The Last Stand – L’ultima sfida

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Affidare a un regista asiatico un “100% american movie” fatto di azione, sparatorie e lotte all’ultimo sangue, può essere un modo per renderlo più di tendenza, per apportare al film un non so che di esotico. E’ il caso del sudcoreano Kim Jee-woon (Il Buono, il Matto, il Cattivo), che si è trovato tra le mani il copione di The Last Stand – L’ultima sfida, sua prima regia Hollywoodiana. Dirigere la pellicola che riporta sullo schermo Arnold Schwarzenegger come assoluto protagonista di una storia, dopo otto anni di politica, è una grande responsabilità e anche una notevole sfida. L’attore ed ex Governatore della California ha preparato bene il suo rientro, con le due apparizioni nelle pellicole dell’amico ed eterno rivale al botteghino Sylvester Stallone (I mercenari – The Expendables e relativo sequel), ma in The Last Stand tutti gli sguardi sono per lui e per il suo eroe buono in cerca di tranquillità. Qualcosa che è difficile da trovare, soprattutto se rispondi al nome di Arnold Schwarzenegger.



Dopo aver lasciato la squadra narcotici della polizia di Los Angeles a causa di un’operazione non andata a buon fine, lo sceriffo Ray Owens (il nostro eroe Schwarzy) ha deciso di trasferirsi nella piccola Sommerton Junction, in Arizona, dove si dedica alla lotta contro la piccola criminalità. La sua tranquillita, però, viene meno quando Gabriel Cortez (Eduerdo Noriega), noto e pericoloso narcotrafficante, evade in maniera spettacolare da un convoglio dell’Fbi. L’operazione, capitanata da John Bannister (Forest Whitaker), salta e con l’aiuto di una feroce banda di fuorilegge, Cortez si dirige verso il confine con il Messico portandosi dietro un ostaggio. Il suo percorso prevede di far tappa a Sommerton Junction, dove lo attendono Owens e i suoi uomini (e donne): Luis Guzmán, Johnny Knoxville e la gnoccolona di turno Jaimie Alexander.

Omaggio divertente al cinema iconico tutto muscoli e azione degli anni Ottanta che in questo periodo sta vivendo una seconda giovinezza, anche se sempre con gli stessi protagonisti, L’ultima sfida ossequia un uomo simbolo degli action hero che furono. Puntando su tutto quello che Schwarzenegger ormai rappresenta nell’immaginario collettivo del pubblico cinematografico, il film diretto dal coreano Kim Jee-woon prende in giro il suo protagonista, mettendogli in bocca battute metacinematografiche e autoreferenziali che a lungo andare stancano (solo per citarne una: Luis Guzmán prende una spada che è molto simile a quella di Conan, e Schwarzenegger lo ferma con un: “Mettila giù, non dobbiamo mica andare alle Crociate”. Ma ce ne sono davvero molte). Il fatto è che quando sul set ti ritrovi a dover dirigere un’icona non più agile e scattante (ammesso che mai lo sia stata) come ai tempi d’oro, qualcosa devi pure inventarti. Jee-woon punta sull’ironia e ci porta sullo schermo uno Schwarzenegger avanti con gli anni e visibilmente acciaccato, che non si vergogna a inforcare gli occhiali da vicino per osservare le tracce lasciate dal colpevole sul luogo del delitto. L’azione viene lasciata ai giovani, al resto del cast, a cominciare dal villain Eduardo Noriega e alla sua auto-prototipo in grado di raggiunge velocità supersoniche. Un po’ Supercar, un po’ Fast and Furious, l’adrenalina sale solo quando in scena c’e un inseguomento in macchina, reso da Jee-woon con lo stile fiammeggiante che lo contraddistingue. Nel resto del tempo assistiamo ad uno pseudo-western condito con salsa di soia e farcito di stereotipi dettati dalla dicotomia provincia-grande città. La sceneggiatura di Andrew Knauer, poi, si tiene in piedi con dialoghi che definire banali e prevedibili è poco, soprattutto nel finale. Restando in tema, il corrispettivo stalloniano Bullet to the Head, diretto da Walter Hill e in uscita ad aprile, vince a mani basse contro The Last Stand. E Sly, che ha anche un anno più del suo muscoloso collega, nei panni di uno spietato sicario dal cuore tenero, funziona ancora. Schwarzy in quelli di uno sceriffo quasi in pensione, decisamente meno.

Voto 5

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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