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	<title>Movielicious &#187; Fabrizio Bentivoglio</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Loro 2</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2018 06:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Paolo Sorrentino completa il ritratto, estremamente personale e controverso, che ha voluto dedicare a]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2018)<br />
Uscita: 10 maggio 2018<br />
Regia: Paolo Sorrentino<br />
Con: Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Bentivoglio, Elena Sofia Ricci, Kasia Smutniak<br />
Durata: 1 ora e 40 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Loro_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57556" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Loro_2.jpg" alt="Loro_2" width="650" height="370" /></a></p>
<h3><a href="http://www.movielicious.it/2018/04/23/loro-1-recensione/" target="_blank">La recensione di <em>Loro 1</em></a></h3>
<p>Filmare il vuoto. Quello pneumatico – fatto di televendite, soap opera, tette e culi – che, avvolgendo ineluttabilmente le coscienze degli italiani per un intero decennio, le ha obnubilate, ponendo di fatto le basi per la discesa in campo del Cavaliere. Ma anche il vuoto valoriale che sembra marchiare in modo indelebile quello stile di vita che tuttora Berlusconi prova a vendere come fosse un appartamento full optional nell’Eden Artificiale di Milano 2. Con Loro, in fondo, Paolo Sorrentino vuole solo filmare il vuoto. Non gli interessa granché capirlo né, tanto meno, spiegarlo agli altri, ché, a quello, semmai, ci penseranno gli storici. Qui invece c’è da mostrare un totem scalfito. Lo specchio nel quale, da più di vent’anni, un discreto pezzo di Italia ha scelto di vedersi riflesso per come sognava di essere, o meglio, per come era stato indottrinato a pensare di voler essere. Il <strong>Silvio Berlusconi</strong> (<strong>Toni Servillo</strong>) appena accennato in <a href="http://www.movielicious.it/2018/04/23/loro-1-recensione/" target="_blank"><strong><em>Loro 1</em></strong></a> qui appare in tutta la sua amara natura di dio decaduto. Un Napoleone confinato in un esilio che, per quanto dorato, non riesce comunque ad assomigliare a nessun mondo possibile. E, dopo il lungo incipit preparatorio del primo capitolo, con<em><strong> Loro 2</strong></em> Sorrentino è finalmente libero di lasciar deflagrare il suo attore feticcio. Ed è subito Servillo Show, fin dalla prima sequenza in cui l’interprete addirittura si sdoppia, palesando il senso di un’opera monstre bella e imperfetta che, proprio nel suo essere (volutamente) priva di appigli con il reale, coglie appieno il senso di un’epoca ancora così vicina da risultare sfocata.</p>
<h3><a href="http://www.movielicious.it/2018/05/02/loro-2-paolo-sorrentino-e-il-cast-presentano-il-film-alla-stampa/" target="_blank">Loro 2: Paolo Sorrentino e il cast presentano il film alla stampa</a></h3>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Loro_2_1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57557" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Loro_2_1-1024x576.jpg" alt="Loro_2_1" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>Non è affatto un caso che, ogni qual volta l’autore cerca di riconnettersi alla cronaca in maniera più diretta, perda irrimediabilmente di fascino. Accade ad esempio quando decide di filmare l’infilmabile, ovvero quel terremoto de L’Aquila che, se da un lato, è utile ad amplificare visivamente l’irreversibile processo di scollamento in atto all’epoca tra Berlusconi e il Paese reale, finisce anche con lo svelare il proprio artificio, tradendo la relativa incapacità del  suo cinema di funzionare una volta abbassatosi al livello della strada. È per questo che, nella sua natura di clown triste, Berlusconi risulta extra-ordinario allo stesso modo in cui lo erano Titta Di Girolamo ne <em>Le conseguenze dell’amore</em> o il Geremia de&#8217; Geremei de <em>L’amico di famiglia</em>. O, se preferite, come un Jep Gambardella al confino. Un divo che, al contrario di Andreotti, che tirava le fila mantenendosi ai margini di tutto, smette di avere un senso quando non ha più un palco. Per tutto