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	<title>Movielicious &#187; #RomaFF11</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Train to Busan</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2016 16:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[#RomaFF11]]></category>
		<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma 2016]]></category>
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		<category><![CDATA[TRain to Busan]]></category>
		<category><![CDATA[Yeon Sang-ho]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla Festa di Roma, lo zombie movie in salsa orientale di Yeon Sang-ho.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Bu-san-haeng, Corea del sud, 2016)<br />
Diretto da: Yeon Sang-ho<br />
Con: Gong Yoo, Kim Su-an, Jung Yu-mi, Ma Dong-seok<br />
Durata: 1 ora e 58 minuti</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Train-to-Busan.png"><img class="alignnone size-full wp-image-54403" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Train-to-Busan.png" alt="Train-to-Busan" width="649" height="370" /></a></p>
<p>Se c&#8217;è un genere che non sembra conoscere crisi è quello degli <strong>zombie-movie</strong>. Dal 1968, anno in cui George Romero ha codificato definitivamente il genere con <em>La notte dei morti viventi</em> (anche se prima ci sono state perle quali <em>White Zombie</em> di Victor Halperin o <em>I Walked with a Zombie</em> di Jacques Tourneur, <a href="http://www.movielicious.it/2013/06/25/estate-tempo-di-zombie/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>QUI</strong></span></a> trovate un approfondimento sul tema), a quasi cinquant&#8217;anni di distanza i non morti continuano ad accresecere il loro bacino di fan, grazie anche al successo di serie TV (<em>The Walking Dead</em>), di blockbuster (<em>World War Z</em>) e di pellicole come <em><strong>Train to Busan</strong></em>, presentato a Cannes nel maggio scorso e già divenuto un cult. L&#8217;esordio al cinema live action del giovane regista coreano <strong><em>Yeon Sang-ho</em></strong> (prima aveva diretto solo film di animazione, tra cui <em>The King of Pigs</em>, <em>The Fake</em> e un prequel, però animato, di <em>Train to Busan</em>, che risulta però ancora inedito: <em>Seoul Station</em>) si può dire riuscito, visto che ha ibridato con successo due formule ampiamente consolidate come il disaster movie a tema zombi con quello dei film ambientati in treno (da <em>Cassandra Crossing</em> al più recente <a href="http://www.movielicious.it/2014/02/27/snowpiercer/" target="_blank"><em>Snowpiercer</em> </a>anche qui i predecessori illustri non mancano), con tutte le conseguenze del caso: la contaminazione e l&#8217;assedio raccontati e vissuti in spazi limitati e claustrofobici.</p>
<p>In un treno che va da Seoul a Busan, durante un&#8217;invasione zombi, uno dei morti viventi riesce ad entrare e a favorire il diffondersi dell&#8217;epidemia tra i passeggeri. Di vagone in vagone, chi riesce a sopravvivere è costretto a spostarsi per sfuggire all&#8217;orda famelica. Naturalmente veniamo invitati a seguire alcune singole vicende, dal papà che deve riconquistare la fiducia della sua bambina con la quale non trascorre tempo a sufficienza a due anziane sorelle, da una coppia in attesa di un figlio a un manager spietato.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Train_to_Busan_2.png"><img class="alignnone size-full wp-image-54404" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Train_to_Busan_2.png" alt="Train_to_Busan_2" width="718" height="412" /></a></p>
<p>Se fosse durato un quarto d&#8217;ora in meno e avesse evitato i sentimentalismi di troppo, <em><strong>Train to Busan</strong></em> sarebbe stato un piccolo capolavoro nel suo genere. Gli zombi sudcoreani di Yeon Sang-ho sono velocissimi, si muovono a scatti e si ammassano sulla preda senza lasciarle scampo, ma sono anche sono un po&#8217; stupidi (non sanno aprire le porte del treno) e, al buio, hanno qualche problema. Dal punto di vista narrativo, il film non si perde in chiacchiere e, dopo un gustoso incipit, inizia subito a picchiare duro, regalandoci nei primi 45 minuti un susseguirsi di morti violente, fughe di massa, assalti e quant&#8217;altro. Poi il ritmo inizia a farsi altalenante. Siamo nell&#8217;ambito del già visto, ma non per questo meno appassionante: alcune trovate sono da applauso, come i corpi che precipitano da altezze impensabili e che, quando atterrano, continuano a muoversi scattosamente, o le orde di non morti che collaborano tra loro salendo l&#8217;uno sull&#8217;altro pur di raggiungere nuove forme di vita di cui cibarsi. La regia è fluida e regala più di un guizzo.</p>
