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	<title>Movielicious &#187; Michele Placido</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>La cena di Natale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 07:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti nella nuova (?) commedia di Marco Ponti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2016)<br />
Uscita: 24 novembre 2016<br />
Regia: Marco Ponti<br />
Con: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone<br />
Durata: 1 ora e 35 minuti<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/la-cena-di-natale.jpg"><img class="alignnone wp-image-54608" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/la-cena-di-natale-1024x490.jpg" alt="la-cena-di-natale" width="650" height="311" /></a></p>
<p>Se una singola caduta tutto sommato  la si perdona a chiunque, relegandola magari tra gli errori di percorso, quando queste iniziano a diventare due si può anche pensare che dietro ci sia del dolo. Questo è il pensiero che attraversa la mente di chiunque, guardando questo <em><strong>La cena di Natale</strong></em>, faccia l’errore di ripensare alla freschezza dei primi due film di <strong>Marco Ponti</strong>.<br />
Ma andiamo per gradi e, per un attimo, facciamo finta che quest’ultimo non abbia mai diretto né <em>Santa Maradona</em> né <em>A/R – Andata e ritorno</em> e che questo sia solo il suo secondo film.<br />
<em><strong>La cena di Natale</strong></em> è infatti il sequel di <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/22/io-che-amo-solo-te/" target="_blank"><em>Io che amo solo te</em></a> e trae anch’esso origine da un romanzo di Luca Bianchini. Uso il termine &#8220;sequel&#8221; perché i due film, così come i libri da cui sono tratti, si susseguono da un punto di vista temporale, ma sarebbe più corretto parlare di copia carbone perché tutti gli elementi che caratterizzavano il primo – e che, presumibilmente, ne hanno decretato il successo al botteghino – vengono qui riproposti senza la minima variazione sul tema. Senza contare che, a questo giro, viene a mancare anche l’elemento novità.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/LaCenaDiNatale_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-54609" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/LaCenaDiNatale_2-1024x539.jpg" alt="LaCenaDiNatale_2" width="650" height="342" /></a></p>
<p>Laddove quindi in Io che amo solo te si narravano le rocambolesche vicissitudini che ruotavano attorno al matrimonio di Damiano (<strong>Riccardo Scamarcio</strong>) e Chiara (<strong>Laura Chiatti</strong>), compreso il tardivo ritorno di fiamma tra Don Mimì (il <strong>Michele Placido</strong> più gigione che possiate immaginare) e Ninella (<strong>Maria Pia Calzone</strong>), rispettivamente padre di lui e mamma di lei, qui il medesimo cast è raccolto attorno a un tavolo durante un cenone di Natale. Chiara e Damiano stanno per avere un bambino, anche se lui non ha perso l’abitudine di concedersi qualche scappatella extraconiugale, mentre la passione inespressa tra Don Mimì e Ninella è ancora palpabile e sempre sul punto di esplodere.<br />
Racconto corale, romanticismo leggero che in qualche modo riesce a non sfociare mai nel miele e una Polignano a Mare che ritorna ad essere simulacro di una vita di provincia in cui tutti sanno tutto di tutti, si fondono in un’innocua <strong>commediola rosa</strong> in cui, più o meno fin dai titoli di testa, sai già come andranno le cose.<br />
Di certo sai già che i protagonisti maschili saranno dei simpatici fedifraghi, sostanzialmente intimoriti dalle responsabilità della vita adulta, mentre le donne, sebbene petulanti, sono in fondo devote e, per questo, alla fine chiuderanno un occhio e tutto verrà perdonato.<br />
Giusto in tempo per un parto di quelli fatti in casa, come si usava una volta.</p>
