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	<title>Movielicious &#187; Frances McDormand</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Tre manifesti a Ebbing, Missouri</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jan 2018 07:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle sale la dark comedy di Martin McDonagh premiata ai Golden Globe con un trio di strepitosi interpreti:]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, USA/UK 2017)<br />
Uscita: 11 gennaio 2018<br />
Regia: Martin McDonagh<br />
Con: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish<br />
Durata: 1 ora e 55 minuti<br />
Distribuito da: 20th Century Fox</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Tre_Manifesti_a_ebbing_missouri.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-57088" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Tre_Manifesti_a_ebbing_missouri.jpeg" alt="Tre_Manifesti_a_ebbing_missouri" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Tutto ciò che viene dal Sud sembrerà grottesco a un lettore del Nord, tranne quel che è effettivamente grottesco, che invece verrà definito realistico: per la sua nuova esperienza oltreoceano dopo il ginepraio metacinematografico e autocitazionista di <em>Sette psicopatici</em>, <strong>Martin McDonagh</strong> deve aver tenuto sicuramente presente la lezione di quella sfortunata erede di Faulkner che fu la georgiana Flannery O&#8217;Connor, il suo sguardo ironico eppure compassionevole sulle storture congenite dell&#8217;America rurale e la sua paradossale commistione di registro comico ed elementi raccapriccianti applicata ai desideri e ai vizi di una provincia che pare quasi un regno a sé.<br />
Una concezione del mondo assai simile a quella che traspariva non tanto dai toni più ammiccanti e disimpegnati della sua ridotta produzione per il grande schermo, quanto da quei celebrati trascorsi teatrali che, a partire dalla <em>Trilogia di Leenane</em> e da capolavori come <em>The Pillowman</em>, ne avevano rivelato lo straordinario talento e la tendenza a descrivere una collettività reietta e sfasata per cui la violenza è rimasta l&#8217;unica forma di comunicazione e di relazione possibile.</p>
<p>Non è quindi ai tormenti individuali e alla ghignante crudeltà di <em>In Bruges</em> e di <em>Six Shooter</em>, il fulminante cortometraggio con cui il commediografo londinese esordì nell&#8217;audiovisivo aggiudicandosi l&#8217;Oscar, che si rifà <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2018/01/08/golden-globes-2018-i-vincitori/" target="_blank">Tre manifesti a Ebbing, Missouri</a></strong></em>, bensì a una dimensione sociale ben precisa e contestualizzata, quel clima di riflusso (&#8220;ebb&#8221;, come suggerisce il nome della località fittizia che funge da sfondo) tipico del profondo Midwest che costituisce l&#8217;esempio più sintomatico della condotta interna degli Stati Uniti di ieri e di oggi, la piccola realtà quotidiana di un Paese tanto lassista coi forti quanto insofferente nei confronti dei deboli.<br />
Nulla di particolarmente inedito, sulla carta, se non fosse per il nichilistico disincanto con cui McDonagh appiana le più rigide e manichee delle contrapposizioni (singolo vs. comunità, legalità vs. corruzione, perdono vs. vendetta) in una disperata terra di nessuno dove la distinzione fra vittime e carnefici non esiste più, dove tutti, indifferentemente, restano oppressi da un Male così inafferrabile da farsi cosmico, dove la sete di giustizia di una madre può sfociare nell&#8217;incoscienza e l&#8217;inettitudine delle istituzioni a volte è solamente la maschera della loro vulnerabilità e della loro inadeguatezza.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Tre_Manifesti_a_Ebbing_Missouri_2.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-57089" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Tre_Manifesti_a_Ebbing_Missouri_2-1024x473.jpeg" alt="Tre_Manifesti_a_Ebbing_Missouri_2" width="1024" height="473" /></a></p>
