Elementare ma non troppo
Che Guy Ritchie si prendesse il rischio di portarsi a casa le critiche della stampa per aver accettato di girare un seguito con una major era cosa nota, ma il cineasta britannico ha stupito tutti con questo Sherlock Holmes 2 (per tutti: Gioco di ombre): un film incredibilmente più bello e applaidito del primo, che esplora il celebre personaggio con maturità e meno spacconeria. E soprattutto, con un Robert Downey Jr. semplicemente eccezionale, ormai attore brillante qualsiasi cosa decida di fare sullo schermo.
A Roma per presentare il film, Guy e Robert sono sembrati un po’ come Sherlock e Watson, decisamente complici e affiatati. Un film sulla “fratellanza” ha portato l’attore ha dichiarare la sua profonda amicizia per il regista. “E’ assolutamente eccezionale misurarsi con qualcuno che ci sa fare come e più di te. Sarò immodesto, ma Guy è uno di quei pochi”, ha scherzato (ma non troppo) l’attore.
Che rivela di aver letto i romanzi di Conan Doyle solo di recente, per affrontare meglio il personaggio. “Non è che l’Holmes uomo d’azione se lo sia inventato Guy Ritchie, con tutto il rispetto. Basta leggere Doyle per scoprire che Sherlock è tanto cerebrale quanto impulsivo. Adora le armi e la boxe. Questo aspetto è sempre stato lasciato un po’ indietro, ma c’è, ed è interessantissimo”.
L’azione c’è, e ancora ricordiamo delle ferite riportate sul set durante le riprese del primo episodio. “Ho imparato a lasciar fare le scene più pericolose alla controfigura. Stavolta niente lividi e punti di sutura. Però l’ho detto subito a Guy: fammi apparire fantastico e atletico”.
D’altro canto, pare che Guy Ritchie questo a Robert glielo dovesse. “Devo ringraziare Robert e sua moglie, produttrice di entrambe le pellicole, una specie di mia rinascita creativa. “Grazie a Sherlock Holmes ho ripreso i miei interessi letterari e creativi. Spero di portare sullo schermo la mia graphic novel Gamekeeper, che ho scritto e disegnato ai tempi di Sin City e 300“.
Nel frattempo, pare proprio che Ritchie subentrerà a Soderbergh nella regia di Man from U.N.C.L.E, tratto dall serie TV degli anni ‘60. Ma di questo non parla. Troppo presto? Elementare, Watson.






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