<p><em><strong>La cena di Natale</strong></em> descrive un microcosmo sociale – o, se vogliamo, una dimensione parallela – in cui è accettabile e al limite fa anche sorridere che un marito tradisca una moglie all’ottavo mese di gravidanza, chieda scusa e la faccia franca nel giro di un paio di scene. Un mondo in cui un gay deve per forza accompagnarsi a un’amica lesbica (che, a sua volta, frequenta quasi esclusivamente trans) e il rude ma comprensivo sacerdote del paese sia depositario ai limiti della connivenza dei segreti di ognuno dei protagonisti. Ce n’è abbastanza insomma per mettere a dura prova la capacità di sospensione dell’incredulità anche dello spettatore meno smaliziato. A questo si aggiunga poi un pressappochismo tecnico che porta Scamarcio ad avere i capelli ricci in una scena e lisci in quella immediatamente successiva e il quadro è completo.<br />
Ma, per chiudere come abbiamo iniziato, se a dirigere La cena di Natale fosse stato un qualsiasi Volfango De Biasi (al limite anche Fausto Brizzi) non ci sarebbe neanche tanto da inorridire, ché in fondo di film così in Italia ne escono una decina all’anno.<br />
Che dietro la macchina da presa ci sia invece Marco Ponti un po’ dispiace.<br />
Perché ha il sapore di una resa.</p>
<p><strong>Voto</strong> 4,5</p>
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		<title>7 minuti</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/11/02/7-minuti/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[7 minuti]]></category>
		<category><![CDATA[Ambra Angiolini]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiana Capotondi]]></category>
		<category><![CDATA[Fiorella Mannoia]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Placido]]></category>
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		<category><![CDATA[Violante Placido]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2016)<br />
Uscita: 3 novembre 2016<br />
Regia: Michele Placido<br />
Con: Ambra Angiolini, Cristiana Capotondi, Fiorella Mannoia, Ottavia Piccolo<br />
Durata: 1 ora e 32 minuti<br />
Distribuzione: Koch Media</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/7_Minuti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54459" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/7_Minuti.jpg" alt="7_Minuti" width="990" height="465" /></a></p>
<p>Ispirato a una storia realmente accaduta in Francia, a Yssingeaux, e tratto dall&#8217;omonimo testo teatrale di Stefano Massini, <em><strong>7 minuti</strong></em> segna il ritorno alla regia di <strong>Michele Placido</strong> ad appena un anno dal deludente <a href="http://www.movielicious.it/2015/04/01/la-scelta/" target="_blank"><em>La scelta</em></a>.<br />
Ed è un ritorno all’insegna del cinema civile, con questo cupo kammerspiel dichiaratamente ispirato a La parola ai giurati di Sidney Lumet ma con gli occhi ben puntati anche sugli ‘ultimi mohicani’ del sociale al cinema, Ken Loach e i Dardenne.<br />
La storia è quella di un’azienda tessile come tante, una di quelle dal passato glorioso e da un presente segnato da una crisi economica che non fa sconti, nel giorno della firma di un accordo che la consegnerà nelle mani di una multinazionale francese salvandola da una chiusura certa.<br />
La paura delle molte dipendenti di perdere il posto di lavoro viene subito messa a tacere dalla notizia che non ci saranno licenziamenti, ma il consiglio di fabbrica composto da undici impiegate si ritrova comunque a dover decidere se accettare o meno l’unica condizione imposta dalla nuova dirigenza. Si tratta, in sostanza, di rinunciare a sette dei quindici minuti di intervallo tra un turno e l’altro.<br />
Una condizione che sulle prime sembra irrisoria quasi a tutte ma che agli occhi esperti della più anziana tra loro (<strong>Ottavia Piccolo</strong>, già protagonista della pièce teatrale) appare come l’ennesimo passo indietro in un processo di lenta erosione dei diritti del lavoratore che parte da lontano. Da lì ha inizio un lento gioco al massacro in cui ognuna delle partecipanti alla riunione cerca di portare avanti le proprie istanze.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/7_minuti_1.png"><img class="alignnone wp-image-54460" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/7_minuti_1-1024x441.png" alt="7_minuti_1" width="650" height="280" /></a></p>