<p>Una società, insomma, in cui &#8220;<em>un brav&#8217;uomo è difficile da trovare</em>&#8220;, come Flannery O&#8217;Connor intitolava il proprio racconto più celebre, e non si tratta soltanto del libro che, guarda caso, il giovane agente pubblicitario Red Welby sta leggendo prima di ricevere la visita di Mildred Hayes (una scatenata <strong>Frances McDormand</strong> che, esclusa la parentesi televisiva di <em>Olive Kitteridge</em>, torna finalmente interprete di primo piano dopo un decennio di parti di supporto), ma è sicuramente anche il pensiero che spinge quest&#8217;ultima a denunciare con un gesto clamoroso l&#8217;inoperosità delle forze dell&#8217;ordine locali, richiamando l&#8217;attenzione dello stanco e debilitato sceriffo Willoughby (un grande <strong>Woody Harrelson</strong> ormai felicemente abbonato ai ruoli in divisa), a diversi mesi di distanza dal brutale omicidio della figlia. Per McDonagh è l&#8217;occasione per inscenare quei duelli verbali al veleno che sono da sempre il suo marchio di fabbrica &#8211; e di cui sia la Giuria della Mostra di Venezia, sia l&#8217;Hollywood Foreign Press Association si sono accorte &#8211; e per imbastire un campionario umano ricchissimo e sfaccettato, su cui si impone, ancor più dei due antitetici e complementari protagonisti, il suo personaggio più complesso a non rimanere confinato alle sue pièce, ossia l&#8217;agente Dixon di un eccezionale <strong>Sam Rockwell</strong>, erede di quei sempliciotti a metà fra la tragedia e la farsa che, dal Billy Claven de <em>Lo storpio di Inishmaan</em> al Mervyn di <em>A Behanding in Spokane</em>, rappresentano con le loro contraddizioni e con la loro ricerca di redenzione il fulcro emotivo delle sue storie.</p>
<p>Un cinema di pura scrittura, che alla vivacità dei dialoghi e all&#8217;approfondimento caratteriale sacrificano non pochi elementi, a cominciare da un intreccio che alla lunga stagna e accumula un&#8217;implausibilità dopo l&#8217;altra &#8211; in primis i numerosi incontri fortuiti che si verificano nell&#8217;arco della mezz&#8217;ora conclusiva &#8211; e da una regia puramente illustrativa, quando non addirittura televisiva, che, nel raro tentativo di azzeccare qualche pezzo di bravura, finisce per inciampare vistosamente (lo sciatto pianosequenza del pestaggio di Welby, il maldestro climax del rogo della stazione di polizia, chiuso da un goffo ralenti) o che condiziona troppe sequenze con un&#8217;enfasi più consona al proscenio che non alla messinscena cinematografica, come il flashback dell&#8217;ultima conversazione fra madre e figlia e il litigio con l&#8217;ex-marito manesco.</p>
<p>Non ci troviamo, quindi, di fronte al compimento di quella transizione di linguaggio che McDonagh, sempre più dichiaratamente disamorato del palcoscenico, auspicava per sé come cineasta, ma quantomeno a una significativa tappa di maturazione da sceneggiatore che conferma l&#8217;estro e la disinvoltura di un tempo &#8211; bastino anche solo gli scambi fra Dixon e la madre (un&#8217;indimenticabile <strong>Sandy Martin</strong>) che sembrano usciti da <em>La bella regina di Leenane</em> &#8211; ampliandone la portata e le ambizioni, un film a cui forse a tratti si è voluta attribuire un&#8217;importanza e una puntualità più casuali che altro (lo script risale a ben otto anni fa, molto prima che l&#8217;ascesa di Trump e il caso Weinstein rinfocolassero gli animi), ma che riesce a gettare su un cinema statunitense sempre più asfittico e sicuro di sé quell&#8217;ombra di ambiguità di cui ha davvero bisogno.</p>
<p>Voto <strong>7</strong></p>
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		<title>Golden Globes 2018: i vincitori</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jan 2018 07:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[75 Golden Globes]]></category>
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		<category><![CDATA[Golden Globes 2018]]></category>
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		<description><![CDATA[Trionfa Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, premi anche per Lady Bird e La forma dell'acqua. Italia a bocca]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_57054" style="width: 660px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Frances_McDormand.jpg"><img class="wp-image-57054 size-full" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Frances_McDormand.jpg" alt="Frances_McDormand" width="650" height="370" /></a><p class="wp-caption-text">Frances McDormand, Tre manifesti a Ebbing, Missouri</p></div>