il film vediamo Berlusconi fuori dal centro della scena, costretto lì dove nulla di importante sembra accadere e niente si decide. In una Villa Certosa dove, tra le recriminazioni di una moglie stanca (la straordinaria <strong>Elena Sofia Ricci</strong>) e le sfiancanti richieste di cariatidi indebitate, non gli resta che rifugiarsi in un glorioso passato di venditore – nella bellissima scena in cui telefona di notte a una signora a caso per vendere un appartamento che forse neppure esiste – o in un presente molto meno glorioso, fatto di cene affollate da donnine acquiescenti che rideranno a comando ad ogni ritrita battuta sui comunisti cattivi e simuleranno stupore di fronte all’ovvia metafora sessuale di un vulcano artificiale in eruzione.</p>
<p>Dopo la sbornia di sesso e coca del primo atto, Loro 2 rientra dunque sui binari di un Sorrentino già noto. La sorpresa, piuttosto, è che la divisione in due capitoli, in precedenza considerata illogica sotto ogni punto di vista che non fosse quello più squisitamente commerciale, finisce con il fare un gran bene a un’opera così orientata sulla sua stella polare semantica, da perdere di vista in più occasioni la propria coerenza interna. Se considerato infatti come un unico film di quasi quattro ore, Loro è sfilacciato e fin troppo saturo di sottotracce narrative, alcune delle quali neanche perfettamente chiuse. È il caso, ad esempio, della parabola di Sergio Morra (<strong>Riccardo Scamarcio</strong>), protagonista quasi assoluto del primo capitolo e qui relegato a figurina di contorno, oppure del fantomatico Dio, potentissimo e innominabile personaggio appena tratteggiato in precedenza che, inspiegabilmente, non ritroviamo affatto (se non in un accenno verbale) in <em><strong>Loro 2</strong></em>. Resta l’idea di un’opera interlocutoria, amata forse fin troppo dal suo stesso autore. Un flusso di (anti)coscienza che ha il merito di non temere di farsi volgare per rappresentare la volgarità e che, chissà, se epurato di almeno una trentina di minuti di troppo, avrebbe potuto essere un ottimo film. Oppure, anche meglio, se rimpolpata del materiale che non abbiamo dubbi essere stato sacrificato al montaggio, addirittura una serie TV.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Loro 1</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2018/04/23/loro-1-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 18:05:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[La prima parte del dittico di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi arriva nelle sale. La nostra sul]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2018)<br />
Uscita: 24 aprile 2018<br />
Regia: Paolo Sorrentino<br />
Con: Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Bentivoglio, Elena Sofia Ricci, Kasia Smutniak<br />
Durata: 1 ora e 44 minuti<br />
Distribuzione: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Loro_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57508" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Loro_1.jpg" alt="Loro_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Prima ancora di avventurarci in ardite analisi cercando di capire se<a href="http://www.movielicious.it/2017/04/07/toni-servillo-sara-silvio-berlusconi-nel-prossimo-film-di-paolo-sorrentino/" target="_blank"><em><strong> Loro 1</strong></em> </a>sia o meno riuscito e come si ponga all’interno dell’opus sorrentiniano, la visione del primo capitolo di questo tanto atteso film su <strong>Berlusconi</strong> ci suggerisce due certezze. La prima – quella, se vogliamo più banale – è che si tratti inevitabilmente di un’opera monca, divisa in due più per esigenze distributive che non per una reale <a href="http://www.movielicious.it/2018/03/07/loro-il-film-su-berlusconi-di-paolo-sorrentino-saranno-due/" target="_blank">natura diadica del progetto</a>. A differenza di un <em>Kill Bill</em>, insomma, qui il tentativo sembra essenzialmente quello di renderlo più digeribile ad un pubblico poco incline a stare per più di due ore in sala, figuriamoci le quasi quattro di durata totale. Oppure, a voler essere più maliziosi, di raddoppiare gli incassi. La seconda certezza, invece, è che la parentesi seriale di<em> The Young