<p>Il principale problema di <em><strong>7 minuti</strong> </em>inizia più o meno qui. Dopo l’incipit in cui un montaggio incrociato tesissimo ci mostra l’attesa per la firma dell’accordo dagli antitetici punti di vista della dirigenza e delle 300 operaie radunatesi sin dalle prime luci dell’alba davanti allo stabilimento, Placido passa infatti alla descrizione delle undici rappresentanti di fabbrica e cade nell’unico vero errore che una pellicola del genere non dovrebbe mai commettere. Ciascuna delle protagoniste aderisce infatti in maniera fin troppo pedissequa ad un preciso stereotipo umano: a partire dalla pacata saggezza old school della rappresentante sindacale per arrivare alle insicurezze della ventenne neoassunta per un futuro che appare negato, il film è una passerella di figurine idealtipiche talmente prive di sfumature da apparire, per forza di cose, posticce.<br />
Ecco dunque la rumena che porta sul viso i segni della violenza domestica, l’albanese insidiata da uno dei titolari della fabbrica e la vittima di un incidente sul lavoro (<strong>Violante Placido</strong>) che, oltre a condannarla ad una vita su una sedia a rotelle, le ha consentito il passaggio da operaia a impiegata. Se a queste aggiungiamo <strong>Maria Nazionale</strong> chiamata a urlare isteriche frasi in dialetto napoletano anche laddove non ce ne sarebbe alcun bisogno e un’<strong>Ambra Angiolini</strong> incazzata boxeur che definire fuori ruolo non rende affatto l’idea, il quadro è già più completo.</p>
<p>Ma non è solo il fatto che queste undici donne così arrabbiate siano anche così tagliate con l’accetta, a gravare come un macigno didascalico su <em><strong>7 minuti</strong></em>, quanto una dicotomia interna al gruppo in cui la rappresentanza straniera finisce con l’essere quella mossa dalle ragioni più egoistiche, in ottemperanza allo stereotipo che vuole la nigeriana in difficoltà economiche sempre a un passo dal marciapiede, mentre il proletariato nostrano alla fin fine cade in piedi. È una falla di natura squisitamente etica che appartiene di certo al testo teatrale prima ancora che al film ma che, irrorata della <strong>demagogia</strong> che il grande schermo per forza di cose amplifica quando si tratta di portare avanti una tesi, crea nello spettatore meno suggestionabile un senso di forte fastidio.<br />
Ed è un peccato perché il film non è affatto esente da pregi, a cominciare dall’indubbio talento di Placido nel costruire tensione (ma che ci sappia fare con la macchina da presa non è affatto una novità e, in tal senso, non stupisce apprendere che al momento sia al lavoro sulla serie TV tratta da <em>Suburra</em>) fino a un paio di azzeccate scelte di cast, tra cui un’inedita <strong>Fiorella Mannoia</strong> e <strong>Cristiana Capotondi</strong> che, con la sua naïveté un po’ burina, incarna forse l’unico personaggio che aspiri in qualche modo alla realtà della vita vera.<br />
Spiace soprattutto per la nobiltà degli intenti, ma è ormai un fatto acclarato che il cinema italiano mostri pericolosamente il fianco alla demagogia quando si tratta di affrontare temi caldi come quello del lavoro. Il pessimo <a href="http://www.movielicious.it/2016/10/15/sole-cuore-amore-recensione/" target="_blank"><em>Sole cuore amore</em> </a>di Vicari (curiosamente presentato all’undicesima Festa del Cinema di Roma insieme a <strong><em>7 minuti</em></strong>) ne è forse l’esempio più lampante.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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		<title>Io che amo solo te</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2015 06:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marco Ponti dirige Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti in una commedia corale piatta e mediocre.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2015)<br />
