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	<title>Movielicious &#187; Michael Nyqvist</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Addio a Michael Nyqvist</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jun 2017 05:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gossip]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Nyqvist]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini che odiano le donne]]></category>

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		<description><![CDATA[L'attore svedese è scomparso dopo una lunga battaglia contro un male incurabile.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Michael-Nyqvist.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56362" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Michael-Nyqvist.jpg" alt="Michael Nyqvist" width="597" height="336" /></a></p>
<p>Attore svedese a cui Hollywood aveva aperto le porte, <strong>Michael Nyqvist </strong>è scomparso a soli 56 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro. Un volto da caratterista il suo, <span id="singleBody">famoso soprattutto per aver interpretato Mikael Blomkvist in <strong><em>Uomini che odiano le donne</em></strong> e negli altri due film della trilogia <em>Millennium</em> tratti dai romanzi di  Stieg Larsson, accanto a Noomi Rapace nei panni di Lisbeth Salander.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Addio a Michael Nyqvist</h4>
<p>Questo l&#8217;annuncio riportato da <strong>Variety</strong>: <em>Per conto dei rappresentanti e della famiglia di Michael Nyqvist, è con profonda tristezza che confermo che il nostro amato Michael, uno degli attori più rispettati e esperti in Svezia, è deceduto, circondato dalla famiglia dopo una battaglia di un anno contro un tumore ai polmoni. La gioia e la passione di Michael erano contagiose per coloro che lo conoscevano e lo amavano. Il suo fascino e carisma erano innegabili, e il suo amore per le arti era sentito da tutti coloro che avevano il piacere di lavorare con lui.</em></p>
<p><strong>Michael Nyqvist</strong> ha recitato accanto a Keanu Reeves nel primo <em>John Wick. Lo abbiamo visto</em> anche nei panni del malvagio scienziato nucleare in <a href="http://www.movielicious.it/2012/01/27/mission-impossible-protocollo-fantasma/" target="_blank"><em>Mission: Impossible – Protocollo fantasma</em></a> insieme a Tom Cruise e, più recentemente, nell&#8217;interessante thrille<em> <a href="http://www.movielicious.it/2016/05/26/colonia/" target="_blank">Colonia</a>, al fianco di Daniel Brühl.</em></p>
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		<title>Colonia</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2016 11:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Colonia]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Brühl]]></category>
		<category><![CDATA[Emma Watson]]></category>
		<category><![CDATA[Florian Gallenberger]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Nyqvist]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Lussemburgo, Francia, Germania 2015)<br />
Uscita: 26 maggio 2016<br />
Regia: Florian Gallenberger<br />
Con: Emma Watson, Daniel Brühl, Michael Nyqvist<br />
Durata: 1 ora e 40 minuti<br />
Distribuito da: Good Films</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Colonia_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53112" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Colonia_1.jpg" alt="Colonia_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Vedi i primi dieci minuti di <strong><em>Colonia</em></strong> &#8211; l’ultimo film di <strong>Florian Gallenberger</strong>, già autore di <em>John Rabe</em>, e subito pensi possa trattarsi del classico melodrammone in cui c’è una protagonista femminile &#8211; in questo caso la assistente di volo Lena (<strong>Emma Watson</strong>) &#8211; che passa l’intera durata del film a struggersi in attesa del ritorno del suo amato, che qui è il giovane fotografo Daniel (<strong>Daniel Brühl</strong>) imprigionato e torturato dalle milizie del cruento generale <strong>Augusto Pinochet</strong> in seguito al colpo di stato che nel ’73  rimpiazzò il governo di Allende.<br />
Ti prepari quindi al peggio, ripensando con orrore non a quella sanguinosa dittatura instaurata dal militare cileno quanto all’indigeribile La casa degli spiriti e a come il racconto di quella pagina nera della storia di quel paese possa dar vita a veri e propri mostri cinematografici.<br />
Poi però entra in ballo <strong>Colonia Dignidad</strong>, sorta di setta parareligiosa in cui nei primi anni Settanta venivano trasferiti molti dei dissidenti arrestati, nata per volontà di un ex nazista fuggito dalla Germania in seguito ad alcune accuse di abusi su minori (un mefistofelico e laido <strong>Michael Nyqvist</strong>) e tutto cambia.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Colonia_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-53113" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Colonia_2.jpg" alt="Colonia_2" width="650" height="433" /></a></p>
