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	<title>Movielicious &#187; Fabio Giusti</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>I migliori film del 2018 secondo Fabio Giusti</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2018/12/21/i-migliori-film-del-2018-secondo-fabio-giusti/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 08:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Giusti]]></category>
		<category><![CDATA[Migliori film del 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Top Ten 2018]]></category>

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		<description><![CDATA[La prima Top Ten dei film del 2018 di Movielicious è a cura di Fabio Giusti. Ecco i suoi imperdibili dell'anno che sta per concludersi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>10. <em><a href="http://www.movielicious.it/2017/12/20/sicario-2-soldado-il-trailer-del-sequel-di-sicario-diretto-da-stefano-sollima/" target="_blank">Soldado</a></em> – Stefano Sollima</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Soldado.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57880" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Soldado.jpg" alt="Soldado" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Sebbene mosso da spinte meno autoriali rispetto a Villeneuve, Sollima spinge forte sul pedale di un accumulo progressivo e parossistico di tensione, fino a costruire un meccanismo implacabile e, a tratti, quasi soffocante. Cinema di genere della miglior specie, con un occhio puntato al mercato e l’altro a Sam Peckinpah, Soldado rilancia la posta messa sul piatto da Sicario e si offre, sul finale, come secondo capitolo di una inaspettata trilogia.</p>
<p><strong>9.<em> A Quiet Place – Un posto tranquillo</em> &#8211; John Krasinski</strong></p>
<p>L’attore John Krasinski, alla sua seconda esperienza dietro la macchina da presa, costruisce questo tesissimo monster movie tutto fondato sul non detto e, almeno fino a un certo punto, anche sul non visto. Intrattenimento intelligentissimo che nega al suo stesso genere di riferimento – l’ horror – l’escamotage più abusato, ovvero l’utilizzo del sonoro, preferendogli un silenzio insistito che, se gestito ad arte come in questo caso, sa essere assai più assordante (e spaventoso) di qualsiasi rumore improvviso.</p>
<p><strong>8. <em><a href="http://www.movielicious.it/2018/02/14/la-forma-dellacqua-recensione/" target="_blank">La forma dell’acqua</a></em> – Guillermo Del Toro</strong></p>
<p>Dopo l’omaggio all’horror classico dell’interlocutorio <em>Crimson Peak</em>, Del Toro torna ai livelli di eccellenza de <em>Il labirinto del fauno</em> adottando il medesimo mix di poesia e genere. Ne <strong><em>La forma dell’acqua</em></strong>, a fungere da base per questa impossibile love story tra mondi diversi solo all’apparenza, c’è il cinema di serie B degli anni 50 e, in particolare, il cult Il mostro della laguna nera di Jack Arnold. Così, lavorando sul progressivo annullamento di qualsiasi distanza residua tra cinema d’autore e intrattenimento, il regista messicano si conferma come uno dei più grandi uomini di cinema del nostro tempo.</p>
<p><strong>7. <em><a href="http://www.movielicious.it/2018/05/01/lisola-dei-cani-recensione/" target="_blank">L’isola dei cani</a></em> – Wes Anderson</strong><br />
In fondo era del tutto ovvio che la geometrica perfezione formale di Wes Anderson, prima o poi, potesse andare a parare in Giappone. Lo fa con questa storia al tempo stesso dolce e distopica che si integra alla perfezione con tutti i leitmotiv andersoniani. L’autore torna allo stop motion di <em>Fantastic Mr. Fo</em>x e gira il suo film più sperimentale e, forse, anche il più politico. Una storia di cani che fanno la rivoluzione e ragazzini indiscutibilmente più adulti degli adulti stessi.</p>