Uscita: 22 ottobre 2015<br />
Regia: Marco Ponti<br />
Con: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone<br />
Durata: 1 ora e 42 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45126" title="iocheamosolote_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_1.jpg" alt="" width="500" height="334" /></a></p>
<p>Ninella (<strong>Maria Pia Calzone</strong>) ha cinquant’anni e un solo grande rimpianto: non aver potuto sposare Don Mimì (<strong>Michele Placido</strong>), l’amore di tutta una vita. Il destino però vuole che sua figlia Chiara (<strong>Laura Chiatti</strong>) si fidanzi proprio con il figlio dell’uomo che ha sempre sognato e che i due ragazzi decidano di convolare a nozze. Il matrimonio di Chiara e Damiano (<strong>Riccardo Scamarcio</strong>) si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a Mare, paese bianco e arroccato in uno degli angoli più magici della Puglia, in cui vivono entrambe le famiglie.</p>
<p>Sostanzialmente Io che amo solo te è un peccato.<br />
Lo è in primis per <strong>Marco Ponti</strong>, che ricordiamo autore di due opere (<em>Santa Maradona</em> e <em>A/R Andata + Ritorno</em>) che, solo una decina di anni fa, contribuirono a dare una sana boccata d’ossigeno al panorama, altrimenti asfittico, della commedia italiana. Nulla di trascendentale, per carità, solo due piacevolissimi film che riuscivano a parlare giovane senza però cadere nell’infida trappola del “generazionale” e una serie di dialoghi così freschi che lo spettatore, ormai sfiancato a colpi di politically correct, faceva quasi fatica a riconoscere come pronunciati da attori italiani.<br />
Una pausa stranamente lunga ha poi allontanato Ponti dalla regia per restituircelo, un paio di anni fa, col mediocre <em>Passione sinistra</em> e oggi con quello che, a tutti gli effetti, sembra uno spot di Polignano a Mare commissionato dalla Regione Puglia.<br />
Tratto dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini,<strong><em> Io che amo solo te</em></strong>, nelle intenzioni degli autori, vorrebbe essere una sorta di commedia corale sull’amore declinato nelle diverse stagioni della vita mentre, nei fatti, si riduce a raccontino buonista su come le relazioni, spesse volte, si trovino a fare i conti con le convenzioni sociali con tanto di scontato finale in cui i buoni sentimenti vincono sempre.<br />
Banalità dello script a parte, ciò che disturba davvero e una descrizione di un Sud Italia ancorato a una serie di triti stereotipi che definire obsoleti è poco, con corollario di tresche di paese, vicine spione e un’improbabile Laura Chiatti che si sforza di parlare con accento barese.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-45127" title="iocheamosolote_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_2.jpeg" alt="" width="500" height="346" /></a></p>
<p>A farne le spese è purtroppo un cast in parte anche valido, prima tra tutti la bravissima Maria Pia Calzone, evidentemente ansiosa di mettersi alla priva con un registro più leggero dopo il successo personale ottenuto nei panni di Imma Savastano in <em>Gomorra – La serie</em>, ma purtroppo incappata nel progetto sbagliato.<br />
Ma spiace anche per Michele Placido che, in un solo anno, è riuscito a sbagliare sia un film da regista (ricordiamo che il suo <em>La scelta</em> resta, a tutt’oggi, il peggior film italiano del 2015) che uno da attore.<br />
Senza voler infierire in maniera gratuita, in<em> Io che amo solo te</em> non si salva praticamente nulla e, a tratti, si ha l’impressione che Ponti ci si metta proprio d’impegno per peggiorare le cose.<br />
Non si spiega altrimenti la lunghissima scena del matrimonio (in pratica un terzo del film) in cui l’autore riesce a infilare la scoperta di un tradimento consumato il giorno prima delle nozze, il toccante outing del fratellino gay di Scamarcio, il comico Enzo Salvi animatore incapace di divertire (scelta di casting perfetta) e, addirittura, Alessandra Amoroso che, non si sa per quale motivo, a un certo punto si alza e canta la canzone di Endrigo che dà il titolo al film. Ovviamente rovinandola.<br />
