Il gioiellino

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Una grande azienda agro-alimentare ramificata nei cinque continenti, quotata in Borsa, alla continua ricerca di nuovi mercati in nei quali espandersi, insomma, un gioiellino. Fondata da Amanzio Rastelli (Remo Girone), padre padrone dell’azienda, ha messo ai posti di comando i suoi parenti più stretti: il figlio, la nipote (Sarah Felberbaum), oltre ad alcuni manager di fiducia (Ernesto Botta, interpretato da Toni Servillo), nonostante i loro studi si fermino al diploma in ragioneria. Un management inadeguato e con pochi scrupoli che presto si troverà impreparato ad affrontare il mercato. E infatti il gruppo s’indebita sempre di più. Non basta falsificare i bilanci, gonfiare le vendite, chiedere appoggio ai politici, accollare il rischio sui risparmiatori attraverso operazioni di finanza creativa sempre più ardite… La voragine è ormai è incolmabile.



Pur preoccupandosi di modificare tutti i nomi dei personaggi e delle aziende coinvolte, Il Gioiellino fa riferimento, in modo nemmeno troppo velato, allo scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio che ha visto protagonisti la Parmalat e il suo amministratore delegato Callisto Tanzi alla fine degli anni Novanta. Al grido di “Se i soldi non ci sono, inventiamoceli”, Andrea Molaioli torna a raccontare una storia ambientata nella provincia italiana. Così come accadeva nel precedente film del regista, La ragazza del lago, anche ne Il gioiellino la realtà di un paese in cui tutti sanno tutto di tutti fa da sfondo a una vicenda criminale, pur restandone muta spettatrice. Ma se nel primo film si cercava un assassino, qui sin da subito lo spettatore sa chi siano i colpevoli, e li vede muoversi come se nulla fosse mentre compiono indisturbati i loro crimini.

Ascesa e declino di un’azienda italiana, dunque, con Remo Girone che nei panni di Rastelli/Tanzi offre una delle sue migliori prove, e finalmente lo vediamo recitare al di fuori della fiction televisiva. Toni Servillo invece dà vita a un altro personaggio sgradevole e burbero. Il suo Ernesto Botta, liberamente ispirato al Direttore finanziario di Parmalat Fausto Tonna, funziona e coinvolge. Anche se la telecamera di Molaioli spesso indugia troppo sulle sue espressioni e su quelle sopracciglia aggrottate che appartengono all’ennesimo personaggio borderline, e che esce forse un po’ appiattito dalle sue precedenti interpretazioni. Non ci si annoia, mentre si guarda Il gioiellino, e si esce dalla sala preoccupati dopo aver preso coscienza, ancora di più, che esiste un mondo della finanza marcio e privo di qualsiasi valore. Chiedendosi come sia stato possibile arrivare a tanto.

Voto 6

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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