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	<title>Movielicious &#187; Pablo Larraìn</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Pablo Larraín dirigerà Tom Hardy in The True American</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Apr 2017 06:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Larraìn]]></category>
		<category><![CDATA[The True American]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Hardy]]></category>

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		<description><![CDATA[Una storia (vera) di sangue e misericordia, ambientata nel Texas post 11 settembre.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/The_True_American.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55835" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/The_True_American.jpg" alt="The_True_American" width="630" height="420" /></a></p>
<p><span class="cb-itemprop">Il regista cileno<strong> Pablo Larraín</strong>, (<a href="http://www.movielicious.it/2016/02/26/il-club-recensione/" target="_blank"><em>Il club</em></a>,<em> <a href="http://www.movielicious.it/2017/03/03/jackie-recensione/" target="_blank">Jackie</a>,</em> <em><a href="http://www.movielicious.it/2016/10/12/neruda-recensione/" target="_blank">Neruda</a>)</em>, dirigerà <strong>Tom Hardy</strong> in <em><strong>The True American</strong></em> per la Annapurna Pictures.</span></p>
<p>Il progetto si basa sul saggio scritto da <strong>Anand Giridharadas <em>The True American: Murder and Mercy in Texas</em></strong> e ancora inedito in Italia, ambientato nel Texas post <strong>11 settembre</strong> e ha come protagonista Rais Bhuiyan, un immigrato musulmano e veterano dell&#8217;aviazione del Bangladesh, che sopravvive a stento a un violento attacco omicida in cui hanno perso la vita altre due persone. Bhuiyan, tuttavia, si è impegnato per evitare al colpevole, Mark Stroman, la pena capitale, nonostante l&#8217;uomo avesse espresso il suo profondo odio nei confronti delle persone di origini arabe.</p>
<p>Inizialmente in cabina di regia per<span class="cb-itemprop"> <em><strong>The True American</strong></em> c&#8217;era </span><strong>Katheryn Bigelow</strong>, che poi ha accantonato il progetto. Figurerà nelle vesti di produttore insieme a Megan Ellison.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Jackie</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Mar 2017 16:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Greta Gerwig]]></category>
		<category><![CDATA[John Hurt]]></category>
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		<category><![CDATA[Pablo Larraìn]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Sarsgaard]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA, Cile 2016)<br />
Uscita: 23 febbraio 2017<br />
Regia: Pablo Larraín<br />
Con: Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig, John Hurt<br />
Durata: 1 ora e 31 minuti<br />
Distribuito da: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/Jackie_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55567" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/Jackie_1.jpg" alt="Jackie_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p><em>&#8220;Puisque le mythe vole du langage, pourquoi ne pas voler le mythe?&#8221;</em> &#8211; Roland Barthes</p>
<p>C&#8217;è un filo conduttore nettissimo che attraversa la produzione, oggi inarrestabile e proteiforme, di <strong>Pablo Larraín</strong>, ed è riscontrabile  nell&#8217;esigenza di scandagliare la Storia focalizzandosi sulla sua periferia e sulle sue ripercussioni nel quotidiano, un vero e proprio &#8220;cinema del retroscena&#8221; in grado di indagare il lato oscuro del Novecento, dagli inferi putrescenti di <em>Tony Manero</em> e di <em>Post mortem</em> alla transizione purgatoriale di <em><a href="http://www.movielicious.it/2013/05/07/no-i-giorni-dellarcobaleno/" target="_blank">NO</a></em> e de <em><a href="http://www.movielicious.it/2016/02/26/il-club-recensione/" target="_blank">Il club</a></em>, tenendosi a debita distanza dai fenomeni che lo caratterizzarono e dalle personalità che ne furono protagoniste.</p>
