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	<title>Movielicious &#187; The Master</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Philip Seymour Hoffman: il migliore della sua generazione</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Feb 2014 12:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflessioni sull'attore che, meglio di chiunque altro, ha incarnato disagi, insicurezze e malessere del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/philip-seymore-hoffman.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34657" title="philip-seymore-hoffman" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/philip-seymore-hoffman.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Ci sono persone che non sanno neanche chi sia <a href="http://www.movielicious.it/2014/02/02/e-morto-philip-seymour-hoffman/"><strong>Philip Seymour Hoffman</strong></a>. Impensabile? Eppure è così. Citi loro qualche titolo di film che ha interpretato, pensi a quelli più famosi, tipo <strong><em>Capote: A sangue freddo</em></strong>, o <strong><em>The Master</em></strong>. Qualcuno dice: &#8220;Ah sì, quell&#8217;attore biondo, un po&#8217; grosso&#8221;, qualcun altro annuisce con la testa, senza capire di chi si tratti. Per quelli della mia generazione, che con i suoi film sono cresciuti, è un po&#8217; come se all&#8217;inizio degli Anni Ottanta fosse morto Robert De Niro, dopo aver girato <em>Toro scatenato</em>: prima di <em>C&#8217;era una volta in America</em>, <em>Mission</em>, <em>Angel Heart</em> o <em>Gli Intoccabili</em>. Oppure come se Brando ci avesse lasciati prima de<em> Il Padrino </em>o di avere la possibilità di interpretare il Colonnello Kurtz di <em>Apocalypse Now</em>. Inimmaginabile, a pensarci adesso.</p>
<p>Se <strong>Philip Seymour Hoffman</strong> fosse ancora tra noi sarebbe arrivato a fare cose altrettanto grandi, forse anche di più. Non che non fosse già ad un ottimo punto, ma dopo le decine di ruoli da sorprendente comprimario e la svolta Oscar come protagonista con<em> Capote: A sangue freddo</em>, suggellata l&#8217;anno scorso da <em>The Master,</em> la sua carriera avrebbe potuto raggiungere vette ancora inesplorate.</p>
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<p>Oggi sui giornali si legge che &#8220;&#8230;aveva sempre avuto problemi di tossicodipendenza&#8221;. Facile liquidarlo così. Come un eroinomane di mezza età, ennesimo divo dannato divorato dallo star-system pronto a mandare al diavolo una carriera brillante per una dose di troppo. Ma lui con l&#8217;eroina aveva chiuso, lo aveva ammesso pubblicamente. Così come aveva ammesso che l&#8217;anno scorso era entrato in riabilitazione perché ci era ricaduto. A maggio aveva passato dieci giorni in una clinica, poi aveva ringraziato la famiglia e gli amici che gli erano stati accanto in quel periodo così buio. Per ventitré anni più niente e poi, di nuovo, nel tunnel.</p>
<p>Dopo la gavetta, iniziata interpretando ruoli da spalla in <em>E alla fine arriva Polly,</em> <em>Patch Adams</em> o <em>Il grande Lebowski</em>, la sua carriera, probabilmente destinata a ruoli da caratterista, subì la brusca virata di cui sopra. Era troppo capace per rimanere nell&#8217;ombra. E se n&#8217;è andato proprio ora che la sua fisicità scomoda e prorompente era stata accantonata dalla Hollywood più rigida, che gli aveva aperto la strada a ruoli da protagonista, nonostante quel viso tondo e quegli occhi sottili. Probabilmente non si è neanche reso conto di quanto coraggio sia stato capace di infondere in tutti quegli attori bruttini che, proprio come fece lui agli inizi, sono stati costretti a trascinare il loro corpo imbolsito ai provini, certi di poter aspirare al massimo a un ruolo da spalla. Ma se ce l&#8217;aveva fatta lui, allora forse&#8230;</p>
