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	<title>Movielicious &#187; Olga Kurylenko</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Partite le riprese di The Man Who Killed Don Quixote di Terry Gilliam</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Mar 2017 14:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Una delle produzioni più travagliate di sempre, sembra sia iniziata davvero.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/the_man_who_killed_don_quixote_poster.jpg"><img class="alignnone  wp-image-55613" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/the_man_who_killed_don_quixote_poster.jpg" alt="the_man_who_killed_don_quixote_poster" width="434" height="614" /></a></p>
<p align="justify">Sono finalmente iniziate le riprese di <em><strong>The Man Who Killed Don Quixote</strong></em>, ambizioso progetto di<strong> Terry Gilliam </strong>ispirato al capolavoro di Miguel de Cervantes<em>, El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha.</em></p>
<p align="justify">La produzione del film, iniziata nel 2000, venne interrotta da una serie di disastri e calamità narrate nel documentario del 2002 <em>Lost in La Mancha</em>. Nel corso degli ultimi diciassette anni, Gilliam ha cercato più volte di far ripartire la produzione, senza successo: nel 2016 le riprese erano pronte a partire, con <b>Adam Driver</b> e <b>Michael Palin</b> nei panni dei protagonisti, ma tutto si è interrotto nuovamente a causa della defezione del produttore <b>Paulo Branco</b>. Causa di ulteriore ritardo, poi, la <a href="http://www.movielicious.it/2017/01/28/e-morto-john-hurt/" target="_blank">recente scomparsa di</a> <strong>John Hurt</strong>,  che avrebbe dovuto interpretare il cavaliere errante e che è stato sostituito da <strong>Jonathan Pryce</strong>.  Nel cast anche <strong>Adam Driver</strong>, <strong>Olga Kurylenko </strong>e <strong>Stellan Skarsgård</strong>.</p>
<blockquote class="instagram-media" style="background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 658px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);" data-instgrm-version="7">
<div style="padding: 8px;">
<div style="background: #F8F8F8; line-height: 0; margin-top: 40px; padding: 56.71296296296296% 0; text-align: center; width: 100%;"></div>
<p style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; margin-bottom: 0; margin-top: 8px; overflow: hidden; padding: 8px 0 7px; text-align: center; text-overflow: ellipsis; white-space: nowrap;"><a style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;" href="https://www.instagram.com/p/BRAzAtXjNUn/" target="_blank">A post shared by rossydpalma (@rossydpalma)</a> on <time style="font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px;" datetime="2017-02-27T10:55:41+00:00">Feb 27, 2017 at 2:55am PST</time></p>
</div>
</blockquote>
<p><script src="//platform.instagram.com/en_US/embeds.js" async="" defer="defer"></script></p>
<p align="justify">A conferma che questa volta il film si farà davvero, questa immagine apparsa sul profilo Instagram di Rossy de Palma, con la sceneggiatura del film. Insomma, speriamo che sia la volta buona!</p>
<p align="justify">
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		<title>La corrispondenza</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/01/13/la-corrispondenza/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2016 18:50:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Tornatore]]></category>
		<category><![CDATA[Jeremy Irons]]></category>
		<category><![CDATA[La corrispondenza]]></category>
		<category><![CDATA[Olga Kurylenko]]></category>
		<category><![CDATA[Simon Anthony Johns]]></category>

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		<description><![CDATA[L'amore ai tempi del web: l'insopportabile storia a distanza tra Jeremy Irons e Olga Kurylenko.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. Italia 2015)<br />
Uscita: 14 gennaio 2015<br />
Regia: Giuseppe Tornatore<br />
Con: Jeremy Irons, Olga Kurylenko, Simon Anthony Johns<br />