<p>Love story, thriller e cronaca degli orrori perpetrati nel Cile di Pinochet si combinano in un film tesissimo e crudo che ha l’intelligenza di focalizzarsi su un particolare poco noto (la comune fondata da Paul Schäfer appunto) piuttosto che approcciare l’argomento da un punto di vista più generico. Colonia Dignidad diventa quindi rappresentazione di un inferno, sia fisico che mentale, in cui convivono suggestioni che rimandano tanto a <em>Magdalene</em> per le vessazioni subite dalle adepte (l’epiteto più morbido con cui venivano chiamate le donne nella comune era “cagna”) quanto alle torture solo raccontate nell’immenso e mai troppo incensato La morte e la fanciulla di Polanski e qui invece mostrate in tutta la loro ferocia. Come non riconoscere poi nell’inquietante carceriera Gisela una declinazione moderna dell’infermiera Mildred interpretata da Louise Fletcher in <em>Qualcuno volò sul nido del cuculo</em>?<br />
A questo poi si aggiunge un subplot di fuga tipico dei prison movie, per dire di come Gallenberger maneggi abilmente la materia, con un tocco autoriale che, pur flirtando col mainstream, gli consente di non sconfinare mai né nel mélo, il rischio maggiore da scongiurare.</p>
<p>Ciò che più piace di Colonia è il modo in cui utilizza uno dei crimini più atroci della storia recente per colpire però anche il mondo delle sette in generale. Francamente difficile non pensare infatti a Ron Hubbard (il misterioso fondatore di <strong>Scientology</strong>) di fronte al violenti esercizi spirituali comminati ai suoi adepti da Schäfer. Daniel Brühl si conferma uno degli attori più maturi e completi della sua generazione, credibile sia in contesti più leggeri (come nel recente <a href="http://www.movielicious.it/2015/11/23/il-sapore-del-successo/" target="_blank"><em>Il sapore del successo</em></a>) che in ruoli dal forte afflato drammatico come questo. Unica nota dolente è, semmai, Emma Watson, qui assolutamente fuori luogo e incapace di abitare il suo personaggio con la giusta dose di dolorosa empatia. La sua Lena è infatti sì spaesata, ma non di fronte a un panorama politico così alieno e incomprensibile quanto rispetto a un ruolo così fuori dalle sue corde.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Primo trailer per John Wick con Keanu Reeves protagonista</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/09/14/primo-trailer-per-john-wick-con-keanu-reeves-protagonista/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2014 09:03:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Bridget Moynahan]]></category>
		<category><![CDATA[Chad Stahelski]]></category>
		<category><![CDATA[John Wick]]></category>
		<category><![CDATA[Keanu Reeves]]></category>
		<category><![CDATA[Lionsgate]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Nyqvist]]></category>
		<category><![CDATA[Willem Dafoe]]></category>

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		<description><![CDATA[Un assaggio del revenge movie diretto da Chad Stahelski. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/john_wick.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38884" title="john_wick" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/john_wick.jpg" alt="" width="500" height="331" /></a></p>
<p>La <strong>Lionsgate</strong> ha diffuso in rete il primo trailer di <em><strong>John Wick</strong></em>, action movie diretto da <strong>Chad Stahelski</strong> (il veterano stunt coordinator, molto conosciuto a Hollywood, qui alla sua prima regia) con protagonista <strong>Keanu Reeves</strong>.<br />
La pellicola segue la storia di vendetta di un ex-killer della malavita ormai in pensione (Reeves) costretto a tornare in azione a causa di un giovane e sadico delinquente. L’uomo combatterà i suoi nemici con l’abilità e la spietatezza che un tempo lo resero una leggenda.<br />
Nel cast anche <strong>Bridget Moynahan</strong>, <strong>Michael Nyqvist</strong> e <strong>Willem Dafoe</strong>. <em>John Wick</em> uscirà nelle sale americane il 24 ottobre.</p>
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		<title>Disconnect</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2014 18:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Disconnect]]></category>
		<category><![CDATA[Frank Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Henry Alex Rubin]]></category>
		<category><![CDATA[Hope Davis]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Bateman]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Nyqvist]]></category>

