Educazione siberiana

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Una produzione internazionale, di ampio respiro: questa la scelta di Gabriele Salvatores per il suo ritorno al cinema. Dopo aver trasposto per lo schermo i due romanzi di Niccolò Ammaniti (Io non ho paura e Come Dio Comanda), il noir di Grazia Verasani (Quo Vadis, Baby?) e la pièce teatrale di Alessandro Genovesi (Happy Family), il regista Premio Oscar per Mediterraneo, porta sullo schermo un nuovo adattamento: Educazione siberiana, tratto dall’omonimo romanzo di Nicolai Lilin. La sceneggiatura, firmata da Rulli, Petraglia e dallo stesso regista, allegerisce e smussa la violenza a profusione che caratterizza le pagine del libro e si concentra sulla storia di due amici cresciuti insieme e legati a doppio filo da una vita che li porta a compiere scelte assolutamente opposte. La storia si svolge in una regione del sud della Russia e abbraccia un arco temporale che va dal 1985 al 1995. Siamo in Transnistria, una regione dell’ex Repubblica socialista sovietica moldava. In un luogo tanto impervio utilizzato da Stalin come ghetto in cui venivano confinati i più pericolosi criminali del Paese, vive una comunità perseguitata dove valgono ancora le vecchie regole siberiane malavitose, ma con una sua etica. Gli Urka siberiani, così si definiscono, sono dei criminali onesti. L’anziano nonno Kuzya (John Malkovich), cerca di educare i giovani Kolima (Arnas Fedaravicius) e Gargarin (Vilius Tumalavicius), nel rispetto delle loro tradizioni,
nelle quali atti criminali contro la polizia, l’esercito, i dipendenti statali e i banchieri sono cosa buona e giusta.



QUI trovate le nostre videointerviste a Gabriele Salvatores e John Malkovich

La storia di amicizia dei due ragazzi si sviluppa in tre filoni temporali, legati tra di loro attraverso l’(ab)uso di flashback. Mentre Kolima e Gagarin crescono, il mondo che li circonda cambia drasticamente, la caduta del muro di Berlino spazza via il comunismo mentre le frontiere che si aprono ad Ovest con l’imporsi del libero mercato, del consumismo e della globalizzazione, se da un lato profumano irresistibilmente di nuovo (non a caso in una delle scene/cuore del film c’è Absolute Beginners di David Bowie in sottofondo), dall’altro rappresentano una minaccia per gli Urka, sempre più ingabbiati nel loro piccolo mondo antico.
A Gabriele Salvatores va senz’altro riconosciuto il merito di non essersi seduto sugli allori, dopo l’Oscar vinto nel 1991, ma di aver continuato a sperimentare e a comunicare attraverso i linguaggi cinematografici più diversi. E questa pellicola si inserisce perfettamente nella sua filmografia sempre diversa e pronta a saggiare nuove strade. Il risultato è un buon film a metà, che sceglie di esaltare l’epicità della storia a scapito di tensione e violenza, i due fuochi attorno ai quali ruota invece la narrazione del romanzo di Lilin. Il cast di giovani leve, a parte i veterani John Malkovich e Peter Stormare, le cui interpretazioni colpiscoo nel segno, se la cava bene alle prese con una storia non facile e animata da personaggi decisamente poco convenzionali, ma viene fortemente penalizzato da un doppiaggio approssimativo e semplicistico che inevitabilmente banalizza la poesia di quel mondo lontano e sconosciuto. Educazione siberiana, nonostante questi non pochi difetti, rimane un film comunque godibile grazie all’epicità della storia e delle ambientazioni inusuali in cui è collocata  e di un manipolo di attori in parte e ben diretti.

Voto 6

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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