Pope</em> abbia fatto un gran bene a Sorrentino, allontanandolo da certe tentazioni sterilmente estetizzanti che, sebbene in nuce fin dai suoi esordi, deflagravano nell’ultimo <a href="http://www.movielicious.it/2015/05/20/youth-la-giovinezza/" target="_blank"><em>Youth – La giovinezza</em></a> rendendolo di fatto una sorta di autoparodia senile de <em>La grande bellezza</em>, per sforzarsi di ritrovare una strada quanto più compiutamente narrativa. La chiave per interpretare o, almeno, per iniziare a leggere quest’ultima opera dell’autore premio Oscar® è sempre e comunque <em>La grande bellezza</em>, chiave di volta di tutto il suo <strong>cinema</strong>, di cui <em><strong>Loro</strong></em> finisce per rappresentare il lato più oscuro, perché oggettivamente meno salvabile.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Loro_1_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57509" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Loro_1_2-1024x576.jpg" alt="Loro_1_2" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>Se nella parabola esistenziale di Jep Gambardella vi era infatti un’idea di bellezza in qualche modo corrotta o smarrita lungo la via, qui è tutto già scritto e non ci sono mai stati né limiti da superare né, tanto meno, innocenze da perdere. La decadenza non nasce più dalla comparazione tra il “fuori” e “dentro” un mondo a cui, tra l’altro, non si sente neppure di appartenere appieno, ma è insita in un contesto socioculturale di infinito squallore, abitato da figurine bidimensionali per le quali l’idea di non farne parte non è nemmeno lontanamente contemplabile. Non è affatto un caso che un film così radicalmente incentrato sull’assenza di umanità sia attraversato a più riprese da animali, come la pecora che, nel prologo vagamente lynchiano, vediamo rimanere vittima dei telequiz e dell’aria condizionata di Villa Certosa. La sensazione di declino è tale che Berlusconi, a differenza di Titta Di Girolamo, Andreotti o dello stesso Gambardella, non è più fisicamente necessario in quanto personaggio extraordinario. Il vero protagonista di questo primo capitolo di <em><strong>Loro</strong></em> non è neanche Berlusconi, presente come entità astratta evocata a più riprese nei discorsi di chi lo chiama semplicemente “Lui” o in forma di tatuaggio sul fondoschiena di una escort, bensì il viscido imprenditore pugliese Sergio Morra (un <strong>Riccardo Scamarcio</strong> evidentemente ispirato a <strong>Gianpaolo Tarantini</strong>) che, ossessionato dall’idea di diventare il fornitore ufficiale di “svago” del Cavaliere, entra in contatto con una serie di personaggi appartenenti alla sua corte, tra cui spiccano la sua amante privilegiata Kira (<strong>Kasia Smutniak</strong>) e un ex-ministro con velleità poetiche (l’irriconoscibile <strong>Fabrizio Bentivoglio</strong>) che non può non ricordare <strong>Sandro Bondi</strong>.</p>
<p>La prima parte del film è una tale galleria di corpi nudi e cocaina da far impallidire lo Scorsese di <em>Casinò</em>, nella quale <strong>Sorrentino</strong> spinge sul pedale del grottesco fino a far spogliare ulteriormente quei corpi di qualsiasi connotazione erotizzante. Il risultato è una radicale rinuncia a quel lirismo visivo a cui l’autore ci ha da sempre abituato e un inedito ricorso alla risata (amarissima) come unico strumento di difesa contro il brutto che avanza. Il lungo incipit è talmente ben orchestrato nel suo lavorare per accumulo progressivo di elementi che, a un certo punto, quasi si perde coscienza del fatto che, prima o poi, debba entrare in scena Lui. Che poi appare – a meno di mezzora dalla fine, un po’ come Kurtz in <em>Apocalypse Now</em> – e sposta, se in maniera definitiva o meno lo capiremo solo nel secondo capitolo, il baricentro del racconto da Loro a Lui, dal “chiacchiericcio” costante di una coralità fin troppo rumorosa ai silenzi interrotti soltanto dalle battute banali e telefonate di un Berlusconi assai distante dalla tipica profondità dei personaggi di Sorrentino e dalla chitarra di Giovanni Esposito/Mariano Apicella. Troppo poco, forse, per giudicare l’intero affresco, ma abbastanza per registrare la chiara voglia del suo autore di voltare pagina e tentare nuove strade, continuando a raccontare l’Italia attraverso una lente che, a forza di ingrandire, per forza di cose distorce. Solo senza rimanere vittima del proprio inconfondibile stile.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Forever Young</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/03/08/forever-young-recensione/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 16:22:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nuova commedia corale dal sapore dolceamaro diretta da Fausto Brizzi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2016)<br />