Durata: 1 ora e 56 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/La_Corrispondenza_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51526" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/La_Corrispondenza_1.jpg" alt="La_Corrispondenza_1" width="574" height="330" /></a></p>
<p>Amy (<strong>Olga Kurylenko</strong>) è una studentessa fuoricorso che intrattiene, ormai da anni, una relazione clandestina con un uomo più maturo, il professore di astrofisica Ed Phoerum (<strong>Jeremy Irons</strong>), sposato e con figli.<br />
I rispettivi impegni (lei lavora anche come stuntwoman nel cinema) li portano a vedersi molto meno di quanto vorrebbero, ma i due alimentano il loro rapporto a distanza con una miriade di mail, videochiamate, missive e chat con cui cercano di sublimare i lunghi distacchi.<br />
Quando un giorno Ed sembra svanire nel nulla, Amy non può fare altro che aggrapparsi con tutta se stessa a quei messaggi che, inspiegabilmente, continuano ad arrivarle con cadenza quotidiana.<br />
Quegli stessi messaggi che ben presto acquistano il valore di vere e proprie tracce che la ragazza sarà costretta a seguire per scoprire che fine abbia fatto il suo amato professore.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/La_Corrispondenza_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51527" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/La_Corrispondenza_2.jpg" alt="La_Corrispondenza_2" width="633" height="350" /></a></p>
<p>Negli anni successivi all&#8217;Oscar <strong>Giuseppe Tornatore</strong> si è guadagnato, oltre a un più che nutrito stuolo di fedelissimi, anche lo scetticismo di una frangia di detrattori per lo più insensibili all&#8217;esterofila grandeur e alla retorica un po&#8217; semplicistica (per non dire piaciona) da lui puntualmente ostentata.<br />
Se c&#8217;è però una cosa che mai nessuno ha potuto mettere in discussione del suo cinema è l&#8217;indubbio respiro cinematografico che &#8211; da <em>Nuovo Cinema Paradiso</em> a <em><a href="http://www.movielicious.it/2012/12/30/la-migliore-offerta/" target="_blank">La migliore offerta</a></em>, passando anche per alcuni passi falsi come <em>Malena</em> o<em> La sconosciuta</em> &#8211; ha sempre abitato ogni suo film.<br />
Si può sostenere anzi che, fino all&#8217;arrivo di Paolo Sorrentino, Tornatore sia stato l&#8217;unico in grado di osare con la macchina da presa movimenti e geometrie che provassero a spingersi oltre la pigra fissità di certi primissimi piani e la regola basica del &#8220;campo e controcampo&#8221;, annose tare che da sempre minano le fondamenta del cinema italiano.<br />
Una ricchezza di linguaggio la sua di cui, ne<strong><em> La corrispondenza</em></strong>, pare non esservi più alcuna traccia, fatta eccezione per la lunga e raffinatissima sequenza che accompagna i titoli di testa, un&#8217;ansiogena inquadratura fissa del corridoio di un albergo che sa molto di Hitchcock.<br />
Da lì in poi il film scivola in un&#8217;irritante sciatteria di mise-en-scène che ricorda, e non poco, lo stile di certi film TV tedeschi che ci si ritrova a guardare, senza neanche capire bene perché, in certi giorni di festa sui canali in chiaro.<br />
La mancanza di una cornice tecnica di rilievo trova una perfetta corrispondenza &#8211; mi si perdoni il gioco di parole con il titolo del film &#8211; in una sceneggiatura dalla banalità sconcertante che vorrebbe parlare d&#8217;amore e finisce col farlo nel peggiore dei modi, attingendo a piene mani dai più triti luoghi comuni sull&#8217;argomento e producendo dialoghi che in più di un&#8217;occasione sfiorano il ridicolo involontario.<br />
La Kurylenko che, immediatamente prima di congedarsi da Jeremy Irons, gli sussurra sognante &#8220;non mi hai mai lasciato una tua canottiera&#8221; può bastare a rendere l&#8217;idea?</p>
<p>Siamo, per intenderci, da qualche parte a metà strada tra un bigliettino dei Baci Perugina e un Harmony di quart&#8217;ordine. Persino un tema come quello delle dinamiche di relazione ai tempi del web &#8211; per alcuni versi già obsoleto, ma suscettibile comunque di interesse sociologico &#8211;  viene qui svilito dalla manifesta incapacità dell&#8217;autore di intuirne gli elementi di maggiore complessità.<br />