<p>È a partire dal ritratto cubista di <a href="http://www.movielicious.it/2016/10/12/neruda-recensione/" target="_blank"><em>Neruda</em></a>, tuttavia, che nel discorso del cineasta di Santiago qualcosa inizia a cambiare sensibilmente, per coinvolgere direttamente nell&#8217;orizzonte degli eventi quel livello macrostorico finora solamente suggerito e trasfiguratosi mostruosamente nelle sue insignificanti vittime e nei suoi piccoli carnefici, un&#8217;evoluzione che molti hanno superficialmente etichettato come un excursus nel genere biografico e che in realtà rappresenta il nuovo grado di sofisticazione di una poetica caleidoscopica eppure coerentissima che identifica nel passato &#8211; come diceva Hartley &#8211; una intangibile, inattendibile &#8220;terra straniera&#8221;.</p>
<p>E se il poeta di Parral assurgeva a statura epica attraverso una serie di peripezie fra il diario e la metanarrazione, in un corto circuito costante tra il fatto e la sua reinvenzione, Larraín compie la medesima operazione su chi del Secolo breve è stato fra i più diretti ed enigmatici testimoni, quell&#8217;icona a metà tra il folklore e la tragedia diventata nel corso degli anni &#8211; citando le parole dell&#8217;autore &#8211; la più sconosciuta donna famosa dell&#8217;era moderna, trasformandola nel tramite ideale e controverso fra l&#8217;effettività della cronaca e la mistificazione del culto.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/Jackie_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55568" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/Jackie_2.jpg" alt="Jackie_2" width="675" height="451" /></a></p>
<p><em><strong>Jackie</strong></em> è quindi, al pari di <em>Neruda</em>, un&#8217;opera di pura mitopoiesi e una riflessione sulla natura stessa del racconto e delle sue implicazioni etiche, sulla necessità della finzione come antidoto all&#8217;impermanenza dell&#8217;esistenza e alla persistenza delle cose. Nella visione d&#8217;insieme, i quattro giorni successivi all&#8217;assassinio del 35° Presidente degli USA fungono da fondamenta per la genesi della grande tradizione americana e da preludio all&#8217;illusione arcadica con cui ancora adesso si fa coincidere il triennio kennediano, ma l&#8217;intento non è né ipocritamente agiografico, né maliziosamente revisionista, bensì profondamente decostruttivo e scompositivo, l&#8217;esame autoptico di un&#8217;élite di uomini e donne in procinto di innalzarsi a levatura divina.</p>
<p>Il metodo con cui Larraín si avvicina alla materia, perciò, non può che essere prettamente non-lineare e antinarrativo, affidato alla giustapposizione di diversi piani espositivi, dall&#8217;intreccio delle due conversazioni private lungo le quali l&#8217;ex-First Lady si confessa, laicamente, al giornalista Theodore H. White (<strong>Billy Crudup</strong>) e, religiosamente, a un anziano prete cattolico <a href="http://www.movielicious.it/2017/01/28/e-morto-john-hurt/" target="_blank">(</a><strong><a href="http://www.movielicious.it/2017/01/28/e-morto-john-hurt/" target="_blank">John Hurt</a></strong>, qui al suo ultimo ruolo) allo special della CBS che permise ai telespettatori di tutta l&#8217;America di inoltrarsi insieme a lei negli interni presidenziali. Divagazioni che servono da punteggiatura al resoconto del disorientamento individuale e collettivo, tra le surreali, fantasmatiche camminate di Jackie in una <strong>Casa Bianca</strong> deserta, le tappe del suo progressivo isolamento dovuto al repentino insediamento di Lyndon Johnson (<strong>John Carroll Lynch</strong>) e le obbligatorie cerimonie di rito con cui l&#8217;establishment volle sbarazzarsi in fretta e furia di JFK.</p>
<p>Plasmando e destrutturando la fabula con un uso vertiginoso del flashback e dell&#8217;ellissi, il regista cileno rifiuta l&#8217;approccio immediato e scolastico del biopic convenzionale per fare della sua eroina un coacervo di incongruenze e di contraddizioni, una comprimaria del potere ritrovatasi improvvisamente sotto i riflettori del mondo e guidata ora dalla ragion di Stato, ora dal narcisismo, immortalata ora nel vortice disordinato del dolore segreto, ora nella frigida compostezza del lutto istituzionale.</p>