<p><strong>6. <em><a href="http://www.movielicious.it/2018/01/25/chiamami-col-tuo-nome-recensione/" target="_blank">Chiamami col tuo nome</a></em> – Luca Guadagnino</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/ChiamamiColTuoNome.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57881" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/ChiamamiColTuoNome-1024x576.jpg" alt="ChiamamiColTuoNome" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>Un senso di bellezza diffusa avvolge lo spettatore dai (bellissimi) titoli di testa fino a una struggente sequenza finale che racchiude più o meno il senso di qualsiasi adolescenza. Ecco, se si mettono da parte eccessive speculazioni analitiche e ci si abbandona fiduciosi a tutta questa bellezza <em><strong>Chiamami col tuo nome </strong></em>si rivela un film raro e prezioso, che fa male ma anche molto bene. Perché ci ricorda quel particolare periodo della vita &#8211; per fortuna breve – durante il quale un&#8217;estate è più che sufficiente a devastarti il cuore.</p>
<p><strong>5.<a href="http://www.movielicious.it/2018/01/12/tre-manifesti-a-ebbing-missouri-recensione/" target="_blank"><em> Tre manifesti a Ebbing, Missouri</em></a> – Martin McDonagh</strong></p>
<p>Forse il film meglio scritto dell’anno. McDonagh compie il definitivo salto in avanti che gli consente il passaggio dal comunque piacevolissimo citazionismo di<em> In Bruges</em> e <em>7 psicopatici</em> a uno stile più propriamente suo. Sorta di commedia funebre dai toni vagamenti coeniani – anche in virtù della presenza di una straordinaria Frances McDormand – <strong><em>Tre manifesti a Ebbing, Missouri</em></strong> è la storia di tre cartelloni sbiaditi persi su una strada secondaria, cui corrisponde in maniera adorabilmente speculare il senso di spaesamento dei supi tre magnifici protagonisti e, ça va sans dire, dell’America di oggi.</p>
<p><strong>4. <em><a href="http://www.movielicious.it/2018/05/17/dogman-recensione/" target="_blank">Dogman</a></em> – Matteo Garrone</strong></p>
<p>Senza ombra di dubbio il film italiano più bello e importante dell’anno. Tesissimo e potente, <em><strong>Dogman</strong></em> sfrutta il linguaggio del revenge movie per parlare di una vendetta che non è solo una faccenda personale, bensì il tentativo disperato di riscatto da parte di un uomo che, per un attimo, sente di avere la possibilità di aggiustare il mondo. Un mondo così assuefatto ai codici della violenza e della reciproca prevaricazione da equiparare in modo fin troppo assiomatico il concetto di gentilezza a quello di debolezza.</p>
<p><strong>3.<em> <a href="http://www.movielicious.it/2018/02/20/il-filo-nascosto-recensione/" target="_blank">Il filo nascosto</a></em> – Paul Thomas Anderson</strong></p>
<p>Paul Thomas Anderson gira un capolavoro impossibile – perché difficilmente pensabile – di pura perfezione formale. Sospeso ad un ipotetico crocevia tra love story, mélo e giallo dell’anima, <em><strong>Il filo nascosto</strong></em>, prima ancora che il racconto di una storia bellissima e cristallina, è la fiera rivendicazione da parte del suo autore di una dote concessa a pochissimi: quello di poter filmare qualsiasi cosa trasformandola automaticamente in grande cinema.</p>
<p><strong>2. <em>Roma</em> – Alfonso Cuaròn</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Roma.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57879" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Roma.jpg" alt="Roma" width="800" height="450" /></a><br />
Poche storie, <em><strong>Roma</strong></em> di Alfonso Cuaròn è un&#8217;opera magistrale, che gronda cinema e umanità da ogni sua singola inquadratura. Solo apparentemente antitetico al precedente <em>Gravity</em> &#8211; di cui mostra piuttosto chiaramente la genesi in un formidabile cortocircuito cinefilo che ne fa risalire le origini ad Abbandonati nello spazio di John Sturges &#8211; in realtà rappresenta una sorta di versione speculare e terrigna del capolavoro del 2013 e l&#8217;apice della filmografia dell&#8217;autore messicano.</p>
<p><strong>1. <a href="http://www.movielicious.it/2017/12/10/ecco-il-nuovo-trailer-di-ready-player-one-lo-sci-fi-diretto-da-steven-spielberg/" target="_blank"><em>Ready Player One</em></a> – Steven Spielberg</strong></p>
