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	<title>Movielicious &#187; Tim Burton</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Dumbo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 08:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'elefantino volante di casa Disney diventa un dolcissimo freak nelle mani di Tim Burton.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2019)<br />
Uscita: 28 marzo 2019<br />
Regia: Tim Burton<br />
Con: Danny DeVito, Colin Farrell, Eva Green, Michael Keaton, Alan Arkin<br />
Durata: 1 ora e 52 minuti<br />
Distribuzione: Walt Disney Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/Dumbo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-58136" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/Dumbo.jpg" alt="Dumbo" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Nessuno meglio di <strong>Tim Burton</strong> risultava più adatto per aggiornare la favola dell&#8217;elefantino volante al gusto contemporaneo e, a 78 anni dall&#8217;uscita del cartoon <strong>Disney</strong>, riportare in sala <em><strong>Dumbo</strong></em>.<br />
Quella malinconia di fondo, leitmotiv di tutti i suoi film, quei personaggi incompresi, spesso immersi in una bolla di solitudine e sempre allontanati dalla collettività a causa delle loro diversità, erano tutti temi che già nel <em><strong>Dumbo</strong> </em>del 1941 venivano sfiorati e che, in questo live action, continuano ad essere sviluppati e amplificati. Il tutto condito da buoni sentimenti, un cast di livello e tanti effetti speciali che fanno in modo che il film lavori, ma senza mai oltrepassare alcun limite e mantenendosi ben saldo sui binari di un certo conformismo. La libertà creativa di <em>Edward mani di forbice</em> appare lontana anni luce ma il mestiere, insieme a una confezione pressoché impeccabile, è la componente che salva questo <em><strong>Dumbo</strong></em>. E a Burton va dato atto di essere riuscito nell&#8217;impresa di accantonare per un attimo la sua parte più lugubre e gotica per abbracciarne una disneyana decisamente più morbida e accomodante.</p>
<p>Holt Farrier (<strong>Colin Farrell</strong>) è una ex stella del circo gestito da Max Medici (un meraviglioso <strong>Danny DeVito</strong>) che, al ritorno dalla guerra, ritrova i suoi due figli, Milly (<strong>Nico Parker</strong>) e Joe (<strong>Finley Hobbins</strong>). Nel frattempo però molte cose sono cambiate e Holt ora è costretto a occuparsi di un elefantino appena nato, Dumbo, le cui grandi orecchie lo rendono lo zimbello della compagnia di girovaghi. Quando i suoi figli scoprono che Dumbo sa volare, il persuasivo imprenditore V.A. Vandevere (<strong>Michael Keaton</strong>) e l&#8217;affascinante trapezista Colette Marchant (<strong>Eva Green</strong>) fanno di tutto per trasformare l&#8217;insolito elefante in una star. Vandevere recluta infatti il cucciolo per il suo nuovo straordinario parco dei divertimenti, <strong>Dreamland</strong>, un posto all&#8217;apparenza magico che nasconde non pochi segreti.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/Dumbo_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-58137" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/Dumbo_2-1024x576.jpg" alt="DUMBO" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>Interamente girato in studio, con gli elefanti ricreati in computer graphic (sia Dumbo che la mamma sono in CGI), Burton elimina alcuni personaggi dal cartoon, ne crea di nuovi e costruisce la parabola di <em><strong>Dumbo</strong></em> come una vera e propria <strong>storia di formazione</strong>. Si procede per stereotipi, ma gli occhioni azzuri dell&#8217;elefantino sono irresistibili e anche la sua caratterizzazione, molto più di quella degli altri personaggi del film, tutti piuttosto bidimensionali. I costumi della quattro volte Premio Oscar <strong>Colleen Atwood</strong> sono impeccabili (le mise sfoggiate da Eva Green in primis) e le musiche di <strong>Danny Elfman</strong>, dopo decine di film con il regista di <strong><em>Beetlejuice</em></strong>, sono un tutt&#8217;uno con la Weltanschauung burtoniana.</p>