<p>Proprio come gli zombi che lo popolano, <em><strong>Train to Busan</strong></em> sfreccia via dritto che è un piacere, rallentato, come detto, solo da qualche intoppo introspettivo. Ma azione e suspense non mancano, così come il divertimento. Da vedere.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>The Hollars</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2016 14:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[#RomaFF11]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Kendrick]]></category>
		<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma 2016]]></category>
		<category><![CDATA[John  Krasinski]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Jenkins.]]></category>
		<category><![CDATA[Sharlto Cooper]]></category>
		<category><![CDATA[The Hollars]]></category>

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		<description><![CDATA[Sharlto Cooper, Anna Kendrick e Richard Jenkins nella commedia dolceamara diretta e interpretata da ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2016)<br />
Regia: John Krasinski<br />
Con: John Krasinski, Sharlto Cooper, Anna Kendrick, Richard Jenkins<br />
Durata: 1 ora e 30 minuti</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Hollars.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54399" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Hollars.jpg" alt="The_Hollars" width="650" height="370" /></a></p>
<p>L’attore<strong> John Krasinski</strong> torna alla regia con <em><strong>The Hollars</strong></em> a quasi dieci anni dall’inedito (in Italia) <em>Brief Interviews with Hideous Men</em> tratto da David Foster Wallace.<br />
Esiste, nel cinema americano, un vero e proprio sottogenere di commedia dolce-amara di area indie che ruota inevitabilmente attorno al forzato ritorno a casa di un “trenta e qualcosa” depresso in seguito a un lutto o un dissesto economico. Tale ritorno funge da temporaneo standby della propria quotidianità utilizzato in genere per mettere in discussione le scelte fatte fino ad allora e/o fare i conti con gli errori del passato.<br />
Fortuna vuole &#8211; anche se forse c’entra un po’ anche la bravura nello scrivere i dialoghi &#8211; che ciò che, detto così, può apparire come una fastidiosa coazione a ripetere di cliché sul fatidico passaggio all’età adulta, porti invece a risultati quasi sempre meritevoli di interesse.<br />
<em>Beautiful Girls</em>, <em>Elizabethtown</em>, <em>La mia vita a Garden State</em> sono solo alcuni esempi a cui aggiungiamo, per amore di completezza, <a href="http://www.movielicious.it/2012/03/09/young-adult/" target="_blank"><em>Young Adult</em></a> di Jason Reitman come declinazione al femminile.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Hollars_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54400" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Hollars_2-1024x575.jpg" alt="The_Hollars_2" width="1024" height="575" /></a></p>
<p>Ci si potrebbe interrogare semmai a un livello più profondo e cercare di capire quali siano le motivazioni che spingono così tanto cinema indipendente a stelle e strisce a insistere su questo pattern o, quanto meno, stabilire un termine universalmente condiviso per definire questo genere di film. E <strong><em>The Hollars</em></strong>, che si inserisce perfettamente in questo solco narrativo, non delude affatto.<br />
Scritto da quel James C.Strouse che, su tematiche molto simili, aveva già dato in <em>Lonesome Jim</em> di Steve Buscemi, il film di Krasinski racconta la storia di John Hollar (interpretato dallo stesso regista) che, quando a sua madre viene diagnosticato un tumore al cervello, torna a casa e ritrova la sua famiglia disfunzionale composta da un padre in bancarotta (un <strong>Richard Jenkins</strong> che è il vero cuore pulsante del film) e un fratello irrisolto (<strong>Sharlto Cooper</strong>), oltre all’immancabile ex ragazza che, nonostante si sia sposata e abbia avuto un figlio da un altro, pensa ancora a lui con nostalgia. Intanto John, la cui carriera come fumettista non è mai decollata, sta per avere un figlio insieme alla fidanzata Rebecca (<strong>Anna Kendrick</strong>) sebbene siano in crisi. Ecco, se magari si fosse lavorato un po’ più di cesello in termini di quantità di sfighe, il risultato non ne avrebbe risentito affatto, anzi.</p>
