Code of the West

Di Redazione
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Volgere uno sguardo agli accadimenti nel mondo delle politiche sulle droghe negli Stati Uniti può rivelarsi un compito scoraggiante, ma Rebecca Richman Cohen, regista del docufilm Code of the West, mostra una potente visione, un intrigante dietro le quinte, esaminando quello che è considerato un argomento di attualità scottante: l’impiego della marijuana terapeutica.

Il film, presentato in autunno al Columbia Gorge International Film Festival e al New Hampshire Film Festival, fornisce uno spaccato della situazione nel Montana e costituisce in sostanza una critica al sistema giudiziario americano; un sistema che, nell’ambito delle droghe e della cannabis per uso medico, si dimostra essere profondamente ingiusto. Nonostante infatti in diversi stati la marijuana per uso terapeutico sia legale, e nonostante quindi la maggior parte dei cittadini dei diversi stati in questione appoggi e rispetti le leggi, continuano ad avvenire arresti da parte delle autorità.



La Cohen mostra brillantemente le contraddizioni di questa situazione; a Helena, in Montana, Rebecca iniziò a raccogliere le testimonianze dei fondatori del gruppo Cannabis Montana, nato per realizzare un modello di amministrazione e governo del problema, nel pieno rispetto della normativa in vigore nello Stato. Dopo il primo successo, riscontrato durante la rassegna The South by Southwest, tenutasi nel Marzo dello scorso anno, a breve sarà completato anche il nuovo film-documentario. La necessità di realizzare un secondo documentario nasce dal fatto che, dopo la proiezione del primo, ci sono stati sviluppi tutt’altro che positivi per quanto riguarda i protagonisti della questione trattata, ovvero l’incriminazione dei fondatori di Cannabis Montana, il più sfortunato dei quali, Richard Flor, dopo essere stato condannato a 5 anni, è deceduto in carcere l’estate scorsa.

In questo film-documentario l’occhio indagatore di Rebecca Richman Cohen guida lo spettatore  mettendo in luce l’ostinazione con cui il governo federale prende di mira i produttori di marijuana terapeutica, e l’incoerenza del fatto che l’incriminazione e la condanna di cittadini americani da parte di rappresentanti dello Stato Federale siano state possibli nonostante questi stessero osservando nella maniera più assoluta la legislazione del loro Stato, che avrebbe dovuto tutelarli.

La realizzazione del secondo docufilm, tra l’altro, è stata possibile anche grazie ad Internet; alla campagna di sensibilizzazione messa in atto dai produttori sul sito Kickstarter.com, infatti, hanno risposto centinaia di persone da tutto il mondo, che hanno contribuito, sommando tutte le piccole donazioni, al raggiungimento di un considerevole budget di oltre 31000 dollari. Ed è  sempre grazie ad Internet che oggi coloro che si interessano al mondo della marijuana possono trovare tutte le informazioni che desiderano; non mancano i portali che descrivono le differenti varietà di cannabis, come quella autofiorente, informazioni reperibili ad esempio qui. Così come non mancano naturalmente approfondimenti sulle caratteristiche della cannabis destinabile ad un utilizzo medico.

L’obiettivo di Rebecca e dei produttori del documentario è naturalmente quello di far sì che il maggior numero di persone possano vederlo, in modo tale da poter diffondere la conoscenza e la consapevolezza che sarebbe bene si sviluppasse attorno a questo tema.

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