<p>L&#8217;impressione che si ha, però, è quella di un film diretto da Burton con la mano sinistra, un compitino ben svolto ma lontano dai fasti e dalle passioni che animavano un tempo il regista (quelle ben tangibili in film come <em><strong>Ed Wood</strong></em> e <em><strong>Big Fish</strong></em> su tutti). Se è vero infatti che è l&#8217;autore perfetto per riportare agli antichi fasti la storia dell&#8217;elefantino volante potendo spingere su temi a lui cari quali l’elogio della diversità come segno di forza e non di debolezza, l&#8217;esaltazione del lato oscuro dell&#8217;infanzia, l’importanza della presenza della figura materna e la crudeltà di tenere gli animali selvaggi in cattività per mero divertimento da parte degli uomini, è altrettanto vero che il suo<em><strong> Dumbo</strong></em> non stupisce quasi mai. Però accontenta e commuove.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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		<title>Dumbo, il full trailer del film diretto da Tim Burton</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2018/11/15/dumbo-il-full-trailer-del-film-diretto-da-tim-burton/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 08:07:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Danny DeVito]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
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		<category><![CDATA[Tim Burton]]></category>

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		<description><![CDATA[L'elefantino volante di casa Disney tornerà al cinema nel 2019.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/dumbo.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57798" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/dumbo-1024x535.jpg" alt="dumbo" width="1024" height="535" /></a></p>
<p><em>Walt Disney Pictures</em> ha rilasciato in rete il nuovo full trailer di <em><strong>Dumbo</strong></em>, adattamento cinematografico in live-action del classico Disney che uscirà a marzo, diretto da <strong>Tim Burton</strong>. SCritto da <strong>Ehren Kruger</strong>, il film vede nel cast <strong>Eva Green</strong>, <strong>Colin Farrell</strong>, <strong>Michael Keaton</strong>, <strong>Alan Arkin</strong>, <strong>Nico Parker</strong>, <strong>Finley Hobbins</strong> e <strong>Danny DeVito</strong>.<br />
<iframe src="https://www.youtube.com/embed/7NiYVoqBt-8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Questa la sinossi ufficiale di <em><strong>Dumbo</strong></em>: <em>Il proprietario del circo Max Medici (<strong>Danny DeVito</strong>) arruola l’ex star Holt Farrier (<strong>Colin Farrell</strong>) e i suoi figli Milly (<strong>Nico Parker</strong>) e Joe (<strong>Finley Hobbins</strong>) per prendersi cura di un elefante appena nato le cui orecchie enormi lo rendono molto buffo per un circo già in difficoltà. Ma quando scoprono che Dumbo può volare, il circo fa un incredibile ritorno di successo, attirando l’imprenditore V.A. Vandevere (<strong>Michael Keaton</strong>), che recluta lo strano pachiderma per la sua nuova e grandiosa avventura per l’intrattenimento, Dreamland. Dumbo sale a nuove vette accanto a un’affascinante e spettacolare artista aerea, Colette Marchant (<strong>Eva Green</strong>), finché Holt non scopre gli oscuri segreti celati dietro Dreamland.</em></p>
<p><em><strong>Dumbo</strong></em> arriverà nelle sale americane il 29 marzo 2019.</p>
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		<title>Miss Peregrine – La Casa dei Ragazzi Speciali</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/12/12/miss-peregrine-la-casa-dei-ragazzi-speciali-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2016 11:34:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Asa Butterfield]]></category>
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		<category><![CDATA[Tim Burton]]></category>

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		<description><![CDATA[Un Burton a metà, con qualche piacevole guizzo immaginifico e un bel po' di confusione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children, USA, 2016)<br />
Uscita: 15 dicembre 2016<br />
Regia: Tim Burton<br />
Con: Asa Butterfield, Eva Green, Terence Stamp, Samuel L. Jackson<br />
Durata: 2 ore e 7 minuti<br />