<p>È così che Larraín evade, spiazzando e riadattando per la prima volta una sceneggiatura &#8211; premiata a Venezia &#8211; non sua, dai limiti del progetto su commissione, sorretto dalla monumentale interpretazione di una diafana, esangue e straordinariamente mimetica <strong>Natalie Portman</strong>, inserisce a pieno titolo nel suo immaginario e fa sua una figura apparentemente assai lontana dai suoi contesti abituali, rendendola, come Neruda, un individuo fallibile che affronta il declino costruendosi da solo la propria leggenda, e la coordinatrice di un colossale spettacolo della morte che, agli antipodi di quello sberleffo dissacrante che il René Saavedra di <em>NO</em> architettava per convincere il Cile ad abbracciare un futuro di libertà, cerca disperatamente di sublimare e di perpetuare il momento contro l&#8217;incedere dell&#8217;oblio.</p>
<p>Tutto concorre, dagli archi ubriachi e minimali di <strong>Mica Levi</strong> (<em>Under the Skin</em>) alla fotografia alabastrina di <strong>Stéphane Fontaine</strong> (collaboratore di fiducia di Jacques Audiard), alla creazione di un reame vago, incorporeo e fasullo quanto la Camelot arturiana, evocata in colonna sonora dall&#8217;omonimo musical tanto amato dai Kennedy, modello impossibile per una classe dirigente che, probabilmente, il mondo avrebbe voluto rivoluzionarlo davvero, ma che il destino e le circostanze hanno reso soltanto le &#8220;belle facce&#8221; della Storia.</p>
<p>Perché questo, sostanzialmente, è <strong><em>Jackie</em></strong>, una meditazione dolente, rassegnata e dall&#8217;enorme impatto emotivo sulla fuggevolezza, sulla labilità e sulla crudeltà del Tempo che passa, della Memoria che ineluttabilmente sfuma, di ciò che, insomma, ci resta mentre la vita va avanti senza di noi, come le laconiche targhe commemorative affisse alle porte, le tombe e i manichini in tailleur che cominciano ad affollare le vetrine nel corso di un crescendo straziante che chiude l&#8217;unica prova di autentica sincerità e di lucida introspezione da parte del cinema statunitense di questa stagione &#8211; ironico, se si considera la provenienza del suo artefice -, un capolavoro irrinunciabile e uguale a nient&#8217;altro che conferma Pablo Larraín come la voce e, soprattutto, lo sguardo più originale e geniale della sua generazione.</p>
<p>Voto <strong>9</strong></p>
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		<title>I migliori film del 2016 secondo Andrea Bosco</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/01/02/i-migliori-film-del-2016-secondo-andrea-bosco/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 14:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La terza ed ultima top ten di Movielicious punta su titoli tutti da scoprire.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>10. <em><strong>Monte </strong></em>&#8211; <em>Amir Naderi</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Monte.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54942" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Monte.jpg" alt="Monte" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Cinema di impeto e di natura, di suono e di furia, di insostenibili crescendo e di orgasmi liberatori, primigenio ed elementale come l&#8217;<em>acqua</em>, il <em>vento</em> e la <em>sabbia</em> che furono e la pietra che è oggi: il massimo regista iraniano in attività si conferma, parafrasando le parole di Fitzcarraldo, un uomo &#8220;con sogni così grandi da muovere le montagne&#8221;.<br />
E questa volta, al termine della sua nuova impresa &#8211; che resta paradossalmente l&#8217;unico film italiano rilevante della stagione &#8211; c&#8217;è proprio da prenderlo in parola.</p>
<p>9. <em><strong>La canzone del mare</strong></em> &#8211; <em>Tomm Moore</em></p>
<p>Sensazionale caleidoscopio a colori tenui dall&#8217;enorme impatto visivo ed emotivo, immerso nei suoi tratti minimali, nelle sue simmetrie radiali e nel suo autentico folklore ancestrale: dopo il folgorante esordio di <em>The Secret of Kells</em>, con la sua nuova, struggente e malinconica fiaba senza tempo sospesa fra tradizione e modernità, fra dolore della perdita e gioia della vita, <strong>l&#8217;irlandese Tomm Moore</strong> si impone, insieme a Sylvain Chomet, come il più originale e pittoresco poeta dell&#8217;animazione europea contemporanea.</p>
