Senza tanti fronzoli, apre i battenti il Festival di Roma

Di Carolina Tocci
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Da oggi, e fino al 17 novembre, la capitale accoglierà la settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Si comincia questa sera con un film di apertura, Aspettando il mare, diretto dal tagiko Bakhtyar Khudojnazarov (Luna Papa). Se la pellicola di apertura dello scorso anno, (The Lady di Luc Besson) era stata giudicata “un po’ troppo autoriale” per una kermesse dal respiro glamour e internazionale come il Festival di Roma da sempre aspira ad essere, a confronto con quella di quest’anno diventa quasi un blockbuster hollywoodiano. D’altra parte il neo direttore Marco Müller lo aveva annunciato, e in effetti non è facile organizzare un evento del genere senza l’aiuto di partner commerciali che, causa la crisi economica, non possono contare sui fondi da investire in eventi che gli procurino un ritorno di immagine, cosa che fino allo scorso anno era la prassi.

Certo quest’anno la kermesse si è tinta di verde, aderendo al progetto Impatto Zero® di LifeGate grazie a Ricola (in sostanza le emissione di Co2 generate dalla rassegna saranno sensibilmente ridotte, e le risorse risparmiate contribuiranno alla creazione e alla tutela di oltre 1.650.000 mq di foreste in crescita in Bolivia). Tutto molto bello, ma di fatto mancano i fondi, il vile denaro che permette di ospitare i grandi attori, quelli che con la sola presenza fanno “vendere” il festival. Così se l’apertura prevista questa sera difficilmente verrà ricordata come un evento sfavillante, forse c’è speranza per la chiusura, ravvivata dalla presenza di Sean Penn, confermata ieri sera, non  per presentare un film ma in veste di fondatore della J/P Haitian Relief Organization impegnata nella ricostruzione di Haiti dopo il terremoto del gennaio 2010, cui sarà dedicato un evento per raccogliere fondi. Strano che venga a fralo proprio qui…  A parte Penn, non sono molti i nomi dei divi internazionali che hanno confermato la loro presenza, tra questi ci sono Sylvester Stallone, Jude Law, Charlotte Rampling, Adrien Brody, Bill Murray, James Franco e Nastassja Kinski. Decisamente più nutrita, invece, la presenza di personaggi italiani: Luca Argentero, Piergiorgio Bellocchio, Margherita Buy, Giuseppe Cederna, Valentina Cervi, Laura Chiatti, Isabella Ferrari, Iaia Forte, Alessandro Gassman, Claudia Gerini, Marco Giallini, Eleonora Giorgi, Luca Marinelli, Laura Morante, Filippo Nigro, Michele Placido, Violante Placido, Alessandro Preziosi, Rolando Ravello, Eva Riccobono, Stefania Rocca, Sergio Rubini, Lina Sastri, Riccardo Scamarcio e Carlo Verdone.



Dal canto nostro, ieri sera eravamo all’anticipata stampa del primo film In Concorso, Lesson of Evil – Il canone del male, pellicola di Takashi Miike, per la prima volta a Roma grazie al viscerale amore da parte di Marco Müller nei confronti del cinema orientale. Il film ha letteralmente diviso in due la sala. Ispirato alla celebre grafic novel di Kishi Yusuke, Aku No Kyoten (che è anche il titolo originale della pellicola), il film di Miike segna il ritorno all’horror del regista giapponese che questa volta confeziona un’opera che a una prima parte “preparatrice” e un po’ noiosa, ne fa seguire una in cui la violenza regna sovrana e dove il sangue sgorga a litri. Assistiamo così ad una strage a tutti gli effetti sulle note di Mack the Knife, il motivo che non smetterete di fischiettare dopo aver visto il film, se riuscirete a sopravvivere a cotanta spettacolarizzazione della violenza, in molti casi gratuita, messa in scena da Miike.

Questa mattina invece, sveglia all’alba, siamo andati a vedere il film di apertura di cui sopra, che verrà presentato questa sera Fuori Concorso. Con Aspettando il mare il regista russo Bakhtyar Khudojnazarov racconta la storia di un “piccolo mare” scomparso a causa di una tempesta di sabbia. Un villaggio muore lentamente giorno dopo giorno. Solo il marinaio Marat si oppone al destino della comunità a cui appartiene e decide di trascinare la sua nave, ridotta a un rottame arrugginito, attraverso il deserto, pur di ritrovare il mare e una ragione. La temperatura della sala (gelida) in cui abbiamo visto il film rendeva più che credibile l’ambientazione nei brulli paesaggi dell’entroterra dell’Asia centrale. Al di là di considerazioni di ordine pratico Aspettando il mare può essere definito un vero e proprio kolossal, visivamente molto suggestivo, in cui fa capolino la vena ambientalista da cui è nata l’idea del film (il mare che non c’è più è un chiaro riferimento alla scomparsa del Lago di Aral, una delle più grandi riserve idriche al mondo, ucciso dsi disastri ambientali dell’ex Unione Sovietica). Una di quelle pellicole che, se riusciranno a trovare distribuzione nel nostro paese, andranno a vedere tuna manciata spettatori. Ma il bello dei festival è anche questo, no?

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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