<p>Lo stato dell’arte dell’easter egg. Opera monstre in cui la ben nota schizofrenia creativa di Steven Spielberg è finalmente libera di dilagare, <strong><em>Ready Player One</em></strong> è, in buona sostanza, la più alta forma di intrattenimento che oggi sia possibile immaginare. Un divertentissimo calderone pieno zeppo di citazioni anni Ottanta – tecnicamente quasi tutto ciò che è stato creato in quel decennio è presente nel film –  che ibrida cultura nerd e universo videoludico con gusto estetico impareggiabile. Il ponte delle spie a parte, il miglior Spielberg degli ultimi vent’anni.</p>
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		<title>Jurassic World – Il regno distrutto</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2018/06/07/jurassic-world-il-regno-distrutto-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jun 2018 15:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Bryce Dallas Howard]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Pratt]]></category>
		<category><![CDATA[Juan Antonio Bayona]]></category>
		<category><![CDATA[Jurassic World – Il Regno Distrutto]]></category>
		<category><![CDATA[Rafe Spall]]></category>

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		<description><![CDATA[Il kolossal diretto da J.A. Bayona torna ad ispirarsi alle origini della saga e si vena di horror.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Jurassic World: Fallen Kingdom, USA 2018)<br />
Uscita: 7 giugno 2018<br />
Regia: Juan Antonio Bayona<br />
Con: Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Rafe Spall, Justice Smith, Daniella Pineda, Isabella Sermon<br />
Durata: 2 ore e 8 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/06/jurassic-fallen-kingdom.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57656" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/06/jurassic-fallen-kingdom.jpg" alt="jurassic-fallen-kingdom" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Tre anni fa <a href="http://www.movielicious.it/2015/06/10/jurassic-world/" target="_blank"><em>Jurassic World</em></a> si assumeva il difficile compito di traghettare nel nuovo millennio un brand diventato, nel frattempo, un classico di quegli anni 90 che oggi il cinema di area più mainstream sembra considerare sempre di più come un bacino aureo al quale attingere ogni qual volta si sia a corto di idee originali. Il film di Colin Trevorrow accettava così di buon grado il suo essere subalterno rispetto a una matrice invecchiata benissimo (soprattutto in termini tecnici), ponendosi come riuscito omaggio non solo a <em>Jurassic Park</em> ma un po’ a tutto l’universo di riferimento del suo autore/demiurgo Steven Spielberg. Era quindi con curiosità mista a un livello di aspettative mediamente alto che ci si approcciava a questo sequel per il quale Trevorrow, pur mantenendo il proprioruolo sia come produttore che in sede di scrittura, cede il posto in cabina di regia allo spagnolo <strong>Juan Antonio Bayona</strong>, pupillo di Guillermo Del Toro e già autore di <em>The Orphanage</em>, <em>The Impossible</em> e, un paio d’anni fa, dello splendido e sottovalutato <a href="http://www.movielicious.it/2017/05/18/sette-minuti-dopo-la-mezzanotte-recensione/" target="_blank"><em>Sette minuti dopo la mezzanotte</em>,</a> forse uno degli esempi più alti di meccanismi perturbanti legati all’immaginario infantile degli ultimi tempi.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic_World.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57655" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic_World-1024x512.jpg" alt="Jurassic_World" width="1024" height="512" /></a></p>
<p><em><strong>Jurassic World – Il regno distrutto</strong></em> inizia tre anni dopo la fine del suo predecessore, con il parco, ormai abbandonato,dell’isola di Isla Nubar,dove i dinosauri hanno continuato a vivere liberamente e ora vedono la propria sopravvivenza minacciata dall’imminente eruzione del vulcano Sibo. Claire Dearing (<strong>Bryce Dallas Howard</strong>), passata da cinica direttrice di Jurassic World a fondatrice di un gruppo in difesa dei dinosauri, viene contattata per guidare una spedizione che ha lo scopo di prelevare gli animali dall’isola e portarli in un rifugio sicuro. Owen Grady (<strong>Chris Pratt</strong>), sulle prime riluttante, si unisce alla missione nella speranza di ritrovare Blue, il raptor che egli stesso ha cresciuto e al quale è rimasto particolarmente legato. Una volta sull’isola, però, i due scoprono che l’intera spedizione è in realtà la copertura di un ben piùpericoloso piano militare.<br />
