in immagini quanto accaduto quel pomeriggio di quarantatré anni fa, ed era necessario che a farlo fosse qualcuno come Giordana, che è riuscito a portare al cinema i casi più controversi della storia italiana (dalle vicende dell&#8217;anarchico siciliano Peppino Impastato al delitto di Pasolini) e a raccontare quella manciata di anni ideologicamente così impegnativi come furono i Settanta. La strage di piazza Fontana rappresenta di fatto l&#8217;inizio della lunga stagione di attentati e di violenze perpetrate durante gli anni di piombo, l&#8217;incipit di quella drammatica concatenazione di eventi dietro i quali va ricercato un complesso meccanismo di controllo e di condizionamento dell&#8217;attività politica italiana che risponde al nome di strategia della tensione. E il ripercorrerla attraverso questo film-inchiesta che mescola il suggestivo materiale di repertorio in bianco e nero alle scene girate dal regista milanese, rievoca quel senso di incredulità e disorientamento che ha insanabilmente scosso il Belpaese quel lontano 12 dicembre del 1969. Attraverso un linguaggio schietto e diretto, abile nel non perdersi in troppe chiacchiere, Giordana porta sullo schermo ombre, luci e penombre di questa buia e scomoda pagina della nostra storia recente, ispirandosi al libro <em>Il segreto di Piazza Fontana</em> di Paolo Cucchiarelli. Aiutato dagli sceneggiatori Sandro Petraglia e Stefano Rulli e da un validissimo cast (Valerio Mastandrea è Luigi Calabresi, Pierfrancesco Favino è Giuseppe Pinelli, Laura Chiatti è Gemma Capra, Fabrizio Gifuni è Aldo Moro), l&#8217;autore considerato a tutti gli effetti l&#8217;erede di Francesco Rosi, sferra il suo massiccio colpo mirando a scuotere le coscienze collettive. E ci riesce.</p>
<p>Come fonte di ispirazione, un articolo di Pier Paolo Pasolini apparso sul <em>Corriere della Sera </em>il 14 novembre del &#8217;74: <em>Cos&#8217;è questo golpe? Il romanzo delle stragi</em>, uno di quei memorabili scritti corsari in cui l&#8217;autore enunciava a chiare lettere: &#8220;Io so, ma non ho le prove&#8221;. Giordana invece le prove le ha, ora che sono passati tanti anni, e le mette in campo tutte, ricostruendo la propria verità sull&#8217;attentato. &#8220;Un film rivolto ai ragazzi, a chi non sa nulla e a chi non conosce i fatti. Un capitolo doveroso, rimosso dalla storia del nostro Paese&#8221; ha detto il regista parlando del suo film, anche se non risulta facile, per chi non abbia almeno un&#8217;infarinatura generale su quanto accaduto in quel periodo, districarsi tra i molti personaggi che appaiono sullo schermo e incasellarli per bene all&#8217;interno della vicenda. Rimane difficile da comprendere anche il motivo per cui alla fine della pellicola il messaggio che passa è che si sappia poco o niente su chi abbia fisicamente preso parte alla strage mentre, anche se non ci sono stati dei condannati, dalle sentenze sono emersi i nomi dei colpevoli. Una scelta controversa che se narrativamente funziona, lasciando un ulteriore alone di mistero sulla vicenda, da un punto di vista storico rimane assolutamente discutibile.</p>
<p>Di fatto il sentimento più forte che ci ha assaliti dopo aver visto il film è stata una rabbia latente e soffocata. Certo non ci voleva Giordana per sapere che lo Stato, se minacciato, è pronto a ricorrere a qualunque mezzo, non importa se antidemocratico, ed è disposto a tutto pur di autoconservarsi, ma in Romanzo di una strage questo concetto viene ben dipanato e non fa che rafforzare questa certezza. Il farsi carico, poi, della responsabilità di puntare di nuovo i riflettori su un pezzo di storia tanto difficile e dolorosa, con l&#8217;assoluta certezza che tanto è impossibile compiacere ogni privata verità che ciascuno di noi ha potuto costruirsi nel corso degli anni, ci fa apprezzare Marco Tullio Giordana e il suo cinema indagatore ancora di più.</p>
<p>Voto 7</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/2012/03/26/piazza-fontana-quel-giorno-in-cui-litalia-si-e-incrinata/">QUI</a> trovate le nostre interviste al cast di Romanzo di una strage</p>
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