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	<title>Movielicious &#187; i</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Tonya</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Oct 2017 17:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Festa del cinema di Roma 2017]]></category>
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		<category><![CDATA[Tonya]]></category>

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		<description><![CDATA[Il biopic di Craig Gillespie sulla pattinatrice più odiata d'America è in realtà una spietata dark]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(I Tonya, USA 2017)<br />
Uscita: 29 marzo 2018<br />
Regia: Craig Gillespie<br />
Con: Margot Robbie, Allison Janney, Sebastian Stan<br />
Durata: 1 ora e 59 minuti<br />
Distribuito da: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/ITonya.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56728" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/ITonya.jpg" alt="I,Tonya" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Quando ci si trova davanti a un personaggio tanto estremo come quello di <strong>Tonya Harding</strong>, non c&#8217;è da stupirsi che sia divenuto un film. La fortuna è che la pellicola diretta da <strong>Craig Gillespie</strong> (<em>Fright Night</em>, <em>Lars e una ragazza tutta sua</em>) non è uno di quei biopic nati con l&#8217;intento di ricostruire e far conoscere una figura controversa, magari presentandola sotto una nuova luce, bensì una dark comedy degna dei Coen, cinica e impietosa, in cui comico e grottesco si mescolano perfettamente nel riuscito ritratto di una delle pattinatrice più note di sempre. Non è tutto vero, quello che vediamo in <em><strong>Tonya</strong></em>, come viene specificato all&#8217;inizio del film ma, drammaticamente, tutto verosimile. Nel corso di una narrazione che alterna ricostruzioni di confessioni e biografia tradizionale, Gillespie racconta il punto di vista di ogni persona coinvolta nella vicenda, mostrandone un quadro piuttosto esaustivo, nonostante l&#8217;incertezza dei fatti. Un mockumentary su quell&#8217;America fatta di famiglie disagiate, botte e sbronze in cui si incastra a meraviglia la parabola discendente della vita di Tonya e che ricostruisce lo scioccante caso di cronaca che nel 1994 coinvolse due pattinatrici olimpiche, la Harding appunto e la giovane promessa Nancy Kerrigan. L&#8217;una rozza e tutt&#8217;altro che femminile e l&#8217;altra aggraziata ed elegante, colpita gravemente a un ginocchio dopo un allenamento in circostanze ancora non del tutto chiarite. La federazione di pattinaggio degli Stati Uniti decise di bandire la allora ventitreenne Tonya Harding a vita, dopo che dalle indagini risultò che Jeff Gillooly, suo ex marito, in accordo con lei, aveva pagato l&#8217;aggressore affinché colpisse la Kerrigan alle gambe con una sbarra.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/I-Tonya_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-56729" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/I-Tonya_2.jpeg" alt="I, Tonya_2" width="710" height="472" /></a></p>
<p>Tonya fu comunque la prima pattinatrice americana ad eseguire un perfetto triplo axel, il salto più difficile nel pattinaggio, e inizialmente passò alla storia proprio per questo. Cresciuta nell&#8217;America rurale con una madre violenta e anaffettiva (interpretata da una <strong>Allison Janney</strong> giustamentepremiata con l&#8217;Oscar) è anche figlia di un tessuto sociale che non concede alcuna chance ai suoi, destinati a combattere tutta la vita per ottenere solo briciole per colpa di un sistema sportivo malato che predilige sobri costumi di scena alle paillettes e atlete anodine a quelle dotate di temperamento. Tonya è rude e sgraziata, le giurie non la amano perché, nonostante il suo straordinario talento, con il suo carattere può compromettere l&#8217;immagine degli USA agli occhi del mondo. Sfacciata e miserabile, legnosa e fragile, la Harding è perfetta per finire sotto la gogna mediatica e l&#8217;interpretazione di <a href="http://www.movielicious.it/2014/01/25/margot-robbie-unaustraliana-a-hollywood/" target="_blank"><strong>Margot Robbie</strong> </a>restituisce perfettamente la complessità del personaggio, regalando a chi guarda una performance impegnativa sia fisicamente che emotivamente, calibrata e priva di sbavature in ogni sua parte.</p>