Se il concetto alla base dell’operazione rimane una sostanziale amplificazione degli ingredienti originali &#8211; quindi più dinosauri geneticamente modificati, tutti ancora più intelligenti e pericolosi che nel primo capitolo – va però detto che stavolta il risultato convince molto di meno. Non basta infatti la buona mano di Bayona a risollevare le sorti di un progetto che, dietro il solito pistolotto sui molteplici rischi della sperimentazione genetica, non fa nulla per distaccarsi da un intrattenimentofracassone – anche se, va detto, di lusso –che di certo non annoia, ma perde di vista quasi subito qualsiasi forma di appiglio a una realtà seppure distopica per perdersi dietro a inseguimenti (anche troppo) rocamboleschi e salvataggi in extremis ai limiti del ridicolo involontario.</p>
<p>È un problema soprattutto legato a una scrittura fin troppo svogliata che, se escludiamo la scelta vincente di spostare l’azione dall’ormai usurata isola all’interno di una enorme villa gotica, si limita a riproporre la figurina monodimensionale dell’eroe positivo e solitario – all’inizio del film troviamo il personaggio di Chris Pratt intento a costruirsi, da solo, una casa in legno in mezzo al nulla, come in un qualsiasi episodio de La casa nella prateria– contro una pletora di malvagi tout court che, ormai giunti al quinto film del franchise, sembrano non aver ancora compreso il reale coefficiente di potenza distruttiva di un dinosauro.E spiace, perché il regista spagnolo, di suo, ci mette una serie di pregevoli intuizioni visive, su tutte la scena che vede la piccola <strong>Isabella Sermon</strong> nascondersi a letto, letteralmentesotto le coperte, dal più famelico dei dinosauri presenti in casa. Ecco allora che, quando si focalizza sul mondo dell’infanzia e su come i dinosauri del film incarnino, di fatto, la realizzazione dei peggiori incubi di un bambino (parenti strettissimi del gigantesco uomo-albero di <em>Sette minuti dopo la mezzanotte</em>), <em><strong>Jurassic World – Il regno distrutto</strong></em> qualche punto pure lo acquista. Per il resto, invece, sono continue cadute da altezze dalle quali un qualsiasi essere umano maiuscirebbe illeso (e invece Pratt sì) e una serie di dialoghi che vorrebbero essere brillanti ma non fanno che allontanare il risultato finale dal mutoterrore che ricordiamo di aver provato nel 1993, alla vista del primo <strong>T-Rex</strong> diJurassic Park. Un modello tuttora insuperato di blockbuster intelligente che l’inutile cameo di <strong>Jeff Goldblumnon</strong> basta a evocare.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5,5</p>
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		<title>Mektoub, My Love: Canto uno</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2018/05/23/mektoub-my-love-canto-uno-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 15:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Abdellatif Kechiche]]></category>
		<category><![CDATA[Mektoub]]></category>
		<category><![CDATA[My Love: Canto uno]]></category>
		<category><![CDATA[OphélieBaufle]]></category>
		<category><![CDATA[SalimKechiouche]]></category>
		<category><![CDATA[Shain Boumedine]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente in sala lo splendido inno alla giovinezza di Abdellatif Kechiche.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Mektoub Is Mektoub, Francia 2017)<br />
Uscita: 24 maggio 2018<br />
Regia: Abdellatif Kechiche<br />
Con: Shain Boumedine, OphélieBaufle, SalimKechiouche, LouLuttiau, Alexia Chardard<br />
Durata: 2 ore e 58 minuti<br />
Distribuito da: Vision Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Mektoub_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57633" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Mektoub_1.jpg" alt="Mektoub_1" width="644" height="360" /></a></p>
