Soldato semplice

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Scoppia il centenario della Grande Guerra e il cinema italiano scende in campo per la rievocazione. Nel solco già tracciato dal capolavoro che Monicelli girò nel 1959, anche in quest’opera l’attenzione è rivolta ai singoli, coinvolti in una storia più grande di loro, animati dalla voglia di riportare a casa la pelle piuttosto che dall’amor patrio, vigliacchi e a volte eroi loro malgrado.
Senza essere Olmi o Monicelli appunto, Paolo Cevoli, meglio noto per essere uno dei comici di Zelig, fornisce il suo contributo alla causa, dedicando il film alla memoria del nonno paterno, “eliografista” sul fronte: utilizzava cioè, proprio come il suo personaggio, un apparecchio per comunicare in codice Morse con i lampi di luce solare riflessi da uno specchio.
Cevoli scrive, dirige e interpreta quest’opera, vestendo i panni di un insegnante di Riccione ateo, antimilitarista e donnaiolo. Tanto sovversivo e pericoloso per l’educazione dei fanciulli italici – arriva addirittura a gettare dalla finestra una copia del libro Cuore – da meritarsi l’espulsione da tutte le scuole del Regno. A meno che non parta volontario per il fronte.



Questa è la trovata che genera il nucleo comico intorno al quale è costruito il film: un pacifista imbranato di mezza età catapultato in un avamposto di alpini sotto il comando di un rude tenente (l’ottimo Luca Lionello), veterano della guerra in Libia ed unico a conoscere veramente gli orrori della guerra. In questo avamposto, il nostro soldato semplice cinquantenne troverà una valida spalla in una giovanissima recluta di Capri (un pretesto per girare flashback con incantevoli esterni).
Nello splendido scenario delle montagne dell’Alta Valtellina, la guerra è vista con gli occhi di un maestro elementare e la trama si dipana in una sequenza di momenti comici su un sottofondo ovviamente tragico. Nonostante Soldato semplice si segua volentieri, questo non basta a farne un’opera convincente; ogni personaggio, compreso il protagonista, è una macchietta e non c’è modo di uscire dalla dimensione cabarettistica propria dell’ispirazione dell’autore.

Voto 5

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