Professore per amore

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Tra la miriade di uscite cinematografiche in arrivo in quest’ultimo spicchio d’estate  si piazza anche questo Professore per amore, titolo italiano piuttosto infelice per The Rewrite, commedia romantica con l’inedita coppia formata da Hugh Grant e Marisa Tomei diretta da Mark Lawrence (Due settimane per innamorarsi, Che fine hanno fatto i Morgan?). La storia è quella di Keith Michaels (Grant), uno sceneggiatore vincitore di un Oscar negli anni Novanta che, abbandonato dal sacro fuoco della scrittura, ha perso l’ispirazione ed è costretto a lasciare Hollywood per insegnare sceneggiatura in un piccolo paese della East Coast. Tra i suoi studenti, una giovane mamma single (Tomei) inizia pian piano a catturare la sua attenzione.



Lo schema è quello delle commedie romantiche classiche, per cui lo spettatore sa perfettamente, ancora prima di entrare in sala, che tra il lui e la lei di turno scatterà la scintilla: rimane solo da capire in che modo. E in The Rewrite (preferiamo chiamarlo così, non ce ne voglia la distribuzione italiana) anche questo avviene in modo piuttosto scontato e già visto. Ma ci sono degli aspetti del film su cui vale la pena spendere qualche considerazione. E Hugh Grant è sicuramente uno di questi. Tornato dopo la non felice parentesi Wachowskiana di Cloud Atlas ai ruoli brillanti che lo hanno reso celebre, lo vediamo alle prese con un personaggio sicuramente non originale, ma comunque gradevole e divertente: un personaggio che, a pensarci bene, aveva già interpretato nel 2007 in un altro film, diretto sempre da Mark Lawrence, Scrivimi una canzone, di cui The Rewrite sembra essere la variante in chiave cinematografica.

Se infatti lì Grant interpretava una ex popstar degli anni Ottanta che viveva nel ricordo di quel periodo alla disperata cerca di una nuova fonte di ispirazione che gli permettesse di tornare sulla cresta dell’onda, qui attraversa una situazione del tutto simile: è alle prese con una crisi creativa senza fine che gli impedisce di proporre all’industria hollywoodiana un’altra sceneggiatura capolavoro come quella di Paradiso Perduto, che gli era valsa un Oscar e gli aveva spalancato le porte del successo. In entrambi i casi il suo personaggio combatte con la nostalgia a colpi di quel sarcasmo british che gli appartiene, esce dal tunnel del rimpianto e della crisi creativa grazie alla protagonista femminile di turno e si trova a dover affrontare i repentini cambiamenti delle mode e dei gusti, lì musicali e qui cinematografici, che relegano l’arte in secondo piano, favorendo da un lato l’ascesa di popstar sculettanti e ammiccanti che propongono testi vuoti e insignificanti, dall’altro sequel cinematografici prescindibilissimi e dalla qualità oppugnabile, ma necessari all’industria cinematografica per fare cassa.

E’ alla luce di queste riflessioni che il senso del titolo originale di Professore per amore appare allora quantomai azzeccato. In un parallelo piuttosto abusato ma che risulta comunque efficace, una “revisione” è proprio quello di cui ha bisogno la vita di Keith per far cambiare rotta alla sua epopea esistenziale, vessata da un successo arrivato forse troppo presto che lo sctittore non è stato in grado di gestire. I clichè non mancano e i meccanismi narrativi risultano piuttosto ovvi ma non stonano in una commedia garbata la cui prima parte funziona decisamente meglio della seconda e in cui viene lasciato ampio spazio a due eccellenti comprimari quali J.K. Simmons e Allison Janney.

Voto 6

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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