<p>I topoi del (sotto)genere ci sono più o meno tutti, dagli scambi molto mumblecore sul terrore della paternità a una fuga dall’ospedale su una sedia a rotelle con musica ad hoc in sottofondo, senza contare un finale in cui morte e nascita si avvicendano come in un’ideale staffetta della vita. Ciononostante il film è buono e Krasinski bravo a mantenersi in equilibrio costante tra riso e pianto per tutta la sua durata aiutato senz’altro, in questo, da un cast affiatato e molto ben assortito.<br />
Avrebbe aiutato semmai una cornice estetica più varia e non per forza incentrata sul solito susseguirsi di campi medi sui personaggi che parlano. Inutile dire che gli amanti delle storie di questo tipo andranno a nozze con <strong><em>The Hollars</em></strong> e probabilmente si affezioneranno pure ai suoi personaggi un po’ acciaccati dalla vita. Chiunque invece chieda al cinema indipendente lo sforzo di andare oltre certi schemi chiusi, potrebbe trovarlo a tratti pedissequo nel suo rimandare a troppi film già visti.<br />
Il voto finale tiene anche conto del fatto che chi scrive appartenga alla prima categoria.</p>
<p>Voto: 6,5</p>
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		<title>Tutti pazzi per Meryl</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/10/20/tutti-pazzi-per-meryl/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2016 20:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[#RomaFF11]]></category>
		<category><![CDATA[Alba Rohrwacher]]></category>
		<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Florence]]></category>
		<category><![CDATA[Florence Foster Jenkins]]></category>
		<category><![CDATA[Hugh Grant]]></category>
		<category><![CDATA[meryl streep]]></category>
		<category><![CDATA[Stephen Frears]]></category>

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		<description><![CDATA[La Streep alla Festa di Roma presenta il film su Florence Foster Jenkins, nelle sale a dicembre.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Meryl_Streep_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54390" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Meryl_Streep_2.jpg" alt="Meryl_Streep_2" width="650" height="370" /></a></p>
<p><strong>Meryl Streep</strong> è alla <strong>Festa del Cinema di Roma</strong> per presentare <a href="http://www.movielicious.it/2016/10/20/florence-foster-jenkins/" target="_blank"><strong><em>Florence</em></strong></a>, il film diretto da <strong>Stephen Frears</strong> sulla ricca ereditiera <strong>Florence Foster Jankins</strong> che aspirò alla carriera di cantante lirica pur senza aver talento.<br />
E se l’emozione di avere davanti una leggenda vivente del cinema non fosse già abbastanza &#8211; roba che a dare una rapida scorsa alla sua ormai quarantennale filmografia gira la testa &#8211; l’incontro con la stampa è l’occasione per scoprire come dietro a quella che viene ritenuta, a giusto titolo, la migliore attrice vivente ci sia anche una donna colta e spiritosa.<br />
Esaustiva e mai banale nelle risposte, Meryl Streep è l’antidiva per eccellenza e starla ad ascoltare è un piacere enorme, amplificato anche da anni di risposte monosillabiche strappate di forza a star visibilmente annoiate.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Meryl_Streep_1.jpg"><img class="alignnone wp-image-54391" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Meryl_Streep_1-1024x683.jpg" alt="'Florence Foster Jenkins' Photocall - 11th Rome Film Festival" width="650" height="433" /></a></p>
<p><strong>In <em>Florence</em> lei recita il ruolo di una cantante priva di talento.</strong><br />
Non trova che ci sia sempre qualcosa di struggente nelle persone che hanno tanta passione ma pochissimo talento?<br />
Mi piace molto come idea, credo che la riprenderò in tutte le mie prossime interviste. Il film parla di passioni di tutti i tipi &#8211; per il proprio lavoro, per una persona &#8211; e di quello che facciamo in nome dell’amore pur di sostenerci a vicenda.<br />
Credo che cantare senza passione sia il più grave peccato possibile. Certo, cantare con passione ma senza talento può essere un problema, ma può anche essere che ci si diverta.</p>
<p><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/10/20/florence-foster-jenkins/" target="_blank">LA RECENSIONE DI FLORENCE</a></strong></p>
<p><strong>In che modo si è preparata ad affrontare il personaggio, realmente esistito, di Florence Foster Jenkins?</strong><br />
Ho fatto senz’altro una preparazione significativa per poter cantare nel modo migliore possibile, così da ottenere la voce che <em>Florence</em> sentiva nella propria testa.<br />
