The Gunman

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Ad infittire le fila degli arzilli attori hollywoodiani di mezza età che, superati i cinquanta, hanno deciso di invertire la rotta delle loro carriere cedendo al cinema action, ora c’è anche Sean Penn. Il Liam Neeson Club si arricchisce dunque di una presenza piuttosto prestigiosa che, dopo aver presumibilmente bendato i due Oscar che tiene sul comodino vinti per Mystic River e per Milk, si è buttato anima e corpo, soprattutto corpo, in un progetto ovvio e sconclusionato, credendoci così tanto da ricoprire anche il ruolo di produttore, oltre che di protagonista e co-sceneggiatore. Un po’ scontato, ma sulla sedia da regista siede quel Pierre Morel, figlioccio artistico di Luc Besson, che aveva dato il la alla saga di Taken nel 2008.

Penn interpreta Jim, un agente speciale internazionale che ha lavorato in diverse zone rosse del mondo. È innamorato di Annie (Jasmine Trinca), medico con la quale vive in un villaggio del Congo dove opera una ONG che si occupa di fornire acqua potabile agli abitanti del posto. Jim è intenzionato a cambiare vita per amore, quando una missione da sicario lo allontana da definitivamente da Annie. Dopo otto anni, però, il passato torna a bussare alla sua porta: sopravvissuto all’attentato di tre sicari Jim è costretto a tornare in azione e ad utilizzare tutte le sue risorse per sopravvivere e dimostrare la sua innocenza.

Presentato in anteprima al Bif&st 2015, The Gunman non è altro che una commedia romantica riuscita male mascherata da action thriller. Traendo vagamente spunto dal romanzo francese Posizione di tiro, scritto nei primi anni Ottanta da Jean-Patrick Manchette, il film di Morel non riesce a tenere vive né le cupe atmosfere noir né l’alone di mistero che nel romanzo avvolgeva i personaggi, puntando tutto sulla componente action tenuta in piedi da uno Sean Penn dal capello tinto e dal bicipite pompato a dismisura, del tutto fuori parte. Con un canovaccio che definire riciclato è poco, dei personaggi piatti e stereotipati (la Trinca nei panni della dottoressa senza frontiere è al limite del credibile e Javier Bardem, alle prese con l’ennesimo ruolo da villain, finisce per ricalcare il suo se stesso bravo) e una staticità contenutistica che fa gridare aiuto già solo dopo venti minuti, The Gunman si riduce ad essere una ridicola tamarrata. Sean Penn non è Stallone e il suo improvvisarsi action man, per di più senza un briciolo di ironia, lo fa cadere rovinosamente in basso. Della pellicola di Morel non si salva nulla: quaranta milioni di dollari buttati al vento e una sola speranza, che The Last Face, il prossimo film da regista di Penn, ce la faccia dimenticare presto.

Voto 4

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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