Come l’acqua per gli elefanti

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America anni Trenta. Jacob Jankowski (Robert Pattinson) è un ragazzo di origini polacche che ha appena perso tutto, proprio nel giorno del suo ultimo esame prima di laurearsi in veterinaria. I genitori in un incidente e con loro la casa in cui abitava insieme con le speranze per il suo promettente futuro. Il destino lo porta ad aggrapparsi alla maniglia del treno in corsa del circo dei Benzini Brothers, una sgangherata banda di saltimbanchi, imbonitori, mangiatori di fuoco, donne cannone e animali esotici di cui entrerà a far parte. Jacob torna a innamorarsi della vita, e anche della bella Marlena (Reese Witherspoon), l’attrazione numero uno del circo, nonché moglie del perverso e crudele direttore del circo (Christoph Waltz), un mostro abituato ad addestrare gli animali con i metodi più crudeli che lancia dal treno in corsa i lavoranti di cui non sa più che farsi.



Ormai è inutile girarci intorno, con Robert Pattinson Hollywood ha trovato la nuova icona romantica. Dal ruolo del vampiro Edward nella saga di Twilight, gli sono state appuntate sulla giacca solo storie romantiche, spesso melense (da Little Ashes a Remember Me), da cui gli sarà sempre più difficile tirarsi fuori. E lo stesso accade in questo Come l’acqua per gli elefanti, adattamento del romanzo Acqua agli elefanti, best-seller di Sara Gruen rimasto per dodici settimane nella classifica dei libri più venduti del New York Times, portato sullo schermo dallo sceneggiatore di melò per eccellenza Richard LaGravenese (noto negli ambienti hollywoodiani come l’uomo che non vuole far smettere di piangere il pubblico, da quando ha iniziato a farsi conoscere con quella meraviglia di script candidato all’Oscar che è stato La leggenda del re pescatore).

Dopo Constantine, Io sono leggenda e una lunga carriera da regista di videoclip (tante le collaborazioni con numerose star del Pop, da Britney Spears a Janet Jackson a Lady Gaga), il regista austriaco Francis Lawrence cambia strada e sceglie un genere intramontabile come il melò che però, non fa per lui. La sua regia si perde dietro alla notevole ricostruzione scenografica, e ai costumi d’epoca utilizzati per dare carattere a una storia che, dopo due ore, è riconducibile a un banale lui, lei, l’altro. Christoph Waltz nel ruolo del sadico direttore del circo è una conferma, anche se il doppiaggio italiano fa perdere un punto al suo personaggio.  Mentre Pattinson e la Witherspoon gli arrancano dietro.

Voto 5

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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