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	<title>Movielicious &#187; Fabio Giusti</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>I migliori film del 2018 secondo Fabio Giusti</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 08:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Giusti]]></category>
		<category><![CDATA[Migliori film del 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Top Ten 2018]]></category>

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		<description><![CDATA[La prima Top Ten dei film del 2018 di Movielicious è a cura di Fabio Giusti. Ecco i suoi imperdibili]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>10. <em><a href="http://www.movielicious.it/2017/12/20/sicario-2-soldado-il-trailer-del-sequel-di-sicario-diretto-da-stefano-sollima/" target="_blank">Soldado</a></em> – Stefano Sollima</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Soldado.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57880" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Soldado.jpg" alt="Soldado" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Sebbene mosso da spinte meno autoriali rispetto a Villeneuve, Sollima spinge forte sul pedale di un accumulo progressivo e parossistico di tensione, fino a costruire un meccanismo implacabile e, a tratti, quasi soffocante. Cinema di genere della miglior specie, con un occhio puntato al mercato e l’altro a Sam Peckinpah, Soldado rilancia la posta messa sul piatto da Sicario e si offre, sul finale, come secondo capitolo di una inaspettata trilogia.</p>
<p><strong>9.<em> A Quiet Place – Un posto tranquillo</em> &#8211; John Krasinski</strong></p>
<p>L’attore John Krasinski, alla sua seconda esperienza dietro la macchina da presa, costruisce questo tesissimo monster movie tutto fondato sul non detto e, almeno fino a un certo punto, anche sul non visto. Intrattenimento intelligentissimo che nega al suo stesso genere di riferimento – l’ horror – l’escamotage più abusato, ovvero l’utilizzo del sonoro, preferendogli un silenzio insistito che, se gestito ad arte come in questo caso, sa essere assai più assordante (e spaventoso) di qualsiasi rumore improvviso.</p>
<p><strong>8. <em><a href="http://www.movielicious.it/2018/02/14/la-forma-dellacqua-recensione/" target="_blank">La forma dell’acqua</a></em> – Guillermo Del Toro</strong></p>
<p>Dopo l’omaggio all’horror classico dell’interlocutorio <em>Crimson Peak</em>, Del Toro torna ai livelli di eccellenza de <em>Il labirinto del fauno</em> adottando il medesimo mix di poesia e genere. Ne <strong><em>La forma dell’acqua</em></strong>, a fungere da base per questa impossibile love story tra mondi diversi solo all’apparenza, c’è il cinema di serie B degli anni 50 e, in particolare, il cult Il mostro della laguna nera di Jack Arnold. Così, lavorando sul progressivo annullamento di qualsiasi distanza residua tra cinema d’autore e intrattenimento, il regista messicano si conferma come uno dei più grandi uomini di cinema del nostro tempo.</p>
<p><strong>7. <em><a href="http://www.movielicious.it/2018/05/01/lisola-dei-cani-recensione/" target="_blank">L’isola dei cani</a></em> – Wes Anderson</strong><br />
In fondo era del tutto ovvio che la geometrica perfezione formale di Wes Anderson, prima o poi, potesse andare a parare in Giappone. Lo fa con questa storia al tempo stesso dolce e distopica che si integra alla perfezione con tutti i leitmotiv andersoniani. L’autore torna allo stop motion di <em>Fantastic Mr. Fo</em>x e gira il suo film più sperimentale e, forse, anche il più politico. Una storia di cani che fanno la rivoluzione e ragazzini indiscutibilmente più adulti degli adulti stessi.</p>
<p><strong>6. <em><a href="http://www.movielicious.it/2018/01/25/chiamami-col-tuo-nome-recensione/" target="_blank">Chiamami col tuo nome</a></em> – Luca Guadagnino</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/ChiamamiColTuoNome.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57881" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/ChiamamiColTuoNome-1024x576.jpg" alt="ChiamamiColTuoNome" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>Un senso di bellezza diffusa avvolge lo spettatore dai (bellissimi) titoli di testa fino a una struggente sequenza finale che racchiude più o meno il senso di qualsiasi adolescenza. Ecco, se si mettono da parte eccessive speculazioni analitiche e ci si abbandona fiduciosi a tutta questa bellezza <em><strong>Chiamami col tuo nome </strong></em>si rivela un film raro e prezioso, che fa male ma anche molto bene. Perché ci ricorda quel particolare periodo della vita &#8211; per fortuna breve – durante il quale un&#8217;estate è più che sufficiente a devastarti il cuore.</p>
<p><strong>5.<a href="http://www.movielicious.it/2018/01/12/tre-manifesti-a-ebbing-missouri-recensione/" target="_blank"><em> Tre manifesti a Ebbing, Missouri</em></a> – Martin McDonagh</strong></p>
<p>Forse il film meglio scritto dell’anno. McDonagh compie il definitivo salto in avanti che gli consente il passaggio dal comunque piacevolissimo citazionismo di<em> In Bruges</em> e <em>7 psicopatici</em> a uno stile più propriamente suo. Sorta di commedia funebre dai toni vagamenti coeniani – anche in virtù della presenza di una straordinaria Frances McDormand – <strong><em>Tre manifesti a Ebbing, Missouri</em></strong> è la storia di tre cartelloni sbiaditi persi su una strada secondaria, cui corrisponde in maniera adorabilmente speculare il senso di spaesamento dei supi tre magnifici protagonisti e, ça va sans dire, dell’America di oggi.</p>
<p><strong>4. <em><a href="http://www.movielicious.it/2018/05/17/dogman-recensione/" target="_blank">Dogman</a></em> – Matteo Garrone</strong></p>