<p>8. <em><strong>Il club</strong></em> &#8211; <em>Pablo Larraín</em></p>
<p>L&#8217;ennesima vetta del cinema profondamente politico e mai, più banalmente, ideologico di uno dei più lucidi sociologi del vivaio filmico d&#8217;Oltreoceano: rara sbirciata sull&#8217;oggi di un autore da sempre allo scandaglio delle voragini più profonde della Storia, <strong><em>Il club</em></strong> è un altro inesorabile, nerissimo incubo su quella cesura fra civiltà e barbarie che è l&#8217;assenza di coscienza, una terribile commedia, cupa e compassionevole, problematica e intransigente, sulla fallibilità di un Uomo destinato all&#8217;eterno Purgatorio.</p>
<p>7. <em><strong>Un padre, una figlia </strong></em>&#8211; <em>Cristian Mungiu</em></p>
<p>Aggirandosi nel limbo di una società ancora in bilico fra le macerie post-comuniste del passato e la burocrazia europeista del futuro, l&#8217;alfiere della cinematografia rumena del nuovo secolo raggiunge la piena maturazione e sigla l&#8217;apologo impietoso, asfissiante e di ineccepibile controllo formale di un Paese ammorbato da una corruzione, da un clientelismo e da una stagnazione che oltrepassa i confini transgenerazionali.<br />
Cinema etico al massimo del suo potenziale, dotato di eccezionale equilibrio e di chirurgica precisione.</p>
<p>6. <em><strong>The Assassin </strong></em>&#8211; <em>Hou Hsiao-Hsien</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/The_Assassin.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54943" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/The_Assassin.jpg" alt="The_Assassin" width="660" height="276" /></a></p>
<p>Il clamoroso ritorno del caposcuola della new wave taiwanese è un ipnotico e sfolgorante saggio di poesia dell&#8217;immagine, un&#8217;esperienza immersiva e meditativa che sfrutta l&#8217;identità e i codici del <em>wuxia</em> e del dramma <em>chuánqí </em>per trascinare lo spettatore in un seducente gioco di sintesi narrativa e visiva, fra ellissi vorticose, tableaux vivants e astrazione totale.<br />
Un racconto allo stesso tempo sofisticatissimo ed essenziale, arcano e lampante, linguaggio filmico di irraggiungibile eleganza nella sua forma più pura e incontaminata.</p>
<p>5. <em><strong>Nick Cave: </strong><strong>One More Time with Feeling </strong></em>&#8211; <em>Andrew Dominik</em></p>
<p>Il film-confessione del Principe delle Tenebre della canzone è uno straordinario scavo introspettivo negli abissi del lutto e della crisi personale che, con l&#8217;alibi del backstage e del videoclip, si traduce in un lancinante atto di dolore di incommensurabile generosità umana e creativa e, al tempo stesso, in una rielaborazione artistica<br />
che sfida i limiti tecnici ed espressivi della messinscena e che esplora con un pudore che sa di preghiera e con un utilizzo della terza dimensione che sfocia nel metafisico i meandri dello studio di registrazione e dell&#8217;anima.</p>
<p>4. <em><strong>Al di là delle montagne</strong></em> &#8211; <em>Jia Zhangke</em></p>
<p>Appropriandosi dei canoni dell&#8217;epopea storica e radicalizzandoli fino al corto circuito, <strong>Zhangke</strong>, con una libertà immaginativa totale che spazia dal melodramma alla fantascienza, dal pop al naif e dal realismo all&#8217;allegoria, si addentra magistralmente in un ambizioso ritratto della Cina moderna che è anche una riflessione universale sul tempo che passa e sull&#8217;eterno ritorno, descrivendo un mondo che ci sfugge in cui il passato, il presente e il futuro altro non sono che la sovrapposizione dello stesso momento, memoria o presagio che sia.</p>
<p>3. <em><strong>Paterson </strong></em>&#8211; <em>Jim Jarmusch</em></p>
<p>La meraviglia del quotidiano, l&#8217;inestimabilità delle piccole cose, la bellezza sorprendente che si nasconde nella routine: se c&#8217;è un compendio di tutti gli elementi del pensiero e della poetica del più grande cineasta della scena statunitense non allineata contemporanea, questo è sicuramente il quieto e subliminale miracolo di <strong><em>Paterson</em></strong>, fragile e sublime ode alla dolce, democratica consolazione dell&#8217;Arte, un sonetto a rime alterne per l&#8217;uomo comune che è quanto di più vicino alla grazia e alla leggiadria di Ozu.</p>