Di fronte a cotanta evanescenza tutto il resto non può che crollare per osmosi ed è il disastro.<br />
Crollano in primis le interpretazioni dei due attori chiamati a reggere, da soli, il peso del film, con un Jeremy Irons mortificato e costretto a recitare le battute peggiori della sua carriera ripreso sempre e soltanto da una webcam e Olga Kurylenko, oggettivamente inadatta a ricoprire un ruolo così centrale.<br />
Crolla anche la colonna sonora, opera del neo Golden Globe<a href="http://www.movielicious.it/2016/01/11/golden-globes-2016-i-vincitori/" target="_blank"><strong> Ennio Morricone</strong>,</a> tonitruante e fastidiosamente invasiva come qualsiasi cosa il Maestro abbia mai composto per Tornatore.<br />
Per non parlare poi dei (nemmeno tanto) velati accenni agli universi paralleli e alla reincarnazione, nulla di più che finti segnali di un processo di stratificazione semantica che, alla fine, è lo stesso script a negare.<br />
Noia a parte, la sensazione è quella di un film che, pur parlando di nuove tecnologie, risulta incredibilmente vecchio, sia nell&#8217;impianto narrativo che nella sua componente stilistica.<br />
Un&#8217;involuzione gravissima per un regista tuttora considerato un blasone del cinema italiano all&#8217;estero e il cui unico, vero capolavoro rimane quell&#8217;<em>Una pura formalità</em> all&#8217;epoca bollato frettolosamente come un errore di percorso un po&#8217; da tutti.<br />
Forse anche dallo stesso Tornatore.</p>
<p><strong>Voto</strong> 2</p>
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		<title>Perfect Day</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2015 08:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'umorismo che mitiga l'orrore: Fernando León de Aranoa e il suo poker di splendidi attori in un'opera]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(A Perfect Day, Spagna 2015)<br />
Uscita: 16 dicembre 2015<br />
Regia: Fernando León de Aranoa<br />
Con: Benicio del Toro, Tim Robbins, Olga Kurylenko, Mèlanie Thierry<br />
Durata: 1 ora e 46 minuti<br />
Distribuito da: Teodora</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Perfect_Day_Slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51216" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Perfect_Day_Slide.jpg" alt="Perfect_Day_Slide" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Presentato all&#8217;ultimo Festival di Cannes nella Quinzaine des réalisateurs e liberamente tratto dal romanzo <em>Dejarse llover</em> di Paula Farias (direttore operativo di Medici senza Frontiere), <em><strong>Perfect Day</strong></em> è uno di quei film che sorprendono. Lontano dall&#8217;essere un&#8217;opera che punta tutto sul cast e privo di aspirazioni autoriali, da cui anzi si tiene bene alla larga, si concentra sul particolare per cercare di arginare un universale troppo duro da affrontare de visu, affidandosi all&#8217;ironia come unico filtro contro il dolore.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Perfect_Day_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51217" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Perfect_Day_1.jpg" alt="Perfect_Day_1" width="950" height="604" /></a></p>
<p>Bosnia, 1995. Mentre si allontanano faticosamente gli ultimi echi del conflitto all&#8217;indomani di una pace ufficialmente siglata ma ancora non effettiva, soprattutto sulle montagne, una squadra di quattro operatori umanitari è impegnata nelle impervie terre balcaniche. Il team, guidato dal carismatico Mambrù (<strong>Benicio del Toro</strong>), ha una missione da portare a termine: rimuovere un cadavere da un pozzo per evitare che contamini la sola fonte di acqua potabile della zona. Ad aiutarlo in quella che sembra un problema risolvibile in cinque minuti, B (<strong>Tim Robbins</strong>), volontario di lungo corso e allergico alle regole, Sophie (<strong>Mèlanie Thierry</strong>), ingenua idealista appena arrivata dalla Francia, e la bella e disinvolta Katya (<strong>Olga Kurylenko</strong>), vecchia conoscenza di Mambrù.</p>