A tal proposito ricordo di aver ascoltato, tempo fa, George Gershwin suonare accompagnandosi con la voce. Il suono che noi sentivamo era stonato.  Ora, presumibilmente Gershwin sapeva benissimo quale era la nota giusta, il che mi è stato utile per capire cosa sentiva Florence nella sua testa.</p>
<p><strong>Il suo personaggio viene protetto dalle recensioni negative con amore da Hugh Grant. Le è mai capitato in carriera di dover essere protetta da una recensione negativa e, quando esce un suo film, quali recensioni legge prima?</strong><br />
Oh, io non leggo mai le recensioni; non sai mai se magari dietro vi si possa celare un’imboscata che può essere dolorosa, specialmente adesso che molti giornalisti cercano di attaccarti in relazione all’età o all’aspetto fisico.<br />
In ogni caso credo di essere stata protetta anch’io dalle critiche. Da persone che mi vogliono bene: ad esempio mio marito che, quando mi parla di quello che legge su di me, mi dice sempre “tutto bellissimo”. È un atto d’amore che capisco. Ed è così che sopravviviamo.</p>
<p><strong>Lei è un simbolo e una leggenda per diverse generazioni di spettatori. Sente un po’ il peso di questa responsabilità?</strong><br />
Innanzitutto grazie. E poi certo, avverto l’obbligo di smantellare un certo edificio. Succede di solito quando arrivo al lavoro, il primo giorno con gli altri attori.<br />
C’è questo mito che mi precede e che, nell’interazione con gli altri attori, non aiuta di certo.<br />
Così, a volte coscientemente ma la maggior parte delle volte in maniera inconsapevole, cerco di liberarmene.<br />
Magari lo faccio dimenticandomi le battute o spostandomi nella direzione sbagliata rispetto alle indicazioni del regista, così gli altri si rilassano pensando “beh, magari non è poi così brava come pensavamo”.<br />
Anche <strong>Hugh Grant</strong> mi ha detto che aveva paura di recitare con me, ma sono tutte stronzate. Credo solo che fosse il suo modo di farmi un complimento.</p>
<p><strong>LA RECENSIONE DI FLORENCE</strong></p>
<p><strong>All’ultimo Festival di Berlino lei ha fatto un grandioso endorsement per <em><a href="http://www.movielicious.it/2016/02/18/fuocoammare/" target="_blank">Fuocoammare</a></em> di Rosi. Ora che in corsa, non senza polemiche, per gli Oscar continuerà il suo lavoro di sostegno con l’Academy?</strong><br />
Assolutamente sì.<br />
Sono molto orgogliosa del fatto che la giuria di Berlino si sia espressa all’unanimità su <em><a href="http://www.movielicious.it/2016/02/18/fuocoammare/" target="_blank">Fuocoammare</a></em> perché è un’opera unica. E, anche se noi americani siamo abituati al fenomeno dell’immigrazione, spesso per essere realmente toccati abbiamo bisogno di vedere un bambino che a stento cammina ricoperto di polvere. Gianfranco Rosi, in particolare, è riuscito a raccontare il male ma anche a suggerirci come sconfiggerlo e per questo credo che abbia ottime chance di vincere l’Oscar.</p>
<p><strong>Per Florence l’arte diventa una ragione di vita, nel suo caso la musica. Per lei, alla luce di una straordinaria carriera quarantennale, cosa vuol dire oggi fare cinema?</strong><br />
Significa esattamente la stessa cosa di quando ho cominciato. Tutti le donne che mi trovo a interpretare hanno la stessa importanza della prima della prima nei cui panni mi hanno chiesto di mettermi. Forse cambia giusto la perdita della memoria a breve termine ma non percepisco un calo dell’entusiasmo nel mio approccio. Amo i miei personaggi e sento il dovere di farveli conoscere, di farvi vedere cosa so di ognuno di loro e tutti questi ruoli, nessuno escluso, meritano di avere un proprio posto.</p>
<p><strong>Quanto è difficile per lei nascondersi in un personaggio e non prevaricarlo?</strong><br />
Continuo a non percepire la recitazione come un mestiere.<br />
È un piacere colpevole (dice proprio così, guilty pleasure) che provo nel fare quello che faccio. mmagino di avere una vita diversa, di provenire da un altro luogo e di provare sentimenti diversi.<br />
È una cosa che dura sin da quando ero ragazzina, da quando ho cominciato a chiedermi come sarebbe stato essere, ad esempio, mia nonna e imitavo come camminava o mi creavo delle rughe sul viso con le mani.<br />
Ecco, quella curiosità credo sia stata l’inizio di tutto.<br />
Quando poi ti immergi in un personaggio e impari a soffrire con il suo dolore impari anche qualcosa del tuo dolore. Allo stesso modo, quando immagini la sua gioia ti senti sollevato. Sicuramente c’è un aspetto egoistico in questa cosa.</p>