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		<description><![CDATA[L'alienazione nell'epoca del digitale travestita da indagine psicologica e sociale. Con poca grinta e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2013)<br />
Uscita: 9 gennaio 2013<br />
Regia: Henry-Alex Rubin<br />
Con: Jason Bateman, Hope Davis, Frank Grillo<br />
Durata: 1 ore e 55 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/disconnect.png"><img class="alignnone size-full wp-image-34036" title="disconnect" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/disconnect.png" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>&#8220;Distacco&#8221;.<br />
Forse non c&#8217;era termine migliore &#8211; non ce ne vogliano i fin troppo zelanti adattatori italiani &#8211; per rendere nella nostra lingua il titolo dell&#8217;esordio nella fiction dello statunitense Henry-Alex Rubin e per esprimere quel senso di isolamento e di solitudine insito in ciascuno dei suoi protagonisti.<br />
E&#8217; un&#8217;alienazione strisciante e a tratti contraddittoria, visto che tutti, uomini e donne, adulti e ragazzi, vittime e carnefici, possiedono un&#8217;identità virtuale dietro cui confondersi nel magma interpersonale della Rete, con tutti i benefici e le controindicazioni del caso: c&#8217;è chi vi si aggrappa per elaborare un lutto impossibile, chi, dietro a crudeli bravate, sfoga un disagio familiare irrisolvibile o chi, convinto di fare del bene, distrugge il fragilissimo equilibrio di chi nell&#8217;anonimato aveva trovato un rifugio.<br />
Si contano sulle dita di una mano i momenti in cui uno schermo non faccia da tramite fra un personaggio e l&#8217;altro, preferibilmente come sfondo di una sessione in messaggistica privata (forse, a livello di messa in scena, i momenti più riusciti del film, immersi in un opprimente silenzio), tutti i rari momenti di interazione diretta grondano disprezzo, recriminazione o violenza e il salvifico conforto dello scostamento dalla vita reale, come una droga, si concretizza in fin dei conti in una toppa ben peggiore del buco.</p>
<p>Ma &#8220;Disconnect&#8221; non è solo un sostantivo: è anche un verbo, e della peggior specie, soprattutto se usato in un titolo.<br />
&#8220;Scollegati&#8221;, sembra suggerire una seconda, altrettanto plausibile traduzione, un fastidioso imperativo che pare svelare i suoi pedanti intenti didattici e squarciare quello strato di autenticità e di spontaneità che un documentarista come Rubin doveva tenere presente: appesantita dalla sceneggiatura pigra e formulaica di Andrew Stern, la pellicola affonda nella retorica e adotta un atteggiamento da tavola rotonda televisiva così moraleggiante &#8211; &#8220;spegnete il pc e confrontatevi&#8221; &#8211; da infastidire, ricercando a bella posta l&#8217;identificazione di un pubblico chiamato a riflettere sulle insidie della comunicazione informatica giocando soprattutto sulle sue paure (e una tagline trombona come &#8220;oggi che siamo connessi ci sentiamo più soli che mai&#8221; di certo non aiuta).<br />
Al di là delle effettive, onnipresenti minacce che popolano quotidianamente la Rete, il film finisce per dimenticarsi della necessità di raccontare una storia e per adottare un tono a dir poco predicatorio e cattedratico, lanciandosi in una serie di invettive fin troppo facili e retrive, dal vecchio adagio dell&#8217;assenza dei padri all&#8217;evergreen dell&#8217;invadenza e dell&#8217;ipocrisia dei media, fino al solito, immarcescibile malessere adolescenziale: ne risente pertanto anche il nutrito cast, fra evidenti casi di <em>tokenism</em> (una Hope Davis talmente sprecata che il suo ruolo sembra esistere solo in funzione del suo partner Jason Bateman) e performance visibilmente non all&#8217;altezza (in particolare quella di Paula Patton, una specie di Rosario Dawson dei poveri), mentre i pochi elementi validi della compagine (l&#8217;ottimo Frank Grillo su tutti) restano ingabbiati in figurine risapute e schematiche, rese ancora più monodimensionali e abbozzate dalla scelta di intrecciare le vicende fra loro secondo i canoni più abusati del <em>cinema hyperlink </em><em>da </em><span>Iñárritu in giù,</span></p>