<p>Pellicola corale dal titolo ironico (difficile immaginare, in guerra, un giorno perfetto) e priva di ogni retorica, <em>Perfect Day</em> ha nell&#8217;approccio sarcastico la sua più grande arma, mostrando come nel caos e nell&#8217;anarchia che la guerra porta inevitabilmente con sé, l&#8217;unico avversario degno a combatterla sia la vita, con le sue piccole assurdità quotidiane. <strong>Fernando León de Aranoa</strong>, cineasta madrileno qui al suo settimo lungometraggio (suoi <em>Barrio</em>, <em>I lunedì al sole</em> e<em> Princesas</em>), da sempre attento osservatore di microcosmi e brillante dialoghista, ha trasformato le zone più brulle della Spagna centrale nei suoi Balcani, terra di nessuno in cui la squadra di quattro cooperanti (più l&#8217;interprete Damir, <strong>Fedja Stukan</strong>, che non sempre traduce le atrocità che è costretto a sentire), si trova a dover combattere con la stupidità di una burocrazia farraginosa e inefficace, una piramide al cui vertice siedono i Caschi blu dell&#8217;ONU, che da tempo sembrano aver perso di vista i veri problemi. In un contesto simile, anche trovare una corda o un pallone può cambiare l&#8217;esito di una brutta giornata.<br />
Benicio del Toro e Tim Robbins sono due mattatori d&#8217;eccezione, meno incisivo ma comunque azzeccato il cast femminile, che trova nello sguardo inesperto del personaggio interpretato da Mèlanie Thierry una finestra perfetta a cui affacciarsi su questo strano mondo.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7,5</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>To The Wonder</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2013/07/04/to-the-wonder/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Jul 2013 14:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Binario Loco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Rachel Mc Adams]]></category>
		<category><![CDATA[Terrence Malick]]></category>
		<category><![CDATA[To The Wonder]]></category>

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		<description><![CDATA[Un'opera nuda che parla al pubblico attraverso flussi di coscienza e libere associazioni. Terrence Malick]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. USA 2012)<br />
Uscita: 3 luglio 2013<br />
Regia: Terrence Malick<br />
Con: Ben Affleck, Olga Kurylenko, Rachel McAdams, Javier Bardem<br />
Durata: 1 ora e 52 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/07/f51d7-wonder2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32541" title="f51d7-wonder2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/07/f51d7-wonder2.jpg" alt="" width="500" height="262" /></a></p>
<p>“La donna è Dio. Non ho detto che Dio è una femmina. Mettiamola in questo modo: le donne esistono, non sappiamo se ci sia Dio ma le donne ci sono e non in un paradiso immaginario ma proprio qui sulla terra!” (Woody Allen)</p>
<p>Un film di Terrence Malick è un dono. Non si tratta di timore reverenziale, di partigianeria all’ultimo stadio o di fanatismo cinefilo, ma di semplice accettazione di un fenomeno che a intervalli sempre irregolari, come un’eclissi solare totale o un allineamento planetario, si manifesta costringendoci a confrontarci con la realtà che ci circonda e con il trascendente che ci sfugge.</p>
<p>L’ascetismo dell’autore de <em>I giorni del cielo</em> non è più una novità per nessuno ed è diventato fatto noto anche fra gli spettatori più occasionali, ma la scelta del cineasta di moderare i propri momenti di riflessione, concedendosi oggi appena un anno di distanza fra un progetto e l’altro invece degli infiniti intervalli del passato, non è stata accolta da molti come una buona notizia: Malick, oggi settantenne, ha forse sentito l’incedere del tempo accelerare e farsi progressivamente ostacolo, e nell’arco di un paio d’anni ha dato vita ad una mezza dozzina di progetti – metà dei quali oggi nel consuetamente soffertissimo limbo della post-produzione – nei quali riversare decenni di poetica rimasta inespressa.</p>
