Michael Mann a Roma
Il regista ha presentato oggi alla stampa Nemico pubblico, sua ultima fatica, nelle sale da venerdì 6 novembre. La storia è quella di una caccia all’uomo tra le più famose, portata avanti da Melvin Purvis (Bale), agente del Federal Bureau of Investigation che dopo anni di indagini, riesce a fermare la carriera criminale del “nemico pubblico” John Dillinger (Depp). Un’estetica cinematografica personale a cui Mann ci ha abituati, sia nella regia che nel ritmo narrativo, spesso dilatato e fluido come da tradizione autoriale europea, questo Nemico pubblico è un film difficile da collocare all’interno della filmografia del regista. Potendo contare sui due divi del momento, Johnny Depp e Christian Bale, ingentiliti dalla presenza della deliziosa Marion Cotillard, Michael Mann ha sottolineato la passione che nutre per i gangster di un tempo, eroi romantici affatto ossessionati dal futuro. Ecco cosa ci ha raccontato su John Dillinger, questa specie di Robin Hood della Grande Depressione che al posto di arco e frecce impugna un mitra, e sul proprio modo di fare cinema.
Il suo è un cinema della sfida, che ancora una volta ci propone un confronto tra due uomini che seguono ideali diversi. Come è riuscito nel 2009 a fare un fim classico e così sperimentale al contempo?
Non so bene come questo film si inserisca nella mia filmografia. Io sono stato molto affascinato dal concetto di questa vita che ha brillato per un tempo brevissimo. Mi sono molto interessato all’idea di immaginarla e, se possibile, di immergere il pubblico all’interno dell’esperienza di un personaggio come Dillinger, cercando di riportarlo in vita. Se il film funziona ci si trasferisce nella sua esperienza. Non è forse questa la magia del cinema? Io volevo vedere Johnny Depp in un ruolo simile, un ruolo che portasse in superficie le emozioni di Dillinger. E’ stata una sfida.
Ai tempi di Collateral ha dichiarato che era molto faticoso girare con attrezzature così ingombranti. Oggi è diverso, è per questo che usa il digitale?
In effetti è diventato più semplice, ma per me il vantaggio principale è ciò che il digitale mi consente di fare, otto o nove volte di più che con la pellicola. Lì bisogna sottostare alla chimica, qui ho più capacità di intervento, una qualità che punta al dettaglio, ma il digitale è utilizzabile anche in modo che non si veda la differenza con l’analogico. Il che, però, non significa che non tornerò alla pellicola, che adoro.
Cosa ha chiesto a Depp e Bale per il faccia a faccia? E in generale, come lavora con gli attori?
Lavoro in modo molto tradizionale, faccio sì che si immergano nel personaggio, che ci siano esperienze che li trasportano in quel momento. E loro sono straordinari e immediati. Noi abbiamo cercato di apprendere il più possibile da quello che avevamo: con Johnny siamo andati a Crown Point (il carcere da cui Dillinger è riuscito ad evadere) mentre con Bale, abbiamo cercato di trasformarlo realmente in un aristocratico del Sud degli anni Trenta come era Purvis.






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