<p>Senza ombra di dubbio il film italiano più bello e importante dell’anno. Tesissimo e potente, <em><strong>Dogman</strong></em> sfrutta il linguaggio del revenge movie per parlare di una vendetta che non è solo una faccenda personale, bensì il tentativo disperato di riscatto da parte di un uomo che, per un attimo, sente di avere la possibilità di aggiustare il mondo. Un mondo così assuefatto ai codici della violenza e della reciproca prevaricazione da equiparare in modo fin troppo assiomatico il concetto di gentilezza a quello di debolezza.</p>
<p><strong>3.<em> <a href="http://www.movielicious.it/2018/02/20/il-filo-nascosto-recensione/" target="_blank">Il filo nascosto</a></em> – Paul Thomas Anderson</strong></p>
<p>Paul Thomas Anderson gira un capolavoro impossibile – perché difficilmente pensabile – di pura perfezione formale. Sospeso ad un ipotetico crocevia tra love story, mélo e giallo dell’anima, <em><strong>Il filo nascosto</strong></em>, prima ancora che il racconto di una storia bellissima e cristallina, è la fiera rivendicazione da parte del suo autore di una dote concessa a pochissimi: quello di poter filmare qualsiasi cosa trasformandola automaticamente in grande cinema.</p>
<p><strong>2. <em>Roma</em> – Alfonso Cuaròn</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Roma.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57879" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Roma.jpg" alt="Roma" width="800" height="450" /></a><br />
Poche storie, <em><strong>Roma</strong></em> di Alfonso Cuaròn è un&#8217;opera magistrale, che gronda cinema e umanità da ogni sua singola inquadratura. Solo apparentemente antitetico al precedente <em>Gravity</em> &#8211; di cui mostra piuttosto chiaramente la genesi in un formidabile cortocircuito cinefilo che ne fa risalire le origini ad Abbandonati nello spazio di John Sturges &#8211; in realtà rappresenta una sorta di versione speculare e terrigna del capolavoro del 2013 e l&#8217;apice della filmografia dell&#8217;autore messicano.</p>
<p><strong>1. <a href="http://www.movielicious.it/2017/12/10/ecco-il-nuovo-trailer-di-ready-player-one-lo-sci-fi-diretto-da-steven-spielberg/" target="_blank"><em>Ready Player One</em></a> – Steven Spielberg</strong></p>
<p>Lo stato dell’arte dell’easter egg. Opera monstre in cui la ben nota schizofrenia creativa di Steven Spielberg è finalmente libera di dilagare, <strong><em>Ready Player One</em></strong> è, in buona sostanza, la più alta forma di intrattenimento che oggi sia possibile immaginare. Un divertentissimo calderone pieno zeppo di citazioni anni Ottanta – tecnicamente quasi tutto ciò che è stato creato in quel decennio è presente nel film –  che ibrida cultura nerd e universo videoludico con gusto estetico impareggiabile. Il ponte delle spie a parte, il miglior Spielberg degli ultimi vent’anni.</p>
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		<title>I peggiori film del 2016 secondo Movielicious</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2017 08:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bosco]]></category>
		<category><![CDATA[Bottom Five]]></category>
		<category><![CDATA[Carolina Tocci]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Giusti]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Flop]]></category>
		<category><![CDATA[I peggiori del 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Movielicious]]></category>

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		<description><![CDATA[Il peggio del peggio visto al cinema durante l'anno appena trascorso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ANDREA BOSCO</strong></p>
<p>5) <strong>Il cinema italiano della &#8220;Rinascita&#8221; </strong><em>(Perfetti sconosciuti, Lo chiamavano Jeeg Robot</em>, <em>Veloce come il vento</em>, <em>Mine</em>)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Mine.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54970" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Mine.jpg" alt="Mine" width="800" height="400" /></a></p>
<p>A parole, quattro casi di produzione alternativa virtuosa presa a modello dalle cassandre e dalle prefiche di casa nostra; nei fatti, quattro scimmiottamenti pedestri, derivativi e abbondantemente fuori tempo massimo dei canoni dell&#8217;intrattenimento industriale più rimasticato, innocui giocattoloni che guardano (dal basso) alla chimera statunitense e che rimarcano, invece, l&#8217;inguaribile provincialismo, la piccolezza e il disorientamento del cinema popolare del Belpaese.</p>
<p>4) <em><strong>The Danish Girl &#8211; </strong></em><strong>Tom Hooper</strong></p>
<p>Avrà pure rivelato al mondo il talento di <strong>Alicia Vikander</strong>, ma, per il resto, <em>The Danish Girl</em> è un film sbagliato sotto ogni punto di vista, un’operina calligrafica, superficiale e pesantemente leziosa incapace di comunicare quella confusione identitaria e gerarchica dei sessi che avrebbe reso il progetto qualcosa di più di un semplice, agiografico omaggio alla causa LGBT; non un accurato studio del femminino, quanto un rassicurante mèlo guidato da un intreccio sonnacchioso, pavido e inutilmente declamatorio.</p>
<p>3) <strong>Jennifer Lawrence </strong>(<em>Joy</em>, <em>X-Men: Apocalisse, Passengers)<br />
</em></p>
<p>Non sono passati dieci anni da <em>The Burning Plain</em>, ma tanto è bastato per trasformare Jennifer Lawrence nell&#8217;emblema del conformismo hollywoodiano più vieto: da folgorante promessa della scena indipendente ad allineata fatina del glamour, la <strong>divetta del Kentucky</strong> infila tre madornali errori di carriera consecutivi e appare oggi, incastrata a tutti i costi in ruoli che, per età e maturità, non le spettano, l&#8217;esempio di una generazione spremuta all&#8217;osso e prematuramente sfiorita.</p>