<p>Così, fra la solita giornalista rampante, il solito frustrato reduce della Guerra del Golfo, il solito teenager solitario emo/alternative con la frangia e altre naftaliniche selezioni dal manuale dei personaggi tipo, l&#8217;intreccio procede di ovvietà in ovvietà, così preoccupata di fotografare il presente da non accorgersi di essere già a tratti obsoleta (il film è stato presentato fuori concorso e senza particolare clamore a Venezia69), così intrisa di sensazionalismo e di effettismo (dopotutto produce Marc Forster, non certo un campione di delicatezza) da non rendersi conto dell&#8217;insipienza e della banalità delle proprie storie &#8211; l&#8217;episodio della coppia in cerca del pirata informatico, in particolare, non va da nessuna parte -, così ansiosa di mantenere il realismo formale della non-fiction, come testimoniano le frequenti scene riprese con focali molto lunghe e microfoni a spilla per allontanare la crew dagli attori e consentire a questi ultimi una prestazione più spontanea, da crollare progressivamente verso le formule narrative ed estetiche del melodramma più stantio, con il culmine raggiunto da un ralenti a effetto da antologia del brutto che dovrebbe rappresentare il culmine e il cruento trait d&#8217;union degli eventi ma che scioglie definitivamente ogni dubbio sullo striminzito apparato drammaturgico che sorregge il film.</p>
<p>E se da un lato verrebbe da apprezzare l&#8217;idea di concludere tutto prima di quell&#8217;edulcorato finale hollywoodiano che sarebbe stato lecito aspettarsi, d&#8217;altro canto questa sospensione assomiglia più ad un atto di indolenza e a una dimostrazione di incertezza che a una scelta consapevole e anticlimatica.<br />
<em>Disconnect</em>, in poche parole, dimostra che non è sufficiente imbastire una manciata di racconti per parlare di cinema corale e per ambire all&#8217;universale, che la grandezza di capolavori come <em>America oggi</em> e <em>Magnolia</em> non sta nella quantità e nella mole dell&#8217;insieme, ma nella potenza indipendente del singolo particolare e che, anche dietro ad un occhio smaliziato e sincero, un cliché è destinato a restare comunque un cliché.</p>
<p><strong>Voto</strong>: 5</p>
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		<title>La regina dei castelli di carta</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 13:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[La regina dei castelli di carta]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Nyqvist]]></category>
		<category><![CDATA[Noomi Rapace]]></category>

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		<description><![CDATA[L'universo misogino nato dalla penna di Larsson sta per essere rivendicato dalla sua eroina.
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Luftslottet Som Sprängdes, Svezia 2009)<br />
Uscita: 28 maggio 2010<br />
Regia: Daniel Alfredson<br />
con: Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Michalis Koutsogiannakis<br />
durata: 2 ore e 28 minuti<br />
Distribuito da: Bim</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/217.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14720" title="217" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/217.jpg" alt="" width="500" height="285" /></a></p>
<p>La giovane hacker Lisbeth Salander giace in un letto d&#8217;ospedale, ma questa volta non sono le cinghie di cuoio a costringerla, bensì una pallottola alla tempia ricevuta durante lo scontro con Zala. Oramai Lisbeth è una minaccia: è tutto racchiuso nel suo passato che, una volta scoperto, può far crollare potenti organismi segreti proprio come un castello di carta. La cospirazione in cui si trova suo malgrado è iniziata in un manicomio, quando Lisbeth aveva solo dodici anni, e va avanti senza pietà. Nel frattempo il giornalista Mikael Blomkvist è riuscito a sapere qualcosa in più sul terribile passato della ragazza ed è deciso a pubblicare  un articolo di denuncia sulla rivista  Millennium, pronto a far tremare i servizi di sicurezza e l&#8217;intero governo.</p>
<p>Siamo alle battute finali di una vicenda che ha tenuto incollati gli occhi di milioni di lettori sulle avvincenti pagine scritte da Stieg Larsson nella trilogia <em>Millennium</em>. Ma se nei primi due episodi si era mantenuto inalterato il ritmo narrativo raggiunto dall&#8217;autore svedese nei romanzi, in quest&#8217;ultimo film il castello di carte è definitivamente crollato. Il regista Daniel Alfredson, che aveva già diretto <em>La ragazza che giocava con il fuoco </em>questa volta ha avuto a che fare con del materiale sicuramente meno cinematografico rispetto al film precedente, dunque questo terzo episodio risulta essere il meno riuscito della trilogia. La tensione è ridotta al minimo e la storia viene sviluppata in modo eccessivamente televisivo, tanto da risultare noiosa e monocorde. Il processo finale, che occupa una buona metà della pellicola, sfinisce definitivamente lo spettatore, già stanco dopo un primo tempo agonizzante. L&#8217;unico elemento che non appare sottotono è la protagonista femminile, Noomi Rapace. La sua Lisbeth Salander qui è ancora più nerd, con tanto di cresta e abbigliamento più dark del solito. Ma nemmeno la sua interpretazione è sufficiente a riempire due ore e mezza di asfittismo narrativo.</p>
<p><strong>Voto</strong> 4</p>
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