Oceania

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Superata agilmente l’ironica impasse di un titolo originale (Moana) che in Italia non può non riportare alla mente ben altri (e antitetici) immaginari cinematografici, la Disney invade le sale della penisola con il suo nuovissimo Oceania giusto in tempo per le festività natalizie.
Ed è un ritorno al classico comprensivo di svariati numeri musicali, dopo le ardite derive psicanalitiche di Inside Out e il sequel/spin-off Alla ricerca di Dory.
Non è affatto un caso che in cabina di regia si ritrovino proprio John Musker e Ron Clements, ossia i due artefici di classici moderni come La sirenetta e Aladdin, sebbene la parabola idealtipica e molto coming of age della principessa qui venga aggiornata ai più moderni dogmi della self consciousness femminista.
Vaiana è infatti la giovane figlia di un capovillaggio maori che, man mano che cresce, sente sempre più forte l’irresistibile richiamo verso un oceano che una maledizione plurisecolare le vieta però di navigare. Divisa tra un padre che cerca di educarla ai piaceri della stanzialità e una nonna, considerata da tutti svitata, che invece ne nutre le fantasie legate all’avventura indirizzandola verso il suo destino di prescelta, Vaiana decide di attraversare il limite rappresentato dalla barriera corallina (il temutissimo reef) per rimediare all’errore che, mille anni prima, ha relegato il suo popolo nei comodi confini di un’isoletta del Pacifico. Durante questo viaggio la ragazza incontra il leggendario semidio Maui, con il quale attraverserà il mare aperto in un crescendo di azione, affrontando enormi creature di fuoco e ostacoli apparentemente insormontabili.



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Sebbene prenda le mosse da istanze narrative piuttosto convenzionali, Oceania scardina in parte la rigidità di certi pattern classicamente disneyani limitandone, ad esempio, l’elemento luttuoso che vuole che ogni processo di crescita debba per forza di cose passare attraverso la perdita di un genitore. Nella spinta all’emancipazione che porta Vaiana ad abbandonare gli affetti preferendo loro i grandi spazi, Oceania ricorda quindi Zootropolis, pur senza sposarne i sottotesti più finemente politici.
E, come nel capolavoro con cui la Disney ha aperto il 2016, anche qui si evita la storia d’amore, strutturando invece il rapporto tra la protagonista femminile e quello maschile come un incontro/scontro tipico del filone buddy movie.
Proprio il personaggio di Maui rappresenta è uno dei maggiori elementi di forza del film, inglobando dentro un unico character (disegnato sulla fisicità di Dwayne Johnson, anche doppiatore nella versione originale) sia la componente eroica che quella comica – con quest’ultima corroborata poi da un buffo gallo strabico e da un maialino – oltre alla felice intuizione degli autori di affidare ai suoi numerosi tatuaggi una funzione diegetica che diverte e, al tempo stesso, evita le inevitabili lungaggini degli “spiegoni” fatti a voce.

Al netto però del suo relativo rispetto per la tradizione, il film offre alcune delle soluzioni visive più strabilianti in termini di animazione moderna, a partire da un oceano mai così cristallino per finire con un mostro di lava dai tratti vagamente tolkieniani che, più che un semplice villain, rappresenta il vero cuore di tenebra della storia.
In definitiva ciò che stupisce della Disney nel 2016 è il modo in cui stia riuscendo a diversificare la natura dei propri prodotti andando progressivamente a coprire l’intero range dell’intrattenimento per famiglie, dal cartoon iperclassico (in Oceania lo stile dei disegni può facilmente ricordare sia quello di Frozen che di Rapunzel) all’azzardo metanarrativo di Inside Out fino alla rielaborazione in chiave live action delle opere di catalogo che il tempo ha reso ormai più datate.
Per dire che quest’anno, tra Zootropolis, Alla ricerca di Dory e quest’ultimo film, per i membri dell’Academy non sarà affatto facile assegnare un premio al Miglior Film di Animazione.

Voto 7

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Fabio Giusti

Da sempre convinto che, durante la proiezione di un film, nulla di brutto possa accadere, ha un passato da sceneggiatore, copywriter e altre prescindibili attività. A parte vedere film fa ben poco.

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