Tarantino e il cast di Django Unchained a Roma

Di Carolina Tocci
Share

Presentazione in pompa magna ieri per Django Unchained, la nuova pellicola di Quentin Tarantino in uscita il prossimo 17 gennaio. Ad accompagnare il regista a Roma, alcuni dei protagonisti del film: Jamie Foxx, Christopher Waltz, Samuel L. Jackson, Kerry Washington e Franco Nero, interprete del Django originale diretto da Sergio Corbucci. Grande assente, Leonardo DiCaprio, che nella pellicola interpreta il perfido Monsieur Calvin Candie. La storia è incentrata sulla figura di Django (Foxx), schiavo di colore reso libero dal colto Dott. King Schultz (Waltz), cacciatore di taglie di origine tedesca. Django aiuterà il suo liberatore a dare la caccia a incalliti criminali e insieme si metteranno sulle tracce della bellissima Broomhilda (Kerry Washington), moglie di Django, venduta come schiava a Candie anni prima.

Durante la conferenza stampa, tra attimi di tensione e gradito umorismo, Tarantino ha raccontato il suo approccio alla pellicola, i possibili progetti futuri e il suo amore dichiarato verso il cinema italiano.



– Perché nonostante la ricchezza del cinema western americano ha scelto di ispirarsi al genere italiano degli spaghetti western?
Quentin Tarantino: Sentivo di dover rendere omaggio a questo genere dal profondo del cuore. Era tutta la vita che volevo girare un western e non potevo non farlo all’italiana, il genere che adoro. Mi piace perché lo ritengo quello cinematograficamente più completo, con l’uso del surrealismo, con le musiche che per la prima volta dettavano il montaggio, per il senso della regia. Se dovessi lanciare il cappello nella pioggia, ecco io lo farei nello stile dello spaghetti western.

– Foxx cosa replica alle critiche mosse da Spike Lee riguardo al modo in cui viene dipinta la schiavitù nera nel film?
Jamie Foxx: Non sprecherei tempo su Spike Lee. Per me l’importante è stato cogliere al volo la chance datami da Quentin e la possibilità di lavorare con un cast così talentuoso, accanto ad attori come Waltz e Samuel. Abbiamo cercato di fare il meglio facendo divertire il pubblico, Siamo eccitati e entusiasti del risultato. Spero che la gente possa trarne ispirazione.

– Come le è venuta l’idea di far indossare a una persona di colore i panni di un eroe di una saga nordica?
Quentin Tarantino: E’ interessante perché nella fase iniziale di stesura della sceneggiatura avevo già l’idea di un personaggio principale e di alcuni snodi narrativi che poi ho sviluppato durante le riprese del film. Christoph mi ha fatto leggere L’anello del Nibelungo. Avevamo perso la prima giornata così a cena mi ha raccontato la storia nel dettaglio e ne sono rimasto affascinato. Quando poi, il giorno dopo, abbiamo visto il Sigfrido, che pure conoscevo per i film di Fritz Lang che mi avevano ispirato il nome di Broomhilda, ho realizzato per la prima volta la straordinaria simmetria e i paralleli tra la storia dell’eroe wagneriano e quella di Django. Così ho deciso di scrivere in questo senso, e mi ha fatto impazzire l’idea di prendere una leggenda nordica e farne un corrispettivo di una leggenda afroamericana. C’è qualcosa di fantastico nelle leggende nordiche.

– I dialoghi sono sempre fondamentali nei suoi film. Quanto gli attori hanno contribuito creativamente a questo aspetto?
Quentin Tarantino: La maggior parte degli attori non vengono a lavorare con me per cambiare i dialoghi. Di solito vengono per recitare esattamente quello che scrivo. A parte, a volte, Sam.

Samuel L. Jackson: Quentin mi ha chiamato, ho letto lo script e sono stato subito entusiasta di far parte del film. E’ un maestro in questo. L’atmosfera con la troupe e il cast è così familiare che rendono il set il posto in assoluto migliore in cui recitare.

Kerry Washington: Io credo ci sia un malinteso sul lavoro dell’attore. Alcuni pensano che un attore debba prendere il posto dell’autore, che l’improvvisazione sia un bene o che l’apporto creativo sia un obbligo. Io non la penso così. Tratto le sceneggiature di Quentin come tratto Checov, come tratto Shakespeare: perché dovrei cambiare quel che hanno scritto? Quentin, come il citato Wagner, crea opere d’arte totali, film che trascendono il cinema, ogni parte diventa fondamentale: perché dovrei interferire nel processo?

– Visto che ama questo genere perché ha aspettato tanto? Chi preferisce tra Corbucci e Leone?
Quentin Tarantino: Non volevo veramente aspettare; avevo la storia in mente e poi ho trovato la chiave: il tempo in cui bisognava ambientare il film. Leone e Corbucci sono due tra i miei registi preferiti, non posso sceglierne uno. Le similarità e le differenze tra i due hanno reso grandi i loro film. L’estetica e il modo di rappresentare i personaggi sono diversi. Leone è epico, Corbucci è molto più prolifico, ma il loro mix ha reso immortale questo genere.

Franco Nero: Quentin è uno dei pochi registi che può essere considerato un autore totale, che scrive e dirige totalmente. E’ stato un piacere partecipare al film. Lui ama gli attori, li fa sentire a proprio agio. Sai quello che vuole al cento percento. Sul set ogni tanto metteva la musica del Django originale.

Cosa può dirci sul suo prossimo film, Killer Crow? Si è parlato dello sbarco in Normandia visto dalle truppe americane di colore.
Quentin Tarantino: Sì, è un’idea, ma non c’è nulla di concreto, non so nemmeno se sarà il mio prossimo film. E’ la storia di questi soldati di colore che arrivarono in Normandia il giorno dopo lo sbarco, dovevano ripulire la spiaggia dai corpi. I prigionieri tedeschi scavavano le fosse e loro li buttavano dentro. Alcuni armati di fucile si assicuravano che i prigionieri non scappassero ma gli americani si fidavano talmente poco degli afroamericani che a loro insaputa gli davano solo fucili senza proiettili. E non eravamo nell’Ottocento ma negli anni Quaranta!

– Come ha costruito la parte finale del film?
Quentin Tarantino: In America credono che i bianchi possano realizzare film con gli occhi dei neri. A Hollywood c’e’ sempre il salvatore bianco… Si ha sempre paura a mostrare un leader di colore. Django rompe con questo, diventa il leader del cambiamento. Io ho voluto ribaltare questo concetto e ho voluto mettere il cappello di Franco Nero su Jamie Foxx.

Articolo a cura di Martina Vitelli
http://seesound.it
Un ringraziamento speciale a Emanuele Bianchi

Share

Comments

About author

Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

+ 54 = 61

Per offrirti il miglior servizio possibile il sito utilizza i cookie. Proseguendo la navigazione, ci autorizzi a memorizzare ed accedere ai cookies di questo sito web. Leggi l'informativa

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Chiudi