Hugh Jackman porta Wolverine a Piazza di Spagna

Di Francesco Bernacchio
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Per quanto lo si possa ammirare, non si è mai pronti a conoscere Hugh Jackman dal vivo. Specialmente poi se ci si ritrova a vederlo su una Piazza di Spagna che diventa per una mattina il suo personalissimo tappeto rosso, con folla adorante che lo acclama e fotografi che si divertono con lui. Affascinante quanto affabile, incredibilmente alto quanto largo, Hugh racchiude tanti di quei pregi che si capisce subito per quale motivo tutti lo considerino il golden boy di Hollywood.

Dopo aver incantato la scalinata più famosa del mondo, l’attore australiano si sposta all’hotel Hassler, a pochi metri. Ed è pronto a rispondere alle domande su X-Men le origini: Wolverine, il prequel della saga che è venuto a promuovere e del quale è protagonista e produttore. Parla del personaggio di Logan come se fosse un alter ego, visto che ha iniziato a interpretarlo ormai dieci anni fa nel primo X-Men, di Bryan Singer. Con lui c’è Gavin Hood, regista espressamente voluto da Jackman per dare un volto nuovo al suo antieroe. Hood ha vinto un Oscar per il miglior film straniero con Il suo nome è Tsotsi, e ha già diretto Meryl Streep in Rendition, con Jake Gyllenhaal. E allora, che cosa sta succedendo a Wolverine?



Nel personaggio di Wolverine confluiscono tanti caratteri cinematografici. Tu stesso hai detto di ispirarti a Mad Max, all’Ispettore Callaghan, persino a Mike Tyson. Chi altro c’è, nel Logan delle origini?

In questo film, Wolverine è messo molto più a nudo. All’inizio, quando ho cominciato a interpretarlo, c’erano tutti i personaggi che hai nominato. Era un classico uomo senza nome dei film con Clint Eastwood. Oggi ho deciso di catturarne il vero spirito, visto che per la prima volta scopriamo il suo passato, quello che gli è successo prima di diventare un X-Man. Wolverine è buono ma non è simpatico, è spigoloso, e avere al mio fianco un regista premio Oscar è stato importante. Non volevo sconti, e non volevo che ci si adagiasse sulle interpretazioni precedenti: doveva essere un Logan completamente nuovo.

Wolverine è sempre stato un po’ più in luce rispetto agli altri mutanti. E’ una scelta che è stata fatta sin dal primo film?

No. Quando hanno iniziato a girare il primo film io non ero neppure stato ancora chiamato. I primi episodi della saga erano corali, ma il personaggio di Wolverine emerge in modo naturale anche nel fumetto. Lui è un outsider, è il punto di vista esterno al gruppo ed è quello nel quale si identifica meglio lo spettatore. Per questo non mi stanco mai di Wolverine: sto già pensando che mi piacerebbe interpretare quella che nei fumetti è conosciuta come la sua “saga giapponese”.

Hugh Jackman con il resgista di Wolverine, Gavin Hood.

Hugh Jackman con il resgista di Wolverine, Gavin Hood.

Anche in questo film emerge il lato oscuro dell’eroe. Ormai è una moda…

E’ stato proprio Bryan Singer con X-Men, a riscrivere il modo di realizzare film del genere. Trovare un equilibrio tra instrospezione e azione non è affato semplice, ma è l’unico modo per rendere interessante un film su un supereroe. Wolverine poi è tutt’altro, si tratta di un vero antieroe. Comunque è vero, ormai è stato ampiamente dimostrato come un blockbuster tratto da un fumetto possa essere anche un film profondo, penso a Il cavaliere oscuro

Qual è stata la scena più difficile da girare?

Be’, in questo film faccio di tutto. Quando ho saltato con una motocicletta contro un elicottero non è stato semplicissimo… Probabilmente però la cosa più complicata è stata immergermi a occhi aperti nella vasca dell’esperimento con l’adamantio. Cercavano di darmi le istruzioni con degli altoparlanti, ma non sentivo nulla, quindi alla fine abbiamo adottato una soluzione più classica: con una strizzata d’alluce dovevo fare la faccia morente, due significavano che ero morto, con tre dovevo emergere dall’acqua urlando furiosamente.

Qualche settimana fa, a pochi giorni dal completamento del film, è uscita una copia pirata online. Che effetto ti ha fatto?

Ci ha distrutto. Non solo a me, ma a tutta la produzione. Avevamo appena finito di girare, e i ragazzi della post-produzione lavoravano 24 ore al giorno per concludere in tempo. Naturalmente quella versione non era completa, e quindi spero che la gente vada a vedere comunque il film. Anzi, ne sono sicuro. Non si può guardare un film su un monitor.

Quali sono i tuoi progetti come produttore? Altri film sugli X-Men, o cercherai nuove esperienze, magari con registi italiani?

So che ci sono copioni che girano su altri film degli X-Men, nuove direzioni che si vorrebbero dare alla saga. Ma staremo a vedere, al momento non so. Per quanto riguarda lavorare con un regista italiano be’, magari! Mi piacerebbe moltissimo, significherebbe passare un po’ di tempo qui e questo farebbe molto bene al mio matrimonio. Mia moglie parla bene l’italiano.

A proposito, come mai ti sei fatto soffiare Gabriele Muccino da Will Smith?

Ammiro moltissimo Gabriele, e gli ho mandato proprio ieri una sceneggiatura. Voglio assolutamente tornare a lavorare con lui. Il flop della serie TV che avevamo realizzato insieme (Viva Laughlin, chiusa dopo un paio di episodi, ndr) non è assolutamente colpa sua. Ma poi, chi sarà mai questo Will Smith? Voglio dire, è bravino, ma non capisco perché Muccino non risponda prima alle mie, di chiamate.

Le immagini in questo articolo sono di Daniele Florio.

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Francesco Bernacchio

Appassionato di pop a trecentosessanta gradi, ama il cinema d'evasione, l'animazione e i film che non durino più di due ore.

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