<p><strong>Ha mai pensato di passare dall’altro lato della macchina da presa e dirigere un film?</strong><br />
Alcuni registi con cui ho lavorato ti direbbero che ho già provato a farlo. In realtà no, non ho mai sentito la necessità di diventare regista. Ammiro chi è capace di recitare e dirigere allo stesso tempo ma io amo solo recitare. Amo l’immersione, la soggettività, il non dover avere un punto di vista che sia globale.</p>
<p><strong>C’è attualmente un’attrice che lei pensa poter avere una carriera simile alla sua?</strong><br />
Credo senz’altro di aver aperto la strada ad alcune attrici che magari potranno avere una carriera che vada oltre i quarant’anni, età che ai miei tempi veniva considerato il limite per un’attrice.<br />
Poi dovevi aspettare fino a settant’anni per interpretare persone orribili ma Hollywood non sapeva che farsene di donne tra i quaranta e i cinquanta. Anche la televisione ha aperto molte di queste porte. Se devo farti il nome di un’attrice che ammiro ti dico <strong>Alba Rohrwacher</strong>. Credo sia speciale.</p>
<p><strong>Un’ultima domanda di natura politica. Potrebbe commentare il modo in cui ha vissuto questa campagna per le presidenziali, soprattutto in relazione ai messaggi sessisti di Trump?</strong><br />
Non credo di dovermi pronunciare sul sessismo di Trump. Credo che lui, in questo senso, stia già facendo un ottimo lavoro per conto suo. Penso solo che, tra una ventina di giorni, avremo Hillary Rodham Clinton come Presidente degli Stati Uniti e questa mi sembra una buona notizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I’m Not a Serial Killer</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2016 17:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[#RomaFF11]]></category>
		<category><![CDATA[Billy O’Brien]]></category>
		<category><![CDATA[Christopher Lloyd]]></category>
		<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma 2016]]></category>
		<category><![CDATA[I’m Not a Serial Killer]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Fraser]]></category>
		<category><![CDATA[Max Records]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla Festa di Roma il thriller di Billy O'Brien tratto dal romanzo young adult di Dan Wells.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2016)<br />
Regia: Billy O’Brien<br />
Con: Max Records, Christopher Lloyd, Laura Fraser<br />
Durata: 1 ora e 44 minuti</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/i_am_not_a_serial_killer.jpg"><img class="alignnone wp-image-54387" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/i_am_not_a_serial_killer-1024x577.jpg" alt="Christopher Lloyd as Bill Crowley and Max Records as John Cleaver in 'I Am Not a Serial Killer'" width="650" height="366" /></a></p>
<p>Immaginate che il protagonista de <em>La finestra sul cortile</em> non sia più il Jimmy Stewart ingessato del capolavoro di Hitchcock ma un quindicenne in piena crisi adolescenziale. E se è vero che l’idea era già stata sfruttata in parte in Suburbia , <em><strong>I’m Not a Serial Killer</strong></em> ne rappresenta una versione decisamente più indie. Tratto dall’omonimo romanzo cult di Dan Wells, il film dell’irlandese <strong>Billy O’Brien</strong> ha come protagonista John Wayne Clever (<strong>Max Records</strong>), un ragazzino con una sociopatia clinicamente diagnosticata e il terrore di diventare, nell’immediato futuro, un serial killer. Per il bene proprio – e anche per quello delle persone che ha intorno &#8211; John ha deciso di vivere la vita seguendo rigide regole che lo mantengano buono e normale.  Quando però una catena di efferati omicidi semina il panico nella piccola cittadina del Midwest in cui vive, il ragazzo inizia a investigare, rischiando di tirar fuori il proprio lato più oscuro pur di fermare l&#8217;assassino. Ma senza le regole che lo controllano, John rischia di diventare più pericoloso del mostro che terrorizza il paese.</p>
<p>C’è un’intuizione fondamentale che rende interessante questo piccolo film e cioè quella di girare un horror come se si trattasse del più classico dei coming of age. D’altronde l’adolescenza può facilmente apparire come un luogo orribile per cui ben venga una rappresentazione in cui il disagio tipico di quell’età sia mostro fisico prima ancora che mentale. La fascinazione del male, altro topos fondamentale di quasi ogni adolescenza, trova corpo in questo John Wayne Clever (già il nome, chiaro riferimento al serial killer John Wayne Gacy, è tutto un programma) che, dopo la scuola, aiuta la mamma a imbalsamare cadaveri nell’impresa di pompe funebri di famiglia. Ed è curioso che a interpretare il giovane protagonista sia proprio quel Max Roberts che avevamo lasciato bambino nel <a href="http://www.movielicious.it/2009/10/30/nel-paese-delle-creature-selvagge/" target="_blank"><em>Paese delle creature selvagge</em></a> e ritroviamo oggi cresciuto e alle prese con altre creature ben più terrene e pericolose.<br />