Distribuito da: 20th Century Fox</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Miss_Peregrine_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54728" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Miss_Peregrine_1.jpg" alt="Miss_Peregrine_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Dopo la deludente parentesi di <a href="http://www.movielicious.it/2015/01/01/big-eyes/" target="_blank"><em>Big Eyes</em></a> <strong>Tim Burton</strong> sembra essersi deciso a tornare ad atmosfere a lui più congeniali, a storie di personaggi bizzarri e diversi, a partiture malinconiche animate da strambi esseri emarginati in cerca di riscatto. Lo ha fatto adattando per lo schermo il romanzo young adult <strong><em>La casa per bambini speciali di Miss Peregrine</em></strong>, di Ransom Riggs, una storia incentrata sulle vicende di Jacob (<strong>Asa Butterfield</strong>) ragazzo sedicenne che, dopo la morte del nonno, si reca su un’isola dove dovrà difendere un gruppo di orfani. Sono questi bambini dotati di poteri speciali e accuditi da una misteriosa donna, una sorta di Mary Poppins in versione dark, Miss Peregrine (<strong>Eva Green</strong>), che Jacob  si troverà ad aiutare, difendendoli da orribili creature intenzionate a distruggerli.</p>
<p>Ma quello di Burton è ritorno solo parziale al passato. La sua visione di una realtà sovvertita e deformata, da sempre popolata da <strong>freak</strong>, in <em><strong>Miss Peregrine – La Casa dei Ragazzi Speciali</strong></em> funziona infatti solo per metà ed è un gran peccato, perché potenzialmente quella di Riggs poteva essere la storia perfetta per il regista di Burbank, con temi e personaggi che si adattano perfettamente alla sua visionarietà e numerosi punti in comune con la sua poetica, a cominciare dallo scarto tra la fissità e l&#8217;anonimato del mondo reale rispetto a quello immaginato, svincolato da ogni conformismo. E invece in Miss Peregrine ci sono due difetti che risultano proprio difficili da mandare giù: un protagonista noioso e l&#8217;incapacità da parte dell&#8217;autore di dar vita al multiverso che vorrebbe.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Miss_Peregrine_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54729" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Miss_Peregrine_2-1024x551.jpg" alt="Miss_Peregrine_2" width="1024" height="551" /></a></p>
<p>Il personaggio di Jacob, interpretato da uno stordito Asa Butterfield, appare sì come affascinato dal mondo in cui si trova l&#8217;orfanotrofio di Miss Peregrine, ma finisce per rimanere troppo in disparte, surclassato in tutto dai &#8220;peculiar children&#8221;. Per quanto riguarda la mancata riuscita del multiverso invece, senza spoilerare troppo, è sufficiente dire che in <em><strong>Miss Peregrine</strong></em> si gioca un bel po&#8217; con le teorie dei mondi paralleli e dei viaggi nel tempo: un nuovo elemento per Burton con il quale non sembra sentirsi esattamente a proprio agio. Così si ispira ai vari <a href="http://www.movielicious.it/2014/11/05/interstellar/" target="_blank"><em>Interstellar</em></a>, <em>Jumper</em>,<em> Inception</em> e <em>X-Men</em> (il film stato dopotutto è stato sceneggiato da <strong>Jane Goldman</strong>, già autrice di <a href="http://www.movielicious.it/2011/06/09/x-men-linizio/" target="_blank"><em>X-Men &#8211; L&#8217;inizio</em></a>), ma il risultato finale è qualcosa di confuso e disorganico. A salvare il salvabile, un&#8217;impeccabile <strong>Eva Green</strong>, sensuale ed enigmatica Miss Peregrine.</p>
<p>La prima ora del film, rimane la migliore: Burton è abile nel seminare tracce e indizi tesi a mantenere alta la curiosità, anche se poi la tensione cala irrimediabilmente. Mentre tra gli aspetti più interessanti, c&#8217;è sicuramente l&#8217;attenzione (quasi un&#8217;ossessione) dedicata agli occhi e allo sguardo: il dono di Jacob ha a che fare con il guardare, i ragazzi speciali hanno tutti quanti occhi molto grandi e anche i mostri della storia si distinguono per una caratteristica che riguarda quest&#8217;organo, di cui sono ghiotti. Quegli stessi occhi che, da spettatori, avremmo voluto tenere spalancati per tutta la durata di <em><strong>Miss Peregrine</strong></em> e che invece, ogni tanto, abbiamo rischiato di socchiudere.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5,5</p>