Ce n’è abbastanza per scoraggiare chiunque, dopo la visione di <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/14/suburra/" target="_blank"><em>Suburra</em></a>, dovesse aver fatto l’errore di illudersi su un generale innalzamento della qualità del cinema italiano.</p>
<p><strong>Voto</strong> 3</p>
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		<title>La scelta</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/04/01/la-scelta/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2015 07:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[La scelta]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Placido]]></category>
		<category><![CDATA[Raoul Bova]]></category>

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		<description><![CDATA[Ambra Angiolini e Raoul Bova alla corte di Placido, che dirige un film assolutamente da dimenticare.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2015)<br />
Uscita: 2 aprile 2015<br />
Regia: Michele Placido<br />
Con: Raoul Bova, Ambra Angiolini, Valeria Solarino<br />
Durata: 1 ora e 27 minuti<br />
Distribuito da: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/la_scelta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41988" title="la_scelta" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/la_scelta.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p><strong>Michele Placido</strong> è davvero un mistero.<br />
Abilissimo ogni qualvolta è alle prese con il genere (<em>Romanzo criminale</em>, <a href="http://www.movielicious.it/2011/01/21/vallanzasca-gli-angeli-del-male/" target="_blank"><em>Vallanzasca &#8211; Gli angeli del male</em></a>) crolla invece rovinosamente sotto il peso delle ambizioni e di un fastidioso eccesso di emotività quando si interfaccia con il dramma e con le diverse possibili declinazioni dell&#8217;amore.<br />
Era già successo nel 2004 con<em> Ovunque sei</em> (l&#8217;eco dei fischi al Festival di Venezia non si è mai del tutto spenta) e con <em><strong>La scelta</strong></em>, se possibile, Placido si spinge oltre, riuscendo a fare addirittura di peggio.<br />
Curiosa semmai la circostanza che vuole entrambi i film tratti da opere di Pirandello.<br />
In questo caso la matrice è <em>L&#8217;innesto</em>, commedia in tre atti del 1919 che viene trasportata ai giorni nostri e ambientata a Bisceglie, nel Barese.<br />
Qui Laura (<strong>Ambra Angiolini</strong>) e Giorgio (<strong>Raoul Bova</strong>) vivono una storia d&#8217;amore intensa e priva di intoppi, increspata giusto dai tentativi frustrati di mettere al mondo un figlio.<br />
Un giorno Laura viene aggredita e, ritrovata dai carabinieri in stato di shock, si rifiuta sia di condannare l&#8217;aggressore che di raccontare l&#8217;accaduto.<br />
Quando, poco dopo, la giovane donna scopre finalmente di essere incinta, la gioia viene presto soppiantata dal dubbio che il bambino possa non essere di Giorgio.<br />
L&#8217;incertezza sconvolge gli equilibri della coppia e il sentimento dei due viene messo duramente alla prova da una scelta che segnerà irrimediabilmente il loro futuro.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/la-scelta_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41993" title="la-scelta_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/la-scelta_2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>E&#8217; piuttosto raro trovare un film in cui tutto sia sbagliato e <em>La scelta</em> riesce in questa rara impresa.<br />
E&#8217; sbagliata in primis la coppia di protagonisti, assolutamente non all&#8217;altezza del compito chiamato a svolgere. Se Ambra Angiolini punta tutto su quei due o tre trucchetti imparati a teatro negli ultimi anni allontanando il suo personaggio da qualunque pretesa di realtà e rendendolo, a tratti, anche parecchio inquietante, Raoul Bova molto semplicemente non ce la fa e dimostra tutte le lacune di un mestiere imparato male e a stento nel corso di una carriera ormai &#8211; lo so, fa un po&#8217; strano a dirsi &#8211; ventennale.<br />
