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	<title>Movielicious &#187; Maria Pia Calzone</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Benedetta follia</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 07:56:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetta follia]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Verdone]]></category>
		<category><![CDATA[Ilenia Pastorelli]]></category>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. Italia, 2017)<br />
Uscita: 11 gennaio 2018<br />
Regia: Carlo Verdone<br />
Con: Carlo Verdone, Ilenia Pastorelli, Maria Pia Calzone, Lucrezia Lante Della Rovere<br />
Durata: 1 ora e 49 minuti<br />
Distribuito da: Filmauro</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Benedetta_Follia_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57069" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Benedetta_Follia_1.jpg" alt="Benedetta_Follia_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p><strong>Carlo Verdone</strong> e la religione, un binomio che ritorna nel cinema del regista e attore romano (laureatosi in Storia delle religioni), in varie declinazioni. Da quando ha iniziato a fare film, le sue storie hanno spesso incrociato il credo cattolico, in un modo o nell&#8217;altro: dal Don Alfio di <em>Un sacco bello</em> al finto Padre Spinetti di <em>Acqua e sapone</em>, fino a <em>Io, Loro e Lara</em>, le sue incursioni in quest&#8217;ambito sono state frequenti e polimorfe. In Benedetta follia il nostro interpreta l&#8217;immacolato proprietario di un negozio di articoli religiosi, uomo borghese di indubbia moralità, devoto e serio, che viene lasciato dalla moglie dopo venticinque anni di matrimonio. La sua vita viene sconvolta dall’arrivo di una commessa di periferia, Luna (<strong>Ilenia Pastorelli</strong>, David di Donatello 2016 per <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/17/lo-chiamavano-jeeg-robot-la-recensione-dal-festival-di-roma/" target="_blank"><em>Lo chiamavano Jeeg Robot</em></a>) che, per fargli dimenticare la delusione, lo iscrive ad alcuni siti di <strong>dating online</strong> che, se da un lato gli regalano esperienze imbarazzanti e fallimentari, dall&#8217;altro lo spingono a ritrovare la voglia di lasciarsi il passato alle spalle.</p>
<h3>La recensione di Benedetta follia, la nuova commedia di Carlo Verdone</h3>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Benedetta_Follia_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57070" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Benedetta_Follia_2.jpg" alt="Benedetta_Follia_2" width="634" height="439" /></a></p>
<p>A due anni da <a href="http://www.movielicious.it/2016/01/27/labbiamo-fatta-grossa-recensione/" target="_blank">L&#8217;abbiamo fatta grossa</a>, in cui era in coppia con Antonio Albanese in un film tutto al maschile, con <em><strong>Benedetta follia</strong></em> l&#8217;autore romano torna a esplorare l&#8217;universo femminile in tutte le sue sfaccettature e una realtà in cui i rapporti umani si intrecciano in un mondo sempre più connesso e solitario. Scritto dallo stesso Verdone insieme con <strong>Nicola Guaglianone</strong> e Roberto Marchionni, alias <strong>Menotti</strong> (già autori de <em>Lo chiamavano Jeeg Robot</em>), al netto della solita dimestichezza con le tematiche care alla sua opera (la dicotomia borghese-coatto, l&#8217;esplorazione dei personaggi da un punto di vista socio-culturale e la curiosità di approfondire i divari generazionali), la marcia in più al film gliela fornisce la rustica genuinità di <strong>Ilenia Pastorelli</strong>, perfetta per il ruolo di femme verdoniana, protagonista di alcuni dei momenti più divertenti, anche se le gag più tragicomiche del film sembrano essere frutto di una scrittura libera e con pochi paletti dei due &#8220;nuovi&#8221; sceneggiatori. Si nota la mano diversa, alla quale il Verdone attore si adatta con qualche tentennamento e che fa perdere unitarietà al racconto, ma va anche detto che questa sorta di &#8220;spaesamento&#8221; del suo personaggio diviene man mano un elemento funzionale all&#8217;armonia dello script.</p>
<h3>La recensione di Benedetta follia, la nuova commedia di Carlo Verdone</h3>
<p>E poi c&#8217;è <strong>Roma</strong>. Un po&#8217; più bella di com&#8217;è attualmente. In un momento storico in cui la popolarità della Città eterna (soprattutto tra i cittadini romani) è ai minimi storici, è come se Verdone tentasse di rilanciarla, rendendola protagonista e immortalandola in tutto il suo splendore, come fosse un augurio per il futuro. La colonna sonora di vecchie hit, da <em>La stagione dell’amore</em> di Battiato a <em>E la chiamano estate</em> di Bruno Martino, passando per <em>Splendido splendente</em> della Rettore poi, ha un che di rassicurante e malinconico insieme. In <em><strong>Benedetta follia</strong></em> non mancano neanche i momenti onirici in cui si arriva a sfiorare il musical, con un richiamo al varietà di Antonello Falqui, alle atmosfere sorrentiniane &#8211; dopotutto c&#8217;era anche lui ne <em>La grande bellezza</em> &#8211; e a quelle coeniane de<em> Il grande Lebowski</em>. Divagazioni sperimentali a parte, <em><strong>Bebedetta follia</strong></em> rimane una commedia verdoniana quasi del tutto, con i suoi momenti di malinconia e la vita reale che vince a mani basse su quella virtuale. Sempre e comunque.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>La cena di Natale</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/11/24/la-cena-di-natale/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 07:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[La cena di Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Chiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Pia Calzone]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Placido]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Scamarcio]]></category>

