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	<title>Movielicious &#187; L&#8217;isola dei cani</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>I migliori film del 2018 secondo Carolina Tocci</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Dec 2018 08:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Top Ten 2018]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra horror, azione e animazione in stop-motion, ecco un'altra top ten di imperdibili.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>10. <em>Hereditary &#8211; Le radici del male</em> &#8211; Ari Aster</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Hereditary-Le-radici-del-male.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57895" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Hereditary-Le-radici-del-male.jpg" alt="Hereditary-Le-radici-del-male" width="696" height="392" /></a><br />
Senza se e senza ma l&#8217;horror dell&#8217;anno, <strong><em>Hereditary</em></strong> è un&#8217;opera prima coraggiosa e spiazzante. Nel costruire un mondo ricco di inquietudine e suggestioni, Aster si diverte a tessere una trama in cui lo spettatore impiega un po&#8217; a entrare, fino ad arrivare a un epilogo con la tensione accumulata che deflagra all&#8217;improvviso. Protagonista, un&#8217;immensa Toni Collette.</p>
<p>9.  <strong><em>BlacKkKlansman</em> &#8211; Spike Lee</strong><br />
Cavalcando l&#8217;onda del black power di Hollywood, uno <strong>Spike Lee</strong> più militante che mai torna a guardare al passato per inquadrare il presente: quello dell&#8217;America trumpista più becera e razzista. Lo fa attraverso una pungente commedia sopra le righe in cui un nero e un ebreo diventano leader di una sede locale del Ku Klux Klan. A parte un lieve eccesso di retorica, un tripudio di sagacia e sottile ironia.</p>
<p><strong>8.  <em>Mission: Impossible – Fallout</em> &#8211; Christopher McQuarrie</strong><br />
È un Ethan Hunt stanco quello di <strong>Mission: Impossible – Fallout</strong>, il migliore tra i film della saga iniziata con Brian De Palma, ma che ha trovato in <strong>Christopher McQuarrie</strong> una mano più idonea.<br />
Alcuni dialoghi non avremmo mai voluto ascoltarli, ma c&#8217;è tanta di quella azione e tanta di quella adrenalina che si finisce per dimenticarli. Un plauso a parte va a Tom Cruise che, a 56 anni suonati, continua a girare tutte le scene senza controfigura, alcune delle quali folli e, ça va sans dire, davvero impossibili.</p>
<p><strong>7.  <em>Sulla mia pelle</em> &#8211; Alessio Cremonini</strong><br />
È stato il caso cinematografico dell&#8217;anno, il film sull’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi. Non dà giudizi <strong>Alessio Cremonini</strong>, ma ricostruisce quei giorni atroci attraverso silenzi e stanze vuote. Anche in questo caso, i difetti stilistici vengono oscurati dalla potenza della vicenda, e dalla magistrale interpretazione di Alessandro Borghi.</p>
<p><strong>6.  <a href="http://www.movielicious.it/2017/10/29/i-tonya-recensione/" target="_blank"><em>Tonya</em></a> &#8211; Craig Gillespie</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Tonya.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57896" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Tonya.jpg" alt="Tonya" width="650" height="370" /></a><br />
La storia della pattinatrice americana Tonya Harding è il film sullo sport che non ci si aspetta. Un personaggio, quello dell&#8217;atleta olimpica, attraente e affatto banale, estremamente difficile da interpretare perché incredibilmente pieno di contraddizioni, che Margot Robbie rende alla perfezione. La sua <em><strong>Tonya</strong> </em>è un anatroccolo sgraziato, il frutto delle angherie subìte da una madre perfida e anaffettiva (una altrettanto straordinaria Allison Janney).</p>
<p><strong>5.  <a href="http://www.movielicious.it/2018/05/17/dogman-recensione/" target="_blank"><em>Dogman</em> </a>&#8211; Matteo Garrone</strong><br />
Dopo le mirabilie de <em>Il racconto dei racconti</em>, Garrone attualizza un fatto di cronaca tristemente noto e ricco di suggestioni e lo fa proprio. Ma non è la storia del Canaro della Magliana quella che vediamo. È più una parabola sulla genesi e sul compimento di una vendetta. Un rituale antico che rivive nelle brutture sia fisiche che morali dei due protagonisti, gli impeccabili Marcello Fonte ed Edoardo Pesce, e accade in un non luogo stantìo e ripugnante.</p>
<p><strong>4.  <a href="http://www.movielicious.it/2018/05/01/lisola-dei-cani-recensione/" target="_blank"><em>L&#8217;isola dei cani</em></a> &#8211; Wes Anderson</strong><br />