<p>Si è svolta la scorsa notte al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, trasmessa in diretta in Italia da Sky Atlantic, la <strong>75° edizione dei Golden Globes</strong>, presentata dal comico <strong>Seth Meyers</strong>. Quest&#8217;anno la cerimonia è stata inevitabilmente segnata dagli strascichi dello scandalo nato a inizio autunno, iniziato con le <a href="http://www.movielicious.it/2017/10/09/harvey-weinstein-licenziato-dalla-societa-che-porta-il-suo-nome/" target="_blank">accuse di molestie sessuali al produttore<strong> Harvey Weinstein </strong></a>e poi diffusosi nei confronti di tanti altri uomini di spettacolo (da <a href="http://www.movielicious.it/2017/10/30/il-coming-out-di-kevin-spacey-ho-deciso-di-vivere-apertamente-da-gay/" target="_blank"><strong>Kevin Spacey</strong></a> a Dustin Hoffman). La maggior parte delle attrici e degli attori presenti hanno infatti sposato la significativa scelta di seguire un <strong>dress code nero</strong> in segno di protesta contro gli scandali e per supportare <strong><a href="http://www.ilpost.it/2018/01/01/times-up-donne-molestie-sessuali/" target="_blank">Time’s Up</a> </strong>(l&#8217;organizzazione che offre sostegno legale a donne e uomini vittime di molestie sessuali). Ma vediamo quali sono stati i film che sono usciti vincitori da questa lunga serata.</p>
<p>&nbsp;</p>

<a href='http://www.movielicious.it/2018/01/08/golden-globes-2018-i-vincitori/i-vincitori-dei-golden-globe/'><img width="200" height="300" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Frances-McDormand-Tre-manifesti-a-Ebbing-Missouri-200x300.jpg" class="attachment-medium" alt="I vincitori dei Golden Globe" /></a>
<a href='http://www.movielicious.it/2018/01/08/golden-globes-2018-i-vincitori/i-vincitori-dei-golden-globe-2/'><img width="200" height="300" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Sam-Rockwell-Tre-manifesti-a-Ebbing-Missouri-200x300.jpg" class="attachment-medium" alt="I vincitori dei Golden Globe" /></a>

<p>Trionfatore di questa edizione, con quattro Golden Globe, lo splendido <em><strong>Tre Manifesti a Ebbing, Missouri</strong></em>, intenso dramedy diretto da <strong>Martin McDonagh</strong> (<em>7 Psicopatici</em>, <em>In Bruges</em>) che si è aggiudicao quattro statuette: Miglior Film Drammatico, Migliore Sceneggiatura, Miglior Attrice in un Film Drammatico (una straordinaria <strong>Frances <span class="st">McDormand</span></strong>)e il Miglior Attore non Protagonista (<strong>Sam Rockwell</strong>).</p>
<div id="attachment_57057" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Greta_Gerwig.jpeg"><img class="size-large wp-image-57057" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Greta_Gerwig-1024x682.jpeg" alt="Il cast di Lady Bird" width="1024" height="682" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di Lady Bird</p></div>
<p>Due le statuette per la commedia diretta da <strong>Greta Gerwig</strong>, <em><strong>Lady Bird, </strong></em>Miglior Commedia e Miglior Attrice Protagonista in una commedia (<strong>Saoirse Ronan</strong>). Due statuette anche per <em><strong>The Shape of Water</strong></em>: Miglior Regia a <strong>Guillermo Del Toro</strong> e Miglior Colonna Sonora ad Alexandr Desplat.</p>

<a href='http://www.movielicious.it/2018/01/08/golden-globes-2018-i-vincitori/i-vincitori-dei-golden-globe-3/'><img width="200" height="300" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Guillermo-del-Toro-La-forma-dell’acqua-200x300.jpg" class="attachment-medium" alt="I vincitori dei Golden Globe" /></a>
<a href='http://www.movielicious.it/2018/01/08/golden-globes-2018-i-vincitori/i-vincitori-dei-golden-globe-4/'><img width="200" height="300" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Gary-Oldman-L’ora-più-buia-200x300.jpg" class="attachment-medium" alt="I vincitori dei Golden Globe" /></a>

<p>Il Golden Globe per la Migliore Interpretazione Maschile in un film drammatico è andata a <a href="http://www.movielicious.it/2017/12/21/lora-piu-buia-la-videointervista-a-gary-oldman/" target="_blank"><strong>Gary Oldman</strong></a>, per il suo ritratto di Winston Churchill in <em><strong>L’ora più buia</strong></em> di Joe Wright, mentre l&#8217;Italia è rimasta a bocca asciutta. <em><strong>Chiamami col tuo nome</strong></em> di Luca Guadagnino, candidato a tre premi (Miglior Film Drammatico, Migliore Interprete Protagonista, <strong>Timothée Chalamet</strong>, e Migliore Attore Non Protagonista <strong>Armie Hammer</strong>), non ne ha vinto nemmeno uno.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/fN5HV79_8B8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il <strong>Golden Globe alla carriera</strong> (intitolato a Cecile B. DeMille) è andato invece a <strong>Oprah Winfrey</strong>, che ha ringraziato con un emozionante discorso sulla questione razziale e femminile, conclusosi con una standing ovation.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ecco tutti i film vincitori alla 75° edizione dei Golden Globes</strong></p>