<p>Così, a poco più di un anno dal Festival di Cannes del 2011 che l’ha visto vincitore, il metteur-en-scene texano ritorna alla regia con <a href="http://www.movielicious.it/2012/12/19/to-the-wonder-ecco-il-trailer/"><em>To the Wonder </em></a>che, da oggi, giunge finalmente, nelle sale italiane e mette ulteriormente alla prova una critica e un pubblico che, con la stessa esaltazione con cui l’hanno per anni acclamato e ascritto negli annali della cinematografia (vedi alla voce Michael Cimino), <em>ora </em>sembrano non veder l’ora di farlo crollare: già dai tempi di <em>The New World</em>, inattesa ricomparsa dopo la rinascita de <em>La sottile linea rossa</em>, dare il benvenuto ad una nuova opera di Malick con gesti di scherno e dileggio sembra essere diventato una disciplina sportiva, un’accoglienza ricevuta anche dallo splendido <em>The Tree of Life</em>, prima che l’<a href="http://www.movielicious.it/2011/05/22/cannes-il-trionfo-di-terrence-malick/">assegnazione della Palma d’Oro</a> arrivasse a placare gli animi e a confondere le acque.<br />
Non è stato esente da simile trattamento neppure questo <em>To the Wonder</em>, contro il quale frotte di buontemponi e di goliardi travestiti da critici si sono preparate a ululare e a guaire prima ancora dell’inizio della proiezione, svoltasi in un clima più affine ad un derby calcistico che a una mostra del cinema.</p>
<p>Forse c’è un altro modo per spiegare l’improvvisa prolificità di Terrence Malick: il precedente <em>The Tree of Life</em>, con la sua impostazione elegiaca, il suo esasperato astrattismo formale e il suo spregio delle convenzioni narrative, ha probabilmente rappresentato il punto di arrivo e la forma definitiva, perfetta del suo linguaggio, come per un artista grafico passato di tecnica in tecnica, di supporto in supporto e di stile in stile capace finalmente di esprimersi nel modo più diretto, personale, nudo.<br />
Perché nudo è <em>To the Wonder</em> e nuda è la sua essenza, una poesia per immagini ancor più estrema, sincera e disarmante del suo ultimo capolavoro, un punto di arrivo che trasforma la già originale e singolare formula malickiana in qualcosa di assolutamente unico, piegato totalmente alla personalità e all’inventiva del suo autore (e non viceversa): è un film che non va spiegato perché non c’è nulla da spiegare ma solo da introiettare (e l’assenza del regista da qualunque conferenza stampa è già un segnale esplicito della cosa), da accettare e da attraversare senza preoccuparsi di un soggetto che funge più che altro da pretesto o di una struttura consequenziale spappolata tra flussi di coscienza e libere associazioni.</p>
<p>Lo spunto è infatti di abbagliante semplicità: la franco-ucraina Marina, madre divorziata della piccola Tatiana, conosce l’americano Neil (Ben Affleck) a Parigi e dopo una romantica gita a Mont St.Michel – la meraviglia del titolo – parte con lui alla volta dell’Oklahoma dove, fra complicazioni burocratiche, lo spaesamento di lei, memore della Vitti di <em>Deserto Rosso</em>, nella brulla provincia del Sud, la comparsa di Jane, vecchia fiamma di lui, e il conforto celeste del tormentato padre Quintana, la passione si affievolisce, sfuma, muore e – forse – rinasce come qualcosa di superiore, di ultraterreno, di totale.<br />
Marina, evoluzione e antitesi di quella Pocahontas che per amore abbandonava il<em> Nuovo Mondo</em> per non farvi mai più ritorno, è il femminino malickiano per eccellenza, la creatura di pura Grazia – complice il profilo perfetto e la contagiosa corporeità di Olga Kurylenko, magicamente in parte – che va oltre l’assoluto materno e l’unicum generativo, quasi incorporeo, della Jessica Chastain di <em>The Tree of Life</em> e che, per la prima volta nella filmografia del cineasta di Waco, assume connotati squisitamente terreni, sensuali, erotici.<br />