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<p>Non aveva il physique du role, d&#8217;accordo, ma forse è anche per questo che Hoffman ha saputo regalare al cinema dei personaggi tanto diversi tra loro quanto indimenticabili: infermiere mansueto di un malato terminale in <em>Magnolia</em>, professore frustrato, fratello di Laura Linney ne <em>La famiglia Savage</em>, maniaco sessuale complessato e nevrotico in <em>Happiness</em> di Solondz, cinico e geniale critico musicale Lester Bangs in <em>Almost Famous</em>, goffo professore insidiato da una delle sue studentesse ne <em>La 25° ora</em>, attore timido e impacciato in <em>Boogie NIghts</em>, deejay dalle battute taglienti in<em> I Love Radio Rock</em>, uomo sordido e privo di morale in <em>Onora il padre e la madre</em> di Lumet, regista teatrale ossessivo in <em>Synecdoche, New York</em> di Charlie Kaufman, prete accusato, forse ingiustamente, di pedofilia ne <em>Il dubbio</em> e poi ancora guru affabulatore in <em>The Master </em>del suo regista, Paul Thomas Anderson, quello che ha saputo offrirgli dei ruoli dalle sfaccettature pressoché infinite. Tutti personaggi strabilianti e dalla sensibilità estrema. Tutti interpretati al meglio, mescolando in egual misura tecnica e talento.</p>
<p>E ora i progetti lasciati incompiuti: il severo stratega dei giochi Plutarch Heavensbee, nel film tratto dai romanzo <strong><em>Hunger Games: Il canto della rivolta</em></strong>, pellicola che stava girando proprio in questi giorni, e il suo secondo film da regista, dopo <em>Jack Goes Boating</em>, dal titolo<strong> <em>Ezekiel Moss</em></strong>. Un dramma ambientato nell&#8217;era del Proibizionismo che avrebbe avuto come protagonisti Amy Adams e Jake Gyllenhaal.</p>
<p>Di lui ci rimangono 46 film. 46, come gli anni che ha vissuto, e un pensiero fisso nella testa: chissà quanti altri ruoli ancora  avrebbe potuto interpretare.</p>
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		<title>Gli imperdibili del 2013 secondo Andrea Bosco</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jan 2014 07:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bosco]]></category>
		<category><![CDATA[Holy Motors]]></category>
		<category><![CDATA[Qualcosa nell'aria]]></category>
		<category><![CDATA[The Master]]></category>
		<category><![CDATA[To The Wonder]]></category>

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		<description><![CDATA[La top ten dei film dell’anno secondo i redattori di Movielicious. Quinto ed ultimo appuntamento.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-vita-di-adele.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34096" title="la-vita-di-adele" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-vita-di-adele.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p><strong>La vita di Adèle di Abdellatif Kechiche</strong><br />
Un’opera totale che riconcilia la creazione filmica con l’autenticità dell’esistenza, un’esperienza talmente ravvicinata e intima da diventare multisensoriale: apoteosi del close-up, formidabile connubio di mastodontico e di microscopico, punto di non ritorno del linguaggio neo-neorealista di Abdellatif Kechiche, La vita di Adèle trabocca non solo di immagini e di suoni, ma anche di sapori, di profumi e soprattutto di contatti più veri del vero, nudo, assoluto ed emozionante come solo la vita di tutti i giorni può essere.</p>
<p><strong>The Master di Paul Thomas Anderson</strong><br />
