Chi è senza colpa

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Utilizzare un genere cinematografico come pretesto per raccontare piccole storie personali. Una meccanismo narrativo piuttosto complesso che il regista belga Michaël R. Roskam, classe 1972, sembra padroneggiare con una certa disinvoltura. Il suo esordio alla regia, Bullhead, nel 2011, che ricevette una nominato all’Oscar come Miglior Film Straniero fu un bel pugno nello stomaco e probabilmente ha trasformato in vegetariani molti carnivori incalliti. La mafia delle Fiandre la cui principale fonte di reddito è rappresentata dallo smercio clandestino di ormoni per dopare gli animali destinati al macello lì era una scusa per approfondire la vita del giovane allevatore Jacky, egregiamente interpretato dal sempre più capace Matthias Schoenaerts. A distanza di qualche anno, la storia non si ripete, ma le dinamiche sì.



In Chi è senza colpa seguiamo la storia di Bob Saginowski (Tom Hardy), ex criminale di Brooklyn che ora gestisce un bar a Boston insieme a suo cugino Marv (James Gandolfini). Il locale però è il centro di un sistema illecito per rifornire di denaro una gang di ceceni che tiene in pugno la zona. I tentativi fatti dal ragazzo di condurre una vita normale con una ragazza conosciuta da poco, Nadia (Noomi Rapace) minacciata dal suo ex (e qui si riaffaccia Matthias Schoenaerts nelle sale in questi giorni anche con Suite Francese) e un cucciolo di pit bull salvato dalla strada si infrangono quando Bob rimane coinvolto in una rapina andata male.

Dinamiche che si ripetono, dicevamo. Anche qui abbiamo un contesto malavitoso, proprio come in Bullhead, da cui lo spettatore viene presto allontanato per seguire gli sviluppi del dramma personale di Bob, del cucciolo che salva da un cassonetto, e della sua intenzione (forse) di lasciarsi alle spalle un passato non proprio edificante, magari proprio con l’aiuto di Nadia. Partendo da uno script asciutto ed essenziale, che quel meraviglioso giallista che risponde al nome di Dennis Lehane (autore, tra le altre cose, di Mystic River, Gone Baby Gone e Shutter Island) ha adattato da un suo racconto (Animal Rescue), Roskam costruisce un noir intenso ed estremamente equilibrato, con ottimi interpreti e un bilanciamento degli elementi narrativi che a poco a poco vanno ad infittire la storia davvero notevole. A Tom Hardy il compito di incarnare un protagonista in grado di rispecchiare in tutto e per tutto il clima grigio e livido che permea la vicenda e l’attore inglese lo fa splendidamente, padroneggiando mezzitoni e sfumature con un approccio che forse solo chi ormai è in grado di affrontare qualsiasi ruolo possiede. Perfetto poi il contrasto con il personaggio di Gandolfini, qui alla sua ultima interpretazione, che invece gioca con l’enfasi e la fisicità nei panni di un uomo ormai non più giovane che vive insieme alla sorella e che cerca di tirare avanti come riesce in un mondo in cui a chiunque viene chiesto di essere, almeno un po’, un criminale.Quasi del tutto privo di una componente action, cosa piuttosto insolita per un film del genere, Chi è senza colpa fa centro proprio per il suo essere un thriller mametiano, sottile e subdolo, in cui i personaggi, come pedine di una partita scacchi, si colpiscono a suon di mosse e contromosse senza fare rumore.

Voto 7

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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