<p>2) <em><strong>Equals</strong></em> <strong>&#8211; Drake Doremus</strong></p>
<p>Nefando prodottino da multisala transitato inspiegabilmente per il Lido e concepito da (anzi, assai più probabilmente, per) un pubblico totalmente a digiuno di cinema e di letteratura distopica: nelle intenzioni, la declinazione prettamente allegorica dei connotati ultrasentimentali dell&#8217;universo giovanilistico-ipersensibile del suo autore, nei risultati il remake hipster-sfigato de <em>L’uomo che fuggì dal futuro, </em>un’antologia inarrestabile di ridicolo involontario spinto oltre il livello di guardia.</p>
<p>1) <strong>Il cinema italiano di fiction a Venezia73</strong> (<em>Piuma</em>, <em>L&#8217;estate addosso</em>, <em>Tommaso</em>, <em>Questi giorni, Indivisibili, La ragazza del mondo</em>)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/image_1.png"><img class="alignnone size-full wp-image-54969" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/image_1.png" alt="image_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>In una scala di valori che va progressivamente dall&#8217;impresentabile (la prima metà) all&#8217;insignificante (la seconda), una carrellata inconsapevolmente sintomatica sullo stato di salute del nostro cinema medio: ombelicale e ripiegato su se stesso, leggero e disinvolto in maniera forzosa e mai spontanea, sorretto da fondamenta fragilissime e mai all&#8217;altezza delle proprie ambizioni.<br />
Una pessima figura di portata internazionale da cui urge immediatamente risollevarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CAROLINA TOCCI</strong></p>
<p>5<strong> Joy &#8211; David O.Russell</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Joy.jpg"><img class="alignnone wp-image-54971" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Joy-1024x548.jpg" alt="Joy" width="650" height="348" /></a></p>
<p>Un <strong>David O.Russell</strong> ai minimi storici, dopo l&#8217;exploit de <em>Il lato positivo</em> e il godibile <em>American Hustle</em>. Già dal soggetto non c&#8217;era molto da sperare: la storia dell&#8217;imprenditrice americana Joy Mangano (quella che si è inventata il mocio), qui interpretata da <strong>Jennifer Lawrence</strong>, viene affrontata in modo grottesco ed eccessivamente colorito, tanto che il film sembra essere una gigantesca iperbole che si bea del suo essere tale. Punto.</p>
<p>4 <strong>Nonno scatenato &#8211; Dan Mazer</strong><br />
Da molti considerato il disastro ultimo di una carriera ormai al capolinea, il film diretto da <strong>Dan Mazer</strong> getta definitivamente <strong>Robert De Niro</strong> nell&#8217;abisso della volgarità triviale e del tutto fine a se stessa. Ci fosse stato chiunque altro al suo posto, Nonno scatenato sarebbe stata solo una brutta commedia demenziale on the road, così invece fa proprio male agli occhi. <strong>Zac Efron</strong> non pervenuto.</p>
<p>3 <strong>Una vita da gatto &#8211; Barry Sonnenfeld</strong></p>
<p>Per fortuna ha girato solo poche scene, ma sono comunque troppe. <strong>Kevin Spacey</strong> che fa il gatto (tra l&#8217;altro un gatto che emette un miagolio assillante e fastidioso) è davvero troppo. Come se non bastasse, nella sdolcinatissima commedia di <strong>Barry Sonnenfeld</strong> sono riusciti a infilare nel cast anche <strong>Christopher Walken</strong>, non si sa bene come. Un&#8217;ora e mezza straziante e priva di qualunque dettaglio possa essere definito vagamente interessante. Roba da far odiare i gatti persino al più incallito dei gattari.</p>
<p>2 <strong>Non c&#8217;è più religione &#8211; Luca Miniero</strong></p>
<p>Non c&#8217;è davvero più religione. <strong>Luca Miniero</strong> (<em>Benvenuti al Nord e al Sud</em>) confeziona un film noioso e sconnesso. Un&#8217;accozzaglia di elementi socio-culturali amalgamati male e affrontati peggio. Retorica a gogò per una storia che fatica a trovare una propria identità narrativa, non certo aiutata da una regia che definire televisiva è già un complimento. Bisio Finocchiaro e Gassmann? Nessuno di loro salva il film dal disastro.</p>
<p>1 <strong>Tommaso &#8211; Kim Rossi Stuart</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/tOMMASO.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54972" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/tOMMASO.jpg" alt="tOMMASO" width="644" height="360" /></a></p>
<p><strong>Kim Rossi Stuart</strong> scrive, dirige e interpreta se stesso, in un&#8217;opera compiaciutissima e presuntuosa. Il suo approccio psicanalitico al cinema è di quelli disturbati e disturbanti, soprattutto se accompagnato a uno script tanto sconclusionato e autoreferenziale che davvero lascia sbigottiti. <em>Tommaso</em> è uno di quei film in cui nulla si salva e tutto ne esce distrutto. Soprattutto il Cinema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FABIO GIUSTI</strong></p>
<p>5. <strong>Batman V Superman: Dawn of Justice &#8211; Zack Snyder</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Batma_v_superman.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54973" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Batma_v_superman.jpg" alt="Batma_v_superman" width="800" height="400" /></a><br />
Che il regista di <em>300</em> non fosse un campioncino di sfumature e raffinatezza estetica era cosa già nota ma qui, alla seriosità degli intenti, giustappone un’estetica tamarra che al confronto Paul Verhoeven sembra Fellini. E, soprattutto,  lavora male sia sul versante Gotham, impoverendo <strong>Batman</strong> dello spessore costruito da Nolan negli ultimi dieci anni, che su quello Metropolis, riuscendo a fare anche peggio del già a suo tempo criticatissimo <em>Man of Steel</em>.</p>