Uscita: 10 marzo 2016<br />
Regia: Fausto Brizzi<br />
Con: Fabrizio Bentivoglio, Sabrina Ferilli, Teo Teocoli, Lillo<br />
Durata: 1 ora e 35 minuti<br />
Distribuito da: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/forever-young.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52294" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/forever-young.jpg" alt="forever-young" width="700" height="466" /></a></p>
<p>Franco (<strong>Teo Teocoli</strong>) è un avvocato sessantenne appassionato praticante di sport che vede la propria vita cambiare radicalmente quando scopre che sta per diventare nonno e che il suo fisico non è poi così indistruttibile.<br />
Angela (<strong>Sabrina Ferilli</strong>) è un&#8217;estetista in piena crisi di mezza età che inizia una storia con un ragazzo di vent&#8217;anni che si rivela poi essere il figlio della sua amica Sonia (<strong>Luisa Ranieri</strong>), sempre a caccia di toy boy.<br />
Diego (<strong>Lillo</strong>) è un DJ radiofonico che deve fare i conti con gli anni che passano e con un giovanissimo e agguerrito youtuber che, forte di migliaia di &#8220;like&#8221;, minaccia di rubargli la trasmissione.<br />
Infine c&#8217;è Giorgio (<strong>Fabrizio Bentivoglio</strong>), 50 anni e una fidanzata giovanissima, che finisce per innamorarsi, ricambiato, di una coetanea.<br />
Tutti personaggi accomunati da una forma di incapacità ad accettare serenamente il tempo che passa e tutti immancabilmente messi di fronte a una scelta che cambierà il loro modo di vedere le cose.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Forever_Young_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52295" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Forever_Young_2.jpg" alt="Forever_Young_2" width="660" height="350" /></a></p>
<p><strong>Fausto Brizzi</strong> torna alla regia a tre anni dal tentativo di cinepanettone <em>Indovina chi viene a Natale?</em> forte di un&#8217;intuizione abbastanza felice, ossia provare a descrivere il senso di inadeguatezza che colpisce la generazione degli odierni cinquantenni, relegati anzitempo ai margini di un sistema che, il più delle volte, si limita a ignorarli, in virtù della loro supposta incapacità di sposarne i codici comportamentali e, quand&#8217;anche ci provino, li ridicolizza giudicandoli fuori luogo.<br />
Peccato che, alla bontà dell&#8217;idea, non corrisponda la profondità di un&#8217;analisi che non fa mai niente per pungere, fermandosi &#8211; immaginiamo volutamente &#8211; ai piani più bassi della riflessione che il materiale di partenza pure avrebbe consentito.<br />
Lo si vede piuttosto chiaramente nell&#8217;insistita unidimensionalità di ognuno dei contraltari giovanili dei protagonisti, che sia l&#8217;eccessivamente romantico toy boy della Ferilli o l&#8217;imberbe e odioso bimbominchia chiamato a sostituire Lillo nel suo programma in radio.<br />
La stessa mancanza di aderenza al reale che si evince poi dalle abitazioni mostrate nel film: un susseguirsi di enormi e lussuosissimi loft che si quasi fatica a credere possano davvero esistere nella Roma di tutti i giorni.</p>
<p>E&#8217; un po&#8217; come se l&#8217;autore di <em>Notte prima degli esami</em>, giunto in qualche modo a metà di un guado superato il quale potrebbe imprimere una svolta più matura alla sua storia (e, di conseguenza, anche alla propria carriera) avesse invece deciso di navigare tranquillo e perseguire unicamente la più facile tra le possibili finalità, ovvero quella ludica.<br />
Fortuna che, almeno in questo, il talento (suo e dei suoi coautori Edoardo Falcone e Marco Martani) lo assiste e gli consente di portare a casa il risultato.<br />
