Il premio

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Alla seconda regia di un lungometraggio di finzione dopo l’interessante esordio avvenuto nel 2013 con Razzabastarda, Alessandro Gassmann cambia del tutto genere e si lancia in una commedia il cui fulcro sembra voler affrontare, una volta per tutte, uno degli aspetti che hanno caratterizzato la sua esistenza: il rapporto con un padre tanto carismatico quanto ingombrante la cui fama e talento avrebbero irrimediabilmente influito sulla vita dei figli. Il Premio, scritto insieme a Valter Lupo e Massimiliano Bruno, è un road movie su un viaggio strampalato da Roma a Stoccolma che due figli distanti e non all’altezza del talento paterno (Alessandro Gassmann e Anna Foglietta) intraprendono insieme con il loro genitore geniale, Giovanni Passamonti (Gigi Proietti), insignito del Nobel per la letteratura, e con il suo segretario tuttofare (Rocco Papaleo), per andare a ritirare il prestigioso riconoscimento.



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Parte da uno spunto non proprio originale Alessandro Gassmann e cerca, strada facendo, di portare avanti contemporaneamente due filoni narrativi: quello più riflessivo e quello più marcatamente brillante. Purtroppo, però, Il premio non riesce a spiccare né all’interno dell’uno, né dell’altro e quello che, almeno nelle intenzioni, sarebbe dovuto essere un ampio racconto intimo e personale, non riserva altro che battute già sentite e personaggi poco più che bidimensionali. Anche un gigante come Gigi Proietti mostra una certa fatica nel tentare di arricchire di sfumature il suo Giovanni Passamonti per  elevarlo il più possibile (in fondo, è pur sempre un Premio Nobel), riuscendo nell’impresa solo a metà.

Così si va avanti per cliché: la limitatezza di Oreste (Gassmann), il cui sogno è aprire una palestra, che si scontra con la ben più elevata caratura culturale di suo padre Giovanni (Proietti), il continuo confronto tra un Nord Europa civilissimo raffrontato puntualmente con l’Italietta più gretta e incivile, ma anche tanto più sanguigna, e così via. Il resto è tutta una storia di corna e incesti, di rapporto genitori-figli che da disastroso diventa dignitoso e di piccoli, divertenti episodi che, in parte, vanno a colmare i troppi momenti di stanca in un film che si tiene su solo ed esclusivamente grazie a un cast di livello tra cui spicca un’avvenente e talentuosa Matilda De Angelis, già vista e apprezzata in Veloce come il vento, qui nei panni di una cantante in stile Björk con una voce dolce e suadente.

Voto 5

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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