<p>4. <strong>La corrispondenza – Giuseppe Tornatore</strong></p>
<p>A metà strada tra un bigliettino dei Baci Perugina e un Harmony di quart’ordine.<br />
Prima o poi qualcuno dovrà pur rendersi conto che Tornatore è forse il più grande bluff del cinema italiano: autore di un unico vero capolavoro (<em>Una pura formalità</em>) all’epoca bollato frettolosamente come un errore di percorso un po’ da tutti.<br />
Forse anche dallo stesso Tornatore.</p>
<p>3. <strong>Fuga da Reuma Park – Aldo, Giovanni e Giacomo &amp; Morgan Bertacca</strong></p>
<p>Quello che lo stesso trio definisce come il loro film più surreale non è altro che una vetrina impolverata di articoli di terza mano. L’inconsapevole canto del cigno di tre attori/autori che quel poco che avevano da dire l’hanno ormai già detto in tutte le salse. Il concetto è quello del Greatest Hits, raccolte di successi di cantanti ormai bolliti che, in occasione delle feste natalizie, cercano di battere cassa sull’onda dei ricordi.<br />
Il rispetto per il pubblico, inutile a dirsi, è prossimo allo zero.</p>
<p>2. <strong>La verità sta in cielo – Roberto Faenza</strong></p>
<p>Faenza non solo non aggiunge nulla al triste caso di cronaca che non sia già stato ripetuto più e più volte negli ultimi trent’anni, ma si rivela carente anche nell’unica cosa che poteva (anzi doveva) fare  in assenza di risvolti inediti, ossia ricostruire in modo quanto più verosimile l’inquietante vaso di Pandora colmo di intrecci di potere che quello che inizialmente apparve un semplice rapimento andò poi a scoperchiare.</p>
<p>1. <strong>Ustica – Renzo Martinelli</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Ustica.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54974" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Ustica.jpg" alt="Ustica" width="670" height="302" /></a></p>
<p>“L’orrore…l’orrore.” (cit.)</p>
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		<title>I migliori film del 2016 secondo Fabio Giusti</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 08:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Quentin Tarantino]]></category>
		<category><![CDATA[Top Ten]]></category>
		<category><![CDATA[Xavier Dolan]]></category>

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		<description><![CDATA[Blockbuster, animazione e film indipendenti nella prima top ten della redazione di Movielicious.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>10.<strong> Jason Bourne</strong> &#8211; Paul Greengrass</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Jason-Bourne.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54847" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Jason-Bourne.jpg" alt="Jason-Bourne" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Il <em>Mad Max: Fury Road</em> di quest’anno.<br />
<strong>Paul Greengrass</strong> e <strong>Matt Damon</strong> tornano insieme per questo  quinto film della saga di Bourne e se ne escono con un capolavoro di sperimentazione febbrile mascherato da blockbuster. Un film tutto incentrato sulla dispersione prospettica e sulla costruzione di scene inimmaginabili in cui il protagonista non è neanche l’attore principale bensì il direttore del montaggio <strong>Christopher Rouse</strong>, non a caso anche autore della sceneggiatura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>9.<strong> Il caso Spotlight</strong> &#8211; Tom McCarthy</em></p>
<p>Inserendosi perfettamente nel solco tracciato alla fine degli anni Settanta da autori come Sidney Lumet e Alan J. Pakula, <strong><em>Il caso Spotlight</em></strong>  prescinde dalla natura di ciò che è oggetto della sua indagine – anzi, la dà quasi per scontata – per concentrarsi invece sui complicati e spesso delicatissimi meccanismi che portano alla costruzione di una notizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>8. <strong>It Follows</strong> &#8211; David Robert Mitchell</em><br />
<strong>David Robert Mitchell</strong> si prende i suoi rischi e realizza il film horror dell’anno. Un’opera profondamente inquietante che, pur prendendo le mosse da alcuni dei luoghi comuni che chiunque bazzichi il cinema “di paura” conosce a menadito, ragiona sui meccanismi del perturbante con una lucidità di sguardo sconosciuta a molti autori ben più navigati, James Wan compreso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>7. <strong>Sing Street</strong> &#8211; John Carney</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Sing_Street.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54849" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Sing_Street-1024x576.jpg" alt="Sing_Street" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>C’è un momento preciso che appare determinante nel personale coming of age di Cosmo, il giovane protagonista di <em><strong>Sing Street</strong></em>, ed è quando la ragazza a cui muore dietro gli chiede di scrivere una canzone allegra e lui le risponde che non può, perché in realtà si sente triste.<br />
“Il tuo vero problema è che non sei felice di essere triste” ribatte lei.<br />
A spiegare meglio il concetto ci pensano poi le note di “In Between Days” dei Cure ed ecco che, in un’unica scena, Carney racchiude il senso di qualsiasi adolescenza.</p>
<p><em>6. <strong>Sully</strong> &#8211; Clint Eastwood</em></p>