<p><u><i>Miglior film drammatico</i></u><br />
Call me by your name<br />
Dunkirk<br />
The Post<br />
The Shape of Water<br />
<b>Three Billboards Outside Ebbing, Missouri</b></p>
<p><u><i>Miglior commedia o musical</i></u><br />
The Disaster Artist<br />
Get Out<br />
The Greatest Showman<br />
I, Tonya<br />
<b>Lady Bird</b></p>
<p><u><i>Miglior attore in un film drammatico</i></u><br />
Timothee Chalamet, Call Me by Your Name<br />
Daniel Day-Lewis, Phantom Thread<br />
Tom Hanks, The Post<br />
<b>Gary Oldman, Darkest Hour</b><br />
Denzel Washington, Roman J. Israel, Esquire</p>
<p><u><i>Miglior attrice in un film drammatico</i></u><br />
Jessica Chastain, Molly’s Game<br />
Sally Hawkins, The Shape Of Water<br />
<b>Frances McDormand, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri</b><br />
Meryl Streep, The Post<br />
Michelle Williams, All The Money In The World</p>
<p><u><i>Miglior attore in una commedia o in un musical</i></u><br />
Steve Carell, Battle of the Sexes<br />
Ansel Elgort, Baby Driver<br />
<b>James Franco, The Disaster Artist</b><br />
Hugh Jackman, The Greatest Showman<br />
Daniel Kaluuya, Get Out</p>
<p><u><i>Miglior attrice in una commedia o in un musical</i></u><br />
Judi Dench, Victoria &amp; Abdul<br />
Helen Mirren, The Leisure Seeker<br />
Margot Robbie, I, Tonya<br />
<b>Saoirse Ronan, Lady Bird</b><br />
Emma Stone, Battle of the Sexes</p>
<p><u><i>Miglior attore non protagonista</i></u><br />
Willem Dafoe, The Florida Project<br />
Armie Hammer, Call Me by Your Name<br />
Richard Jenkins, The Shape of Water<br />
Christopher Plummer, All the Money in the World<br />
<b>Sam Rockwell, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri</b></p>
<p><u><i>Miglior attrice non protagonista</i></u><br />
Mary J. Blige, Mudbound<br />
Hong Chau, Downsizing<br />
<b>Allison Janney, I, Tonya</b><br />
Laurie Metcalf, Lady Bird<br />
Octavia Spencer, The Shape of Water</p>
<p><u><i>Miglior regista</i></u><br />
<b>Guillermo del Toro, The Shape of Water</b><br />
Martin McDonagh, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri<br />
Christopher Nolan, Dunkirk<br />
Ridley Scott, All the Money in the World<br />
Steven Spielberg, The Post</p>
<p><u><i>Miglior sceneggiatura</i></u><br />
Guillermo del Toro and Vanessa Taylor, The Shape of Water<br />
Greta Gerwig, Lady Bird<br />
Liz Hannah and Josh Singer, The Post<br />
<b>Martin McDonagh, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri</b><br />
Aaron Sorkin, Molly’s Game</p>
<p><u><i>Miglior canzone originale</i></u><br />
Home, Ferdinand<br />
Mighty River, Mudbound<br />
Remember Me, Coco<br />
The Star, The Star<br />
<b>This Is Me, The Greatest Showman</b></p>
<p><u><i>Miglior colonna sonora originale</i></u><br />
Carter Burwell, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri<br />
<b>Alexandre Desplat, The Shape of Water</b><br />
Jonny Greenwood, Phantom Thread<br />
John Williams, The Post<br />
Hans Zimmer, Dunkirk</p>
<p><u><i>Miglior film d’animazione</i></u><br />
The Boss Baby<br />
The Breadwinner<br />
<b>Coco</b><br />
Ferdinand<br />
Loving Vincent</p>
<p><u><i>Miglior film straniero</i></u><br />
A Fantastic Woman (Cile)<br />
First They Killed My Father (Cambogia)<br />
<b>In the Fade (Germania/Francia)</b><br />
Loveless (Russia)<br />
The Square (Svezia/Germania/Francia)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Isle of Dogs, il trailer del nuovo film in stop-motion di Wes Anderson</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Sep 2017 15:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Wes Anderson]]></category>

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		<description><![CDATA[Arriverà nelle sale ad aprile 2018 e promette molto, ma molto bene.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Isle_of_dogs.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56636" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Isle_of_dogs.jpg" alt="Isle_of_dogs" width="920" height="584" /></a></p>
