Il lato positivo

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C’è un numero ormai cospicuo di film americani che ruotano attorno al tema del ritorno alla vita di provincia da parte di un giovane uomo (in genere un thirty-something) che, in qualche modo, si trova nella condizione di dover ricominciare da zero.
Di solito si tratta di commedie agrodolci piene zeppe di musica indie-rock e di quel senso di abulìa tipico della suburbia, dove nulla sembra mai poter accadere, ma dove poi però qualcosa accade sempre. In genere qualcosa che ha a che fare con l’amore.
Quello che potrebbe apparire come uno schema piuttosto abusato in realtà ha spesso prodotto film godibilissimi e molto meno leggeri di quanto sia lecito immaginare.
La mia vita a Garden State di Zach Braff ed Elizabethtown di Cameron Crowe, solo per citarne un paio, sono film che raccontano le difficoltà del diventare adulti in modo assai serio, per nulla inferiori in questo rispetto ad opere dalle pretese sociologiche dichiaratamente “alte”.
Questo per dire come Il lato positivo rientri a pieno diritto in questa sorta di macrogenere, ma con un paio di differenze che ne elevano il risultato un bel po’ al di sopra della media.
Il protagonista del film, Pat Solatano (Bradley Cooper), infatti non è semplicemente un uomo confuso o immaturo. Soffre di sindrome bipolare. E torna a casa perché appena dimesso da un ospedale psichiatrico e ossessionato dal pensiero di riconquistare l’affetto di una moglie fedifraga. La sua convalescenza sarà scombussolata dall’incontro con Tiffany (Jennifer Lawrence), giovane vedova con un passato recente di dipendenze – da sesso e psicofarmaci – e dal patto che stringerà con lei.



Film molto più di regia di quanto non sembri, Il lato positivo è geograficamente tutto chiuso in un paio di isolati; quelli che Pat percorre ogni giorno facendo jogging, quasi a volerci mostrare come al di fuori di un ospedale psichiatrico non è detto che si possa per forza riassaporare la libertà.
Eppure David O. Russell (I Heart Huckabees, The Fighter) in quei due isolati riesce a farci stare un mondo intero. Un mondo per lo più diviso in due. Da un lato Pat e Tiffany, considerati come devianti, e dall’altra i normali. Che poi tanto normali non sono.
Di sicuro non lo è il padre di Pat – un Robert De Niro superlativo, giustamente candidato all’Oscar per questa interpretazione – maniaco delle scommesse al punto da perdere il lavoro per seguire i suoi sogni.
E diviso in due è il film stesso nella sua struttura, tra una prima parte più incentrata sui disagi del ritorno a casa e sulle preoccupazioni della famiglia di Pat per il suo stato mentale, e la seconda che vira in maniera più decisa verso una più canonica forma di commedia romantica.

La piena riuscita del film è senz’altro da attribuirsi anche al terzetto di attori protagonisti.
Bradley Cooper, in un colpo solo, dimostra finalmente di non essere solo il classico belloccio da commedie demenziali e action movie e si rivela attore di una sensibilità straordinaria. Il film è quasi tutto sulle sue spalle. E soprattutto nei suoi occhi.
Di De Niro abbiamo già detto, ma la vera sorpresa è tutta nel volto dolente eppure così pieno di vita della giovane Jennifer Lawrence. Una meraviglia di donna stipata a forza in un corpo poco più che adolescente. Meritatissimo il premio Oscar assegnatole pochi giorni fa.
La cosa che più stupisce di questo film è la sua leggerezza, soprattutto a fronte dei temi affrontati. Si parla di depressione e disturbi mentali in generale, di rapporti irrisolti con la famiglia, di tradimenti e di elaborazione del lutto. Senza mai perdere un briciolo di speranza.
Consigliatissimo. Anche in virtù del fatto che alla fine si piange, ma soprattutto di gioia.

Voto 8

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Fabio Giusti

Da sempre convinto che, durante la proiezione di un film, nulla di brutto possa accadere, ha un passato da sceneggiatore, copywriter e altre prescindibili attività. A parte vedere film fa ben poco.

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