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	<title>Movielicious &#187; Ambra Angiolini</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>7 minuti</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Ambra Angiolini]]></category>
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		<category><![CDATA[Michele Placido]]></category>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2016)<br />
Uscita: 3 novembre 2016<br />
Regia: Michele Placido<br />
Con: Ambra Angiolini, Cristiana Capotondi, Fiorella Mannoia, Ottavia Piccolo<br />
Durata: 1 ora e 32 minuti<br />
Distribuzione: Koch Media</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/7_Minuti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54459" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/7_Minuti.jpg" alt="7_Minuti" width="990" height="465" /></a></p>
<p>Ispirato a una storia realmente accaduta in Francia, a Yssingeaux, e tratto dall&#8217;omonimo testo teatrale di Stefano Massini, <em><strong>7 minuti</strong></em> segna il ritorno alla regia di <strong>Michele Placido</strong> ad appena un anno dal deludente <a href="http://www.movielicious.it/2015/04/01/la-scelta/" target="_blank"><em>La scelta</em></a>.<br />
Ed è un ritorno all’insegna del cinema civile, con questo cupo kammerspiel dichiaratamente ispirato a La parola ai giurati di Sidney Lumet ma con gli occhi ben puntati anche sugli ‘ultimi mohicani’ del sociale al cinema, Ken Loach e i Dardenne.<br />
La storia è quella di un’azienda tessile come tante, una di quelle dal passato glorioso e da un presente segnato da una crisi economica che non fa sconti, nel giorno della firma di un accordo che la consegnerà nelle mani di una multinazionale francese salvandola da una chiusura certa.<br />
La paura delle molte dipendenti di perdere il posto di lavoro viene subito messa a tacere dalla notizia che non ci saranno licenziamenti, ma il consiglio di fabbrica composto da undici impiegate si ritrova comunque a dover decidere se accettare o meno l’unica condizione imposta dalla nuova dirigenza. Si tratta, in sostanza, di rinunciare a sette dei quindici minuti di intervallo tra un turno e l’altro.<br />
Una condizione che sulle prime sembra irrisoria quasi a tutte ma che agli occhi esperti della più anziana tra loro (<strong>Ottavia Piccolo</strong>, già protagonista della pièce teatrale) appare come l’ennesimo passo indietro in un processo di lenta erosione dei diritti del lavoratore che parte da lontano. Da lì ha inizio un lento gioco al massacro in cui ognuna delle partecipanti alla riunione cerca di portare avanti le proprie istanze.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/7_minuti_1.png"><img class="alignnone wp-image-54460" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/7_minuti_1-1024x441.png" alt="7_minuti_1" width="650" height="280" /></a></p>
<p>Il principale problema di <em><strong>7 minuti</strong> </em>inizia più o meno qui. Dopo l’incipit in cui un montaggio incrociato tesissimo ci mostra l’attesa per la firma dell’accordo dagli antitetici punti di vista della dirigenza e delle 300 operaie radunatesi sin dalle prime luci dell’alba davanti allo stabilimento, Placido passa infatti alla descrizione delle undici rappresentanti di fabbrica e cade nell’unico vero errore che una pellicola del genere non dovrebbe mai commettere. Ciascuna delle protagoniste aderisce infatti in maniera fin troppo pedissequa ad un preciso stereotipo umano: a partire dalla pacata saggezza old school della rappresentante sindacale per arrivare alle insicurezze della ventenne neoassunta per un futuro che appare negato, il film è una passerella di figurine idealtipiche talmente prive di sfumature da apparire, per forza di cose, posticce.<br />
Ecco dunque la rumena che porta sul viso i segni della violenza domestica, l’albanese insidiata da uno dei titolari della fabbrica e la vittima di un incidente sul lavoro (<strong>Violante Placido</strong>) che, oltre a condannarla ad una vita su una sedia a rotelle, le ha consentito il passaggio da operaia a impiegata. Se a queste aggiungiamo <strong>Maria Nazionale</strong> chiamata a urlare isteriche frasi in dialetto napoletano anche laddove non ce ne sarebbe alcun bisogno e un’<strong>Ambra Angiolini</strong> incazzata boxeur che definire fuori ruolo non rende affatto l’idea, il quadro è già più completo.</p>