<p>A tre anni da <em><a href="http://www.movielicious.it/2014/04/09/grand-budapest-hotel/" target="_blank">Grand Budapest Hotel</a></em>, <strong>Wes Anderson </strong>riappare sulle scene con il primo teaser del suo nuovo progetto, in stop-motion, che arriverà nelle sale ad aprile 2018.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it">
<p dir="ltr" lang="en">Welcome to the <a href="https://twitter.com/hashtag/IsleofDogs?src=hash">#IsleofDogs</a> 3.23.18 <a href="https://t.co/wbVLtX9YGE">pic.twitter.com/wbVLtX9YGE</a></p>
<p>— Isle of Dogs (@isleofdogsmovie) <a href="https://twitter.com/isleofdogsmovie/status/910881075223609344">21 settembre 2017</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script></p>
<p>La Fox Searchlight ha infatti rilasciato il primo teaser di <em><strong>Isle of Dogs</strong></em> che tratterà dell&#8217;odissea di un ragazzo alla ricerca del suo cane.<br />
La seconda pellicola di animazione di Anderson dopo <a href="http://www.movielicious.it/2010/04/16/fantastic-mr-fox/" target="_blank"><em>Fantastic Mr. Fox</em></a> avrà delle voci d&#8217;eccezione tra cui quelle di <strong>Edward Norton</strong>, <strong>Bill Murray</strong>, <strong>Jeff Goldblum</strong>, <strong>Tilda Swinton</strong>, <strong>Frances McDormand</strong>, <strong>Bryan Cranston</strong>, <strong>Scarlett Johansson</strong>, <strong>Greta Gerwig</strong> e <strong>Liev Schreiber</strong>. Come il precedente <em>The Grand Budapest Hotel</em>, anche <strong><em>Isle of Dogs</em></strong> è prodotto da <strong>Scott Rudin, Steven Rales</strong> e <strong>Jeremy Dawson</strong>, insieme al regista stesso.</p>
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		<title>Venezia74 &#8211; Giorno 6</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/09/06/venezia74-giorno-6/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Sep 2017 13:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Barone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[74° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
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		<category><![CDATA[Venezia74]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo splendido Three Billboards outside Ebbing, Missouri, il terribile Una famiglia e l'antropofagismo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Three-Billboards-Outside-Ebbing-Missouri.png"><img class="alignnone size-full wp-image-56616" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Three-Billboards-Outside-Ebbing-Missouri.png" alt="Three-Billboards-Outside-Ebbing-Missouri" width="800" height="449" /></a></p>
<p>Suona quantomeno curioso che a portare alla <strong>74ª Mostra di Venezia</strong> uno sguardo più autentico e meno vacuamente retorico sugli Stati Uniti del contemporaneo non siano stati, con l&#8217;ovvia eccezione della prospettiva enciclopedica di Frederick Wiseman, cineasti nati e formatisi nel Nuovo Continente, ma autori in trasferta abili a trasferire in un contesto a loro estraneo le basi della loro poetica.</p>
<p>Non fa eccezione l&#8217;irlandese <strong>Martin McDonagh</strong>, che sceglie di trasportare nella periferia del Midwest quel suo bagaglio di ossessioni che, dai tempi del suo passato da drammaturgo (celebratissima Trilogia delle Isole Aran in primis) fino alla sua transizione cinematografica avvenuta con il cortometraggio <em>Six Shooter</em> (premiato con l&#8217;Oscar nel 2006), coinvolgono i massimi sistemi del senso di colpa, della ricerca della redenzione e della centralità della misericordia.</p>
<p>E se dopo il promettente esordio di <em>In Bruges</em> la formula sembrava destinata a usurarsi dopo il pasticciaccio in chiave meta- di <em>Sette psicopatici</em>, con <em><strong>Three Billboards outside Ebbing, Missouri </strong></em>l&#8217;autore londinese raggiunge la piena maturità recuperando quella pienezza di scrittura, quella ricchezza tematica e quell&#8217;attenzione all&#8217;elemento umano di cui aveva dato prova nella sua produzione riservata al palcoscenico. La storia di vendetta che investe l&#8217;intera comunità della (fittizia) cittadina che dà titolo al film diventa quindi un pretesto per stendere la diagnosi di una società afflitta e ferita in tutto il suo campionario antropologico, dalle vittime ai carnefici, dai genitori ai figli, dalle autorità ai reietti, un dolente, compassionevole ritratto corale che, al contrario dello sproloquio ultra-liberal di <em>Suburbicon</em>, sa descrivere l&#8217;abisso di spaesamento generale dell&#8217;America dell&#8217;Era Trump senza pigri manicheismi e senza facili moralismi.</p>