Perché <em><strong>Forever Young</strong></em> è, al netto della sua leggerezza di fondo, assai più divertente della media dei film italiani rubricabili come commedie.<br />
Merito senz&#8217;altro di una sceneggiatura abile a giocare coi luoghi comuni dell&#8217;età che avanza in maniera meno banale di quanto ci si aspetterebbe, ma anche di un cast affiatatissimo e pieno di eccellenze.<br />
Su tutti un Fabrizio Bentivoglio mai così divertente, sintesi perfetta di dolce e amaro oltre che specchio (tra le diverse storie la sua è quella con l&#8217;epilogo più impietoso) di quello che il film avrebbe potuto essere e invece non è.<br />
Ma tutti gli attori coinvolti sembrano in realtà divertirsi molto, da Lillo, che conferma la propria raggiunta maturità comica anche in assenza del sodale Greg a una Sabrina Ferilli particolarmente a suo agio nei panni di questa Milf così tenera e al tempo stesso sexy.<br />
Magari <em>Forever Young</em> paga anche il prezzo di arrivare in sala subito dopo la dimostrazione di Paolo Genovesi, con il suo <a href="http://www.movielicious.it/2016/02/11/perfetti-sconosciuti/" target="_blank"><em>Perfetti sconosciuti</em></a>, di come si possa coniugare in maniera perfetta intrattenimento e lucidità di analisi mettendo d&#8217;accordo critica e pubblico, ma l&#8217;impressione è quella di una scommessa persa più per il poco coraggio che non per un&#8217;effettiva mancanza di mezzi.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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		<title>Gli ultimi saranno ultimi</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2015 12:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Paola Cortellesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un giorno di ordinaria follia ad Anguillara, con una strepitosa Paola Cortellesi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, 2015)<br />
Uscita: 12 novembre 2015<br />
Regia: Massimiliano Bruno<br />
Con: Paola Cortellesi, Alessandro Gassmann, Fabrizio Bentivoglio<br />
Durata: 1 ora e 43 minuti<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Gli_Ultimi_saranno_ultimi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-50735" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Gli_Ultimi_saranno_ultimi.jpg" alt="Gli_Ultimi_saranno_ultimi" width="770" height="433" /></a></p>
<p>Il salto di <strong>Massimiliano Bruno</strong> dalla commedia (<em>Nessuno mi può giudicare</em>,<em> Viva l&#8217;Italia</em>, <em>Confusi e felici</em>) al dramma passa per questa storia, la sua migliore fino a questo momento, che racconta con piglio crudo e toccante le vicende di due &#8220;ultimi&#8221;. Molto diverso dallo spettacolo teatrale da cui è tratto, scritto dallo stesso Bruno e in cui <strong>Paola Cortellesi</strong> dava vita a tutti i personaggi, <strong><em>Gli ultimi saranno ultimi</em></strong> arriva al cinema con la stessa dirompente energia che si porta dietro la sua protagonista, Luciana Colacci. Una donna comune, con un lavoro malpagato in una fabbrica di Anguillara, che non ha ambizioni se non quella di mettere su famiglia con suo marito Stefano (<strong>Alessandro Gassmann</strong>) e di mantenere il suo posto di lavoro, squallido ma dignitoso. L&#8217;universo di Luciana inizia a crollare quando l&#8217;azienda per cui lavora non le rinnova il contratto dopo aver saputo che la donna aspetta un bambino. Parallelamente alla storia di Luciana, seguiamo quella di un altro ultimo, il poliziotto veneto Antonio Zanzotto (<strong>Fabrizio Bentivoglio</strong>), trasferito con disonore per un fattaccio avvenuto mentre era in servizio.</p>