<p>Ma non è solo il fatto che queste undici donne così arrabbiate siano anche così tagliate con l’accetta, a gravare come un macigno didascalico su <em><strong>7 minuti</strong></em>, quanto una dicotomia interna al gruppo in cui la rappresentanza straniera finisce con l’essere quella mossa dalle ragioni più egoistiche, in ottemperanza allo stereotipo che vuole la nigeriana in difficoltà economiche sempre a un passo dal marciapiede, mentre il proletariato nostrano alla fin fine cade in piedi. È una falla di natura squisitamente etica che appartiene di certo al testo teatrale prima ancora che al film ma che, irrorata della <strong>demagogia</strong> che il grande schermo per forza di cose amplifica quando si tratta di portare avanti una tesi, crea nello spettatore meno suggestionabile un senso di forte fastidio.<br />
Ed è un peccato perché il film non è affatto esente da pregi, a cominciare dall’indubbio talento di Placido nel costruire tensione (ma che ci sappia fare con la macchina da presa non è affatto una novità e, in tal senso, non stupisce apprendere che al momento sia al lavoro sulla serie TV tratta da <em>Suburra</em>) fino a un paio di azzeccate scelte di cast, tra cui un’inedita <strong>Fiorella Mannoia</strong> e <strong>Cristiana Capotondi</strong> che, con la sua naïveté un po’ burina, incarna forse l’unico personaggio che aspiri in qualche modo alla realtà della vita vera.<br />
Spiace soprattutto per la nobiltà degli intenti, ma è ormai un fatto acclarato che il cinema italiano mostri pericolosamente il fianco alla demagogia quando si tratta di affrontare temi caldi come quello del lavoro. Il pessimo <a href="http://www.movielicious.it/2016/10/15/sole-cuore-amore-recensione/" target="_blank"><em>Sole cuore amore</em> </a>di Vicari (curiosamente presentato all’undicesima Festa del Cinema di Roma insieme a <strong><em>7 minuti</em></strong>) ne è forse l’esempio più lampante.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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		<title>La scelta</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2015 07:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ambra Angiolini]]></category>
		<category><![CDATA[La scelta]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Placido]]></category>
		<category><![CDATA[Raoul Bova]]></category>

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		<description><![CDATA[Ambra Angiolini e Raoul Bova alla corte di Placido, che dirige un film assolutamente da dimenticare.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2015)<br />
Uscita: 2 aprile 2015<br />
Regia: Michele Placido<br />
Con: Raoul Bova, Ambra Angiolini, Valeria Solarino<br />
Durata: 1 ora e 27 minuti<br />
Distribuito da: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/la_scelta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41988" title="la_scelta" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/la_scelta.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p><strong>Michele Placido</strong> è davvero un mistero.<br />
Abilissimo ogni qualvolta è alle prese con il genere (<em>Romanzo criminale</em>, <a href="http://www.movielicious.it/2011/01/21/vallanzasca-gli-angeli-del-male/" target="_blank"><em>Vallanzasca &#8211; Gli angeli del male</em></a>) crolla invece rovinosamente sotto il peso delle ambizioni e di un fastidioso eccesso di emotività quando si interfaccia con il dramma e con le diverse possibili declinazioni dell&#8217;amore.<br />
Era già successo nel 2004 con<em> Ovunque sei</em> (l&#8217;eco dei fischi al Festival di Venezia non si è mai del tutto spenta) e con <em><strong>La scelta</strong></em>, se possibile, Placido si spinge oltre, riuscendo a fare addirittura di peggio.<br />
Curiosa semmai la circostanza che vuole entrambi i film tratti da opere di Pirandello.<br />
In questo caso la matrice è <em>L&#8217;innesto</em>, commedia in tre atti del 1919 che viene trasportata ai giorni nostri e ambientata a Bisceglie, nel Barese.<br />
Qui Laura (<strong>Ambra Angiolini</strong>) e Giorgio (<strong>Raoul Bova</strong>) vivono una storia d&#8217;amore intensa e priva di intoppi, increspata giusto dai tentativi frustrati di mettere al mondo un figlio.<br />
Un giorno Laura viene aggredita e, ritrovata dai carabinieri in stato di shock, si rifiuta sia di condannare l&#8217;aggressore che di raccontare l&#8217;accaduto.<br />