<p>Ed è con uno script brillantissimo sospeso tra farsa e tragedia e con un complesso attoriale straordinario, capitanato da un sofferto <strong>Sam Rockwell</strong> spogliato dei suoi consueti gigionismi, da un granitico <strong>Woody Harrelson </strong>e soprattutto da una <strong>Frances McDormand</strong> che si riconferma una delle più complete e versatili interpreti della sua generazione che il film va in gloria e si candida prepotentemente a occupare un posto di rilievo nel Palmares.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Una_Famiglia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56617" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Una_Famiglia.jpg" alt="Una_Famiglia" width="900" height="377" /></a></p>
<p>Si ripiomba immediatamente nella voragine con il secondo concorrente della delegazione italiana, il nostrano <em><strong>Una famiglia</strong></em>, con cui il catanese <strong>Sebastiano Riso</strong>, dopo il piccolo caso di <em>Più buio di mezzanotte</em> approda assai generosamente alla sezione principale: l&#8217;impressione generale è quella di un cinema ricattatorio, punitivo e privo del necessario distacco che si bea<br />
spudoratamente a sguazzare nello squallore, nel degrado e nel borgatume di bassa lega, affrontando temi delicatissimi &#8211; nello specifico quello dello sfruttamento del corpo femminile &#8211; con mano insostenibilmente pesante e con un afflato enfatico che spoglia i personaggi e le situazioni di quell&#8217;autenticità che i presupposti iperrealistici necessiterebbero.</p>
<p>Non aiuta una direzione di attori totalmente carente, che lascia una <strong>Micaela Ramazzotti</strong> più spaesata che mai a briglia sciolta in una prestazione miserabilista e urlatissima per cui è impossibile provare ogni tipo di partecipazione, di certo non sorretta da un accumulo di episodi uno più caricato dell&#8217;altro (l&#8217;estrazione della spirale, risolta con una panoramica a 360° che grida vendetta, le frequenti liti domestiche, il miracoloso parto non assistito che è già la sequenza trash dell&#8217;edizione) e da una regia invasiva che invece di ricercare la commozione sembra quasi arrivare a pretenderla. Un autentico disastro, che ricaccia nel tinello lo stato delle cose del nostro cinema a cui la riuscita incursione internazionale aveva per un attimo dato una ventata di aria fresca.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Caniba.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-56618" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Caniba-1024x577.jpg" alt="Caniba" width="1024" height="577" /></a></p>
<p>Dopo l&#8217;interessante, ma fondamentalmente gratuito esperimento di <em><strong>Caniba</strong></em>, con cui <strong>Lucien Castaing-Taylor</strong> e <strong>Véréna Paravel </strong>approcciano a distanza estremamente ravvicinata il caso clamoroso del cannibale impunito <strong>Issei Sagawa</strong>, illustrando con dovizia di particolare le sue turbe sadomasochistiche senza pervenire a quello sfaccettato saggio sulla mostruosità cui si ambiva e indugiando invece in una prurigine a tasso di etica pressoché nulla, si arriva all&#8217;atteso ritorno di <strong>Hirokazu Kore-eda </strong>al Lido a oltre vent&#8217;anni dal fortunato esordio di <em>Maborosi</em> e dopo una lunga e quasi ininterrotta sequenza di successi cannensi.</p>
<p>Virando decisamente da quel clima di impalpabile grazia e di contagiosa gentilezza che rappresentava la parte più consistente e riconoscibile della sua cifra stilistica, l&#8217;autore di <em>Father and Son </em>firma il suo primo legal drama con una disquisizione molto attenta e precisa sul sistema giudiziario nipponico, interrogandosi sulle questioni etiche alla base del concetto di pena (quella capitale, in concreto) di tale complessità da farsi, di minuto in minuto, meccanica e verbosa, più attenta a rimarcare l&#8217;assurdità dell&#8217;assunto &#8211; il vacillante senso di realtà che il responsabile di un brutale omicidio manda definitivamente in corto circuito con l&#8217;inattendibilità delle sue confessioni &#8211; che a sollevare le vicende da un andamento piatto e, alla lunga, faticoso.</p>
