Glass

Di
Share

Glass

 
In un momento cinematografico in cui i cinecomic sembrano essere gli unici titoli in grado di garantire incassi a nove zeri, c’era bisogno di qualcuno che si interrogasse sul senso più profondo delle storie di supereroi all’interno di un immaginario collettivo forse troppo viziato da CGI e azione a ogni costo. Questo qualcuno risponde al nome di M. Night Shyamalan, regista di origini indiane che nel 1999 si fece conoscere e apprezzare in tutto il mondo con Il sesto senso, uno di quei film impossibili da dimenticare, in grado di condurre lo spettatore in un gioco perfetto di ribaltamenti e ricalibrature. Dopo il successo de Il sesto senso, Shyamalan realizzò  Unbreakable – Il predestinato, primo, mirabile tassello di una trilogia che vede in Split, uscito nel 2016, e in questo Glass le altre due tessere del mosaico che la compongono. Una trilogia basata sull’idea di buttare nella mischia del quotidiano i tre supereroi protagonisti (la mente suprema Mr. Glass, Samuel L. Jackson, l’eroe malinconico e indistruttibile David Dunn, Bruce Willis e l’imprevedibile Kevin Wendell Crumb, James McAvoy, insieme alle sue ventiquattro personalità). Il risulttao è quanto di più lontano ci possa essere dalla poetica Marvel e DC cui siamo abituati. Un universo che scorre parallelo e plausibile alle produzioni hollywoodiane mainstream.



Glass_2

I fatti: quindici anni dopo lo scontro con lo spietato Mr. Glass Elijah Price, l’uomo di vetro, David Dunn guarda per caso un notiziario in una tavola calda: il feroce killer smascherato in Tv non è altri che Kevin Wendell Crumb, dominato dalla feroce “Bestia” che ha seminato morte nel seminterrato dello zoo dove lavorava.
Dopo questi eventi, raccontati in Split, ritroviamo un Dunn che mette a frutto i suoi poteri come vigilante, aiutato dal figlio ormai adulto, e si trova ormai sulle tracce di Crumb, nel frattempo pronto a sacrificare alla Bestia altre ragazze prese in ostaggio. Il duello si avvicina, pronto a diventare uno scontro a tre quando Crumb e Dunn vengono rinchiusi nello stesso Istituto psichiatrico in cui si trova Price, sotto le razionalissime cure della dottoressa Staple (Sarah Paulson), specializzata nel curare quelli che credono di essere dei supereroi. Come contraltare emotivo dei tre, la madre di Mr. Glass, il figlio di Dunn e Casey, la ragazza risparmiata da Crumb.

M. Night Shyamalan, meglio noto come il regista del twist inaspettato, che più di ogni altro autore inganna, depista e manipola lo spettatore, affronta con calma estrema il capitolo finale della vicenda iniziata ormai vent’anni fa e, senza alcuna fretta, setaccia e sonda la psicologia dei suoi personaggi decostruendo letteralmente il genere per idearne un altro, privo di ogni riferimento proveniente dal cinema mainstream, che si rifà piuttosto all’immaginario fumettistico tout court e alla sua stessa filmografia, utilizzando materiali d’archivio tratti da Unbreakable e Split e continuando a giocare con le sue ossessioni (per l’acqua e per gli scantinati soprattutto).
È un film di una complessità incredibile Glass, che inizia come un thriller per poi diventare una sorta di manifesto di affermazione della presenza del diverso, del sovrannaturale, costantemente minacciato da un ordine costituito massone e negazionista. Quello che sorprende maggiormente, è come faccia Shyamalan a mantenere una storia di fantasia ben salda alla realtà, plausibile e coerente con quest’ultima, per tutta la sua durata. Era forse l’aspetto più spiazzante di Unbreakable, e lo è anche di Glass. Quello che invece convince meno è che l’autore, bisogna ammettere con un atto di estrema coerenza, decide di sacrificare finali epici e scontri leggendari per lasciare spazio a una conclusione che svela un disegno più ampio. Una scelta sicuramente coraggiosa, ma non facilmente condivisibile, che pesa non poco sul ritmo del film e disattente, in parte, l’attesa per un finale pazientemente sospirato. Se Unbreakable era un prodotto sofisticato e pioneristico e Split un inquietante thriller sul conflitto interiore, Glass sarebbe potuto essere il manifesto dell’intera filmografia di Shyamalan, e non solo un crossover/sequel degli altri due film, benché originale e necessario.

Voto 6,5

Share

Comments

About author

Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

27 + = 29

Per offrirti il miglior servizio possibile il sito utilizza i cookie. Proseguendo la navigazione, ci autorizzi a memorizzare ed accedere ai cookies di questo sito web. Leggi l'informativa

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Chiudi