<p>Il vecchio Clint indovina il suo miglior film dai tempi di <em>Gran Torino</em> con questa storia, realmente accaduta, di un pilota di aerei che, pur avendo salvato un intero equipaggio da morte certa, viene messo alla gogna da un sistema che ha ormai sostituito l’automazione al libero arbitrio. I pochi secondi sufficienti a Chesley &#8220;Sully&#8221; Sullemberg per decidere la sorte di 155 persone vengono sezionati, ricomposti e dilatati da ognuno dei possibili punti di vista in un capolavoro dolente (e eastwoodiano fino al midollo) sull’eroismo silenzioso di chi, ogni giorno, svolge il proprio lavoro con coscienza e dignità.</p>
<p><em>5. <strong>Zootropolis</strong> &#8211; Byron Howard, Rich Moore</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Zootropolis.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54851" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Zootropolis-1024x575.jpg" alt="Zootropolis" width="1024" height="575" /></a></p>
<p>La Disney torna a raccontare una storia popolata da animali antropomorfi in un film perfettamente bifronte. Se da un lato, infatti, il mood scanzonato e il tipo di animazione potrebbero dare l’idea di un’opera dichiaratamente indirizzata ad un pubblico più “bimbo” rispetto alla media degli ultimi anni, basta grattare appena un po’ la colorata patina di superficie perché emerga la reale natura di <strong><em>Zootropolis</em></strong>: il film più politico mai realizzato dallo studio di animazione.</p>
<p><em>4. <strong>È solo la fine del mondo</strong> &#8211; Xavier Dolan</em></p>
<p>Della maturità stilistica del ventisettenne Dolan si dice ormai già da anni, ma qui la sua sensibilità di autore si fa impressionante. È palese nel modo in cui scandaglia gli spazi, filmando la consistenza della polvere sedimentata sui ricordi del protagonista. La stessa maturità con cui la macchina da presa, incollata ai personaggi in una serie pressoché ininterrotta di primissimi piani, fa di <em><strong>È solo la fine del mondo</strong></em> un film pieno di parole in cui a pesare sono però soprattutto i silenzi.</p>
<p><em>3. <strong>Steve Jobs</strong> &#8211; Danny Boyle</em></p>
<p>Si può essere un genio senza per forza smettere di essere anche una brava persona?<br />
Questo sembra chiedersi il film di <strong>Danny Boyle</strong> (e di <strong>Aaron Sorkin</strong> autore del magnifico script) per tutte le sue due ore di durata e la riuscita, perfetta, è garantita proprio da come si guardi bene dal rispondere a tale domanda, delegando la responsabilità di qualsiasi giudizio morale al pubblico.<br />
Il capolavoro più sottovalutato dell’anno.</p>
<p><em>2. <strong>Revenant – Redivivo</strong> &#8211; Alejandro González Iñárritu</em></p>
<p>Climax artistico di un autore che non si è mai preoccupato di nascondere la propria smisurata ambizione, <em><strong>Revenant</strong></em> è un tour de force stilistico e produttivo che ha ben pochi precedenti nella storia del cinema. Sorta di <em>Apocalypse Now</em> degli anni 10 che sommerge letteralmente lo spettatore fin quasi a mozzargli il respiro, sprofondandolo nell’inospitalità di luoghi che fanno ancora più paura proprio perché sappiamo essere reali.</p>
<p><em>1. <strong>The Hateful Eight</strong> &#8211; Quentin Tarantino</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/the-hateful-eight.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54850" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/the-hateful-eight.jpg" alt="the-hateful-eight" width="680" height="478" /></a></p>
<p>Un capolavoro, l’ennesimo, con cui Tarantino abbandona in parte la componente più ludica della sua scrittura per abbracciare istanze politiche prima mai così marcate, fino a sfidare l’ossimoro con un film totalmente incentrato sul concetto di identità pur raccontando una storia in cui quasi nessuno è in realtà ciò che dice di essere.</p>
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		<title>Donne terribili al cinema: per loro niente mimose</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 07:21:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bosco]]></category>
		<category><![CDATA[Carolina Tocci]]></category>
		<category><![CDATA[Che fine ha fatto Baby Jane?]]></category>
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		<description><![CDATA[Una carrellata di personaggi femminili che vi faranno passare la voglia di festeggiare l'8 marzo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Donne_terribili.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52281" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Donne_terribili.jpg" alt="Donne_terribili" width="650" height="292" /></a></p>
<p>Oggi, 8 marzo, si festeggia la <strong>Giornata internazionale della donna</strong>. Di tutte le donne. Anche di quelle signore terribili viste in tanti film che ci hanno fatto domandare più di una volta: &#8220;E questo sarebbe il gentil sesso?&#8221;. Sicuramente non meritano la mimosa, ma entrano di diritto nel nostro approfondimento. Ora rimane da capire quale di queste nove f<span class="st"><em>emmes terribles</em></span> sia la peggiore. A voi il verdetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FABIO GIUSTI</strong></p>
<p><strong>Sole Finn (Zooey Deschanel), <em>(500) giorni insieme</em> di Mark Webb</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Zooey-Deschanel-500-Days-Of-Summer.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52288" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Zooey-Deschanel-500-Days-Of-Summer.jpg" alt="Zooey-Deschanel-500-Days-Of-Summer" width="600" height="301" /></a><br />
C&#8217;è una <a href="http://www.movielicious.it/2009/11/27/500-giorni-insieme/" target="_blank">Sole Finn</a> nella vita di ogni uomo. Purtroppo.<br />