Superbo e magnetico saggio sulla dialettica servo-padrone, ritratto impietoso e disperato di una civiltà dicotomicamente divisa e ugualmente sperduta fra razionalità e istinto, leadership e sottomissione, mente e corpo: assistito da due interpreti maschili sovrumani e complementari, Anderson si affranca dai propri maestri e perviene alla piena maturazione della propria poetica: cinema concettuale, necessario e urgente come non mai.</p>
<p><strong>The Grandmaster di Wong Kar-Wai</strong><br />
Una superlativa anti-epopea di destini disillusi, di ambizioni spezzate, di amori non corrisposti: C&#8217;era una volta ad Hong Kong, verrebbe da dire, di certo un affresco contemporaneamente grandioso ed antispettacolare, magniloquente eppure laconico, una straziante epica (volutamente?) fallita che si appropria dei canoni e dell&#8217;estetica gongfu per descrivere con infinita poesia un&#8217;umanità votata all&#8217;amarezza e al disincanto.</p>
<p><strong>Qualcosa nell&#8217;aria di Olivier Assayas</strong><br />
Un mosaico generazionale di inusitata potenza che rappresenta forse il culmine dell&#8217;opera di Olivier Assayas: superato e moltiplicato esponenzialmente il precedente L&#8217;eau froide, questa straordinaria, variopinta galleria di utopie e delusioni si mantiene su un equilibrio perfetto di romanticismo e di analisi, di autobiografismo e di distacco per riassumere il post-sessantottismo in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-moglie-del-poliziotto.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34097" title="la-moglie-del-poliziotto" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-moglie-del-poliziotto.jpg" alt="" width="500" height="250" /></a></p>
<p><strong>La moglie del poliziotto di Philip Gröning</strong><br />
Magistrale esempio di cinema cubista e disorientante percorso a capitoli su modello del Rayuela cortazariano, il ritorno di Philip Gröning alla fiction è un intricato sistema di suggestioni, indizi, allusioni e frammenti che chiama in causa l&#8217;intelligenza e, soprattutto, la sensibilità dello spettatore: tre tesissime, densissime ore di insostenibile tensione da cui lasciarsi condurre, affascinare, ipnotizzare e scioccare.</p>
<p><strong>Venere in pelliccia di Roman Polanski</strong><br />
Roman Polanski porta alle estreme conseguenze e forse al suo risultato più compiuto quella combinazione di cinema da camera e di gioco al massacro che dall&#8217;esordio de Il coltello nell&#8217;acqua fino a La morte e la fanciulla e Carnage costituisce la cifra più peculiare della sua filosofia autoriale: un magnifico duello articolato su piani e sfumature innumerevoli che travalica il palcoscenico e sfonda lo schermo.</p>
<p><strong>La quinta stagione di Peter Brosens &amp; Jessica Woodworth</strong><br />
Una fenomenale idea di partenza che si trasforma in una fulminante parabola apocalittica di grande rigore estetico e di ammirevole sintesi stilistica: l&#8217;improvviso, inspiegabile azzeramento del ciclo stagionale in uno sperduto villaggio belga è l&#8217;incubo più affascinante della stagione e la più plausibile &#8211; quindi la più inquietante &#8211; fine del mondo nell&#8217;Europa di oggi.</p>
<p><strong>No: I giorni dell&#8217;arcobaleno di Pablo Larraín</strong><br />
L&#8217;episodio più accessibile dell&#8217;excursus di Pablo Larrain nel Cile militarizzato di Augusto Pinochet è un vivace caleidoscopio analogico che mescola sapientemente realtà e verosimiglianza, fiction e repertorio, cronaca e senno di poi, un contagioso, piccolo miracolo di minimalismo e di ricerca: cinema civile nella sua declinazione più nobile, intelligente e appassionante.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/to-the-wonder.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34098" title="to-the-wonder" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/to-the-wonder.jpg" alt="" width="500" height="210" /></a></p>
