Laurence Anyways

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L’estate, per il cinefilo, è proprio una bella stagione.
Lo è anche per chiunque altro, ovvio, ma per motivi diversi.
In questa sede non parliamo infatti di vacanze al mare, ma delle politiche distributive che, libere dai vincoli del blockbuster di turno, possono concedersi – e, di conseguenza, concedere a chiunque ami il cinema – uscite tardive da gustarsi spesso nel buio di una sala semivuota.
Il caso di Xavier Dolan però è diverso.
Già autore di culto per una cospicua nicchia di fan, l’autore di Mommy è ormai da qualche anno oggetto di un hype che si addice più a una rockstar che non a un cineasta e che travalica i confini spesso labili tra underground e mainstream, generando interesse per qualsiasi cosa egli faccia, videoclip di Adele inclusi.
In attesa quindi di vedere il suo ultimo Juste la Fin du Monde (Grand Prix all’ultimo Festival di Cannes e in uscita da noi il 1° dicembre) è assai più che gradita la decisione della Movies Inspired di distribuire in sala Laurence Anyways, opera terza dell’enfant prodige canadese e suo primo capolavoro.

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La storia è quella di Laurence (Melvil Poupaud) che, nel giorno del suo trentesimo compleanno, rivela ad amici e parenti la sua intenzione di diventare una donna e della sua ragazza Fred (Suzanne Clément) che, pur rimanendone sconvolta, accetta di rimanere al suo fianco per il troppo amore.Da lì per i due ha inizio un percorso ad ostacoli fatto di stigma sociale e ostilità assortite verso una scelta così poco conforme agli st andard del pensare comune.
Ma la trama poco importa laddove ogni singolo fotogramma di Laurence Anyways trasuda una maturità di stile e, più in generale, un’idea di cinema che non solo è arduo riscontrare in un autore che, all’epoca, aveva solo 23 anni, ma anche in intere filmografie.
Il tema della transessualità viene qui spogliato di tutti i suoi orpelli teorici e mostrato, con inusitata delicatezza, nella sua più infinita semplicità.
Opera monstre (in primis per la sua durata) il film di Dolan è una storia d’amore che travalica i generi, sia cinematografici che sessuali, e letteralmente ipnotizza con una varietà impressionante di suggestioni visive.
Durante le quasi tre ore di visione si passa infatti da Almodovar a Lynch con un occhio sempre puntato a quegli anni ottanta così fortemente richiamati dalla colonna sonora, in un excursus estetico e testuale che ha tutti i connotati del punto di arrivo artistico piuttosto che di uno dei primi passi di quello che, per molti versi, finirà con l’essere ricordato come l’Orson Welles dei nostri giorni.

QUI L’ELENCO DELLE SALE IN CUI LAWRENCE ANYWAYS È IN PROGRAMMAZIONE

C’è una sensibilità nel modo che ha Dolan di guardare ai suoi magnifici due protagonisti a cui, da spettatori, non siamo affatto abituati e che ci porta a partecipare ad ogni passaggio del loro calvario d’amore con un trasporto che va oltre il semplice concetto di fruizione cinematografica.
Il giovane autore ha infatti un’innata capacità di utilizzare gli strumenti del melodramma silenziandone i toni e trasformando ogni potenziale scena madre in un compendio di umanità dalla dolcezza quasi insostenibile.
Tutti gli ingredienti che hanno portato i film successivi (Tom à la ferme e Mommy soprattutto) a essere riconosciuti quasi universalmente come pietre miliari del cinema di oggi sono già ben presenti in Laurence Anyways e – commozione per una delle scene finali più struggenti mai viste al cinema a parte – il sentimento che pervade lo spettatore una volta uscito dalla sala è per lo più di stupore. Per un film che non si limita a parlare d’amore ma che di amore sembra proprio essere fatto. Amore per il protagonista certo, ma anche per il cinema, vissuto con la serietà di chi sa che, arrivati a questo punto, il gioco si fa serio ma anche con la spensieratezza dei propri vent’anni.
Ora c’è solo da sedersi e aspettare per vedere di quali mirabilie sarà capace questo piccolo e prolifico genio negli anni a venire. Nel frattempo, però, fatevi un regalo e correte a sorridere e a piangere – insomma, a vivere –  con questo autentico gioiello di stile e nervi scoperti.

Voto 8

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Fabio Giusti

Da sempre convinto che, durante la proiezione di un film, nulla di brutto possa accadere, ha un passato da sceneggiatore, copywriter e altre prescindibili attività. A parte vedere film fa ben poco.

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