Orgoglio e pregiudizio e zombie

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È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di una buona fortuna debba essere in cerca di moglie“.

Così inizia uno dei romanzi più celebri di tutti i tempi, Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, la più graziosa, ironica e rivoluzionaria critica ai costumi dell’epoca e sull’emancipazione femminile che nell’Inghilterra del 1813 appariva come una ventata di aria fresca.

È una verità universalmente riconosciuta che uno zombie in possesso di un cervello debba essere in cerca di altro cervello“.

Così inizia invece un altro successo letterario, Orgoglio e pregiudizio e zombie, romanzo di Seth Grahame-Smith del 2009, versione fedelmente aggiornata della storia della Austen, che alla storia tradizionale delle sorelle Bennet, ha aggiunto un tocco gotico e orrorifico.

Sam Riley and Douglas Booth in Screen Gems' PRIDE AND PREJUDICE AND ZOMBIES.

Il film, esattamente come il libro, segue la trama originale di Orgoglio e pregiudizio, riletta in chiave gotica, in cui l’Inghilterra dei primi dell’Ottocento è invasa da un’orda di terrificanti morti viventi. La giovane Elizabeth Bennet (Lily James) vive, con le sue quattro sorelle e i genitori, in una casa nella campagna di Meryton, nell’Hertfordshire. Le ragazze fin da bambine sono state addestrate dal padre (Charles Dance) a combattere, utilizzando differenti armi e apprendendo i segreti delle arti marziali, per essere pronte in ogni momento a contrastare l’invasione di zombie che minaccia l’intero paese. Come nel romanzo della Austen, la principale preoccupazione di Mrs. Bennet, però, non sono i morti viventi, ma il riuscire a trovare un marito alle sue figlie. Così tra boccoli e corsetti, cappellini e chiacchiere da salotto, si insinuano mostri, combattimenti e qualche momento splatter.

Ma davvero esiste un mondo in cui Jane Austen e gli zombie possono convivere? Sì e se si riesce a superare lo sconcerto iniziale e ci si lascia prendere dalla storia, non si può non pensare che Seth Grahame-Smith abbia avuto un’idea geniale nell’accostare due universi distanti anni luce l’uno dall’altro. E Burr Steers (autore di poche e dimenticabili cose tra cui 17 Again – Ritorno al liceo e Segui il tuo cuore, anche se come attore può vantarsi di aver avuto una particina in Pulp Fiction) si fa carico del fardello, trasportando sullo schermo questo curioso e insolito connubio con risultati tutto sommato gradevoli, supportati da un ritmo incalzante e da un cast azzeccato. Funzionano le cinque signorine Bennet, contraddistinte da umori, passioni e caratteri molto diversi, così come gli zombie dal bizzarro aplomb vittoriano (quelli di Romero sono ancora molto lontani). Senza stravolgere troppo il perfetto impianto narrativo che è alla base del romanzo, Steers vi inserisce i tasselli zombie scegliendo di non amalgamarli mai del tutto ma la mancata coesione tra Elizabeth & C. e i non morti, oltre ad essere una scelta stilistica ben precisa, è anche il maggior limite del film, con due storie parallele che convergono solo in una manciata di scene.

Le fedelissime al romanzo della Austen, però, possono stare tranquille: nonostante i morti viventi, la storia d’amore tra Elizabeth Bennet e Fitzwilliam Darcy (Sam Riley) c’è, così come quella tra sua sorella Jane (Bella Heathcote) e Mr. Bingley (Douglas Booth).

Voto 6

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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