<p>2. <em><strong>Il figlio di Saul </strong></em>&#8211; <em>László Nemes<br />
</em><br />
Se il cinema in quanto arte figurativa ha bisogno di una soglia oltre cui lo sguardo non deve porsi, se c&#8217;è davvero una questione morale alla base di ciò che si intende raccontare e, soprattutto, su come si decide di farlo e se c&#8217;è un punto in cui l&#8217;immagine deve necessariamente farsi ineffabile e irrappresentabile, allora <em>Il figlio di</em> <em>Saul</em>, sconvolgente squarcio prospettico sull&#8217;Olocausto,<em> </em>non è soltanto un&#8217;opera capitale, imprescindibile e definitiva sul baratro del Novecento, ma un non plus ultra audiovisivo capace di mettere in crisi tutte le nostre certezze di spettatori.</p>
<p>1. <em><strong>Nostalgia della luce</strong></em> / <em><strong>La memoria dell&#8217;acqua </strong></em>&#8211; <em>Patricio Guzmán</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54945" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua.jpg" alt="Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua" width="800" height="450" /></a></p>
<p>Il Cile è un Paese che giace sotto il peso delle proprie ferite, segnato nel corpo e nello spirito, martoriato nella sua assurda, barcollante conformazione idrogeologica e nella concatenazione di violenza che ne compone la Storia, recente o remota che sia.<br />
In un dittico elegiaco antitetico e speculare in cui si passa dall&#8217;aridità del deserto alla vitalità dell&#8217;oceano, dall&#8217;indagine cosmologica con gli occhi rivolti verso il cielo alle infinite memorie del sottosuolo, <strong>Guzmán</strong> realizza l&#8217;affresco lirico e totalizzante di una civiltà “da dispiegare e da riavvolgere”, un documento di sovrumana suggestione che coniuga alla perfezione la missione mnemopolitica del cinema con una fede incrollabile nel potere delle immagini.</p>
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		<title>I migliori film del 2016 secondo Carolina Tocci</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/12/27/i-migliori-film-del-2016-secondo-carolina-tocci/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2016 10:50:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>10 <a href="http://www.movielicious.it/2016/02/10/ave-cesare-recensione/" target="_blank"><em><strong>Ave, Cesare</strong></em></a> &#8211; Joel e Ethan Coen</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/ave-cesare-film-coen.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54867" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/ave-cesare-film-coen.jpg" alt="ave-cesare-film-coen" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Il senso ultimo del mestiere del cinema racchiuso in questo film diretto dai<strong> fratelli Coen</strong>, che raccontano il patinato mondo di <strong>Hollywood</strong> con le sue false verità e i suoi miti farlocchi. Tra sceneggiatori comunisti che rapiscono l&#8217;attore di punta degli studios in segno di protesta per lo strumento capitalistico che la settima arte è diventata e numeri di tip tap à la Fred Astaire, <strong><em>Ave, Cesare!</em></strong> è  un divertissement ironico e raffinato che sfata miti e ridicolizza leggende.</p>
<p>9 <a href="http://www.movielicious.it/2016/08/30/jason-bourne-recensione/" target="_blank"><em><strong>Jason Bourne</strong></em></a> &#8211; Paul Greengrass</p>
<p>Jason Bourne torna sullo schermo dopo quasi dieci anni di assenza, ed è un ritorno asciutto e concitato. Mirabolanti le scene d&#8217;azione che riescono a confezionare <strong>Paul Greengrass</strong> con la sua regia super dinamica e Christopher Rouse (che il film lo ha anche scritto) con un montaggio da manuale: dalla scena di massa durante la manifestazione ad Atene, agli inseguimenti, fino alla scazzottata finale tra <strong>Matt Damon</strong> e <strong>Vincent Cassel</strong>.</p>