<p>In una battuta piuttosto emblematica, il Michael Douglas/William Foster protagonista di <em>Un giorno di ordinaria follia</em> di Joel Schumacher pronunciava queste parole: &#8220;Ho superato il punto di non ritorno. Sai qual è? È il punto in cui, in un viaggio, è più conveniente proseguire che tornare indietro&#8221;. Certo Anguillara non è Los Angeles ma la parabola discendente che accompagna Douglas, la Cortellesi e i rispettivi personaggi ha più di una similitudine e inizia per entrambi con la perdita del lavoro, anche se è la mancanza del sostegno emotivo che li farà crollare definitivamente. Così Luciana, fino a quel momento invisibile e sottomessa ad una comunità sempre più prepotente (non come quella testa calda di suo padre, Marione, sindacalista infervorato), si trasforma: &#8220;Non sono matta, sono solo stanca&#8221; dirà ad un certo punto.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/gli-ultimi-saranno-gli-ultimi-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-50736" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/gli-ultimi-saranno-gli-ultimi-2.jpg" alt="gli-ultimi-saranno-gli-ultimi-2" width="1500" height="844" /></a></p>
<p>Ma non c&#8217;è solo la perdita del lavoro e l&#8217;incertezza per quello che verrà: un ulteriore tassello dello sgretolamento della società italiana che Bruno porta così bruscamente alla ribalta è rappresentato da un altro protagonista, silenzioso e terribile, che aleggia come uno spettro tra le case del paese in cui è ambientata la vicenda, un borgo antico, idilliaco solo in apparenza, deturpato dalle antenne e invaso dall&#8217;inquinamento elettromagnetico. La Chiesa raggiunge ogni pecorella smarrita del piccolo centro abitato con la sua sacra invadenza, la stessa che consente di ascoltare la santa messa dal citofono o alzando la tazza del water.</p>
<p>Dirige con mano salda Massimiliano Bruno, farcendo la vicenda con tanti elementi tragicomici sorretti da dialoghi di una semplicità e di una immediatezza davvero rari. Il risultato è un&#8217;opera pensata e scritta (da Bruno, Cortellesi, Furio Andreotti e Gianni Corsi) con un profondo senso civile e tanta umanità. Standing ovation per Paola Cortellesi, ormai in grado di coprire ogni registro con la sua versatilità, molto ben assortito il resto del cast: da Alessandro Gassmann a Fabrizio Bentivoglio, da <strong>Irma Carolina Di Monte</strong> parrucchiera sudamericana con sorpresa a <strong>Maria Di Biase</strong>, collega di Zanzotto e anche lei dolcissima ultima. Tutto funziona, almeno fino ad un epilogo eccessivamente teso e in cui accade decisamente troppo. Ma<em> Gli ultimi saranno ultimi</em> rimane un film forte e appassionato, un pugno ben assestato alla bocca dello stomaco.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Il ragazzo invisibile</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2014 16:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Bentivoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Salvatores]]></category>
		<category><![CDATA[Il Ragazzo Invisibile]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Girardello]]></category>

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		<description><![CDATA[Il supereroe Made in Italy di Gabriele Salvatores vive a Trieste e ama una Stella.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, Francia 2014)<br />
Uscita: 18 dicembre 2014<br />
Regia: Gabriele Salvatores<br />
Con: Ludovico Girardello, Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio<br />
Durata: 1 ora e 40 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/ragazzo_invisibile.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40147" title="ragazzo_invisibile" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/ragazzo_invisibile.jpg" alt="" width="500" height="245" /></a></p>
<p>Michele (<strong>Ludovico Girardello</strong>) ha tredici anni e più o meno tutti i problemi della maggior parte dei suoi coetanei.<br />
Vessato dai bulletti della scuola e ignorato da Stella, la ragazza di cui è segretamente innamorato e che non riesce a smettere di fissare in classe, il ragazzo non eccelle né negli studi né tanto meno nello sport.<br />
C&#8217;è però un potere che Michele possiede e che molti tredicenni, in certi frangenti, vorrebbero avere ed è la capacità di diventare invisibile.<br />
La scoperta di questo dono, che di fatto lo rende simile a uno dei supereroi di cui legge avidamente le storie a fumetti, coincide, per il giovane, con l&#8217;inizio di un&#8217;avventura straordinaria che lo porterà a scontrarsi con una pericolosa organizzazione criminale russa attratta dall&#8217;idea di sfruttare quel potere a fini malvagi.</p>
<p><strong>Gabriele Salvatores </strong>è senza dubbio uno che ama le sfide.<br />