<p>Un&#8217;ambizione lodevole che spinge significativamente il suo immaginario oltre la sua formula già ampiamente collaudata sempre sui binari dell&#8217;intimità, che però pecca di eccessiva densità e di didascalismo &#8211; si pensi, in positivo, all&#8217;esempio che fu il <em>Porte aperte</em> di Amelio &#8211; e che, anche per certe inevitabili concessioni a un linguaggio più commerciale, dà l&#8217;impressione che Kore-eda abbia voluto misurarsi con un cinema troppo al di fuori delle sue corde che, specie sotto il profilo registico, sembra non riuscire a gestire con il dovuto controllo.</p>
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		<title>Aspettando Ave, Cesare! tre imperdibili film dei fratelli Coen</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 07:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I redattori di Movielicious hanno scelto. Ecco la gloriosa triade.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Joel-and-Ethan-Coen.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51939" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Joel-and-Ethan-Coen.jpg" alt="Joel-and-Ethan-Coen" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Giovedì 11 Febbraio 2016 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2015/10/09/ave-cesare-il-trailer-del-nuovo-film-di-joel-ed-ethan-coen/" target="_blank">Ave, Cesare!</a></strong></em>, film scritto e diretto dai fratelli <strong>Joel e Ethan Coen</strong>, aprirà la 66esima edizione del <strong>Festival Internazionale del Film di Berlino</strong>. Ambientata durante gli ultimi anni del periodo d&#8217;oro hollywoodiano, la cosiddetta Golden Age, la storia si svolge in un singolo giorno e segue la vita di un tuttofare di uno studio cinematografico che si trova davanti a diversi problemi da risolvere. Il cast è stellare e include, tra gli altri, <strong>Josh Brolin, George Clooney, Alden Ehrenreich, Ralph Fiennes, Jonah Hill, Scarlett Johansson, Frances McDormand, Tilda Swinton </strong>e<strong> Channing Tatum</strong>.</p>
<div id="attachment_51940" style="width: 610px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Ave_Cesare.jpg"><img class="size-full wp-image-51940" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Ave_Cesare.jpg" alt="George Clooney in Ave, Cesare!" width="600" height="422" /></a><p class="wp-caption-text">George Clooney in Ave, Cesare!</p></div>
<p>Con 19 pellicole all&#8217;attivo da loro scritte e dirette, insieme a diversi altri progetti, la filmografia dei due fratelli di Minneapolis ha influenzato irrimediabilmente il cinema americano e internazionale degli ultimi trent&#8217;anni, riadattando e rinnovando tutti i generi nei quali si è cimentato e producendo opere difficilmente classificabili che vantano ambizioni sia autoriali che commerciali, quasi a voler dimostrare che uno sguardo indie all&#8217;interno dell&#8217;industria hollywoodiana è ancora possibile.</p>
<p>Dopo lunghe riflessioni ecco qual è, per ognuno dei redattori di <strong>Movielicious</strong>, il film dei Coen che più gli è rimasto nel cuore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FABIO GIUSTI &#8211; IL GRANDE LEBOWSKI &#8211; 1998</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Big_Lebowski.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51943" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Big_Lebowski.jpg" alt="Big_Lebowski" width="1280" height="720" /></a></p>
<p>Mica facile indicare un unico film dei fratelli Coen come il &#8220;migliore&#8221;.<br />
Certo, se proprio fossi costretto a farlo, ho idea che la risposta non potrebbe essere che una e una soltanto e anche piuttosto scontata: <em><strong>Il grande Lebowski</strong></em>.<br />
Perché in questo folle helzapoppin&#8217; di poco meno di due ore c&#8217;è davvero tutto.<br />
I Coen nel 1998 hanno già una solida reputazione in ambito cinefilo (Palma d&#8217;oro a Cannes per <em>Barton Fink</em> e Roger Ebert che definisce <em>Fargo</em> &#8220;uno dei film migliori che abbia mai visto&#8221;) ma sono ancora argomento per pochi.<br />