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		<description><![CDATA[Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti nella nuova (?) commedia di Marco Ponti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2016)<br />
Uscita: 24 novembre 2016<br />
Regia: Marco Ponti<br />
Con: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone<br />
Durata: 1 ora e 35 minuti<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/la-cena-di-natale.jpg"><img class="alignnone wp-image-54608" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/la-cena-di-natale-1024x490.jpg" alt="la-cena-di-natale" width="650" height="311" /></a></p>
<p>Se una singola caduta tutto sommato  la si perdona a chiunque, relegandola magari tra gli errori di percorso, quando queste iniziano a diventare due si può anche pensare che dietro ci sia del dolo. Questo è il pensiero che attraversa la mente di chiunque, guardando questo <em><strong>La cena di Natale</strong></em>, faccia l’errore di ripensare alla freschezza dei primi due film di <strong>Marco Ponti</strong>.<br />
Ma andiamo per gradi e, per un attimo, facciamo finta che quest’ultimo non abbia mai diretto né <em>Santa Maradona</em> né <em>A/R – Andata e ritorno</em> e che questo sia solo il suo secondo film.<br />
<em><strong>La cena di Natale</strong></em> è infatti il sequel di <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/22/io-che-amo-solo-te/" target="_blank"><em>Io che amo solo te</em></a> e trae anch’esso origine da un romanzo di Luca Bianchini. Uso il termine &#8220;sequel&#8221; perché i due film, così come i libri da cui sono tratti, si susseguono da un punto di vista temporale, ma sarebbe più corretto parlare di copia carbone perché tutti gli elementi che caratterizzavano il primo – e che, presumibilmente, ne hanno decretato il successo al botteghino – vengono qui riproposti senza la minima variazione sul tema. Senza contare che, a questo giro, viene a mancare anche l’elemento novità.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/LaCenaDiNatale_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-54609" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/LaCenaDiNatale_2-1024x539.jpg" alt="LaCenaDiNatale_2" width="650" height="342" /></a></p>
<p>Laddove quindi in Io che amo solo te si narravano le rocambolesche vicissitudini che ruotavano attorno al matrimonio di Damiano (<strong>Riccardo Scamarcio</strong>) e Chiara (<strong>Laura Chiatti</strong>), compreso il tardivo ritorno di fiamma tra Don Mimì (il <strong>Michele Placido</strong> più gigione che possiate immaginare) e Ninella (<strong>Maria Pia Calzone</strong>), rispettivamente padre di lui e mamma di lei, qui il medesimo cast è raccolto attorno a un tavolo durante un cenone di Natale. Chiara e Damiano stanno per avere un bambino, anche se lui non ha perso l’abitudine di concedersi qualche scappatella extraconiugale, mentre la passione inespressa tra Don Mimì e Ninella è ancora palpabile e sempre sul punto di esplodere.<br />
Racconto corale, romanticismo leggero che in qualche modo riesce a non sfociare mai nel miele e una Polignano a Mare che ritorna ad essere simulacro di una vita di provincia in cui tutti sanno tutto di tutti, si fondono in un’innocua <strong>commediola rosa</strong> in cui, più o meno fin dai titoli di testa, sai già come andranno le cose.<br />
Di certo sai già che i protagonisti maschili saranno dei simpatici fedifraghi, sostanzialmente intimoriti dalle responsabilità della vita adulta, mentre le donne, sebbene petulanti, sono in fondo devote e, per questo, alla fine chiuderanno un occhio e tutto verrà perdonato.<br />
Giusto in tempo per un parto di quelli fatti in casa, come si usava una volta.</p>
<p><em><strong>La cena di Natale</strong></em> descrive un microcosmo sociale – o, se vogliamo, una dimensione parallela – in cui è accettabile e al limite fa anche sorridere che un marito tradisca una moglie all’ottavo mese di gravidanza, chieda scusa e la faccia franca nel giro di un paio di scene. Un mondo in cui un gay deve per forza accompagnarsi a un’amica lesbica (che, a sua volta, frequenta quasi esclusivamente trans) e il rude ma comprensivo sacerdote del paese sia depositario ai limiti della connivenza dei segreti di ognuno dei protagonisti. Ce n’è abbastanza insomma per mettere a dura prova la capacità di sospensione dell’incredulità anche dello spettatore meno smaliziato. A questo si aggiunga poi un pressappochismo tecnico che porta Scamarcio ad avere i capelli ricci in una scena e lisci in quella immediatamente successiva e il quadro è completo.<br />
Ma, per chiudere come abbiamo iniziato, se a dirigere La cena di Natale fosse stato un qualsiasi Volfango De Biasi (al limite anche Fausto Brizzi) non ci sarebbe neanche tanto da inorridire, ché in fondo di film così in Italia ne escono una decina all’anno.<br />