Appare infatti chiaro anche a un occhio distratto come l&#8217;amore per taluni progetti lo abbia portato spesso a soprassedere su valutazioni di natura squisitamente commerciale o sulla pianificazione di un percorso registico più lineare, per cimentarsi liberamente con generi e linguaggi diversi.<br />
Anche laddove sembra aver mancato il bersaglio, come dimostrano alcune cadute (il costosissimo tonfo di <em>Nirvana</em> e l&#8217;inspiegabilmente brutto <em>Happy Family</em> ad esempio) ci sono una coerenza e una passione nel suo modo di fare cinema che, almeno in Italia, sono rarissime, che ne fanno un autore molto meno ondivago di quanto non si sia portati a pensare.<br />
Al netto degli scarti stilistici, il leit motiv di tutta la sua filmografia più recente (da Io non ho paura in poi) è infatti sempre lo stesso e coincide con il più classico dei racconti di formazione, declinato però in tutte diverse possibili sfumature.<br />
Dopo l&#8217;ambizioso e, per alcuni versi, interlocutorio<a href="http://www.movielicious.it/2013/02/28/educazione-siberiana/"> <em>Educazione siberiana</em></a>, Salvatores torna ad abbassare la macchina da presa ad altezza bambino (anche qui, come già in <em>Io non ho paura </em>o <em>Come Dio comanda</em>, gli adulti vengono descritti come poco inclini alla comprensione quando non del tutto assenti) e gioca la carta più rischiosa della sua carriera, sperimentando un genere con cui nessun autore italiano si è mai messo finora alla prova, ovvero quello dei supereroi.<br />
E l&#8217;intuizione è davvero felice perché gli permette di descrivere il delicato rito di passaggio dall&#8217;adolescenza all&#8217;età adulta utilizzando gli strumenti tipici del fumetto e trattare così il tema dell&#8217;invisibilità sia su un piano esistenziale (la paura di essere inadeguati e la volontà di sparire di fronte all&#8217;imbarazzo) che fisico &#8211; ché sempre di un supereroe, seppure in miniatura, si tratta &#8211; e, allo tempo stesso, fare del sano intrattenimento.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/il-ragazzo-invisibile-13.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40148" title="il-ragazzo-invisibile-13" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/il-ragazzo-invisibile-13.jpg" alt="" width="500" height="212" /></a></p>
<p>L&#8217;estrema delicatezza con cui Salvatores approccia il mondo di questo tenero e introverso adolescente &#8211; una via di mezzo tra il Marcus descritto da Nick Hornby in <em>About a Boy</em> e il Charlie del bellissimo <em>Noi siamo infinito</em> &#8211; suggerisce la cifra di come il regista non abbia mai perso di vista l&#8217;intimismo insistito dei primi lavori (sembrano passate almeno due vite dai tempi di <em>Marrakesh Express</em> e <em>Turnè</em>) neanche quando alle prese con un budget che potrebbe anche alimentare facili peccati di grandeur.<br />
Valga in tal senso, come segno distintivo di continuità col passato, il riuscitissimo utilizzo di due dei suoi attori feticcio di sempre, <strong>Valeria Golino</strong> e un sempre ottimo <strong>Fabrizio Bentivoglio</strong>.<br />
E&#8217; talmente sincero, questo film, che gli si perdonano anche i pochi difettucci, come la naïveté di certi effetti speciali (forse anche volutamente) artigianali o l&#8217;eccessiva semplicità di snodi narrativi che, per forza di cose, riconducono l&#8217;opera nell&#8217;area dell&#8217;intrattenimento per ragazzi.<br />
Sarebbe infatti inutile e ingeneroso rimarcare quanto Il ragazzo invisibile sia lontano anni luce dai risultati raggiunti negli ultimi anni in casa Marvel, ma il confronto non sussiste affatto dal momento che sembra dichiarare sin da subito di giocare in tutt&#8217;altro campionato.<br />
Lo stile, però, quello c&#8217;è.<br />
E soprattutto c&#8217;è un respiro cinematografico che nei film di Salvatores &#8211; anche in quelli meno riusciti &#8211; non ha mai latitato, abile com&#8217;è a conferire alle storie una dimensione molto più europea che non rigidamente nazionale.<br />
Nel mese in cui escono ben due (non uno, due) cinepanettoni, praticamente è una manna dal cielo.</p>
<p><strong>Voto </strong>7</p>
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