<p>Scritto da Steven Rogers (<em>Nemiche amiche</em>, <a href="http://www.movielicious.it/2015/11/26/natale-allimprovviso/" target="_blank"><em>Natale all&#8217;improvviso</em></a>), <em><strong>Tonya</strong></em> risulta un film riuscito anche per lo stile registico attraverso il quale Craig Gillespie ha scelto di raccontare questa bizarra storia di tentata rivalsa. Carrelli che inseguono Margot Robbie sulla pista di ghiaccio come tra le mura di casa, primi piani che ne esaltano le poche gioie e i tanti dolori, e la vicenda sportiva che non smette mai di essere anche umana.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
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		<title>Le vie del cinema da Cannes a Roma, il programma</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2016 06:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Anec Lazio]]></category>
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		<description><![CDATA[La rassegna dall'8 al 12 giugno con i film di Loach, Dolan, Farhadi e tanti altri.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="attribute-short">
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/banner_cannes_800x468.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53223" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/banner_cannes_800x468.jpg" alt="Marilyn Monroe" width="800" height="468" /></a></p>
<p>I film del <em><strong>69° Festival di Cannes</strong></em> sono arrivati a Roma con la rassegna <strong><em>Le Vie del Cinema Da Cannes a Roma</em></strong>, dall’8 al 12 giugno nei cinema <strong>Quattro Fontane, Eden e Fiamma</strong>. Novità dell’edizione 2016 è il coinvolgimento di altre tre località oltre a Roma: <strong>Latina</strong> (Multisala Oxer), <strong>Terracina</strong> (Multisala Rio) e <strong>Trevignano</strong> (Cinema Palma).</p>
</div>
<p><strong><a href="http://www.agisanec.lazio.it/pdf/cannes/2016/programma_cannes2016.pdf" target="_blank">QUI IL PROGRAMMA DELLA RASSEGNA</a></strong></p>
<div class="attribute-short">
<p>Organizzata da <strong>Anec Lazio</strong>, in collaborazione con <strong>Regione Lazio</strong>, <strong>Cityfest Fondazione Cinema per Roma</strong> e con il patrocinio di Roma Capitale, ecco che cosa ha in serbo questa edizione della rassegna. Dal concorso arrivano la Palma d’Oro <i><b>I, Daniel Blake</b></i> di Ken Loach, <b><i>Juste la fin du monde</i></b> di Xavier Dolan (vincitore del Gran Premio della giuria), <i><b>Bacalaureat</b></i> di Cristian Mungiu (miglior regia), <i><b>The Salesman</b></i> di Asghar Farhadi (miglior sceneggiatura e miglior attore), <i><b>Aquarius</b></i> di Kleber Mendonca Filho e <i><b>Sieranevada</b></i> di Cristi Puiu. Ci sono poi una selezione di titoli dalla Quinzaine des Réalisateurs, tra cui il vincitore della Camera d’Or, <b><i>Divines</i></b> di Houda Benyamina, e dalla Semaine de la Critique.Ricordiamo che le proiezioni sono tutte in lingua originale con sottotitoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Cannes 2016: i vincitori</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2016 18:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Palma d'oro a Ken Loach e al suo I, Daniel Blake. Premiati anche Dolan e Farhadi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_53083" style="width: 610px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Ken_Loach.jpg"><img class="wp-image-53083" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Ken_Loach.jpg" alt="Ken_Loach" width="600" height="338" /></a><p class="wp-caption-text">Ken Loach</p></div>