<p>“Non ho fretta” dice Amin mentre, nell’ultima scena del film, si allontana di spalle da una macchina da presa che per tre ore non gli si è mai staccata di dosso. Ed è una frase importante per più di una ragione nell’economia di questo <em><strong>Mektoub, My Love: Canto uno</strong></em>. In primis perché amplifica e suggella il senso di un’opera che, per raccontare l’urgenza della giovinezza, sceglie sì di condensarla nella sua stagione per forza di cose più breve – l’estate – ma, al tempostesso, ha il coraggio di diluirne la forma, costruendo la narrazione attraverso una serie di lunghissime scene di raccordo che, una volta messe insieme, finiscono per assomigliare incredibilmente alla vita. In quest’ottica <strong>Abdellatif Kechiche</strong> radicalizza un processo già pienamente compiuto nel precedente e bellissimo La vita di Adele e allenta ancora di più le maglie di uno storytelling che rifugge in tutti i modi la scena madre preferendole di gran lunga l’accumulo di elementi, molti dei quali solo apparentemente periferici. Così <em><strong>Mektoub, My Love: Canto uno</strong> </em>parla la lingua del racconto di formazione ma ne rielabora però dall’interno l’intera impalcatura sintattica. Non ci è dato infatti sapere se Amin, alla fine, riesca a dare realmente un senso a tutta quella vita che, nel corso di una sola estate, gli si srotola davanti. Non c’è, in buona sostanza, né un “prima” né un “dopo”.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Mektoub_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57634" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Mektoub_2-1024x429.jpg" alt="Mektoub_2" width="1024" height="429" /></a></p>
<p>Ed è proprio così che Kechiche cattura, ancor meglio di Luca Guadagnino in <a href="http://www.movielicious.it/2018/01/25/chiamami-col-tuo-nome-recensione/" target="_blank"><em>Chiamami col tuo nome</em></a>, l’essenza profonda di un’età che, più che alla ricerca di un significato, è votata all’esplorazione del significante. Che, in questo caso, si traduce in una fame insaziabile di sguardi, abbracci e corpi. Soprattutto i corpi, che l’autore franco-tunisino scandaglia con ossessività mai lasciva – non siamo, per intenderci, dalle parti di Harmony Korine – lasciando che siano loro, e soltanto loro, a dettare il ritmo. Liberamente ispirato al romanzo “<em>La ferita, quella vera</em>” di François Bégaudeau, <em><strong>Mektoub, My Love: Canto uno</strong></em> inizia con il più classico dei ritorni a casa. Quello di Amin (<strong>Shain Boumedine</strong>), deluso da una Parigi in cui sogna di vivere da sceneggiatore ma sopravvive facendo il cameriere, a Sète, suo paese d’origine, dove, nell’estate del 1994, ritrova gli affetti di sempre e soprattutto il cugino rubacuori Toni (<strong>Salim Kechiouche</strong>) e Ophélie (<strong>Ophélie Bau</strong>), amante di quest’ultimo e amica d’infanzia alla quale (forse) Amin non è mai riuscito a confessare il proprio amore. Da lì in poi, il film procede per derive; continue digressioni da un asse principale (lo stesso Amin) che rimane fermo mentre tutto il mondo intorno continua instancabilmente a girare.</p>
<p>Nel voyeurismo silenzioso e sorridente di Amin – il film si apre con il ragazzo che spia un amplesso da una finestra – c’è senza dubbio il tentativo  di Kechiche di essere presente nella storia nel momento stesso in cui questa viene raccontata e questo è forse il maggiore scarto rispetto a <a href="http://www.movielicious.it/2013/10/23/la-vita-di-adele/" target="_blank"><em>La vita di Adele</em></a>, nel quale la protagonista veniva invece abbandonata al suo destino da una regia il più possibile nascosta. Quel destino – il mektoub del titolo – che qui viene mostrato nei suoi tratti più leggeri e spensierati. Come è leggero, al netto della sua durata monstre, questo disperato inno alla gioia pieno di sole in cui nulla di ciò che accade assume mai connotazioni negative, neanche quando ferisce. Poi, certo, ci sarà senz’altro – come a Venezia, dove il film era in