Noi
— 4 aprile 2019Jordan Peele confeziona un horror ricco di suggestioni che valica il genere e ci costringe a guardare in faccia il nostro peggior nemico. Noi stessi.
Il claim con il quale Fox lancia Avatar è: “Dal regista di Titanic“. In realtà, bisognerebbe tenere a mente che questo è il nuovo film dell’autore di Aliens. Ventiquattro anni dopo il suo capolavoro, James Cameron regala nuova gloria agli alieni cinematografici. Se allora ci era riuscito con un sequel, terrore e Sigourney Weaver, qui ci riesce con effetti speciali, buoni sentimenti e… Sigourney Weaver. Lei è la dottoressa Grace Austine, una ricercatrice che ama studiare le abitudini dei Na’vi, gli abitanti umanoidi di Pandora. Si tratta della luna di Polyphemus, un pianeta che dista quasi cinque anni luce dalla Terra, e dal quale gli esseri umani vogliono in realtà una sola cosa: il preziosissimo metallo che giace in gran quantità nel sottosuolo. Per farlo, tentano di guadagnare la fiducia dei Na’vi diventando come loro: prendendo cioè il controllo di avatar, cloni di alieni controllati mentalmente, a distanza, da un essere umano quando dorme.
L’avatar di Jake (Sam Worthington), un ex marine rimasto paralizzato in missione, è lo stesso che usava suo fratello Tommy. Lui è stato ucciso, e Jake viene assunto come sostituto in quanto il suo codice genetico gli permette di interfacciarsi con l’involucro alieno di Tommy. Funziona così: quando è sveglio Jake vive sulla sua sedia a rotelle nella base militare su Pandora, mentre quando dorme entra nel corpo del suo alter ego, che riesce a farsi accogliere nella tribù indigena Omaticaya. Lì impara come si vive nella foresta, cacciando e venerando Eywa, la divinità dei Na’vi. Lo scopo di Jake è riferire al suo comandante come accedere al meglio ai giacimenti di unobtanium e come liberarsi degli alieni, ma presto la situazione si ribalta: innamoratosi della sua mentore Neytiri (Zoe Saldana), Jake finisce per voler aiutare i Na’vi a liberarsi degli invasori, che nel frattempo hanno deciso di distruggere la loro terra per trivellarla.
Se gli effetti speciali fossero un parametro per giudicare la qualità di un film, Avatar meriterebbe il massimo dei voti. Visivamente perfetto, il film introduce un vero e proprio universo con fauna e flora creati da zero. Computer grafica, motion capture e riprese tradizionali si mescolano per creare qualcosa di totalmente nuovo, senza contare l’ottimo uso del 3D. Purtroppo, però, un film non è solamente fuochi d’artificio: quando passiamo ad analizzare la storia il nuovo lavoro di Cameron finisce per non convincere appieno. Sia chiaro: è un ottimo film di fantascienza, ma non il capolavoro assoluto che avrebbe potuto essere. Intanto con qualche minuto in meno di durata, e poi con metafore un po’ più sottili di così. La critica agli americani “esportatori di pace” è interessante, ma fin troppo rozza. Alcune battute sono didascaliche all’inverosimile, e la visione alimenta la certezza che lo spettatore avrebbe comunque compreso e apprezzato lo slancio eco-pacifista di Cameron, anche se non glielo avesse spiegato in modo così pedante.
Resta il fatto che sì, Avatar non sarà il film che rivoluziona la storia del cinema. Però se il cinema non ha bisogno di rivoluzioni, ma soltanto di intrattenimento puro, allora non ci sono dubbi: Avatar va visto.
Voto 8
Appassionato di pop a trecentosessanta gradi, ama il cinema d'evasione, l'animazione e i film che non durino più di due ore.
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