Che dietro la macchina da presa ci sia invece Marco Ponti un po’ dispiace.<br />
Perché ha il sapore di una resa.</p>
<p><strong>Voto</strong> 4,5</p>
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		<title>Io che amo solo te</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/10/22/io-che-amo-solo-te/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2015 06:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Io che amo solo te]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Chiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Pia Calzone]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Placido]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Scamarcio]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco Ponti dirige Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti in una commedia corale piatta e mediocre.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2015)<br />
Uscita: 22 ottobre 2015<br />
Regia: Marco Ponti<br />
Con: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone<br />
Durata: 1 ora e 42 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45126" title="iocheamosolote_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_1.jpg" alt="" width="500" height="334" /></a></p>
<p>Ninella (<strong>Maria Pia Calzone</strong>) ha cinquant’anni e un solo grande rimpianto: non aver potuto sposare Don Mimì (<strong>Michele Placido</strong>), l’amore di tutta una vita. Il destino però vuole che sua figlia Chiara (<strong>Laura Chiatti</strong>) si fidanzi proprio con il figlio dell’uomo che ha sempre sognato e che i due ragazzi decidano di convolare a nozze. Il matrimonio di Chiara e Damiano (<strong>Riccardo Scamarcio</strong>) si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a Mare, paese bianco e arroccato in uno degli angoli più magici della Puglia, in cui vivono entrambe le famiglie.</p>
<p>Sostanzialmente Io che amo solo te è un peccato.<br />
Lo è in primis per <strong>Marco Ponti</strong>, che ricordiamo autore di due opere (<em>Santa Maradona</em> e <em>A/R Andata + Ritorno</em>) che, solo una decina di anni fa, contribuirono a dare una sana boccata d’ossigeno al panorama, altrimenti asfittico, della commedia italiana. Nulla di trascendentale, per carità, solo due piacevolissimi film che riuscivano a parlare giovane senza però cadere nell’infida trappola del “generazionale” e una serie di dialoghi così freschi che lo spettatore, ormai sfiancato a colpi di politically correct, faceva quasi fatica a riconoscere come pronunciati da attori italiani.<br />
Una pausa stranamente lunga ha poi allontanato Ponti dalla regia per restituircelo, un paio di anni fa, col mediocre <em>Passione sinistra</em> e oggi con quello che, a tutti gli effetti, sembra uno spot di Polignano a Mare commissionato dalla Regione Puglia.<br />
Tratto dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini,<strong><em> Io che amo solo te</em></strong>, nelle intenzioni degli autori, vorrebbe essere una sorta di commedia corale sull’amore declinato nelle diverse stagioni della vita mentre, nei fatti, si riduce a raccontino buonista su come le relazioni, spesse volte, si trovino a fare i conti con le convenzioni sociali con tanto di scontato finale in cui i buoni sentimenti vincono sempre.<br />
Banalità dello script a parte, ciò che disturba davvero e una descrizione di un Sud Italia ancorato a una serie di triti stereotipi che definire obsoleti è poco, con corollario di tresche di paese, vicine spione e un’improbabile Laura Chiatti che si sforza di parlare con accento barese.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-45127" title="iocheamosolote_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_2.jpeg" alt="" width="500" height="346" /></a></p>
<p>A farne le spese è purtroppo un cast in parte anche valido, prima tra tutti la bravissima Maria Pia Calzone, evidentemente ansiosa di mettersi alla priva con un registro più leggero dopo il successo personale ottenuto nei panni di Imma Savastano in <em>Gomorra – La serie</em>, ma purtroppo incappata nel progetto sbagliato.<br />
Ma spiace anche per Michele Placido che, in un solo anno, è riuscito a sbagliare sia un film da regista (ricordiamo che il suo <em>La scelta</em> resta, a tutt’oggi, il peggior film italiano del 2015) che uno da attore.<br />
Senza voler infierire in maniera gratuita, in<em> Io che amo solo te</em> non si salva praticamente nulla e, a tratti, si ha l’impressione che Ponti ci si metta proprio d’impegno per peggiorare le cose.<br />
Non si spiega altrimenti la lunghissima scena del matrimonio (in pratica un terzo del film) in cui l’autore riesce a infilare la scoperta di un tradimento consumato il giorno prima delle nozze, il toccante outing del fratellino gay di Scamarcio, il comico Enzo Salvi animatore incapace di divertire (scelta di casting perfetta) e, addirittura, Alessandra Amoroso che, non si sa per quale motivo, a un certo punto si alza e canta la canzone di Endrigo che dà il titolo al film. Ovviamente rovinandola.<br />
Ce n’è abbastanza per scoraggiare chiunque, dopo la visione di <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/14/suburra/" target="_blank"><em>Suburra</em></a>, dovesse aver fatto l’errore di illudersi su un generale innalzamento della qualità del cinema italiano.</p>
<p><strong>Voto</strong> 3</p>
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