Quando, poco dopo, la giovane donna scopre finalmente di essere incinta, la gioia viene presto soppiantata dal dubbio che il bambino possa non essere di Giorgio.<br />
L&#8217;incertezza sconvolge gli equilibri della coppia e il sentimento dei due viene messo duramente alla prova da una scelta che segnerà irrimediabilmente il loro futuro.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/la-scelta_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41993" title="la-scelta_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/la-scelta_2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>E&#8217; piuttosto raro trovare un film in cui tutto sia sbagliato e <em>La scelta</em> riesce in questa rara impresa.<br />
E&#8217; sbagliata in primis la coppia di protagonisti, assolutamente non all&#8217;altezza del compito chiamato a svolgere. Se Ambra Angiolini punta tutto su quei due o tre trucchetti imparati a teatro negli ultimi anni allontanando il suo personaggio da qualunque pretesa di realtà e rendendolo, a tratti, anche parecchio inquietante, Raoul Bova molto semplicemente non ce la fa e dimostra tutte le lacune di un mestiere imparato male e a stento nel corso di una carriera ormai &#8211; lo so, fa un po&#8217; strano a dirsi &#8211; ventennale.<br />
La sua allure da bello e inespressivo potrà anche risultare funzionale una volta incanalata nei binari più sicuri della commedia (ad esempio nei recenti <a href="http://www.movielicious.it/2014/11/19/scusate-se-esisto/" target="_blank"><em>Scusate se esisto</em></a> che<em> <a href="http://www.movielicious.it/2015/01/22/sei-mai-stata-sulla-luna/" target="_blank">Sei mai stata sulla luna?</a></em>) ma deflagra fino a denotare tutta la sua sostanziale mancanza di carisma quando è alle prese con materiale dal peso specifico più consistente.<br />
E&#8217; sbagliato lo script, che vorrebbe essere stilizzato ma è così pieno di battute inverosimili e al limite della comicità involontaria da risultare solo ridicolo.<br />
E soprattutto &#8211; e spiace dirlo trattandosi di Placido &#8211; è sbagliata la regia.<br />
L&#8217;autore, perennemente in cerca di inquadrature che rendano gli affanni dei protagonisti in termini visivi, perde di vista la veridicità del racconto quasi da subito, preferendo aggirarsi per Bisceglie e i suoi vicoli suggestivi anche se troppo stretti per contenere tutto ciò che vorrebbe dire.</p>
<p>Ecco allora che Laura e Giorgio parlano quasi sempre uno di spalle all&#8217;altro, sussurrando anche laddove non ce ne sarebbe alcun motivo e fissando punti indefiniti nel vuoto, neanche fossero su un vecchio set di Bergman.<br />
Se a tutto ciò si aggiunge un folle montaggio che stacca da un ambiente all&#8217;altro mentre i personaggi continuano a portare avanti conversazioni comunque risibili, direi che il quadro può anche dirsi completo.<br />
Sia ben chiaro però che qui non siamo affatto nei territori dell&#8217;opinabile e, per chi scrive, il film è un tale capolavoro di bruttezza  &#8211; una bruttezza che non sembra neanche frutto di errore, ma più qualcosa di ricercato a fatica &#8211; che difficilmente potrà finire col piacere a qualcuno.<br />
Quasi spiace aver maltrattato, giusto un paio di settimane fa, quel <a href="http://www.movielicious.it/2015/03/03/nessuno-si-salva-da-solo/" target="_blank"><em>Nessuno si salva da solo </em></a>che, seppur piagato da una sceneggiatura sbagliata (ma mai quanto questa) qualche freccia al suo arco ce l&#8217;aveva, sia per pathos che per qualità della regia e recitazione.<br />
Qui invece proprio nulla.<br />
Il vuoto pneumatico.<br />
E voglia di ridere laddove, nelle intenzioni dell&#8217;autore, immagino ci si dovrebbe commuovere.</p>
<p><strong>Voto</strong> 3</p>
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		<title>Ti ricordi di me?</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2014 12:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Rolando Ravello]]></category>
		<category><![CDATA[Ti ricordi di me?]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia d'amore tra una smemorata e narcolettica Ambra Angiolini e un incallito cleptomane interpretato]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2014)<br />
Uscita: 3 aprile 2014<br />
Regia: Rolando Ravello<br />
Con: Edoardo Leo, Ambra Angelini, Ennio Fantastichini<br />