<p><strong>To the Wonder di Terrence Malick</strong><br />
La tappa più arrischiata e fragile di tutto il percorso umano e professionale di Terrence Malick, un componimento su pellicola in perenne equilibrio fra meraviglioso e ridicolo: l’esempio, ambiziosissimo e inevitabilmente imperfetto, di un’Arte che ci solleva da terra riavvicinandoci ai massimi sistemi e riportandoci a confrontarci con il divino/lo spirituale che ci sovrasta.</p>
<p><strong>Holy Motors di Leos Carax</strong><br />
Una testamentaria, caleidoscopica preghiera destinata a dividere nella quale i pregi si mescolano e spesso coincidono con i difetti, una visione sofferta ed esasperante che, amata e odiata al contempo, ci restituisce una prospettiva genuinamente spiazzante sul cinema e un autore, dato quasi per disperso, fra i più eloquenti e creativi di tutto il panorama francese contemporaneo.</p>
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		<title>The Master</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jan 2013 12:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Amy Adams]]></category>
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		<category><![CDATA[Paul Thomas Anderson]]></category>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id, USA 2012)<br />
Uscita: 3 gennaio 2013<br />
Regia: Paul Thomas Anderson<br />
Con: Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams<br />
Durata: 2 ore e 17 minuti<br />
Distribuito da: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/the-master.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-29993" title="the-master" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/the-master.jpg" alt="" width="500" height="299" /></a></p>
<p>Presentato In Concorso all&#8217;ultimo Festival di Venezia, dove ha ricevuto Leone d&#8217;argento per la Miglior Regia e Coppa Volpi per il Miglior Attore (ex-aequo per Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix), l&#8217;ultima fatica di Paul Thomas Anderson (<em>Boogie Nights</em>, <em>Magnolia</em>, <em>Il petroliere</em>) sbarca nelle nostre sale. Siamo nei primi anni Cinquanta, la Seconda Guerra Mondiale si è da poco conclusa e l’America attraversa l&#8217;epoca delle grandi ambizioni e della crescita senza precedenti, ma anche di un senso di sdradicamento e di ansia per un futuro tutto da riscrivere. In questo contesto, si innestano e si incrociano le storie di un reduce di guerra, Freddie (Joaquin Phoenix, che meriterebbe un Oscar solo per il modo in cui fa incedere il suo personaggio), sbandato e alcolizzato quanto incapace di trovare una giusta collocazione in una società che da dura e incerta è diventata promettente e radiosa, e Lancaster Dodd (Seymour Hoffman), scrittore, medico, filosofo e fondatore di un movimento spirituale del quale Freddie entra a far parte. Lancaster, che nei suoi deliri di onnipotenza è affiancato da moglie (la bravissima Amy Adams) e figli, si pone sin dal principio come una figura dominante nei confronti del suo adepto, fino a divenire una presenza fondamentale di cui Freddie non potrà più fare a meno. Ma anche Dodd presto si renderà conto che non riesce a stare lontano dal suo discepolo.</p>