Per il resto <em><strong>I’m Not a Serial Killer</strong></em> non è esente da difetti, anzi, tra un ritmo che rallenta e accelera in maniera randomica, alcuni salti temporali non troppo chiari e una serie di personaggi di contorno (la sorella del protagonista ad esempio) che, se approfonditi meglio, avrebbero conferito maggiori sfumature a tutto il quadro, si poteva assolutamente fare di meglio. Ma già il solo rivedere il buon <strong>Christopher Lloyd</strong> sul grande schermo vale il prezzo del biglietto.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Florence Foster Jenkins</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2016 14:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma 2016]]></category>
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		<description><![CDATA[Pronti a farvi torturare i timpani da Meryl Streep? Nel biopic di Stephen Frears è la soprano più stonata]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., UK 2016)<br />
Regia: Stephen Frears<br />
Con: Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg,<br />
Durata: 1 ora e 51 minuti<br />
Uscita: 22 dicembre 2016<br />
Distribuzione: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/florence-foster-jenkins1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54372" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/florence-foster-jenkins1.jpg" alt="florence-foster-jenkins1" width="634" height="312" /></a></p>
<p>E&#8217; stata definita la peggiore cantante della storia e la sua fu una vicenda che, nell&#8217;America tra le due guerre, seviziò le orecchie di numerosi membri dell&#8217;alta borghesia newyorkese. Le bizzarre gesta  di Florence Foster Jenkins, leggendaria ereditiera con il sogno di diventare una cantante lirica rivivono in questa commedia brillante diretta da <strong>Stephen Frears</strong> e interpretata con disinvoltura da <strong>Meryl Streep</strong> nei panni della protagonista e da <strong>Hugh Grant</strong>, in quelli del marito St. Clair Bayfield. Mecenate e amante della musica, la Jenkins fu sempre protetta da St. Clair e dal suo entourage, pensando davvero di avere una voce da usignolo. Ma quando, a 76 anni, decise di esibirsi in un concerto pubblico alla Carnegie Hall, davanti a 3000 persone, St. Clair non riuscì a mantenerla lontana dalle critiche e dalla derisione di pubblico e critica.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Florence-Foster-Jenkins.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54373" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Florence-Foster-Jenkins.jpg" alt="Florence Foster Jenkins" width="980" height="551" /></a></p>
<p>Divertente, fresco e ben recitato, <em><strong>Florence</strong></em> arriva a breve distanza da quel <em>Marguerite</em> di Xavier Giannoli, presentato lo scorso anno a Venezia e in cui negli appariscenti abiti della soprano stonata c&#8217;era Catherine Front. I due film si somigliano davvero molto, forse un po&#8217; troppo, anche se la Streep riesce a caratterizzare il personaggio della Jenkins in modo unico, con un&#8217;ironia e uno sforzo di ugola non indifferente (chi l&#8217;ha vista e sentita cantare in <em>Mamma mia</em> o in<a href="http://www.movielicious.it/2015/04/02/into-the-woods/" target="_blank"> <em>Into the Woods</em></a> se lo può immaginare). Hugh Grant è un perfetto St. Clair, sempre pronto a sostenere gli svolazzi e le cadute della diva, nonostante il loro sia un matrimonio platonico. Tra i due attori regna una perfetta alchimia e i siparietti spassosi non mancano.<br />
Se la confezione risulta piuttosto impeccabile (dalla solida regia di Frears, ai notevoli costumi, così come la fotografia di un veterano come <strong>Danny Cohen</strong> &#8211;<em> Il Discorso del Re</em>, <em>Les Misérables</em>, <em>The Danish Girl</em>  quello che non convince in <strong>Florence</strong> è allora l&#8217;eccessiva frivolezza di alcuni passaggi che, nonostante il tono volutamente leggero dato alla pellicola, in alcuni momenti la fanno soffrire di un&#8217;eccessiva vacuità.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Voto</strong> 6,5</p>
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