La rigorosa estetica spaziale di <strong>Wes Anderson</strong> che incontra il Giappone. Difficile immaginare un connubio più riuscito. Nel prendere spunto dal teatro kabuki, dai manga, dagli anime e dai paesaggi di Hokusai, Anderson non confeziona un semplice omaggio all&#8217;iconografia giapponese, bensì unisce a quest&#8217;ultima la propria, ordinatissima, visione del mondo. Quello che ne viene fuori è un capolavoro di animazione in stop-motion che affronta temi di stringente attualità, tra fake news, slogan populisti e razzismo.</p>
<p><strong>3. <em>Lazzaro felice</em> &#8211; Alice Rohrwacher</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Lazzaro_felice.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57897" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Lazzaro_felice.jpg" alt="Lazzaro_felice" width="640" height="392" /></a><br />
Il cinema italiano, quello improvviso e spiazzante. Un&#8217;avventura magica e picaresca che si muove di continuo tra dramma e commedia, tra cronaca e storia, in un tempo e in uno spazio che sembrano solo immaginati. Una parabola di ingenuità e candore sulla bontà incondizionata e sulla rinascita che fa il verso al miglior Zavattini nonché, cinematograficamente parlando, un punto da cui ripartire.</p>
<p>2.<strong><em> ROMA</em> &#8211; Alfonso Cuarón</strong><br />
Il nome del quartiere borghese di Città del Messico dove Cuarón è cresciuto fa da cornice a un racconto che è allo stesso tempo intimo ed epico, la storia di una famiglia che è anche quella di una nazione.<br />
La nitidezza del bianco e nero per valorizzare al massimo la sorprendente fluidità narrativa dell’opera più struggente del regista messicano nei suoi 135 minuti di minuscolo, solenne, quotidiano.</p>
<p>1. <strong><em><a href="http://www.movielicious.it/2018/02/20/il-filo-nascosto-recensione/" target="_blank">Il filo nascosto</a></em> &#8211; Paul Thomas Anderson</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Il_filo_nascosto.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-57898" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Il_filo_nascosto-1024x576.jpeg" alt="Il_filo_nascosto" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>Questa volta va oltre, <strong>Paul Thomas Anderson</strong>, e chiede anche a noi di farlo. Di non fermarci alla forma, ma di arrivare fino alla sostanza, all&#8217;essenza. Oltre il visibile. Per oltrepassare questo limite, però, ha bisogno dei corpi, dei tratti spigolosi del volto di Daniel Day-Lewis e di quelli più dolci della sensazionale Vicky Krieps (una rivelazione), delle mani di lui, sarto tanto raffinato quanto nevrotico, e delle pose di lei, sua musa sgraziata. Poi la loro storia d&#8217;amore, algida e disturbante, all&#8217;interno di una narrazione ampia che sfiora i generi per valicarne, anche qui, i confini. Siamo nel territorio del sublime.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;isola dei cani</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2018 08:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Alexandre Desplat]]></category>
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		<category><![CDATA[Wes Anderson]]></category>

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		<description><![CDATA[La diaspora canina in stop-motion di Wes Anderson è una metafora ricca di suggestioni, simbolismi e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Scheda<br />
(Isle of Dogs, USA, 2018)<br />
Uscita: 1 maggio 2018<br />
Regia: Wes Anderson<br />
Con: Edward Norton, Bill Murray, Tilda Swinton, Jeff Goldblum, Bob Balaban<br />
Durata: 1 ora e 41 minuti<br />
Distribuzione: 20th Century Fox</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Isle_of_Dogs_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57533" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Isle_of_Dogs_2.jpg" alt="Isle_of_Dogs_2" width="650" height="370" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sembra un film di Carpenter questo <a href="http://www.movielicious.it/2017/09/21/isle-of-dogs-il-trailer-del-nuovo-film-in-stop-motion-di-wes-anderson/" target="_blank"><em><strong>L&#8217;isola dei cani</strong></em></a>. Dietro ai pupazzetti sapientemente mossi si cela una nuova irrequietezza in un contesto tutt&#8217;altro che lezioso. Eppure è sempre <strong>Wes Anderson</strong> con i suoi mondi narrativi altri, chiusi solo in apparenza e le sue realtà geometriche aperte e penetrabili, visivamente accattivanti, abitate da personaggi sentimentalmente sconquassati, ironici e malinconici, costantemente alle prese con incomprensioni, separazioni, ritrovamenti e riconciliazioni.<br />