I sentimenti si fanno carnali e concreti, come se per Malick la Donna non fosse più una manifestazione e un tramite del Divino, ma essa stessa l’unico sublime possibile in un mondo dove Dio, se esiste, ha smesso di ascoltare da tempo: è facile ravvisare in questo ritratto l’omaggio postumo alla ex-moglie Michelle Morette, conosciuta nella capitale francese negli anni ’80 e vittima di un cancro al pancreas nel 2008, ma è solo una delle tante sfumature plausibili che si possono attribuire al film e che Malick, nella sua riservatezza, non intenderà mai – giustamente – chiarire.</p>
<p>Ma al di là del possibile tributo privato, <em>To the Wonder</em> è anche e soprattutto l’affresco di un’umanità tragicamente sola, che vaga sperduta fra enormi distese divisa fra l’amore profano e la devozione al sacro, fra la frenesia dell’effimero e l’estasi dell’eterno, ripresa, non a caso, quasi sempre dal basso, schiacciata da un cielo sterminato e indifferente, catatonica e fisica come gli attori, anzi i “modelli” bressoniani (e in questo è indovinatissima la scelta di Ben Affleck come interprete principale, metafisico nella sua inespressività), dominati da un ambiente circostante reso ancora più soverchiante dalla sovrumana fotografia, tutta macchina a mano, steadycam e luce naturale, di Emmanuel Lubezki, che ripete ed accentua lo studio panteistico di <em>The Tree of Life</em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/07/to-the-wonder-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32543" title="to-the-wonder-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/07/to-the-wonder-2.jpg" alt="" width="499" height="333" /></a></p>
<p>Non siamo di fronte, come molti si sono affrettati a definirla, ad una versione in sedicesimo di quest’ultimo, ma addirittura alla tappa più arrischiata e fragile di tutto il percorso autoriale di Terrence Malick, un componimento su pellicola in perenne equilibrio fra il meraviglioso e il ridicolo (se non addirittura l’autoparodia), che non si limita a raccontare una storia, ma che invita lo spettatore ad evocarla nei suoi episodi e nelle sue sensazioni, e ad andare oltre il cinismo da comune fruitore di multisala, l’esempio, ambiziosissimo e inevitabilmente imperfetto, di un’Arte che ci riconcilia con i massimi sistemi e che ci riporta a confrontarci con l’Altissimo (non necessariamente nella sua accezione religiosa).</p>
<p>Ci penserà il tempo a restituire a <em>To the Wonder</em> il rispetto e l’attenzione che merita, quando i burloni e i distratti si accorgeranno troppo tardi di aver liquidato con spregio il solo cinema davvero capace di avvicinarci all’infinito.</p>
<p>Noi, dal canto nostro, preferiamo godercelo da vivo, pronti ad accogliere con fame ed entusiasmo la ubris e la ricerca del sommo di un artista che contro tutto e contro tutti può davvero portare il cinema a significare qualcosa di più.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
<p><em>Recensione a cura di Andrea Bosco<br />
<a href="http://www.binarioloco.it/">www.binarioloco.it</a></em></p>
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		<title>Oblivion</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Apr 2013 15:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Joseph Kosinski]]></category>
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		<category><![CDATA[Tom Cruise]]></category>

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		<description><![CDATA[Tom Cruise non molla e a cinquant'anni suonati ha ancora voglia di salvare il mondo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. USA 2013)<br />
Uscita: 11 aprile 2013<br />
Regia:Joseph Kosinski<br />
Con: Tom Cruise, Morgan Freeman, Olga Kurylenko<br />
Durata: 2 ore e 6 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/oblivion-slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-31580" title="oblivion-slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/oblivion-slide.jpg" alt="" width="500" height="203" /></a></p>