La sua allure da bello e inespressivo potrà anche risultare funzionale una volta incanalata nei binari più sicuri della commedia (ad esempio nei recenti <a href="http://www.movielicious.it/2014/11/19/scusate-se-esisto/" target="_blank"><em>Scusate se esisto</em></a> che<em> <a href="http://www.movielicious.it/2015/01/22/sei-mai-stata-sulla-luna/" target="_blank">Sei mai stata sulla luna?</a></em>) ma deflagra fino a denotare tutta la sua sostanziale mancanza di carisma quando è alle prese con materiale dal peso specifico più consistente.<br />
E&#8217; sbagliato lo script, che vorrebbe essere stilizzato ma è così pieno di battute inverosimili e al limite della comicità involontaria da risultare solo ridicolo.<br />
E soprattutto &#8211; e spiace dirlo trattandosi di Placido &#8211; è sbagliata la regia.<br />
L&#8217;autore, perennemente in cerca di inquadrature che rendano gli affanni dei protagonisti in termini visivi, perde di vista la veridicità del racconto quasi da subito, preferendo aggirarsi per Bisceglie e i suoi vicoli suggestivi anche se troppo stretti per contenere tutto ciò che vorrebbe dire.</p>
<p>Ecco allora che Laura e Giorgio parlano quasi sempre uno di spalle all&#8217;altro, sussurrando anche laddove non ce ne sarebbe alcun motivo e fissando punti indefiniti nel vuoto, neanche fossero su un vecchio set di Bergman.<br />
Se a tutto ciò si aggiunge un folle montaggio che stacca da un ambiente all&#8217;altro mentre i personaggi continuano a portare avanti conversazioni comunque risibili, direi che il quadro può anche dirsi completo.<br />
Sia ben chiaro però che qui non siamo affatto nei territori dell&#8217;opinabile e, per chi scrive, il film è un tale capolavoro di bruttezza  &#8211; una bruttezza che non sembra neanche frutto di errore, ma più qualcosa di ricercato a fatica &#8211; che difficilmente potrà finire col piacere a qualcuno.<br />
Quasi spiace aver maltrattato, giusto un paio di settimane fa, quel <a href="http://www.movielicious.it/2015/03/03/nessuno-si-salva-da-solo/" target="_blank"><em>Nessuno si salva da solo </em></a>che, seppur piagato da una sceneggiatura sbagliata (ma mai quanto questa) qualche freccia al suo arco ce l&#8217;aveva, sia per pathos che per qualità della regia e recitazione.<br />
Qui invece proprio nulla.<br />
Il vuoto pneumatico.<br />
E voglia di ridere laddove, nelle intenzioni dell&#8217;autore, immagino ci si dovrebbe commuovere.</p>
<p><strong>Voto</strong> 3</p>
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		<title>Il cecchino</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2013/05/03/il-cecchino/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 16:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Foligno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Auteuil]]></category>
		<category><![CDATA[Il cecchino]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Argentero]]></category>
		<category><![CDATA[Mathieu Kassowitz]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Placido]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Le guetteur, 2012)<br />
Uscita: 1 maggio 2013<br />
Regia: Michele Placido<br />
Con: Daniel Auteil, Matthieu Kassovitz, Olivier Gourmet<br />
Durata: 1 ora e 29 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/il-cecchino-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-31856" title="il-cecchino-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/il-cecchino-2.jpg" alt="" width="500" height="230" /></a></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/2012/11/12/roma-2012-giorno-4/"><strong>QUI </strong></a><strong>trovate le videointerviste a Michele Placido e a Luca Argentero</strong></p>