<p>È stato <strong>Mel Gibson</strong> a consegnare la <strong>Palma d&#8217;oro</strong> al film vincitore della <strong>69° edizione de Festival di Cannes</strong>,  <em><strong>I, Daniel Blake</strong></em> di <strong>Ken Loach</strong>. Il regista britannico con un timido francese  così: &#8220;<em>Grazie alla regia, siete molto gentili. E grazie a Cannes perché il Festival è molto importante per il futuro del cinema. Restate forti, per piacere</em>&#8220;.</p>
<div id="attachment_53084" style="width: 485px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Xavier_Dolan.jpg"><img class="wp-image-53084 size-full" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Xavier_Dolan.jpg" alt="Xavier_Dolan" width="475" height="317" /></a><p class="wp-caption-text">Xavier Dolan</p></div>
<p>Il <strong>Gran Premio della regia </strong>è andato al giovane regista canadese<strong> Xavier Dolan</strong>, scoperto proprio dal Festival di Cannes, e al suo<strong> <em>Juste la fin du monde</em></strong>.</p>
<p>Premio per la M<strong>iglior Regia</strong>, in ex aequo, al francese <strong>Olivier Assays</strong> per <strong><em>Personal shopper</em></strong> e al rumeno <strong>Cristian Mungiu</strong> per <strong><em>Bacalaureat</em></strong>.</p>
<p>Il premio per il<strong> Miglior Attore</strong> del Festival di Cannes è andato a <strong>Shahab Hosseini</strong> per <em><strong>Le Client</strong></em> di Asghar Farhadi mentre quello per la Migliore Attrice a <strong>Jaclyn Jose</strong> per <strong><em>Ma&#8217; Rosa</em></strong> di Brillante Mendoza.</p>
<p>Il premio per la <strong>miglior sceneggiatura</strong> a <strong>Ashgar Farhadi per <em>Le Client</em></strong></p>
<p>Il premio <strong>Camera d&#8217;Or </strong>per la Migliore Opera Prima a <strong><em>Divines</em> </strong>di Houda Benyamina.</p>
<p>La Palma d&#8217;oro per il Miglior Cortometraggio è andata a <em><strong>TimeCode</strong></em> del regista spagnolo <strong>Juanjo Giménez</strong></p>
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		<title>Il condominio dei cuori infranti</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2016 13:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Asphalte]]></category>
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		<category><![CDATA[Samuel Benchetrit]]></category>
		<category><![CDATA[Valeria Bruni Tedeschi]]></category>

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		<description><![CDATA[Samuel Benchetrit dipinge tre storie di ordinaria e malinconica ironia nel grigio della banlieue parigina.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Asphalte, Francia 2016)<br />
Uscita: 24 marzo 2016<br />
Regia: Samuel Benchetrit<br />
Con: Isabelle Huppert, Gustave Kervern, Valeria Bruni Tedeschi<br />
Durata: 1 ora e 40 minuti<br />
Distribuito da: Cinema</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Asphalte_1.jpg"><img class="alignnone wp-image-52512" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Asphalte_1.jpg" alt="Asphalte_1" width="600" height="338" /></a></p>
<p>Se il modello della commedia francese da esportazione del post-<em>Quasi amici</em> dà l’idea di essersi assestato su uno sciatto canone iperbuonista di fattura marcatamente para-televisiva (l’ignobile <em>La famiglia Bélier</em>, il frivolo <em>Non sposate le mie figlie!, </em>il pietistico <em>Samba</em>) o di pigrissima derivazione teatrale (gli scipiti e insignificanti <em>Cena tra amici </em>e <em>Tutti pazzi in casa mia</em>), nella trasposizione per il grande schermo dei ricordi autobiografici del romanziere <strong>Samuel Benchetrit </strong>sembrano fare timidamente capolino quell’integrità artistica e quella purezza di sguardo che il genere aveva sacrificato in nome di una sempre più malcelata ruffianeria di fondo.</p>