<p>Se gli ultimi due film in cui sei stato protagonista (<em>Rock of Ages</em> e<em> Jack Reacher &#8211; La prova decisiva</em>) hanno ottenuto un risultato piuttosto deludente al box-office, potrebbe essere considerato quantomeno rischioso buttarsi a capofitto su una pellicola che si intitola <em>Oblivion</em> (letteralmente oblio, dimenticanza). Ma Tom Cruise evidentemente non è uno che si tira indietro davanti alle sfide e si è diretto a braccia tese verso  l&#8217;ennesimo ruolo salvifico della sua ormai trentennale carriera.<br />
A otto anni di distanza dal tiepido <em>La guerra dei mondi</em> firmato da Steven Spielberg, il ragazzo d&#8217;oro di Hollywood torna protagonista di un film di fantascienza diretto dall&#8217;autore di <a href="http://www.movielicious.it/2009/07/25/il-seguito-di-tron-sfreccia-nel-2010/"><em>Tron: Legacy</em></a>, Joseph Kosinski. Un progetto nato dalla fervida fantasia del regista, produttore e architetto, plasmatasi prima sotto forma di storia e di graphic novel e poi divenuta pellicola grazie anche all&#8217;insistenza di Cruise che ha creduto da subito nel progetto.</p>
<p>Ci sono voluti centoventi milioni di dollari di budget per raccontare una storia che attinge liberamente dai pilastri della fantascienza cinematografica (non è difficile ritrovare in <em>Oblivion</em> tracce di <em>2001: Odissea nello spazio</em>, <em>Alien</em>, <em>Mad Max</em>, <em>Blade Runner</em>, <em>Dune</em>, <em>Armageddon</em>, <em>Matrix</em>, del notevole <em>Moon</em> di Duncan Jones e persino del pixariano <em>Wall-E</em>).<br />
Anno 2077. Dopo aver vinto la guerra contro gli invasori Scavengers, gli esseri umano hanno dovuto abbandonare la Terra ormai inabitabile e trasferirsi su Titano, satellite di Saturno. Jack (Cruise) e la sua compagna Vika (Andrea Riseborough) fanno parte di una missione per estrarre le ultime risorse vitali dal pianeta e si occupano della manutenzione dei droni di sorveglianza. Vivono in una splendida casa-base avveniristica a metà tra cielo e Terra e proprio quando la missione sta per giungere a termine, Jack s’imbatte in una misteriosa ragazza (Olga Kurylenko) e in un gruppo di guerriglieri superstiti che rimetteranno in discussione tutto ciò che reputava reale fino a quel momento.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/oblivion-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-31585" title="oblivion-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/oblivion-2.jpg" alt="" width="500" height="212" /></a></p>
<p>Parliamo prima di quello che salviamo del film: le ambientazioni e la fotografia, quest&#8217;ultima curata dal Premio Oscar per <em>Vita di Pi </em>Claudio Miranda. Anche se, soprattutto in alcune scene girate all&#8217;interno dell&#8217;abitazione di Jack e Vika, si ha la netta sensazione di sfogliare una rivista di arredamento, visivamente <em>Oblivion</em> ha un suo stile preciso non distante da quello di <em>Tron: Legacy</em>, ma sicuramente più maturo e consapevole. Gli ambienti in cui Jack si muove sono leggeri e impalpabili, anche quando simboleggiano i luoghi di culto di una società (la nostra) ormai distrutta. Non si salva invece il plot, che con incedere letargico pretende di tenere vigile lo spettatore con qualche colpo di scena affatto originale e non sempre significativo nel dare uno scossone di rado convince la storia a cambiare direzione. E Tom Cruise? Lo salviamo a metà. A cinquant&#8217;anni suonati riesce ancora ad abitare fisicamente la scena in modo impeccabile; stuntman di se stesso e perfettamente a proprio agio nelle scene d&#8217;azione, questa volta Cruise però era stato chiamato a interpretare un personaggio in cui doveva far coesistere una parte più action e spaccona e un&#8217;altra riflessiva e malinconica. Inutile dire che la prima ha finito per sopraffare la seconda, di cui si scorgono davvero poche tracce.</p>
<p>Nonostante le due ore e passa di durata, non si può dire che <em>Oblivion</em> annoi, ma nemmeno che brilli né coinvolga più di tanto. Occasione persa per Tom Cruise, che come presunto &#8220;last man on Earth&#8221; poteva avere il suo perché.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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