<p>Parigi. Il capitano Mattéi (Daniel Auteuil)è finalmente sul punto di arrestare una famigerata banda di rapinatori di banche, quando un cecchino appostato sul tetto di un edificio spara contro i poliziotti per permettere ai suoi complici di fuggire. Nella sparatoria uno di loro viene gravemente ferito e si vedono costretti a cambiare i propri piani, rifugiandosi presso lo studio di un medico corrotto che opera clandestinamente e rimandando la spartizione della refurtiva. Nel frattempo il capitano Mattei si mette sulle loro tracce e organizza una spietata caccia all&#8217;uomo per catturare il cecchino: la ricerca diventa una sfida tra i due, un duello implacabile e silenzioso, che lentamente lascia emergere verità sepolte nel loro passato&#8230;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/2012/11/12/roma-2012-giorno-4/">Presentato Fuori Concorso al Festival del Cinema di Roma</a> lo scorso autunno, il nuovo film di Michele Placido vuole essere, secondo le dichiarazioni del regista stesso, il suo Romanzo criminale francese: ancora una volta l&#8217;autore torna ad immergersi nel mondo della criminalità e della violenza contemporanee, cercando di restituirne un ritratto vero e profondo, che vada oltre la superficie alla ricerca dei moventi, della sostanza umana ed esistenziale che si nasconde sotto la maschera di criminali &#8220;illustri&#8221;.</p>
<p>Tutta la storia ruota intorno al duello all&#8217;ultimo colpo tra il capitano Mattéi e il cecchino Kaminski (Mathieu Kassovitz), come nella migliore tradizione poliziesca-noir-western: il buono e il cattivo che si rincorrono, si cercano, si ritrovano faccia a faccia per scoprire di essere l&#8217;uno il doppio dell&#8217;altro, l&#8217;uno lo specchio deformante dell&#8217;esistenza dell&#8217;altro. La caccia all&#8217;uomo diventa quindi una ricerca interiore, un&#8217;operazione quasi psicoanalitica di scavo tra le pieghe della propria vita e soprattutto del proprio passato. Intorno a questa polarità protagonista-antagonista orbitano una serie di personaggi sofferenti e sconvolti, nessuno escluso, ma tutti macchiati da una colpa o da un dolore, tutti segnati da una dimensione tragica dell&#8217;esistenza: tra loro spicca per complessità la figura del dottor Franck (Olivier Gourmet), un vero e proprio Jekyll-Hyde, medico corrotto e avido, che nasconde una vita sadica e mostruosa sotto le sembianze di piccolo medico di provincia.</p>
<p>Nelle intenzioni del regista, la storia avrebbe dovuto rappresentare quel cosiddetto &#8220;polar&#8221; (ne fanno parte i film francesi a cavallo tra tra poliziesco e noir) reso celebre da Luc Besson o da Olivier Marchal, segnato dalla decadenza occidentale, dall&#8217;ambiguità e la duplicità degli uomini contemporanei, dai rapporti interpersonali e della società intera, segnata dalla tragedia e dal dolore, dalla violenza e dal male.<br />
Ma a differenza delle sue prove precedenti, soprattutto Romanzo criminale e Vallanzasca, questa volta la personale riflessione di Placido si ferma  in superficie, resta ingabbiata nelle convenzioni di genere, un genere per di più assai standardizzato e invariante, proprio basato sulla ripetizione di certi schemi e di certe soluzioni: la violenza, per quanto si tenti di giustificarla o analizzarla lucidamente, resta a volte gratuita o comunque spettacolarizzata; l&#8217;azione, per quanto sorretta da una sceneggiatura articolata e secca, resta scostante e poco fluida, alternando momenti volutamente concitati ad altri che rasentano la noia, soprattutto quando la macchina da presa si focalizza sui volti dei protagonisti in sequenze che vogliono essere introspettive, di approfondimento psicologico. Nemmeno una personalità registica forte e passionale come quella di Placido riesce quindi nel tentativo di giocare con le convenzioni, sovvertirle e scardinarle dall&#8217;interno, e il film non va molto oltre l&#8217;orizzonte di una pellicola d&#8217;azione passabile. Unico aspetto che getta una luce positiva su tutta l&#8217;operazione, che per il resto odora solo di commerciale, è la direzione degli attori, in cui Placido si conferma ancora una volta un maestro.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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