La più pericolosa perché apparentemente innocua, bella di una bellezza che sopravvalutiamo, spesso obnubilati dal fatto che ascolti la nostra stessa musica o che ci piacciano gli stessi film.<br />
Quella che sposeresti due minuti dopo averla conosciuta ma che ti blocca per anni nelle sabbie mobili del &#8220;per me sei solo un amico&#8221; (la temutissima friendzone) in cui tutti vengono relegati almeno una volta nella vita.<br />
In genere è la stessa che sposa quello che arriva dopo di te esattamente due minuti dopo averlo conosciuto.</p>
<p><strong>Annie Wilkes (Kathy Bates), <em>Misery non deve morire</em> di Rob Reiner</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Misery.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52289" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Misery.jpg" alt="Misery" width="604" height="340" /></a><br />
Idealtipo estremo di stalker quando questo termine non richiamava alla mente null&#8217;altro che un film di Tarkovskij, Annie Wilkes è una tipologia di donna fortunatamente poco facile da incontrare ma, se mai dovesse succedervi di essere vittime di un incidente d&#8217;auto e venire soccorsi da un donnone che afferma di essere la vostra più grande fan e che con lei siete al sicuro, potete già avere un&#8217;idea di cosa sta per succedervi.</p>
<p><strong>Miss Ratched (Louise Fletcher), <em>Qualcuno volò sul nido del cuculo</em> di Milos Forman</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Qualcuno_volo.jpeg"><img class="alignnone wp-image-52290" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Qualcuno_volo.jpeg" alt="Qualcuno_volo" width="600" height="392" /></a><br />
L&#8217;austera infermiera del capolavoro di Forman è l&#8217;incarnazione cinematografica dell&#8217;ordine fine a se stesso che, dietro lo scudo &#8220;istituzionale&#8221; del proprio ruolo, nasconde in realtà la volontà di piegare i pazienti &#8211; considerati come esseri semplicemente inferiori &#8211; per un puro sfoggio di potere.<br />
Qualcuno per caso ha detto &#8220;cielo, è mia moglie&#8221;?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ANDREA BOSCO</strong></p>
<p><strong>Violet Venable (Katharine Hepburn), <em>Improvvisamente l&#8217;estate scorsa</em> di  Joseph L. Mankiewicz</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Improvvisamente_Estate_scorsa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52287" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Improvvisamente_Estate_scorsa.jpg" alt="Improvvisamente_Estate_scorsa" width="608" height="336" /></a><br />
Con la Violet Venable di Tennessee Williams, Mankiewicz ha finalmente l’occasione per elevare il suo cinema della crudeltà oltre i toni della commedia di costume (<em>Lettera a tre mogli</em>, <em>Eva contro Eva</em>) verso il piano nobile della tragedia, allontanandosi dall’ipocrisia delle buone maniere per buttarsi a capofitto nel vortice della psicosi e dell’alienazione.<br />
Quella di <strong>Katharine Hepburn</strong>, mai così perfida, è una sfiorita matriarca confinata nell’Eden artificioso del proprio giardino primordiale, il relitto di una società disposta a tutto pur di mantenere l’apparenza e di fossilizzarsi in una menzogna di cui deve convincere soprattutto se stessa.<br />
E fra pruriti incestuosi, manipolazioni psichiche, internamenti in manicomio e ricatti emotivi, esce l’immagine di una femminilità succube e disturbata, repressiva e cannibale, vittima irrecuperabile del proprio tormento.</p>
<p><strong>Jane e Blanche Hudson (Bette Davis/Joan Crawford), <em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em> di Robert Aldrich</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Baby_Jane.png"><img class="alignnone size-full wp-image-52286" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Baby_Jane.png" alt="Baby_Jane" width="640" height="358" /></a><br />
<em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em> è la galleria degli orrori dello show business, un incubo grandguignolesco e putrescente su ciò che resta di Hollywood e sulla fine della giovinezza che Aldrich spinge alle estreme conseguenze schierando l’una contro l’altra, per la prima e unica volta, le due rivali per eccellenza della Golden Age, coinvolte nel pieno del loro decadimento fisico in un gioco al massacro di insostenibile efferatezza e di grottesca esasperazione.<br />
E andando anche oltre il chiaro sottotesto polemico e la velenosa riflessione sugli effetti del divismo, il film è anche un’angosciante, violentissima disamina della mostruosità femminile, della sua trasfigurazione caricaturale nella nemica di se stessa, di quella fragilità che diventa ferocia e di quell’ambizione che scade nella mania. Di certi aspetti dell’essere donna, insomma.</p>
<p><strong>Ellen Berent Harland (Gene Tierney),<em> Femmina folle</em> di John M. Stahl</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Femmina_folle.jpg"><img class="alignnone wp-image-52285" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Femmina_folle.jpg" alt="Femmina_folle" width="600" height="450" /></a><br />
Il volto più originale dell’ossessione e il lato più oscuro dell’identità del gentil sesso non appartengono però ai volti avvizziti e incorniciati dal bianco e nero delle grandi star che furono, ma allo sfolgorante profilo in Technicolor della venticinquenne <strong>Gene Tierney</strong>, che invece ne Il cielo può attendere e in <em>Vertigine</em> era stata l’emblema dell’innocenza e della purezza.<br />