concorso nel 2017 – chi non riuscirà ad andare oltre l’insistita esibizione del fondoschiena femminile in tutte le sue possibili varianti, senza contestualizzarlo in un discorso assai più ampio di progressivo annullamento del racconto cinematografico per come lo conosciamo. Ma ecco che, una volta superata la fretta – un po’ come Amin nella scena di cui parlavamo all’inizio – e il limite che impone ad ogni storia di avere un inizio, uno svolgimento e una fine, <em><strong>Mektoub, My Love: Canto uno</strong> </em>inizia ad apparirci esattamente per quello che è: un enorme ed estremo atto di cinema. E quindi anche d’amore.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Solo: A Star Wars Story</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2018/05/22/solo-a-star-wars-story/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2018 07:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[AldenEhrenreich]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Glover]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Clarke]]></category>
		<category><![CDATA[Ron Howard]]></category>
		<category><![CDATA[Solo: A Star Wars Story]]></category>
		<category><![CDATA[Thandie Newton]]></category>
		<category><![CDATA[Woody Harrelson]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle sale il film diretto da Ron Howard su uno dei personaggi più amati della saga, interpretato da Alden Ehrenreich.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2018)<br />
Uscita: 23 maggio 2018<br />
Regia: Ron Howard<br />
Con: AldenEhrenreich, Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton<br />
Durata: 2 ore e 15 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/solo-a-star-wars-story-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57629" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/solo-a-star-wars-story-1.jpg" alt="solo-a-star-wars-story-1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>In una galassia lontana lontana… ma anche inevitabilmente un po’ logora.<br />
Potrebbe essere questo il nuovo incipit di una saga che, dopo la riuscita operazione di restyling a firma J.J.Abrams e l’ottimo spin-off <em>RogueOne</em>, con il recente <em>Star Wars: Gli ultimi Jedi</em> ha iniziato a mostrare i primi segnali di stanca, soprattutto in un pubblico in perenne bilico tra la voglia di novità e un conservatorismo assai critico quando, quelle stesse novità, si tratta di metabolizzarle all’interno di un disegno narrativo più ampio. Ecco perché, nei confronti di questo <em>Solo: A Star Wars Story</em>, capitolo indipendente dal continuum della saga interamente dedicato alla giovinezza di <strong>Han Solo</strong>, sussisteva più di una perplessità. In primis per le sue vicissitudini produttive, compreso un discusso cambio di registi – dalla coppiaPhil Lord/Christopher Miller a <strong>Ron Howard</strong>–a riprese ormai quasi ultimate. A questo si è poi aggiunta la restrizione dell’arco temporale che separa l’uscita di uno Star Wars dall’altro e che, in questo caso, si riduce solo a una manciata di mesi rispetto al più canonico – e, aggiungiamo, fisiologicamente utile – anno solare. Se il tentativo, ovvio, è quello di capitalizzare un franchise che, soprattutto in termini di puro merchandising, sembra non avere rivali, il rischio principale è, però, la perdita graduale del suo status di evento.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Solo_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57630" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Solo_2-1024x589.jpg" alt="Solo_2" width="1024" height="589" /></a></p>