<p>8 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2015/10/17/room-la-recensione-dal-festival-di-roma/" target="_blank">Room</a></strong></em> &#8211; Lenny Abrahamson</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Room.jpg"><img class="alignnone wp-image-54868" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Room-1024x768.jpg" alt="Room" width="650" height="488" /></a></p>
<p>Il mondo in una stanza. Letteralmente. La terribile esperienza di Ma&#8217; e Jack, una giovane donna e il figlio di cinque anni che vivono segregati in 10 metri quadri si trasforma in un inno disperato alla ricerca di una libertà sconosciuta e per anni solo immaginata. Poi inizia l&#8217;altro film, non meno duro, che riporta i due a confrontarsi con il mondo esterno ed è quasi peggio che nella stanza, almeno all&#8217;inizio.<br />
Coinvolgimento emotivo assicurato grazie alle interpretazioni di <strong>Brie Larsson</strong> (premiata con un Oscar per questo ruolo) e del piccolo<strong> Jacob Tremblay</strong>.</p>
<p>7 <a href="http://www.movielicious.it/2016/01/03/carol-recensione/" target="_blank"><em><strong>Carol</strong> </em></a>&#8211; Todd Haynes</p>
<p>Un capolavoro di raffinatezza formale edestetica. <strong>Todd Haynes</strong> racconta la storia d’amore tra Carol e Therese, due donne di diversa estrazione sociale nella New York degli anni Cinquanta. Ed è una storia potente e scomoda, che fa a pezzi le barriere sociali e fa luce su una passione composta e allo stesso tempo lacerante che divora le due protagoniste, pedine in rivolta all&#8217;interno di una realtà borghese e conformista.</p>
<p>6 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/11/03/kubo-e-la-spada-magica/" target="_blank">Kubo e la spada magica</a></strong></em> &#8211; Travis Knight</p>
<p>L&#8217;epico viaggio nel giappone feudale realizzato in <strong>stop motion</strong> dalla Laika e diretto da <strong>Travis Knight</strong>, è un cartoon profondo e riflessivo, scandito da tempi non sempre serrati, ma funzionali al fluire del racconto che tocca temi eterni quali famiglia, amore, memoria e perdono. Disegni a linee taglienti e angoli acuti, origami animati dal cantastorie Kubo, oltre a una complessità di fondo che lo rende un prodotto insolitamente poetico.</p>
<p>5 <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/17/lo-chiamavano-jeeg-robot-la-recensione-dal-festival-di-roma/" target="_blank"><em><strong>Lo chiamavano Jeeg Robot</strong></em></a> &#8211; Gabriele Mainetti</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Lo_Chiamavano_Jeeg_Robot.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54869" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Lo_Chiamavano_Jeeg_Robot.jpg" alt="Lo_Chiamavano_Jeeg_Robot" width="750" height="400" /></a></p>
<p>Senza dubbio il caso cinematografico italiano dell&#8217;anno. Il film d&#8217;esordio di <strong>Gabriele Mainetti</strong> sul super(anti)eroe Enzo Ceccotti (<strong>Claudio Santamaria</strong>), ladro di periferia che, cadendo nelle acque del Tevere, acquista una forza sovrumana, è già un cult. Merito anche di <strong>Luca Marinelli</strong> e del suo Zingaro, villain un po&#8217; tronista e un po&#8217; Renato Zero prima maniera e di una sceneggiatura folle e coraggiosa.</p>
<p>4 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/02/16/il-caso-spotlight-recensione/" target="_blank">Il caso Spotlight</a></strong> </em>&#8211; Thomas McCarthy</p>
<p>Vincitore dell&#8217;Oscar 2016 per il Miglior Film (e per la Migliore Sceneggiatura Originale), Il caso Spotlight di <strong>Thomas McCarthy</strong> è un grido contro la cappa di omertà che ancora oggi attanaglia la società. La vicenda della squadra di giornalisti investigativi del Boston Globe che nei primi anni 2000 ha obbligato la chiesa cattolica ad ammettere l’esistenza di preti pedofili e a prendere provvedimenti, è tutta dialoghi serrati, priva di ogni sensazionalismo e rispettosa nei confronti del tema che tratta. Una lezione di giornalismo, oltre che di cinema.</p>
<p>3 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/01/15/revenant-redivivorecensione/" target="_blank">Revenant &#8211; Redivivo</a></strong></em> &#8211; Alejandro González Iñárritu</p>
