Il filo nascosto

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A cinque anni da The Master e dopo una coraggiosa incursione all’interno della complessità sintattica del mondo di Thomas Pynchon per Vizio di forma, Paul Thomas Anderson torna a raccontare una vicenda incentrata sul rapporto tra due persone. Siamo nella Londra degli anni Cinquanta, dove il rinomato sarto Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) e sua sorella Cyril (Lesley Manville) sono al centro della scena della Haute Couture con le loro creazioni realizzate per teste coronate, star del cinema, ereditiere e altre esponenti dell’alta società inglese.
Le donne entrano ed escono dalla vita di Woodcock, la cui fama di scapolo incallito non fa che accentuarne il fascino, fino a quando non incontra la giovane e tenace Alma (un’incredibile Vicky Krieps, mistero sulla sua mancata candidatura agli Oscar) che, inaspettatamente, entra nella sua routine ordinata e perfettamente regolata, stravolgendola del tutto.



The Master, dicevamo. Perché il rapporto tra il couturier Reynolds Woodcock e la sua musa-modella-amante Alma, almeno all’inizio del film, Anderson lo struttura nello stesso modo in cui aveva messo in piedi quello tra il guru Lancaster Dodd (Seymour Hoffman) e lo sbandato reduce Freddie Quell (Joaquin Phoenix), imperniandolo su una componente psicologica non indifferente. Woodcock è il pigmalione, Alma è la sua Eliza Doolittle, ne subisce il fascino, impara ad essere come lui vuole che sia e cerca di non deluderlo. Poi la storia prende una piega inaspettata e inizia a mutare genere e struttura. Ed è qui che viene il bello. La manipolazione tra i due smette di essere unilaterale e si fa reciproca, il tutto senza che Anderson smetta di mostrare bellezza in ogni sua forma: il dettaglio delle dita di Woodcock con i polpastrelli screpolati che cuciono eterei tessuti, le abitudini liturgiche e i gesti maniacali compiuti dal couturier contrapposti a quelli sicuramente meno aggraziati ma assai più vivi di Alma, al cui passato non viene mai fatto cenno e la macchina da presa che sembra accarezzare gli attori e i luoghi in cui si muovono, accompagnati da un’evocativa sonora composta da Jonny Greenwood, polistrumentista membro dei Radiohead, che aderisce perfettamente alle immagini senza sovrastarle.

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Paul Thomas Anderson si diverte a giocare con lo spettatore e carica Il filo nascosto di tensioni e aspettative, con una padronanza del linguaggio filmico che in pochi possiedono. Nel farlo, ricalca in modo piuttosto pedissequo lo schema del torbido melò hitchcockiano Rebecca la prima moglie: c’è una giovane e nuova fiamma che entra nella vita del protagonista maschile e che viene portata in un ambiente al quale non appartiene. La giovane deve continuamente dimostrare a lui, a un’incombente presenza femminile che tiene tutto sotto rigido controllo (lì era la governante Judith Anderson, qui è la sorella di lui Lesley Manville) e ai fantasmi del passato (lì la prima signora de Winter, qui la madre di Reynolds e Cyril) di essere all’altezza della situazione e di meritare di affiancare Woodcock nel lavoro e nella vita. Riuscitissimo omaggio al cinema classico di Max Ophüls, Douglas Sirk e, naturalmente, Alfred Hitchcock, Il filo nascosto (che è stato girato interamente in pellicola) si inserisce perfettamente all’interno della filmografia di Paul Thomas Anderson in cui sono le ossessioni dei personaggi a portare avanti il racconto: giocatori d’azzardo, attori porno, fondatori di sette religiose, invasati life coach e petrolieri con il chiodo fisso del denaro. Tutti individui fuori dagli schemi in cerca di qualcosa che possa colmare il vuoto interiore acuito dalle loro manie.

Però, al netto di tanta bellezza, riconosciuta anche dall’Academy con 6 nomination agli Oscar 2018, guardare Il filo nascosto sapendo che si tratta dell’ultima prova di Daniel Day-Lewis, fa davvero male. Speriamo cambi idea ma, se così non fosse, il suo addio alle scene nei panni del sarto Reynolds Woodcock sarà comunque indimenticabile.

 

Voto 8,5

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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