Ecco, con Lebowski cambia tutto e i Coen firmano la pietra angolare del loro cinema futuro. A partire dal loro film immediatamente successivo sarà infatti tutto un &#8220;Sì, bello, ma rispetto a Lebowski?&#8221;.<br />
Sorta di remake psichedelico de <em>Il grande sonno</em> di Raymond Chandler, <em>Il grande Lebowski</em> è un noir che prende in giro l&#8217;inintelligibilità del noir rispettandone alla lettera le regole, solo sostituendo al classico private eye à la Marlowe un freakettone perennemente stonato (<strong>Jeff Bridges</strong>), del tutto incapace di condurre qualunque cosa che assomigli a un&#8217;indagine, e che indovina una galleria di personaggi sghembi uno più memorabile dell&#8217;altro, dal reduce iracondo di <strong>John Goodman</strong> al Jesus di Turturro senza dimenticare il candido Donnie interpretato da <strong>Steve Buscemi</strong>. Forse non il miglior film dei Coen in assoluto &#8211; in quel senso anche il sottovalutato Il crocevia della morte e Non è un paese per vecchi avrebbero da dire la loro &#8211; ma di sicuro il più importante, quello che ricorderemo di più.<br />
Un esilarante elogio dell&#8217;inadeguatezza e un invito a prendere le cose come vengono che è pressoché impossibile non amare. E riguardare ogni volta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ANDREA BOSCO &#8211; A SERIOUS MAN &#8211; 2009</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/A_Serious_Man.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51942" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/A_Serious_Man.jpg" alt="A_Serious_Man" width="650" height="418" /></a></p>
<p>Conquistato il doveroso favore dell&#8217;Academy, il cinema dei fratelli Coen alza la posta, spiazza e trova la sua massima sintesi in un&#8217;opera eccentrica e personalissima, una tragicomica immersione nel loro abisso fatalistico che assurge, eguagliandolo, al livello della grande letteratura americana postmoderna (DeLillo e, ancor più, Bellow su tutti). La crudele parabola di uno schlemiel dell&#8217;Era della Contestazione &#8211; uno sbalorditivo <strong>Michael Stuhlbarg</strong> &#8211; riassume la farsesca disperazione esistenziale di un&#8217;umanità vessata da domande senza risposta (l&#8217;excursus sui &#8220;denti del goy&#8221;, sommario del pensiero coeniano), sballottata dal Caso e dal Caos (la sorte dell&#8217;avvocato infartuato) e condannata, di fronte all&#8217;assurdo quotidiano, a rassegnarsi e ad &#8220;accettare il mistero&#8221;.<br />
<em><strong>A Serious Man</strong></em> è un capolavoro sconfortante, feroce e beffardo non sul silenzio di Dio, ma sul suo sogghigno e sul nostro patetico, irrisolto e ineffabile grido d&#8217;aiuto, coperto dal frastuono delle prove generali di una misera Apocalisse.</p>
<p><strong>CAROLINA TOCCI &#8211; L&#8217;UOMO CHE NON C&#8217;ERA &#8211; 2001</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Uomo_che_non_cera.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51941" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Uomo_che_non_cera.jpg" alt="Uomo_che_non_c'era" width="730" height="479" /></a></p>
<p>Ed Crane, un silenzioso barbiere con una una moglie infedele, per ottenere denaro ricatta l&#8217;amante di lei e mette in moto una serie di meccanismi che sfoceranno in tragici eventi. Come sarebbe una pellicola di Fritz Lang o di Billy Wilder girata negli anni Duemila? Probabilmente così. Il bianco e nero della fotografia di Roger Deakins si mescola alle sensazioni e agli eventi della grigia vita condotta da Ed e la forza delle immagini monocromatiche ne connota l&#8217;esistenza desaturata. Parabola sulla tragicità della condizione umana del perdente, del mediocre, dell&#8217;individuo (un sensazionale <strong>Billy Bob Thornton</strong>) condannato a vivere un&#8217;esistenza alle spalle degli altri che si lascia tentare da un&#8217;occasione di possibile riscatto, <em><strong>L&#8217;uomo che non c&#8217;era</strong></em> è un noir esistenzialista in cui ogni elemento sembra voler ricreare l&#8217;assurdo gioco di un destino spietato e beffardo. L&#8217;evento inaspettato, la casualità dell&#8217;imprevisto distrugge tutto e trascina il quotidiano nell&#8217;eccezionale, trasformando il dramma in tragedia e poi in un&#8217;assurda farsa. La pellicola dei Coen più triste e definitiva, che non lascia alcuna speranza.</p>
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