A dispetto del titolo italiano, la protagonista del melodramma di John M. Stahl è una mente metodica al di là di qualsiasi patologia, pronta a ogni forma di sacrificio e di immolazione – compresa la propria – per conseguire la propria ossessione, una personalità lucida, fredda e irrefrenabile che rappresenta uno dei lati più autenticamente inquietanti e al tempo stesso disarmanti dell’eterno femminino, un dramma della gelosia capace di trascendere tanto l’amore, quanto la morte.</p>
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<p><strong>CAROLINA TOCCI</strong></p>
<p><strong>Joan Crawford (Faye Dunaway) <em>Mammina Cara</em> di Frank Perry</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Mammina_cara.png"><img class="alignnone size-full wp-image-52282" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Mammina_cara.png" alt="Mammina_cara" width="512" height="288" /></a><br />
Un mostro di crudeltà e di sadismo. Così veniva ritratta l&#8217;attrice Joan Crawford dalla figlia adottiva Christine, autrice del libro da cui è tratto il film, che la dipinge in un modo talmente negativo da sfociare nel caricaturale in più di un&#8217;occasione. Che Christine abbia calcato un po&#8217; troppo la mano dopo essere stata diseredata dalla sua madre adottiva o no, la Crawford nevrotica, paranoica e alcolizzata interpretata da una superba <strong>Faye Dunaway</strong> entra di diritto a far parte del club delle donne più terrificanti del cinema.</p>
<p><strong>Amy (Rosamund Pike) <em>L&#8217;amore bugiardo &#8211; Gone Girl</em> di David Fincher</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Gone_Girl.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52283" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Gone_Girl.jpg" alt="Gone_Girl" width="612" height="380" /></a><br />
La parabola del deterioramento di un matrimonio raccontata da David Fincher passa attraverso l&#8217;analisi e la scomposizione di una delle femme fatale più inquietanti del cinema contemporaneo. L'&#8221;Amazing Amy&#8221; interpretata da <strong><a href="http://www.movielicious.it/2014/12/13/lamore-bugiardo-gone-girl/" target="_blank">Rosamund Pike</a></strong> è una spietata mantide, vittima e prigioniera dell&#8217;immagine falsa e mitica di sé, in un mondo in cui il consenso e l’approvazione contano più dei fatti.</p>
<p><strong>Laura (Scarlett Johansson) <em>Under the Skin</em> di Jonathan Glazer</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/under_the_skin_foto_03.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52284" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/under_the_skin_foto_03.jpg" alt="under_the_skin_foto_03" width="655" height="384" /></a><br />
Il bizzarro, estremo e controverso film di<strong> Jonathan Glazer</strong> che scandaglia temi quali incontro e alterità ha il suo fil rouge nell&#8217;esperienza terrestre della bellissima aliena interpretata da <strong><a href="http://www.movielicious.it/2013/09/04/venezia-70-day-7/" target="_blank">Scarlett Johansson</a></strong> che adesca maschi umani per permettere alla propria specie di cibarsene. Laura in realtà non è una &#8220;cattiva&#8221; a tutti gli effetti, uccide per necessità e al contempo incarna l&#8217;emblema del cinismo alla base di molti rapporti umani. Morale: se vedete la Johansson a fare l&#8217;autostop sul ciglio di una strada, tirate via dritti e non vi fermate!</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>I peggiori film del 2015 secondo Movielicious</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2016 09:13:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come da tradizione, dopo i migliori, ecco i titoli del 2015 sconsigliati dalla redazione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Peggiori_Film_2015_Movielicious.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51463" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Peggiori_Film_2015_Movielicious.jpg" alt="Peggiori_Film_2015_Movielicious" width="650" height="370" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CAROLINA TOCCI</strong></p>
<p>5) <em><strong>Nessuno si salva da solo di Sergio Castellitto</strong></em><br />
Una cena tra ex in cui riaffiorano ricordi di una storia d’amore in un lungo alternarsi di flashback. Gli ex in questione sono un Riccardo Scamarcio (che se la cava) e una Jasmine Trinca in preda a svariate crisi di nervi. Una stanca vicenda che sembra sia stata riadattata più e più volte, che non ha nulla di nuovo e che odora di stantìo sin dalla prima inquadratura.</p>
<p>4) <em><strong>Le leggi del desiderio di Silvio Muccino</strong></em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/le-leggi-del-desiderio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51464" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/le-leggi-del-desiderio.jpg" alt="le-leggi-del-desiderio" width="600" height="300" /></a><br />
Muccino Junior che fa il coach motivazionale fa già abbastanza ridere senza aggiungere altri elementi. E il disagio che si prova a vederlo mentre cerca di dar vita a un copione che ha anche scritto ritagliando per sé una parte che non convince neanche un po&#8217;, non ti abbandona per tutta la durata del film.</p>
<p>3) <em><strong>Si accettano miracoli di Alessandro Siani</strong></em><br />
C&#8217;è ancora chi sostiene che Siani sia il nuovo Troisi. E invece Siani non è nemmeno l&#8217;unghia del mignolo sinistro di Massimo Troisi e in Si accettano miracoli questa diseguaglianza risulta ancora più evidente. La pretenziosità di alcune battute veicola perfettamente un concetto ben preciso: l&#8217;inutilità di un tipo di comicità che emula senza creare nulla.</p>
<p>2) <em><strong>Tomorrowland &#8211; Il mondo di domani di Brad Bird</strong></em><br />
