Tutti i soldi del mondo

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Chissà perché quando i film americani raccontano realtà italiane (o comunque fatti avvenuti nel nostro Paese), il rischio di scadere nel ridicolo e nella macchietta diventa quasi sempre una certezza. È accaduto tante volte, anche a registi come di Woody Allen (To Rome with Love è il suo film peggiore in assoluto), o Ryan Murphy (avete presente Julia Roberts che incontra Luca Argentero in Mangia, prega, ama?). Perfino Ron Howard nei vari adattamenti ai romanzi di Dan Brown è caduto in questo fastidioso stereotipo. E Ridley Scott, che già nel 2001 aveva diretto Hannibal, portando quel mostro di Hannibal Lecter a Firenze circondato da un cast di improbabili comparse italiane – da Francesca Neri a Enrico Lo Verso – non sembra aver imparato la lezione e, con Tutti i soldi del mondo, cade nuovamente nel cliché.



Neanche a dire che il film non abbia dovuto far fronte a problemi ben più seri, come la scelta di cancellare, a un mese dall’uscita nelle sale, uno dei protagonisti (Kevin Spacey, a seguito delle numerose accuse di molestie ai danni di colleghi e collaboratori). Così ai 40 milioni di dollari di budget se ne sono aggiunti altri dieci, per chiedere a un veterano come Christopher Plummer di rigirare, in nove giorni, le ventidue scene in cui appariva Spacey, al ritmo di diciotto ore al giorno di set: un impegno notevole per l’ottantasettenne attore canadese e una vera e propria corsa contro il tempo per Ridley Scott e la troupe, per rispettare le date di uscita del film.

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Basata sul libro Painfully Rich: The Outrageous Fortune and Misfortunes of the Heirs of J. Paul Getty scritto da John Pearson, Tutti i soldi del mondo, almeno su carta, aveva le caratteristiche per poter essere un interessante film-inchiesta su uno dei rapimenti che, negli anni Settanta, sconvolse l’opinione pubblica. Si racconta infatti di Jean Paul Getty (Christopher Plummer), magnate del petrolio noto per essere l’uomo più ricco al mondo e al tempo stesso il più avido. A Roma nel 1973 suo nipote, Paul Getty III (Charlie Plummer), viene rapito dalla ’Ndrangheta. Ma quanto accaduto a uno dei membri della sua famiglia non sembra essere per il vecchio, una ragione valida per rinunciare a parte delle sue fortune, tanto che si rifiuta di pagare il riscatto chiesto dai sequestratori. Toccherà quindi alla madre del ragazzo Gail (Michelle Williams) e a Fletcher Chase (Mark Wahlberg), un ex-agente della CIA diventato faccendiere di Getty Senior, cercare di raccogliere i 17 milioni di dollari necessari al rilascio di Paul, in a una sfrenata corsa contro il tempo.

Il risultato finale, però, non è all’altezza delle intenzioni iniziali e Tutti i soldi del mondo non solo è poco credibile, ma risulta poco fedele ai fatti, eccessivamente romanzati senza un’effettiva necessità (spostando il rapimento di Paul da Campo de’ Fiori a Porta Maggiore e non attenendosi alla verità storica neanche quando mette in scena la morte del vecchio Getty). Scott mescola in un calderone un po’ di Dolce Vita e di Vacanze Romane (è evidente la sua conoscenza limitata e piuttosto circoscritta del cinema italiano), per finire, quando i ritmi si fanno più serrati, ai toni di una fiction dalla dubbia riuscita (il covo delle Brigate Rosse è un appartamento al cui interno campeggia uno striscione con la scritta dell’organizzazione e la stella a cinque punte ben in vista, con Mark Wahlberg che li chiama “Comunisti di merda!”). Scricchiolano non poco le interpretazioni degli attori italiani (Nicolas Vaporidis che fa il bandito calabrese, la prostituta Francesca Inaudi, il medico legale Giulio Base e Maurizio Lombardi sadico macellaio della ’Ndrangheta), fortunatamente compensate dal cast internazionale. Il francese Romain Duris che veste i panni di uno dei sequestratori, conferisce una discreta credibilità al suo personaggio, ma soprattutto una Michelle Williams sempre più matura ed equilibrata e, paradossalmente, un Christopher Plummer che, con tutte le difficoltà del caso, è riuscito a restituire un ritratto dell’avido magnate ricco di sfumature.

Voto 5,5

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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