<p>Il risultato è che, presentato a Cannes una manciata di giorni fa, il decimo film della saga creata da George Lucas ha avuto reazioni che definire tiepide è poco. E a torto, perché <em><strong>Solo: A Star Wars Story</strong></em> è una piacevole ventata di aria fresca su un brand narrativamente sempre più involuto, anche a causa dell’eccessiva ortodossia della propria fan base. Se <a href="http://www.movielicious.it/2016/12/15/rogue-one-a-star-wars-story-recensione/" target="_blank"><em>Rogue One</em></a> era un war movie ambientato nello spazio, <em><strong>Solo: A Star Wars Story</strong></em> è un western intergalattico, fracassone e senza troppe pretese, che poi vira verso il noir fino a un finto epilogo che si (e ci) diverte riprendendo integralmente la scena finale di <em>Casablanca</em>. Ambientata undici anni prima degli eventi di Una nuova speranzae subito dopo <em>Star Wars: Episodio III</em> &#8211; <em>La vendetta dei Sith</em>, la pellicola racconta le vicende del personaggio di Han Solo (Alden Ehrenreich) dall&#8217;età di diciotto anni fino ai ventiquattro, dunque molti anni prima di incontrare Luke Skywalker e il Maestro Jedi Obi-Wan Kenobi. Largo spazio, quindi, al suo primo amore per Qi&#8217;ra (<strong>Emilia Clarke</strong>), all’incontro con Chewbecca e alla famosa partita a Sabacc con il nemico/amico Lando Calrissian (<strong>Donald Glover</strong>) dalla quale Solo uscì vincitore e con le chiavi del Millennium Falcon in tasca. Della trama non diremo altro, ché sappiamo quanto gli amanti di <em>Star Wars</em> possano essere suscettibili alle anche minime anticipazioni.</p>
<p>Ciò di cui invece possiamo parlare senza preoccuparci troppo è di come il coinvolgimento di un regista classico come <strong>Ron Howard</strong> – in realtà il più classico dei registi americani viventi – che immaginiamo del tutto impermeabile al fascino dell’Impero, faccia un gran bene a un immaginario che, una volta libero dall’ossessione di rispettare alla lettera la coerenza interna alla saga, fila via come un treno, pieno di una ritrovata naïvetéseventies che non può non essere figlia di quel Lawrence Kasdan(già autore de <em>L’impero colpisce ancora</em> e <em>Il ritorno dello Jedi</em>, oltre che di <a href="http://www.movielicious.it/2015/12/16/star-wars-il-risveglio-della-forza-recensione-senza-spoiler/" target="_blank"><em>Star Wars: Il risveglio della Forza</em></a>) tornato qui in veste di sceneggiatore. Più che lo spregiudicato Han Solo della prima trilogia, infatti, il giovane protagonista di questo spin-off ricorda un altro immortale eroe uscito dalla penna di Kasdan e, guarda caso, interpretato dallo stesso <strong>Harrison Ford</strong>, ovvero Indiana Jones. Più in generale è al cinema di Spielberg che Howard sembra guardare maggiormente, in un cortocircuito cinefilo pieno di déjà vu assolutamente in linea con il clima di riscoperta, attualmente in voga, di quell’età dell’oro a cavallo tra i decenni settanta e ottanta. La sensazione è un po’ quella di un cinema mainstream che prova – e, in buona parte, riesce anche – a ritrovare la propria innocenza cercandola nell’ultimo periodo in cui Hollywood ha realmente inventato delle storie, prima di infilarsi in un cul-de-sac fatto di continue rielaborazioni di quelle stesse storie. Un divertissement girato benissimo che regge per intero le sue due ore e passa di durata e ha forse il suo unico vero difetto nella recitazione monocorde di <strong>Alden Ehrenreich</strong> che dimostra come il ruolo dell’attore stalentato da lui interpretato in <a href="http://www.movielicious.it/2016/02/10/ave-cesare-recensione/" target="_blank"><em>Ave Cesare!</em> </a>dei Coen non fosse poi così lontano dalla realtà.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Dogman</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2018/05/17/dogman-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2018 14:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ispirandosi alla storia  del canaro, Matteo Garrone realizza un saggio sulla sopraffazione. E il suo miglior film.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2018)<br />
Uscita: 17 maggio 2018<br />
Regia: Matteo Garrone<br />
Con: Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli<br />