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		<title>Primo trailer per La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 15:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children]]></category>
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		<category><![CDATA[Tim Burton]]></category>

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		<description><![CDATA[Un assaggio della nuova pellicola diretta da Tim Burton.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Peculiar_Children.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-52370" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Peculiar_Children.jpeg" alt="Peculiar_Children" width="567" height="291" /></a></p>
<p>La <em>20th Century Fox</em> ha rilasciato il primo trailer di <em><strong>Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children</strong></em> (<strong><em>La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine</em></strong>), il nuovo film diretto da <strong>Tim Burton</strong> che sarà nelle sale americane il 30 settembre. Nel cast del film, tratto dal romanzo di Ransom Riggs, ci sono <strong>Eva Green</strong>, <strong>Asa Butterfield</strong>, <strong>Samuel L. Jackson</strong>, <strong>Judy Dench </strong>e<strong> Rupert Everett</strong>.</p>
<p>La storia segue le vicende di un ragazzino che viene portato su un’isola per aiutare un gruppo di orfani dotati di poteri speciali da creature che intendono distruggerli. Eccone un primo assaggio.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/tV_IhWE4LP0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Big Eyes</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2015 18:07:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Amy Adms]]></category>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id, USA 2014)<br />
Uscita: 1 gennaio 2014<br />
Regia: Tim Burton<br />
Con: Amy Adams, Christoph Waltz, Jason Schwartzmann<br />
Durata: 1 ora e 46 minuti<br />
Distribuito da: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/big-eyes_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40386" title="big-eyes_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/big-eyes_2.jpg" alt="" width="500" height="351" /></a></p>
<p>Nel 1994, scottato da una rapidissima ascesa hollywoodiana che rischiò di rivelarsi fatale, il trentacinquenne <strong>Tim Burton</strong> si vide obbligato a riconsiderare una carriera sul punto di implodere: da un lato, il successo del franchise di <em>Batman</em> sembrava preludere a un percorso mainstream e alla progressiva spersonalizzazione di un campionario neo-gotico che andava cristallizzandosi; dall&#8217;altro, le velleità autoriali e i progetti più intimi dell&#8217;emergente cineasta californiano, nella fattispecie <em>Edward mani di forbice</em> e <em>The Nightmare before Christmas</em>, potevano contare su budget notevolmente ridotti e su un appeal commerciale ai tempi piuttosto circoscritto.</p>
<p>Fu in quel periodo che, negatagli la regia di quel <em>Batman Forever</em> passato per le più gestibili mani di Joel Schumacher, Burton trovò rifugio nella lavorazione di <em>Ed Wood</em>, minuscola, fallimentare e personalissima meditazione sull&#8217;identità dell&#8217;artista e sulla dignità dell&#8217;autore che fu forse l&#8217;ultimo moto di totale onestà da parte di un uomo di cinema inevitabilmente condannato, salvo saltuari colpi di coda, a ripetere formule, canoni e cifre stilistiche ormai penetrate nell&#8217;immaginario collettivo.</p>
<p>Puntualmente venti anni dopo, dopo una seconda &#8211; e stavolta pienamente avverata &#8211; scalata ai vertici dell&#8217;establishment, con <strong><em>Big Eyes</em> </strong>Burton torna su coordinate tecnico-economiche medio-basse, ritrova gli sceneggiatori di allora Scott Alexander e Larry Karaszewski e pare voler nuovamente riflettere, dopo orde di compromessi e di trionfi al botteghino, sull&#8217;idea di rivendicazione dell&#8217;Arte e su quell&#8217;inesorabile decorso con cui essa diventa industria, ma la lucidità dei tempi che furono, a mercimonio ancora distante, ha lasciato posto una volta per tutte alla stanchezza e alla rassegnazione, risultato di un decennio netto di asfissiante manierismo da cui il Burton narratore visionario è uscito incurabilmente atrofizzato.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/big_eyes_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40387" title="big_eyes_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/big_eyes_1.jpg" alt="" width="499" height="300" /></a></p>
