La regina dei castelli di carta

Scheda
(Luftslottet Som Sprängdes, Svezia 2009)
Uscita: 28 maggio 2010
Regia: Daniel Alfredson
con: Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Michalis Koutsogiannakis
durata: 2 ore e 28 minuti
Distribuito da: Bim

La giovane hacker Lisbeth Salander giace in un letto d’ospedale, ma questa volta non sono le cinghie di cuoio a costringerla, bensì una pallottola alla tempia ricevuta durante lo scontro con Zala. Oramai Lisbeth è una minaccia: è tutto racchiuso nel suo passato che, una volta scoperto, può far crollare potenti organismi segreti proprio come un castello di carta. La cospirazione in cui si trova suo malgrado è iniziata in un manicomio, quando Lisbeth aveva solo dodici anni, e va avanti senza pietà. Nel frattempo il giornalista Mikael Blomkvist è riuscito a sapere qualcosa in più sul terribile passato della ragazza ed è deciso a pubblicare  un articolo di denuncia sulla rivista  Millennium, pronto a far tremare i servizi di sicurezza e l’intero governo.

Siamo alle battute finali di una vicenda che ha tenuto incollati gli occhi di milioni di lettori sulle avvincenti pagine scritte da Stieg Larsson nella trilogia Millennium. Ma se nei primi due episodi si era mantenuto inalterato il ritmo narrativo raggiunto dall’autore svedese nei romanzi, in quest’ultimo film il castello di carte è definitivamente crollato. Il regista Daniel Alfredson, che aveva già diretto La ragazza che giocava con il fuoco questa volta ha avuto a che fare con del materiale sicuramente meno cinematografico rispetto al film precedente, dunque questo terzo episodio risulta essere il meno riuscito della trilogia. La tensione è ridotta al minimo e la storia viene sviluppata in modo eccessivamente televisivo, tanto da risultare noiosa e monocorde. Il processo finale, che occupa una buona metà della pellicola, sfinisce definitivamente lo spettatore, già stanco dopo un primo tempo agonizzante. L’unico elemento che non appare sottotono è la protagonista femminile, Noomi Rapace. La sua Lisbeth Salander qui è ancora più nerd, con tanto di cresta e abbigliamento più dark del solito. Ma nemmeno la sua interpretazione è sufficiente a riempire due ore e mezza di asfittismo narrativo.

Voto 4

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