<p>La vicenda drammatica e coinvolgente raccontata da Anderson, analizza attraverso ritratti puntuali e autentici i desideri e le esigenze spirituali della società americana all’alba di una nuova era. La stessa in cui ottimismo e consumismo la fanno da padrone e dove, per placare inquietudini e insoddisfazioni, la nascita di sette e gruppi spirituali fungevano da ancora di salvezza, da cibo per le anime di tutti quegli eroi di guerra tornati sì vittoriosi, ma stanchi e privi di ogni punto di riferimento. Le performance dei due protagonisti tolgono letteralmente il fiato e quella di Amy Adams non è da meno. Che la &#8220;Causa&#8221;, questo il nome della dottrina professata da Lancaster, corrisponda o meno nella realtà a Scientology, ci interessa fino a un certo punto, perché la magia del film, che non è un documentario, va ricercata nel rapporto che si instaura tra discepolo e maestro, fatto di piccoli gesti e di profonde manifestazioni. Da questo punto di vista <em>The Master</em> è un&#8217;opera riuscita in pieno, che riporta sotto i riflettori uno dei temi centrali della cinematografia di Anderson, ovvero il rapporto-conflitto tra padre e figlio (già presente in modo imponente nei suoi lavori precedenti) che questa volta esce dai binari nel corso della narrazione e si trasforma qualcosa di diverso e ancora più complesso.</p>
<p>Avvalendosi della magistrale fotografia di Mihai Malaimare Jr. e di una suggestiva colonna sonora composta da Jonny Greenwood dei Radiohead,  Anderson riesce a cogliere e a evidenziare tutto il fascino delle location, dei primi piani e dei campi lunghi, grazie soprattutto all&#8217;impiego della pellicola a 65mm (contro i 35 che defiiscono lo standard: l&#8217;utilizzo di una pellicola larga il doppio del normale produce immagini di gran lunga più spettacolari). Questo formato ormai desueto e molto in voga nella Hollywood degli anni Cinquanta (lo stesso di <em>Lawrence d&#8217;Arabia</em>, <em>2001: Odissea nello spazio</em>, <em>Tutti insieme appassionatamente</em> e dell&#8217;<em>Amleto</em> di Kenneth Branagh), conferisce al film un che di epico e maestoso. Ma The Master ha anche un evidente difetto: sopraffatti da tanta grandezza, arriva il momento in cui ci si rende conto che sullo schermo sta passando sì qualcosa di molto valido, sia a livello tecnico che formale, ma anche con poco cuore. E&#8217; una pecca significativa, visto che Anderson è considerato uno dei più validi registi sulla piazza, ma la mancanza di pancia che si avverte in <em>The Master</em> ne condiziona irrimediabilmente la fruizione. E&#8217; il motivo per cui tutta la tensione emotiva della storia ricade sulle spalle del formidabile cast che il regista americano ha a disposizione e che, incredibilmente, riesce a reggere un peso tanto gravoso.</p>
<p><strong>Curiosità tecniche sul formato in cui è stato girato il film</strong></p>
<p>Circa tre quarti di The Master è stato girato utilizzando la pellicola a 65 mm, il resto nel tradizionale 35mm. Nonostante ultimamente si sia tornato a parlare di 65mm per la diffusione dei cinema IMAX, ciò non vuol dire che il film di Anderson sia stato ideato per essere proiettato sugli schermi che supportano questo sistema di proiezione. Le pellicole concepite per gli IMAX infatti vengono girate in 65mm e stampate in 70mm, con i fotogrammi orizzontali e quindici perforazioni sul lato lungo (l&#8217;aspect ratio è 1.44:1 contro i 2.20:1 del 65mm). Per <em>The Master</em>, invece, i fotogrammi sono stati stampati verticalmente sulla pellicola a 70mm, con cinque perforazioni sul lato corto. Di conseguenza sono molto più ampi di quelli su pellicola a 35mm, ma più piccoli dei fotogrammi per IMAX.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Joaquin Phoenix: &#8220;I premi sono una stronzata&#8221;.</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Oct 2012 11:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Joaquin Phoenix]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar 2013]]></category>
		<category><![CDATA[The Master]]></category>

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		<description><![CDATA[L'attore, in odore di Oscar per The Master, spara a zero sul carrozzone degli awards.
