Poker Generation

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Nel periodo in cui si sente sempre più spesso parlare di poker room, di casinò online o della guida di poker preferita dagli italiani, arriva nelle sale Poker Generation, di Gianluca Mingotto, il primo film italiano che parla della versione americana del poker denominata Texas holdem. La vicenda è liberamente ispirata alla vita del giocatore professionista di poker Filippo Candio, il quale emigrò a Milano. Lo stesso Candio fa parte del cast del film che racconta le vicende di due fratelli molto diversi tra loro, ma che allo stesso tempo si completano, in particolar modo nel momento del bisogno. Infatti, Tony e Filo, provenienti da una famiglia molto povera di un paesino siciliano, si uniranno per poter racimolare il denaro sufficiente a pagare le cure delle quali necessita la loro sorellina Maria.



Andranno cosi a Milano alla ricerca di Joyce, un giocatore di poker professionista per cercare di essere introdotti da quest’ultimo nel cosiddetto “giro”. Iniziano ad arrivare le prime vincite, ma pian piano le differenze tra Tony e Filo riemergono (il primo è uno sciupafemmine, appassionato di film sui gangster, mentre Filo è molto introverso e ossessionato dallo studio del significato delle parole) fino a far allontanare di nuovo i fratelli. Ma la voglia di riscatto (anche sociale) li porta fino al tavolo di uno dei tornei di poker più importanti al mondo: il Betpro Malta Poker Dream. Lì i due si ritrovano faccia a faccia nel tavolo finale. Chi vincerà?

In generale, anche se la sceneggiatura non si avvicina minimamente a quella de Il Giocatore (forse il miglior film mai realizzato sul poker Texas holdem) Poker Generation è un buon film, molto godibile anche se con un finale molto scontato e prevedibile. L’arrivo nelle sale della pellicola ha generato anche una serie di polemiche sollevate dall’associazione Primo Consumo, che ha anche presentato un’interrogazione parlamentare al capo del Governo Monti chiedendo nello specifico se “il film avesse beneficiato, direttamente o indirettamente di fondi pubblici, a livello nazionale o regionale”, ritenedolo un mezzo di propaganda per incoraggiare a giocare al poker online o ai giochi d’azzardo in generale. Polemiche a parte, il buon successo del film è da ricercare anche nel cast: i due giovani protagonisti Andrea Montovoli e Piero Cordano, infatti,  se la cavano piuttosto bene anche a confronto con attori più navigati ed esperti come Lina Sastri e Francesco Pannofino. Dal film inoltre emerge come il poker non faccia parte di un mondo a se stante, ma abbia al contrario molte analogie con altri campi della vita e della societa’ circostante, ed e’ interessante come si possano trovare pure punti in comune con ambiti apparentemente molto diversi, come ad esempio l’economia, la natura o il mondo della finanza. E con un pizzico di coraggio in più nell’ utilizzare scelte narrative differenti da quelle intraprese, il primo film di Mingotto avrebbe potuto essere anche un valido strumento di denuncia sociale, oltre che una storia di rivalsa.

Voto 6

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