Durata: 1 ora e 31 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/ti-ricordi-di-me.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-36143" title="ti-ricordi-di-me" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/ti-ricordi-di-me.jpg" alt="" width="500" height="352" /></a></p>
<p>Corteggiare una ragazza soggetta a frequenti episodi di amnesia non deve essere cosa facile.<br />
Reiterare  all&#8217;infinito la spinosa esperienza delle presentazioni e ricominciare  ogni volta daccapo il processo di conquista dell&#8217;oggetto del proprio  desiderio è qualcosa che spingerebbe anche gli animi più romantici alla  rinuncia.<br />
Roberto (<strong>Edoardo Leo</strong>), cleptomane, scrittore di favole  surreali come <em>Alice nel paese dei terremotati</em> e <em>La foresta dei  barboni assiderati</em> e sognatore incallito, invece non demorde e quando  incontra Bea (<strong>Ambra Angiolini</strong>), insegnante narcolettica affetta da  perdite di memoria successive a qualsiasi picco emozionale, decide di  inseguirla con una tale, seppure timida, ostinazione che alla fine  riesce a conquistarla.<br />
Ma cosa succede dopo?<br />
E&#8217; possibile  costruire un rapporto sul dubbio che quanto realizzato possa sparire, da  un momento all&#8217;altro, dalla memoria della persona amata?</p>
<p>E&#8217; su  questo intrigante spunto che si fonda il secondo film da regista  dell&#8217;attore <strong>Rolando Ravello </strong>(<em>Tutti contro tutti</em>), tratto dalla pièce di  Massimiliano Bruno (interpretata a teatro dagli stessi Leo e Angiolini) e  sceneggiato insieme a Paolo Genovese (regista tra l&#8217;altro del recente  <em>Tutta colpa di Freud</em>).<br />
Sebbene il soggetto ricordi un po&#8217; troppo da  vicino <em>50 volte il primo bacio</em>, è evidente fin da subito la volontà  degli autori di costruire una storia che si avvicini agli standard di  certe commedie romantiche americane.<br />
Si nota in primis nella  caratterizzazione aperta e non tagliata con l&#8217;accetta dei personaggi  (soprattutto quelli secondari) e nel tentativo di far sorridere anche di  problematiche che altrove verrebbero affrontate con piglio ben più  serio.<br />
E per una buona mezzora <em><strong>Ti ricordi di me?</strong></em> riesce anche nel suo intento.<br />
Sebbene  l&#8217;incipit fiabesco con voce off faccia temere sulle prime una deriva  pieraccionesca, Ravello è abile nel rallentare, prendendosi i tempi  giusti della narrazione e tenendosi allo stesso tempo ben lontano dalla  ricerca della facile risata.<br />
A un tratto però fa un errore madornale.<br />
E&#8217;  come se l&#8217;autore si ricordasse all&#8217;improvviso di essere italiano e  decidesse di inserire per forza una linea narrativa drammatica, come a  voler negare al film la sua dignità di opera leggera.<br />
Solo che lo fa  troppo tardi, a film già ampiamente definito e, dovendo rispettare delle  rigide regole di minutaggio &#8211; ché Ravello non è James L. Brooks come  Genovese non è Nora Ephron &#8211; è costretto a chiudere tutto in gran  fretta.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/ti-ricordi-di-me-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-36144" title="ti-ricordi-di-me-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/ti-ricordi-di-me-2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Se questo scivolone non è tale da compromettere l&#8217;intera riuscita del film, ne limita comunque parecchio il potenziale.<br />
La commedia dai risvolti amari è del resto faccenda complicata e in questi casi viene da pensare a come la figura di un autore come Carlo Verdone vada assolutamente rivalutata e preservata.<br />
Sul versante dei lati positivi c&#8217;è senz&#8217;altro da evidenziare la piacevole conferma di Rolando Ravello come abile regista di attori, di un Edoardo Leo reduce da un&#8217;annata spettacolare (è in quasi tutti i film italiani usciti a cavallo tra lo scorso anno e questo inizio 2014) e di un finale lieto ma non troppo.<br />
Aspettiamo di vedere Ravello alla sua prossima prova da regista, sperando che sappia decidere con maggiore fermezza tra il cavalcare gli stilemi della commedia (amara) all&#8217;italiana o magari trovare un cifra stilistica più personale.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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