Durata: 2 ore<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Dogman1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57609" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Dogman1.jpg" alt="Dogman" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Senza alcun dubbio, per <strong>Matteo Garrone</strong>,<em><strong>Dogman</strong></em> rappresenta un doppio ritorno alle origini. Non solo a quella forma di intimismo malato che illumina di dipendenza e sinistro disagio tutta la sua filmografia pre-<em>Gomorra</em>, ma anche al livido limbo geografico dove aveva già ambientato <em>L’imbalsamatore</em>. In particolare lo spostamento dell’azione da quella Magliana così indissolubilmente legata all’efferata vicenda alla quale il film si ispira alla piatta desolazione di una Castel Volturno stilizzata fino a diventare un vero e proprio luogo dell’anima, è utile all’autore per allontanare subito nello spettatore il dubbio che <em><strong>Dogman</strong></em> possa limitarsi a essere una “semplice” ricostruzione di un tristemente noto fatto di cronaca nera. Perché la vera storia del Canaro qui funge solo da sfondo– così come il cacciatore di anoressiche in Primo amore–su cui dipingere un affresco di umana miseria talmente spaventoso nel suo ricordare la realtà da intravedere la propria unica via di fuga  in una dimensione onirica a metà strada tra il sogno di un fondale caraibico e l’incubo di una vendetta che, per quanto atroce, non potrà mai riparare ai torti subiti.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Dogman_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-57610" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Dogman_2.jpeg" alt="Dogman_2" width="655" height="473" /></a></p>
<p>E il toelettatore di cani Marcello (<strong>Marcello Fonte</strong>) di torti ne ha subiti davvero troppi. Per lo più da Simone (un <strong>Edoardo Pesce</strong> straordinario, inquietante al punto da essere relegato quasi sempre ai margini dell’inquadratura), ex-pugile e bullo locale che maltratta e taglieggiai negozianti del quartiere con la becera arroganza del “qua comanno io!”. Marcello ha con quest’ultimo un rapporto di tale sudditanza che lo spinge ad andare anche contro la propria coscienza pur di assecondarlo. Che si tratti di fornirgli cocaina gratis o di fare il palo durante un colpo in un appartamento, semplicemente Marcello non riesce a dirgli di no. Non ci riesce nemmeno quando Simone gli comunica di aver bisogno del suo locale per farci un buco e rapinare il “compro oro” accanto. L’acquiescenza di Simone lo porta addirittura a farsi un anno di galera per quel crimine. Solo quando, appena uscito di prigione, si sente negare anche il diritto a una parte della refurtiva, qualcosa in Marcello si incrina. E il rapporto tra vittima e carnefice si finisce inevitabilmente per ribaltarsi.</p>
<p>È un film tesissimo e potente <em><strong>Dogman</strong></em> che – proprio come <em>Cane di paglia</em> e <em>Un borghese piccolo piccolo</em>, ai quali fin da subito viene da accostarlo – sfrutta il linguaggio del revenge movie per parlare di altro. Di una vendetta che non è solo una faccenda personale, bensì il tentativo disperato di riscatto da parte di un uomo che, per un attimo, sente di poter aggiustare il mondo. Un mondo così assuefatto ai codici della violenza e della reciproca prevaricazione da equiparare il concetto di gentilezza a quello di debolezza.Va da sé che uno scenario così cupo basti e avanzi, senza alcun bisogno di esagerare nelle efferatezze che la cronaca dell’epoca ci riportò ampiamente. Garrone non solo alleggerisce la storia da tutti i suoi aspetti più marcatamente gore ma, nel tentativo di allontanare ancor di più il film dalla cronaca, ne sposta temporalmente gli eventi ai giorni nostri. Perché la storia di Marcello è prima di tutto una parabola cristologica, suggerita già solo dall’amore del protagonista per i cani e poi resa evidente, verso la fine, in quel suo caricarsi il cadavere di Simone sulle spalle, quasi fosse una croce. Tutto intorno resta solo il silenzio. E lo sguardo spaurito di Marcello Fonte, eccezionale nel suo abitare un personaggio che forse non avrebbe potuto essere interpretato da altri, in un’opera che gronda letteralmente cinema da ognuna delle sue inquadrature e si prenota fin da adesso un posto tra i film migliori di questo 2018.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
<p>&nbsp;</p>
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