Boston – Caccia all’uomo

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Terzo capitolo di una trilogia con cui Peter Berg e Mark Wahlberg celebrano l’eroismo dell’uomo comune traendo spunto da fatti realmente accaduti, Boston – Caccia all’uomo ne rappresenta anche una sorta di ideale ritorno a casa.
Dopo i quattro marine dispersi in Afghanistan di Lone Survivor e la piattaforma petrolifera in fiamme nel Golfo del Messico di Deepwater – Inferno sull’Oceano, l’autore e l’attore/producer tornano in America, dove ricostruiscono con dovizia di particolari l’attentato terroristico che, il 15 ottobre del 2013, sconvolse l’intera città di Boston facendo esplodere due bombe durante la tradizionale maratona che vi si svolge in occasione del Patriot’s Day e uccidendo tre spettatori e ferendone alcune centinaia.
Il film risulta diviso in due parti ben distinte: la prima, più breve e concitata, procede spedita per accumulo di elementi di tensione fino alla violenta deflagrazione che, di fatto, rallenta il ritmo e introduce a una seconda parte tutta incentrata sull’identificazione dei due attentatori e la conseguente caccia all’uomo.



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Se da un punto di vista contenutistico l’opera non nasconde in alcun modo il proprio patriottismo di fondo contro una minaccia inevitabilmente di matrice islamica, il principale motivo d’interesse appare la gestione, da parte di un regista muscolare e in genere poco incline ai chiaroscuri come Berg, di un materiale delicato perché legato a una tragedia recente, non ancora del tutto metabolizzata dalla coscienza collettiva.
Lo sforzo maggiore è quindi quello di evitare il pamphlet, coniugando il thriller a un tono più elegiaco e meditativo di quanto non ci si aspetterebbe, che, per molti versi, avvicina Boston – Caccia all’uomo a forme di classicismo eastwoodiane, pur senza mai raggiungerne la lucidità teorica.
E, proprio come nell’ultimo capolavoro del vecchio Clint, Sully, anche qui emerge forte l’idea di un Paese che, di fronte alle difficoltà, mostra una velocità di reazione invidiabile.

La macchina da presa non si stacca quasi mai dai volti di un’umanità che, sebbene stordita e dolente, non smette per un attimo di fare il proprio dovere. Malgrado la presenza nel cast di una star solitamente accentratrice, il film mantiene infatti una sua coralità, tesa a glorificare la comunione d’intenti (polizia, pompieri ed FBI, ma soprattutto i cittadini) in nome di una causa superiore.
Lo stile è volutamente freddo, ai limiti del documentaristico e, fatta eccezione per alcuni close-up di bandiere a stelle e strisce, Berg tiene a bada certi eccessi commemorativi per concentrarsi su una storia più forte di qualsiasi filtro che ne amplifichi la drammatizzazione.
Film medio e americano fino al midollo che, accorciando i tempi classici di elaborazione cinematografica del lutto, a tratti si scontra con i limiti dell’instant movie (vedi, ad esempio, le immagini dei veri protagonisti sui titoli di coda),  Boston – Caccia all’uomo si salva attraverso un processo di desaturazione retorica non comune in prodotti di questo tipo.
Pistolotto di Wahlberg su come l’amore vinca sempre su ogni forma di violenza a parte, ovvio.

Voto 6,5

 

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Fabio Giusti

Da sempre convinto che, durante la proiezione di un film, nulla di brutto possa accadere, ha un passato da sceneggiatore, copywriter e altre prescindibili attività. A parte vedere film fa ben poco.

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