Come buttare dalla finestra 190 milioni di dollari. Una gran quantità di fuffa (compreso un George Clooney mai così poco incisivo) e di effetti speciali da capogiro al servizio di una storia inesistente. E la sceneggiatura di Damon Lindelof porta avanti tutti quegli elementi che, dopo <em>Lost</em>, abbiamo imparato a guardare con sospetto quando fuoriescono dalla sua penna.</p>
<p>1) <em><strong>Ritorno alla vita di Wim Wenders</strong></em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Ritorno_Alla_Vita.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51465" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Ritorno_Alla_Vita.jpg" alt="Ritorno_Alla_Vita" width="700" height="332" /></a><br />
La pellicola che segna il ritorno al cinema di finzione del cineasta tedesco, dopo anni dedicati al documentario, è un gigantesco errore di percorso. Una storia che non decolla mai mentre tu sei lì, a guardare James Franco in uno stato di catatonia perenne e a chiederti &#8220;Ma avrò spento il gas prima di uscire?&#8221;.<br />
<strong>FABIO GIUSTI</strong></p>
<p>5) <em><strong>American Sniper di Clint Eastwood</strong></em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/American_Sniper.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51466" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/American_Sniper.jpg" alt="American_Sniper" width="700" height="437" /></a></p>
<p>Purtroppo il 2015 si è aperto, cinematograficamente parlando, col Clint che mai avremmo voluto vedere. Retorico, patriottico nel più tronfio dei modi possibili e talmente telefonato da assomigliare alla puntata pilota di una serie TV anni 90. Un colpo al cuore.</p>
<p>4) <em><strong>Humandroid di Neill Blomkamp</strong></em><br />
Dopo l&#8217;ottimo<em> District 9</em> e il comunque piacevole <em>Elysium</em>, Blomkamp torna a parlare della brutalità umana contro qualsiasi forma di diversità ma, questa volta, ha l&#8217;infelice idea di annacquare il messaggio in una favoletta semplice semplice che, a tratti, ricorda pericolosamente <em>Corto circuito</em>, il film di John Badham dell&#8217;86.</p>
<p>3) <em><strong>The Gunman di Pierre Morel</strong></em><br />
A 55 anni suonati Sean Penn decide inspiegabilmente di giocarsi buona parte della credibilità costruita in carriera pompando oltremisura i muscoli e lanciandosi &#8211; neanche fosse uno Steven Seagal qualsiasi &#8211; in uno dei revenge movie più brutti e cafoni mai visti.<br />
Roba che <em>I mercenari</em>, al confronto, sembra Bergman.</p>
<p>2) <em><strong>Third Person di Paul Haggis</strong></em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Third_Person.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51467" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Third_Person.jpg" alt="Third_Person" width="640" height="359" /></a><br />
C&#8217;era una volta uno sceneggiatore di nome Paul Haggis.</p>
<p>1) <em><strong>Ritorno alla vita di Wim Wenders</strong></em><br />
Un film in cui l&#8217;unica cosa centrata sembra essere il titolo italiano, che descrive alla perfezione lo stato d&#8217;animo provato dallo spettatore una volta abbandonata la sala.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ANDREA BOSCO</strong></p>
<p>5) <em><strong>Il biopic &#8220;da Oscar&#8221; (The Imitation Game, La teoria del tutto, Selma)</strong></em><br />
Edulcorato, ricattatorio e fasullo: soverchiato dall&#8217;intento encomiastico e dal fine celebrativo, il genere biografico-divulgativo su misura per l&#8217;Academy si traduce in una vetrina di pedanti, didascaliche oleografie dal valore artistico pressoché nullo.</p>
<p>4) <em><strong>Julianne Moore (Still Alice e Freeheld)</strong></em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Still_Alice.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51468" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Still_Alice.jpg" alt="Still_Alice" width="760" height="506" /></a><br />
L&#8217;anno della tardiva consacrazione mainstream di una delle più raffinate interpreti della sua generazione è anche quello della sua triste débacle: due grossolani, sguaiati lacrima-movie accomunati da un tono insopportabilmente enfatico e da un esasperante senso di peloso pietismo.</p>
<p>3) <em><strong>Tutto può accadere a Broadway di Peter Bogdanovich</strong></em><br />
La poetica della nostalgia del redivivo Bogdanovich tocca il fondo con una indigeribile, penosa pochade sulla falsariga di <em>Ma papà ti manda sola?</em>, una scombiccherata, cadaverica farsaccia che, più che Lubitsch, evoca i fantasmi del Bagaglino.</p>
<p>2) <em><strong>Angelina Jolie dietro la macchina da presa (Unbroken e By the Sea)</strong></em><br />
Mandato in malora quel poco che restava della sua strombazzata carriera attoriale, la figlia di Jon Voight si reinventa regista, dopo un invisibile esordio, con due pretenziosi, irricevibili atti di narcisismo, fallimentari tanto &#8211; il primo &#8211; nel campo del kolossal quanto &#8211; il secondo &#8211; nelle proprie velleità para-autoriali.</p>
<p>1)<em><strong> Il padre di Fatih Akin</strong></em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Il_Padre.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51469" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Il_Padre.jpg" alt="Il_Padre" width="570" height="373" /></a><br />
L&#8217;immagine sconfortante di un cinema cinico, sciacallo e declamatorio che sguazza nella bassa macelleria e nella pornografia con l&#8217;alibi dell&#8217;esigenza storica: un triviale monumento all&#8217;ipocrisia dello spettacolo mascherato da epopea popolare che svela definitivamente il bluff di uno dei più sopravvalutati cineasti europei.</p>
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