<p>Innanzitutto, le premesse: se la prospettiva distorta del &#8220;peggior regista del mondo&#8221; si concretizzava in un complesso, contraddittorio e a tratti struggente atto di rispetto verso qualsivoglia manifestazione del potere creativo, l&#8217;universo iconografico della pittrice Margaret Keane e il di lei sofferto processo di emancipazione umana e artistica dall&#8217;oppressione quotidiana del marito e &#8220;collega&#8221; Walter non offrono spunti di rielaborazione altrettanto solidi, vuoi per il taglio insipidamente medio della materia (quel microcosmo kitsch troppo ingenuo per ambire al rango di pittura alta &#8211; come invece sarà riconosciuto in una memorabile gag futuristica de <em>Il dormiglione </em>di Allen &#8211; e troppo inoffensivo per scadere nel trash), vuoi per la descrizione monocorde e unidimensionale dei suoi personaggi, capace di ripercuotersi anche sulle performance di due protagonisti altrove impeccabili e qui quasi fuori ruolo, una <strong>Amy Adams</strong> perennemente afflitta e talmente sotto le righe da sfiorare l&#8217;evanescenza, e un <strong>Christoph Waltz</strong> gigione ai limiti della sopportazione.</p>
<p>Il registro, poi, si risolve in un brodaglia disomogenea di generi appena abbozzati, dal biopic tradizionale al thriller psicologico in stile <em>Angoscia</em>, dallo spaccato coniugale alla commedia di costume &#8211; con tanto di incursione finale nel <em>courtroom drama </em><em>che suona </em>anticlimatica e decisamente affrettata -, fallisce nel dare forma definita e necessità a un intreccio indeciso fra la trasfigurazione autobiografica, il ritratto d&#8217;epoca, la dialettica servo/padrone e il pamphlet femminista, annacqua il valore drammaturgico delle vicende in uno sviluppo convenzionale e in un&#8217;impostazione dramedy che lascia perlopiù indifferenti e dove i pochi guizzi, come l&#8217;intermezzo da videoclip al supermercato in cui i grandi occhi delle figurine della Keane si sovrappongono ai volti della gente comune, l&#8217;esagitata arringa da imbonitore di Walter durante il processo o la sequenza vagamente hitchcockiana del rogo della villa di Waikiki, finiscono per stonare.</p>
<p>E se le figure di contorno quali il gallerista snob di <strong>Jason Schwartzmann</strong> o il critico oltranzista di <strong>Terence Stamp</strong> rimangono sullo sfondo senza mai intervenire nell&#8217;economia degli eventi o ampliare con notazioni sociologiche la visione d&#8217;insieme, non si scorge mai autentica tragedia o scavo interiore nelle dinamiche della famiglia Keane &#8211; la figura chiave della figlia Jane, principio motore dell&#8217;autocoscienza di Margaret, è pura tappezzeria -, mentre la scelta apprezzabile di ridurre pressoché allo zero l&#8217;elemento immaginifico del codice burtoniano, limitato alle casette a schiera del prologo uscite dritte dritte da <em>Edward mani di forbice </em>o ai coloracci degli ambienti hawaiiani trasformati dalle tonalità calde di <strong>Bruno Delbonnel</strong> nelle pareti di una prigione camp da incubo, mostra purtroppo quanto Burton oggi si trovi a disagio con la raffigurazione prettamente reale delle sue storie.</p>
<p>Ciò che rimane è lo sguardo arrendevole e amareggiato di un regista sostanzialmente finito, costretto dal meccanismo promozionale a vendere fotocopie sbiadite e ristrette del proprio lavoro esattamente come i poster e le cartoline su cui i Keane basano il grosso dei loro introiti, l&#8217;ultimo grido di aiuto di chi è rimasto vittima della propria maschera fino a diventarne caricatura &#8211; e quasi nessuno ne ha riscontrato le avvisaglie nel tono fortemente autoparodico del suo unico film degno di nota del post-<em>Big Fish</em>, ossia <em>Dark Shadows</em> -, un&#8217;opera molto sincera e di gran lunga preferibile ai suoi recenti, tristi baracconi fatti in serie, ma comunque irrimediabilmente tarata dall&#8217;affaticamento, dall&#8217;irresolutezza e da una maturità ricercata troppo tardi e mai raggiunta.</p>
<p>Voto <strong>4</strong></p>
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