All&#8217;interno di un percorso creativo che è riuscito sempre e comunque a essere onesto, coerente e formalmente riconoscibile come quello di ben pochi altri cineasti, ben si posiziona allora questa seconda opera realizzata da <strong>Wes Anderson</strong> con la tecnica dello <strong>stop-motion</strong>. Film d&#8217;apertura dell&#8217;ultima Berlinale, dove ha vinto l&#8217;Orso d&#8217;argento per la regia, <em><strong>L&#8217;isola dei cani</strong></em>, così come era stato per <a href="http://www.movielicious.it/2010/04/16/fantastic-mr-fox/" target="_blank"><em>Fantastic Mr. Fox</em></a>, è una favola dal canovaccio semplice ma dotata di mille sfaccettature e infiniti rimandi all&#8217;attualità, politica in primis.</p>
<p>Siamo nel Giappone del 2037, i cani vivono in perfetta armonia con gli uomini, almeno fino al giorno in cui il sindaco dell’immaginaria città di Megasaki (il perfido Kobayashi che si chiama come l&#8217;avvocato de<em> I soliti sospetti</em> interpretato da Pete Postlethwaite) ne decreta l’espulsione, esiliandoli e abbandonandoli su un’isola-discarica, con la scusa di una febbre canina, il tartufo febbrile, per evitare che contagi anche gli umani. Suo nipote, il 12enne Atari, disobbedisce agli ordini e parte a bordo di un piccolo aereo alla volta dell&#8217;isola alla ricerca del suo cane Spots. Sul suo cammino incontrerà altri fedeli amici ingiustamente condannati a una vita da reietti: Boss, Rex, Chef, Duke, King, che non solo lo aiuteranno nella ricerca, ma lo seguiranno nella rivolta contro il primo cittadino, segretamente intenzionato a sopprimere definitivamente l’intera colonia canina.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Isle_of_Dogs_3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57534" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Isle_of_Dogs_3.jpg" alt="Isle_of_Dogs_3" width="710" height="473" /></a></p>
<p>C&#8217;è il popolo ignorante che appoggia l&#8217;ascesa di un dittatore che si fa strada a colpi di <strong>fake news</strong>, gli scienziati che lo combattono con scarsi risultati, una corruzione diffusa, una libertà che è solo illusoria e un antispecismo che è un grande classico delle paranoie nei confronti del diverso, accusato di portare chissà quali malattie. C&#8217;è anche una rugosità strutturale nel rappresentare i cani, un&#8217;intrinseca artigianalità che rispecchia a perfezione lo stato emotivo dei quadrupedi abbandonati e reietti su <em>garbage island</em>. Per questo definire <em><strong>L&#8217;isola dei cani</strong> </em>un film d&#8217;animazione fa abbastanza strano e suona un tantino riduttivo.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Isle_of_Dogs_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57535" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Isle_of_Dogs_1.jpg" alt="Isle_of_Dogs_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Scritto a sei mani dallo stesso regista insieme a <strong>Jason Schwartzman</strong> e <strong>Roman Coppola</strong>, <strong><em>Isle of Dogs</em> </strong>è anche una celebrazione del <strong>Giappone</strong> attraverso le meticolose ispirazioni estetiche e culturali, un omaggio-non-plagio al cinema di Kurosawa (è un po&#8217; il <em>Dodes&#8217;ka-den</em> dei cani), Ozu e Miyazaki, ai paesaggi di Hokusai e persino al teatro Kabuki e alle sue maschere. Fondamentale poi, per Anderson, sembra essere la questione del <strong>linguaggio</strong>: i cani parlano in inglese (nella versione originale o nelle altre lingue in cui il film è doppiato), mentre gli umani in giapponese non tradotto né sottotitolato (ed così in tutte le versioni del film, in qualsiasi nazione), una scelta piuttosto drastica che ha in realtà una funzione ben precisa, quella di far sì che lo spettatore si immedesimi nei cani, più che negli umani.<br />
Insomma Anderson questa volta si rivolge alla società civile e, in modo tutt&#8217;altro che velato, la incita a contrastare il riemergere di tendenze autoritarie considerate colpevoli di indirizzarla verso orizzonti gretti e dispotici. Lo fa con la solita eleganza che lo contraddistingue e la partitura di <strong>Alexandre Desplat</strong> lo accompagna, spigolosa e aderente alle immagini. Il risultato supera ogni aspettativa ed è puro godimento estetico e cerebrale.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8,5</p>
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