La migliore offerta

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Una storia semplice e misteriosa, nata delle ceneri di due diversi soggetti ai quali Tornatore lavorava da tempo, che nella fusione hanno trovato finalmente un senso e un esito narrativo. Con ambientazioni mitteleuropee (il film è stato girato tra Trieste, Vienna, Bolzano, Parma, Praga, Roma e Milano), La migliore offerta racconta la storia di Virgil Oldman (Geoffrey Rush) genio eccentrico e maniacale, battitore d’aste e profondo conoscitore d’arte noto in tutto il mondo. La sua vita scorre gelida e distaccata, al riparo dai sentimenti, almeno fino a quando una donna misteriosa (la giovane attrice olandese Sylvia Hoeks) lo invita nella sua villa per effettuare una valutazione dei beni lasciati dai suoi genitori. Per Virgil sarà l’inizio di una serie di eventi che sconvolgeranno per sempre la sua esistenza.



Lasciatosi alle spalle le atmosfere assolate della sua Sicilia nel dispendioso e controverso Baarìa, Giuseppe Tornatore si sposta al centro dell’Europa e, per la prima volta abbandona la pellicola in favore del digitale per realizzare un film di maniera, dal gusto estetico ineccepibile. Come già accaduto nel 1994 con Una pura formalità e successivamente nel 2006 con La sconosciuta, il regista Premio Oscar ritorna a battere i sentieri del giallo e confeziona un thriller sentimentale  incentrato sulla performance di un attore navigato e perfettamente in parte come Geoffrey Rush, e di un cast satellite che, per quanto si sforzi, non gli si avvicina nemmeno lontanamente. Partendo dal presupposto secondo cui i sentimenti umani sono come le opere d’arte e quindi si possono simulare, il regista Tornatore non perde occasione per marcare il territorio inserendo ne La migliore offerta alcuni temi ricorrenti del suo cinema. Ritroviamo l’agorafobia, la paura degli spazi aperti di cui soffriva Novecento, il pianista sull’oceano, che invece qui connota il personaggio di Claire, così come la mania del collezionismo artistico rappresentato dalle scene di baci tagliate in Nuovo cinema Paradiso che trova un valido parallelismo nei ritratti femminili raccolti da Virgil e rinchiusi nel suo caveau.

Il Vero e il Falso si confondono e si rincorrono in questa pellicola estetizzante e dall’ammaliante  confezione in cui si percepisce fino in fondo l’ossessione di Tornatore per gli spazi (location, scenografie e fotografia da manuale, il tutto sottolineato dalle gravi musiche di Ennio Morricone). Peccato che, come spesso accade nei film horror con la tensione iniziale che subisce una battuta d’arresto quando vengono svelate le fattezze del “mostro” o dell’assassino di turno, allo stesso modo La migliore offerta inizia a vacillare quando il personaggio femminile diventa finalmente visibile. Da lì in avanti la storia si sgretola fino ad arrivare a un epilogo costruito come un coup de théâtre, che di fatto non lo è.

Voto 6

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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