<p>E veniamo al film che, finalmente, ha fatto vincere un Oscar a<strong> Leonardo DiCaprio</strong>. Ispirato alla storia vera di Hugh Glass, un cacciatore americano dell’Ottocento abbandonato dai suoi compagni nel nord degli Stati Uniti dopo essere stato attaccato da un orso, <em><strong>Revenant</strong></em> è un film di quelli che riempiono gli occhi, spettacolare in ogni fotogramma. <strong>Alejandro González Iñárritu</strong> ha dimostrato ancora una volta di avere un controllo formale assoluto sulle sue opere e il direttore della fotografia <strong>Emmanuel Lubezki</strong> (<em>Revenant</em> è un po&#8217; il suo show), con la sua ossessione per la luce naturale, è stato in grado di mostrarci una natura così reale da sentirne quasi il profumo.</p>
<p>2 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/02/26/il-club-recensione/" target="_blank">Il club</a></strong> </em>&#8211; Pablo Larraín</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/El-club.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54870" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/El-club-1024x683.jpg" alt="El-club" width="1024" height="683" /></a></p>
<p>Il film più misterioso e potente del 2016 lo ha diretto il cileno <strong>Pablo Larraín</strong>. Il tema è, come ne <em>Il caso Spotlight</em>, la pedofilia, ma qui non si cerca di svelare nulla, semmai di continuare a nascondere. Nella casa ai confini del mondo in cui alcuni preti e una suora espiano le loro terribili colpe non c&#8217;è posto per la luce: tutto è grigio in quell&#8217;universo rinchiuso in se stesso, quel funereo covo di omertà squarciato dall&#8217;unico elemento di onestà (Sandokan, l&#8217;agnello di Dio), vittima sacrificale di quelle nere coscienze.</p>
<p>1 <a href="http://www.movielicious.it/2016/02/01/the-hateful-eight-recensione/" target="_blank"><em><strong>The Hateful Eight</strong> </em></a>&#8211; Quentin Tarantino</p>
<p>L&#8217;ottavo film di <strong>Quentin Tarantino</strong> è un inno alla pazienza, un piacere continuamente rimandato che quando esplode diventa incontenibile. Quasi tre ore di dialoghi folli, situazioni paradossali, violenza fisica e verbale, personaggi bizzarri e paesaggi impervi, il tutto in un glorioso <strong>70mm</strong>. È cinema allo stato puro, una storia di cacciatori e prede con interpreti incollati ai personaggi e un demiurgo che si diverte da matti a tirare le fila di questa vicenda ai limiti del surreale.</p>
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		<title>Independent Spirit Awards 2016: tra i favoriti Moonlight e Manchester by the Sea</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 08:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[American Honey]]></category>
		<category><![CDATA[Independent Spirit Awards]]></category>
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		<category><![CDATA[Manchester by the Sea]]></category>
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		<category><![CDATA[Pablo Larraìn]]></category>

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		<description><![CDATA[Natalie Portman e Casey Affleck favoriti tra gli attori. Le nomination. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/independent-spirit-award-nominations-american-honey-jackie-moonlight.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54615" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/independent-spirit-award-nominations-american-honey-jackie-moonlight.jpg" alt="independent-spirit-award-nominations-american-honey-jackie-moonlight" width="660" height="330" /></a></p>
<p>Sono state annunciate le nomination alla 32° edizione degli <strong>Independent Spirit Awards</strong>, i premi del cinema indipendente americano che vengono assegnati 24 ore prima della cerimonia degli Oscar da un gruppo selezionato di critici, registi e produttori.</p>
<p><em><a href="http://www.movielicious.it/2016/10/13/moonlight-recensione/" target="_blank"><strong>Moonlight</strong></a></em> di Barry Jenkins, pellicola che ha aperto la scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma e <strong>American Honey</strong> di Andrea Arnold guidano le nomination di quest’anno, con sei ciascuno.</p>
