RIFF Rome Independent Film Festival 2013: chicche dal mondo

Di Binario Loco
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Tempo di bilanci per il RIFF – Rome Independent Film Festival, giunto alla sua XII edizione e svoltosi presso il “Nuovo Cinema Aquila” di Roma dal 3 all’11 aprile. Per il riepilogo dei RIFF Awards rimandiamo al comunicato stampa ufficiale. Qui tentiamo di dare conto di alcuni dei tanti apporti internazionali che hanno arricchito questo piccolo grande festival diretto da Fabrizio Ferrari.

Il RIFF ha dato spazio alla collaborazione con ReciclaMadrid – Salone Internazionale di riciclo di arte e sostenibilità, che promuove l’arte e il disegno a partire dall’arte di riciclo e dalla produzione sostenibile non tossica. Susana Aparicio, direttrice di ReciclaMadrid, ha presentato al pubblico del RIFF Sucumbios, tierra sin mal, un documentario di Arturo Hortas sull’opposizione delle comunità indigene alla devastazione causata dallo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nel sottosuolo dell’Amazzonia ecuadoriana. L’opera ha ricevuto il riconoscimento dell’ONU/Ecuador e il Premio Survival International.
La sezione dei documentari è stata come sempre ricca e articolata, con opere importanti quali The suffering grasses, sul tragico conflitto in corso in Siria: lo sguardo della regista brasiliana di origini coreane Iara Lee, impregnato di pietas, si sofferma sulle indicibili sofferenze patite dalla popolazione civile coinvolta suo malgrado nel complesso scenario mediorientale.
Drapchi è invece un docu-film, con cui il regista indiano Arvind Iyer narra la vicenda di una cantante d’opera tibetana, imprigionata dal governo cinese per la sua difesa della causa del Paese delle nevi. Commovente l’intervento, al termine della proiezione, dell’interprete principale del film, la bravissima Namgyal Lhamo, e di alcuni esponenti della comunità tibetana in Italia.
Cambiando registro, ma sempre all’interno di una spiccata sensibilità per la tessitura di dialoghi tra popoli e culture, segnaliamo Transeurope Hotel, definito un musical dal suo autore, il musicista Luigi Cinque, che ne ha curato la sceneggiatura con gli scrittori Valerio Magrelli e Rossana Campo. Sperimentale come si conviene ad un’opera in concorso al RIFF, e com’è nella natura di chi vive di musica, il film viaggia tra le saline di Trapani e le favelas di Rio de Janeiro, seguendo un proprio ritmo fatto di incontri misteriosi, tematiche sociali e citazioni poetiche, per sfociare in una liberatoria jam-session.

Altri protagonisti della programmazione internazionale del RIFF sono stati tre film davvero notevoli, simili per quanto riguarda l’attenzione alle speranze delle nuove generazioni.
I’m Nasrine, dell’artista multimediale iraniana Tina Gharavi, è una storia di emigrazione, con la Nasrine del titolo e il fratello Ali che, non sopportando più la cappa di un regime oppressivo, si trasferiscono in un’anonima cittadina della provincia inglese. Qui i due ragazzi scoprono una sessualità solo apparentemente più libera, ma anche l’ottusa ostilità di una società impoverita e incattivita. Troveranno comprensione e solidarietà solo tra chi vive ai margini (Nasrine viene accolta da una famiglia di Travellers, i gitani inglesi), ma questo non basterà a salvarli.
Don’t stop, del regista boemo Richard ?e?icha, è un film brioso che non ha nulla da invidiare al celebratissimo Good Bye, Lenin!, alternando toni da commedia brillante e riflessioni amare sulla rinuncia ai sogni giovanili. Ambientato nella Praga del 1983, è la storia di un gruppo di studenti affascinati dal punk britannico, che mettono in piedi una cover-band dei Clash per poi tentare la sorte come autori della propria musica. Si divideranno però a causa del diverso temperamento dei due componenti più talentuosi, l’uno (Michy) di buona estrazione sociale e più disposto a fare sul serio, l’altro (David) pieno di rabbiosa disperazione e pronto a portare alle estreme conseguenze il grido “No future!”.
Infine, Fenix 11-23, opera dei cineasti catalani Joel Joan e Sergi Lara, racconta la vera storia di Eric Beltran, quattordicenne di Lloret de Mar, che crea un sito dal nome ispirato alla saga di Harry Potter per difendere la cultura catalana. Per ciò solo viene perseguitato – come accaduto anche ad altri attivisti indipendentisti – dalle autorità di Madrid. Costretto a crescere in fretta, Eric si trova proiettato in un incubo kafkiano dal quale riuscirà ad emergere grazie alla tenacia della madre e al sostegno di alcune persone.

Insomma, anche quest’anno il RIFF ha portato sugli schermi romani la consueta carrellata di produzioni indipendenti di altissima qualità: c’è solo da augurarsi che trovino la distribuzione che meritano.

Articolo a cura di Roberto Dati
(www.binarioloco.it)

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