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/joaquin-phoenix.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-28866" title="joaquin-phoenix" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/joaquin-phoenix.jpg" alt="" width="500" height="340" /></a></p>
<p>Ormai lo sappiamo che Joaquin Phoenix non è uno che le manda a dire. L&#8217;attore trentottenne protagonista di <a href="http://www.movielicious.it/2012/09/01/weekend-in-laguna-con-paul-thomas-anderson-e-daniele-cipri/"><em>The Master</em></a> è sempre stato intollerante verso il sistema &#8220;Hollywood&#8221;, tanto che alla Mostra del cinema di Venezia, durante la conferenza stampa di presentazione del film di Anderson, ha dato spettacolo non proferendo parola e accendendosi una sigaretta, per poi uscire e tornare dopo un po&#8217; in sala. Rimanendo coerente con le proprie convinzioni, una delle star più intollerante agli obblighi imposti dall'&#8221;etichetta dei divi&#8221;, chiamiamola così, ha sferrato un altro colpo a quel carrozzone di convenzioni che si cela dietro a molti riconoscimenti. Durante un&#8217;intervista al magazine Interview, l&#8217;attore ha dichiarato: &#8220;Penso sia tutta una stronzata&#8221;, rispondendo ad una domanda sul perché non partecipasse alla promozione pubblicitaria per gli Oscar di <em>The Master</em>. &#8220;Una colossale stronzata, e non voglio prendervi parte. Quando <em>Walk the Line </em>(per cui Phoenix aveva avuto una nomination) ha attraversato tutta la fase dei vari premi, è stata una delle esperienze più scomode della mia vita, e non voglio provare una cosa del genere mai più. Non so come spiegarlo, non è che mi senta superiore, ma solo non a mio agio con quella parte del mio lavoro&#8221;.</p>
<p>E come era ovvio, in un paese come gli Stati Uniti in cui gli Oscar rappresentano qualcosa di intoccabile, in seguito alle dichiarazioni di Phoenix si è scatenato l&#8217;inferno. La stampa americana si è divisa tra chi ritiene che così facendo Joaquin abbia definitivamente detto addio alla possibilità di essere premiato e chi invece pensa che questo modo di fare possa risultare molto più efficace di quello tradizionale, per arrivare a stringere lo zio Oscar tra le mani. In fondo Joaquin Phoenix non è il primo ad andare controcorrente e ad opporsi al sistema awards: prima di lui ci sono stati Marlon Brando (che non voleva la candidatura per Il padrino e fece ritirare la statuetta a una nativa americana) , Elio Petri che si rifiutò di ritirare il premio vinto per <em>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto</em>, passando per Buñuel o  Woody Allen, che non ha mai ritirato nessuno dei tre Oscar vinti nel corso della sua carriera. Attendiamo l&#8217;anuncio ufficiale delle nomination, il 10 gennaio prossimo, esattamente un giorno prima dell&#8217;uscita nelle nostre sale di <em>The Master</em>. E vediamo se Joaquin sarà nella rosa dei cinque candidati.</p>
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		<title>Venezia 69: la giuria voleva assegnare il Leone d&#8217;Oro a The Master?</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Sep 2012 06:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gossip]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Thomas Anderson]]></category>
		<category><![CDATA[Philip Seymour Hoffman]]></category>
		<category><![CDATA[The Master]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo Deadline e The Hollywood Reporter, sì.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/09/the-master11.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-28183" title="the-master11" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/09/the-master11.jpg" alt="" width="500" height="265" /></a></p>
<p>Polemica veneziana di questa edizione: sia <em>The Hollywood Reporter</em> che <em>Deadline </em>sostengono di aver saputo da fonti attendibili che fino a poco prima che iniziasse la <a href="http://www.movielicious.it/2012/09/08/venezia-69-leone-doro-a-pieta-di-kim-ki-duk/">cerimonia di premiazione </a>della 69° Mostra del Cinema di Venezia, il Leone d&#8217;Oro non doveva venire assegnato a Kim Ki-duk ma a Paul Thomas Anderson per il suo <a href="http://www.movielicious.it/2012/09/01/weekend-in-laguna-con-paul-thomas-anderson-e-daniele-cipri/"><em>The Master</em></a>. La giuria capitanata da Michael Mann  voleva consegnare al film di Anderson Leone d&#8217;Oro, Leone d&#8217;Argento e doppio premio come Miglior Attore (ex aequo a Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix). Ma a causa del nuovo regolamento, secondo cui un film non può ottenere più di uno dei riconoscimenti principali, alla fine i premi sarebbero stati divisi e assegnati ad altre pellicole, lasciando Anderson solo con le due Coppe Volpi. Tra l&#8217;altro pare che questa, diciamo così, decisione di ripiego, sia stata accompagnata da una discussione piuttosto accesa tra i giurati e l&#8217;organizzazione del Festival. Insomma, con un regolamento diverso, <em>The Master</em> avrebbe fatto incetta di premi. E invece&#8230;</p>
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