<p>Segue<em><strong> <a href="http://www.movielicious.it/2016/10/14/manchester-by-the-sea-recensione/" target="_blank">Manchester by the Sea </a></strong></em>(visto anche questo a Roma lo scorso ottobre) con cinque nomination (ma non quella a Michelle Williams come non protagonista) e <em><strong>Jackie</strong></em> di Pablo Larraìn, con quattro nomination (inclusa <strong>Natalie Portman</strong> come migliore attrice, data per favorita insieme al Casey Affleck per <em>Manchester</em>). Ralph Fiennes nominato come miglior attore per <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2015/11/26/a-bigger-splash/" target="_blank">A Bigger Splash</a></strong></em> di Luca Guadagnino, che negli States è uscito quest&#8217;anno.</p>
<p>La lista completa delle nomination</p>
<p><strong>MIGLIOR FILM</strong><br />
Moonlight<br />
Jackie<br />
Manchester by the Sea<br />
American Honey<br />
Chronic</p>
<p><strong> MIGLIOR REGISTA</strong><br />
Andrea Arnold – American Honey<br />
Barry Jenkins – Moonlight<br />
Pablo Larrain – Jackie<br />
Jeff Nichols – Loving<br />
Kelly Reichardt – Certain Women</p>
<p><strong>MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA</strong><br />
Annette Bening – 20th Century Women<br />
Isabelle Huppert – Elle<br />
Sasha Lane – American Honey<br />
Ruth Negga – Loving<br />
Natalie Portman – Jackie</p>
<p><strong>    MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA</strong><br />
Casey Affleck – Manchester by the Sea<br />
David Harewood – Free In Deed<br />
Viggo Mortensen – Captain Fantastic<br />
Jesse Plemons – Other People<br />
Tim Roth – Chronic</p>
<p><strong>MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA</strong><br />
Edwina Findley – Free In Deed<br />
Paulina Garcia – Little Men<br />
Lily Gladstone – Certain Women<br />
Riley Keough – American Honey<br />
Molly Shannon – Other People</p>
<p><strong>MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA</strong><br />
Ralph Fiennes – A Bigger Splash<br />
Ben Foster – Hell or High Water<br />
Lucas Hedges – Manchester by the Sea<br />
Shia LaBeouf – American Honey<br />
Craig Robinson – Morris from America</p>
<p><strong>MIGLIOR FILM D’ESORDIO</strong><br />
Swiss Army Man<br />
The Childhood of a Leader<br />
The Fits<br />
Other People<br />
The Witch</p>
<p><strong> MIGLIOR SCENEGGIATURA</strong><br />
Barry Jenkins – Moonlight<br />
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea<br />
Mike Mills – 20th Century Women<br />
Ira Sachs &amp; Mauricio Zacharias – Little Men<br />
Taylor Sheridan – Hell or High Water</p>
<p><strong> MIGLIOR SCENEGGIATURA D’ESORDIO</strong><br />
Robert Eggers – The Witch<br />
Chris Kelly – Other People<br />
Adam Mansbach – Barry<br />
Stella Meghie – Jean of the Joneses<br />
Craig Shilowich – Christine</p>
<p><strong> MIGLIOR FOTOGRAFIA</strong><br />
Ava Berkofsky – Free In Deed<br />
Lol Crawley – The Childhood of a Leader<br />
Zach Kuperstein – The Eyes of My Mother<br />
James Laxton – Moonlight<br />
Robbie Ryan – American Honey</p>
<p><strong>    MIGLIOR MONTAGGIO</strong><br />
Matthew Hannam – Swiss Army Man<br />
Jennifer Lame – Manchester by the Sea<br />
Joi McMillon &amp; Nat Sanders – Moonlight<br />
Jake Roberts – Hell or High Water<br />
Sebastián Sepúlveda – Jackie</p>
<p><strong> MIGLIOR DOCUMENTARIO</strong><br />
The 13th<br />
Cameraperson<br />
I Am Not Your Negro<br />
O.J.: Made in America<br />
Sonita<br />
Under the Sun</p>
<p><strong>MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE</strong><br />
Aquarius (Brazil)<br />
Chevalier (Greece)<br />
My Golden Days (France)<br />
Toni Erdmann (Germany and Romania)<br />
Under the Shadow (Iran and U.K.)</p>
<p><strong>ROBERT ALTMAN AWARD (MIGLIOR CAST D’INSIEME)</strong><br />
Moonlight</p>
<p><strong>JOHN CASSAVETTES AWARD (MIGLIOR FILM FATTO CON MENO DI $5,000)</strong><br />
Free In Deed<br />
Hunter Gatherer<br />
Lovesong<br />
Nakom<br />
Spa Night</p>
<p><strong> KIEHL’S SOMEONE TO WATCH AWARD</strong><br />
Andrew Ahn – Spa Night<br />
Claire Carré – Embers<br />
Anna Rose Holmer – The Fits<br />
Ingrid Jungermann – Women Who Kill</p>
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