<p>Per raccontare le tre microstorie che popolano <strong><em>Il condominio dei cuori infranti</em></strong> – adattamento italiano coscienzioso, ma fuorviante delle <em>Cronache dell’asfalto</em> della sorgente letteraria –, lo stesso Benchetrit pare voler mettere in pratica la lezione sulla condizione esistenziale imparata dal vignettismo surreale di Roy Andersson, riproponendone pure il cromatismo smorto e, soltanto in parte, la raggelata fissità, ma preferendo al rigore formalista un’impostazione più convenzionale e votata all’empatia, straniante quel tanto che basta per incuriosire senza turbare gli animi e attenta a mantenere l’intimità e la vicinanza con i suoi personaggi non indietreggiando essenzialmente mai oltre il piano medio frontale.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Asphalte_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-52513" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Asphalte_2.jpg" alt="Asphalte_2" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Ciò che ne consegue è quindi una declinazione vagamente appena più ricercata ed eccentrica di quella formula comica da cui solo di rado, e perlopiù flirtando con il dramma – come nel caso del notevole<a href="http://www.movielicious.it/2016/03/18/la-corte/" target="_blank"> <em>La corte </em></a>– il cinema transalpino riesce ad affrancarsi, un approccio che confonde la grazia con l’inconsistenza e la dolcezza con la faciloneria, calandosi in un clima di sospensione che guarda alla stasi di Kaurismaki e all’imperturbabilità di Jarmusch ma che, scalfita la patina del non-detto, rivela un impianto esile e inoffensivo. Se l’incontro fra un adolescente negletto (<strong>Jules Benchetrit</strong>, figlio del regista) e un’attrice sul viale del tramonto (<strong>Isabelle Huppert</strong>, troppo attraente per un ruolo da diva irrimediabilmente sfiorita) si sviluppa nel modo più scontato e accomodante possibile con la solita riflessione sull’accettazione della vecchiaia, l’infatuazione di un misantropo neo-invalido (il film-maker <strong>Gustave Kervern</strong>) per un’infermiera notturna (<strong>Valeria Bruni Tedeschi</strong>) si trincera dietro un senso di tenerezza che, nonostante certi ammiccamenti divertenti e spiazzanti (<em>I ponti di Madison County</em> preso come impossibile paradigma di seduzione), si fa alla lunga studiato e artificioso. Decisamente più interessante, pur nella sua sottolineata stramberia, la terza linea narrativa, che unisce la quotidianità di una casalinga algerina (<strong>Tassadit Mandi</strong>) con lo spaesamento di un astronauta statunitense (<strong>Michael Pitt</strong>) caduto dal cielo, costretti, dapprima con diffidenza, poi con tacito affetto, a una breve convivenza obbligata.</p>
<p>È qui che l’ambizione di Benchetrit di dipingere un affresco – è il caso di dirlo – cosmico dell’umana solitudine trova la sua espressione più compiuta, originale e autentica, lontano dalla derivatività e dalla leziosità degli altri due episodi, equilibrato nella sua commistione di impaccio e confidenza (la soap opera spoilerata senza ritegno), di pudore e romanticismo – la progressiva identificazione del viaggiatore dello spazio nel figlio assente della padrona di casa –, di silenzio e circostanza, come nell’indimenticabile cena d’addio a base di couscous, dove bastano un piccolo bignami di cosmogonia scarabocchiato su un foglio e un paio di canzoni popolari per superare l’incomunicabilità e per unire due mondi distantissimi.</p>
<p>Considerato nel suo insieme, però, <strong><em>Il condominio dei cuori infranti</em></strong> scade a tratti in quella furbizia che avrebbe voluto scongiurare e si sforza di adottare pose sofisticate senza rispettarne davvero la precisione (non giovano gli interventi sporadici ma comunque fuori luogo della colonna sonora di Raphaël Haroche), ma azzecca, aiutato dalla scelta della plumbea periferia alsaziana come teatro dell’azione, un’atmosfera genuinamente malinconica che nei momenti migliori può farsi persino struggente e sfociare nel metafisico (si pensi alla bella intuizione finale, in cui l’origine del rumore spettrale che infesta la cittadina viene svelato in tutta la sua banalità), un volenteroso squarcio sulla desolazione che con un po’ di coraggio in più si sarebbe potuto considerare pienamente riuscito.</p>
<p>Voto <strong>6</strong></p>
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